Cinema

Uomini senza legge – R. Bouchareb, 2010

Di:

Rachid Bouchareb (copyright: purepeople.com)

Nota propedeutica alla lettura: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere proposto, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Hors-la-loi
Nazione: Francia, Algeria, Belgio
Genere: drammatico, storico

IN concorso alla passata edizione del Festival di Cannes e candidato all’oscar come Miglior Film Straniero alla recente Première di Los Angeles, approda nelle sale italiane Uomini senza legge, dramma storico coprodotto con la televisione francese, che ruota attorno agli avvenimenti algerini dall’immediato dopoguerra, passando per la strage di Sétif e Guelma fino all’indipendenza nel 1962.
Rachid Bouchareb, ambiziosamente, tenta la strada epica, facendo perno sulla storia di tre fratelli, la loro crescita, le implicazioni nei movimenti indipendentisti, i drammi personali, scegliendo, parallelamente, uno stile narrativo ereditato dal gangster movie americano, evidente sin dalla locandina ufficiale del film. Per oltre due ore si assiste alla disgregazione di una famiglia e al suo ricongiungimento in nome di una rivoluzione che, ancora adesso, è tema delicato in Francia.

Uomini senza legge - locandina (cinezapping.com)

Durante la visione appaiono lampanti non solo gli obiettivi del regista ma anche i validi presupposti di partenza nonché la materia prima: i protagonisti sono somaticamente ben scelti e disegnati nelle linee essenziali, i costumi e le azioni riportano, per alcune sequenze, a certo cinema di genere tra il noir americano e il nostrano sul terrorismo, e la colonna sonora è a tratti coinvolgente. Di qui è un peccato, proprio in considerazione dell’evidenza di tali potenzialità, verificare, allo stesso modo e costantemente per l’intera durata della pellicola, carenze di sviluppo su tutti i fronti, come dinanzi a pregiati semi che non germogliano a sufficienza.

Presi gli impegni sulla struttura epica, i profili psicologici dei personaggi, la loro giustificazione, i legami restano troppo abbozzati e, nei tentativi di costruzione, non convincenti, lasciando nello spettatore solo traccia delle loro definizioni, dette ma non trasmesse.
Solo i tre protagonisti sono potenzialmente validi interpreti, ma non emergono, non si spingono oltre una recitazione molto composta, quasi umiliata, senza sprazzi creativi, tranne pochi momenti per Jamel Debbouze, che gigioneggia tra Edward G. Robinson di Little Caesar e un Joe Pesci scorsesiano.
I fatti accadono, si intrecciano, ma non catturano, sia per tempistiche non ben sfruttate, sia per mancanza d’intensità anche nelle azioni più feroci, che vengono guidate attorialmente da una partecipazione non adeguata e stonata, che, naturalmente, va a scapito della credibilità degli episodi. Ne fanno lieve eccezione poche sequenze che vedono coinvolto Messaoud (un discreto Roschdy Zem), le più vicine al noir che si cerca di omaggiare.
Anche la colonna sonora, purtroppo, subisce questo blocco evolutivo e subentra troppo raramente, seppur efficace, apparendo completamente dimenticata come mezzo principe di intrattenimento e convincimento.

Nonostante i punti di attacco, molteplici, il film non è inguardabile e si lascia seguire, oscillando tra curiosità per il dipanarsi degli eventi e sparuti apprezzamenti registici, ma si attraversa la visione sempre col desiderio frustrato di veder sbocciare fiori di cui si immaginerà solo la forma.
Un film perdibile, alla fine, ma con rammarico, consigliato solo agli onnivori cinefili e agli ossessivi appassionati di storia che si emozionano anche per ricostruzioni televisive.

Difficile comprenderne le candidature alle blasonate manifestazioni cinematografiche.
Sensi di colpa?

Valutazione: 5.5/10
Spoiler: 5/10

AltreVisioni

Il bandito delle 11, J. Godard (1965) – astratto, surreale, magnetico, suggestivo noir di e alla Godard * 8
El habitante incierto, G. Morales (2004) – insolito thriller iberico per tema e struttura. Da recuperare * 7

In Stato d’osservazione

Con gli occhi dell’assassino, G. Morales (2010) – attenzione sempre alta per gli horror iberici * 13mag
The Tree of Life, T. Malick (2010) – imperdibile ultimo lavoro di Malick. Probabile Palma * 18mag

Uomini senza legge – R. Bouchareb, 2010 ultima modifica: 2011-05-15T15:14:38+00:00 da Alessandro Cellamare



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