Cultura
A cura di Carmine Totaro

L’asino d’oro o le metamorfosi – Apuleio

L’asino vive diverse avventure mentre passa da un padrone all’altro

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Bolognaa/Manfredonia. Il titolo “L’asino d’oro” deriva dal “De civitate Dei” di sant’Agostino. Sono disponibili diverse edizioni di questo romanzo, molte delle quali con testo latino a fronte; quella di cui si parla qui è l’edizione “i grandi romanzi BUR” con l’introduzione di Luca Canali, la traduzione (e note) di Claudio Arraratone, illustrata con 64 xilografie dell’edizione veneziana del 1519. In appendice un “Dizionario dei nomi e delle cose notevoli”.

L’ASINO D’ORO o LE METAMORFOSI. In seguito a un esperimento non riuscito, Lucio viene trasformato in asino, mantenendo però il suo intelletto umano. L’asino vive diverse avventure mentre passa da un padrone all’altro, ed è anche testimone diretto o indiretto di tante altre storie, minuziosamente raccontate dallo stesso Lucio, dopo essere riuscito a tornare alle sembianze umane grazie all’aiuto della dea Iside.

ANALISI. “L’asino d’oro” è suddiviso in 11 capitoli, i primi 3 si occupano delle avventure del protagonista Lucio fino al suo arrivo in Tessaglia dove è ospite di Milone e Pànfile. I capitoli successivi rappresentano il corpo dell’opera, con Lucio trasformato in asino e con il racconto delle sue peripezie e di altre storie di cui lui stesso viene a conoscenza. Tra queste ampio spazio è dedicato alla favola di Amore e Psiche, narrata a Càrite dalla sua vecchia sorvegliante. Nel capitolo finale Lucio riprende la forma umana. Lo stile narrativo “funambolico” di Apuleio è caratterizzato da una contaminazione di generi: spazia dall’epica alla biografia, dalla satira alla mitologia, fino al misticismo dell’epilogo. Scrive Luca Canali: “In una cosa Apuleio è diverso da tutti, e forse superiore a tutti: nell’arte del “pasticcio” linguistico e stilistico. In Apuleio, esso è sfrenato (e purtroppo non v’è traduzione che possa renderne la strabiliante varietà): si passa (volutamente) da un eccesso all’altro: dall’arcaismo al neologismo, dal tono e dal lessico aulico a quello volgare e gergale. Si va dalle situazioni più gravemente licenziose alle arti magiche più sofisticate, dalle avventure ininterrotte e intercambiabili alle sottigliezze o ai sontuosi barocchismi dei riti di iniziazione neopitagorici”.

L’AUTORE. Lucio Apuleio (125 – 170 ca.) trascorse la sua vita tra Cartagine, Atene e Roma, immerso negli studi di sofistica e dei culti misterici. L’asino d’oro, la sua opera più famosa, l’unico romanzo della letteratura latina che ci sia giunto per intero, continua a essere un modello fondamentale di narrazione autobiografica. Tra le altre sue opere ricordiamo l’Apologia e i Florida.

Il giudizio di Carmine

Apuleio
L’ASINO D’ORO o LE METAMORFOSI
Rizzoli, 1977 (prima edizione BUR)



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