Foggia
Incroci presidiati, il centro della città si è fermato

La sfilata dei misteri e della Madonna: Foggia c’è sempre (FOTO-VIDEO)

Il pubblico arriva e decide dove piazzarsi, “non è che seguo la Madonna, la sto aspettando”, sono le varianti delle partecipazione

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Foggia. La tempistica è studiata. L’adorazione della croce in cattedrale, il rosario nella rettoria dell’Addolarata, la casa della Madonna che nella processione del venerdì santo sceglie l’abito di velluto nero, quello del lutto. Quando spunta la statua dall’arco lungo via Arpi, i “misteri”, le 7 statue racconto vivente della Passione, sono già allineate. Lei arriva, Gesù chiude la fila. “E’ uscita la processione”, dicono i devoti fedelissimi, quelli che si definiscono gli “irriducibili” delle cerimonie, quelli per cui il primo giorno del triduo significa appuntamento fisso con il culto “perché è un rito radicato nel cuore di tutti”.

La cerimonia della Madonna
La città si ferma, più consapevole del solito. Dieci incroci presidiati, almeno, 20 vigili urbani più gli uomini e le donne con la pettorina fosforescente per il servizio d’ordine. Dalla festa della Madonna dei sette veli, all’Assunta, a Sant’Anna, Foggia ha una tradizione antica di devozione mariana. Per preparare la madre di Gesù all’ultimo saluto si comincia il mercoledì. Sono 4 le donne che si dedicano alla vestizione, gli abiti datano 1800, l’armadio contiene 7 vestiti, in base al mese e alla circostanza. La rettoria dell’ Addolorata nasce alla metà del ‘700. “Il culto fra le consorelle si tramanda di madre in figlia”, dice Francesco Cavallo, il priore. Sfilano con il tailleur nero e la veletta, i confratelli con saio blu e croce bianca, il resto degli accessori è nero, compresi i guanti. Sono almeno 30 le confraternite che partecipano trainando le statue o sfilando impettiti. E’ uno sfolgorìo di abiti di tutte le sfumature cromatiche, gli stemmi, il bastone. Da ogni tessera di questo mosaico deriva la scenografia. Un corteo paritario, a guardarlo: “Ma siete 30 confraternite comprese le donne?” “Certo, siamo insieme, non divisi”, risponde contrariata una donna.

Il pubblico dei devoti
Il pubblico arriva e decide dove piazzarsi, “non è che seguo la Madonna, la sto aspettando”, sono le varianti delle partecipazione. Il clou è l’incontro fra la madre e Gesù, un avvicinarsi e allontanarsi per tre volte finché il figlio non va via definitivamente, verso la Pasqua di resurrezione ma oggi i misteri sono dolorosi . I vicoli di via Arpi risuonano della stessa musica dal tono funebre, la banda, l’Ave Maria, le preghiere comunitarie. Gente dai balconi o sulla soglia del proprio negozio scruta i passanti da una posizione di privilegio: “Io la vedo da 32 anni ed è sempre bella”, dice una signora che ha un esercizio commerciale lungo il percorso. Dal centro storico -in chiaroscuro per i vicoli e i riflessi del sole- si svolta fino alla strada ampia che la avvolge tutta, “come il manto della Madonna fatto dalle consorelle”, suggerisce un ragazzo di una congrega. L’arcivescovo Pelvi ed il sindaco Landella sono a pochi passi, chissà quante cerimonie del genere hanno condiviso. Il silenzio è irreale non solo nel cuore del centro storico ma anche per le vie più ampie la gente esorta al raccoglimento: per chi c’è o non c’è, per chi lo sa ma a cui resta indifferente, per i giorni di festa e quelli dopo la festa.

FOTOGALLERY ENZO MAIZI

FOTOGALLERY PAOLA LUCINO

(A cura di Paola Lucino, Foggia 15.04.2017)

REDAZIONE STATO QUOTIDIANO.IT – RIPRODUZIONE RISERVATA



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