ManfredoniaMonte S. Angelo
"Illecita percezione di contributi pubblici erogati dall’AGEA"

Boss del Gargano riceveva fondi europei: restituzione 126mila euro

Atto di citazione depositato il 13 ottobre 2015

Di:

Bari. ”(…) i convenuti, hanno causalmente concorso a distrarre tali risorse dalla loro destinazione pubblica specifica nell’ambito delle distinte misure di aiuto indirizzate alle aziende agricole regolarmente in possesso dei requisiti prescritti dai regolamenti comunitari (..)”. Con recente sentenza, la Corte dei Conti – Sezione giurisdizionale per la Puglia – ha condannato Li Bergolis Armando, al pagamento, in favore dell’AGEA, dell’importo di €. 36.620,45 oltre rivalutazione monetaria, e – con la coniuge – al pagamento, in solido, sempre in favore dell’AGEA, dell’importo di €. 89.372,33 oltre rivalutazione monetaria. I convenuti sono stati condannati, proporzionalmente, al pagamento delle spese di giudizio.

FATTO. ”Con atto di citazione depositato il 13 ottobre 2015 la Procura regionale (premettendo che a seguito di un articolo di stampa del 18.5.2011, che indicava un’operazione della Guardia di Finanza nei confronti del sig. Li Bergolis Armando – soggetto legato alla criminalità organizzata – e della moglie per l’illecita percezione di contributi pubblici erogati dall’AGEA, era stato chiesto alla Guardia di Finanza di relazionare in merito e che dalla documentazione trasmessa si ricavava che il sig. Li Bergolis Armando, dichiarando il falso in merito alla sua posizione giudiziaria e penale – aveva ottenuto, per gli anni dal 2005 al 2008, illeciti contributi da parte dell’AGEA, nonché indebite indennità compensative previste dal Reg. CE n.1257/1999 per gli anni 2005 e 2006 per complessivi €.125.996,78) ha allegato che dall’indagine espletata dalla Guardia di Finanza era emerso in particolare che:
– in data 20 febbraio 1998 il Li Bergolis ha avviato la propria attività di imprenditore con la qualifica di coltivatore diretto;
– in data 14 maggio 2003, mediante autocertificazione ed al fine di poter beneficiare degli aiuti in agricoltura per il predetto anno, ha dichiarato, con il consenso degli altri comproprietari – suoi congiunti – di coltivare diversi terreni ubicati nell’agro di Monte S. Angelo e nell’agro di San Giovanni Rotondo;
– in data 16 maggio 2005 il Li Bergolis, con riferimento alla campagna 2005 chiedeva il pagamento dei contributi di cui al Reg. CE n.1782/2003 oltre al premio supplementare nel settore delle carni bovine. Al momento della presentazione della domanda, tuttavia, il Li Bergolis era detenuto presso la casa circondariale di Bari per effetto di un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica di Bari e, pertanto, la domanda era stata firmata dalla moglie;
– in data 29 luglio 2005, il predetto, con atto notarile procedeva a nominare e costituire come procuratrice generale la propria moglie, per compiere tutti gli atti di amministrazione e di disposizione nel suo interesse, fra cui anche quelli di esigere somme dalle pp.aa.;
– negli anni successivi (dal 2006 al 2008), la moglie, per il tramite della società CAA Copagri ha proceduto per conto del marito a richiedere i contributi di cui al Reg. CE 1782/2003;
– per effetto di tali richieste, l’AGEA ha erogato dal 2005 al 2008 al sig. Li Bergolis, la complessiva somma di Euro 125.996,78;
– il Li Bergolis e per esso la sua procuratrice generale, non poteva beneficiare dei contributi in quanto è richiesto che il beneficiario non sia sottoposto a pene detentive o misure interdittive o limitative della sua capacità giuridica e non debbano sussistere nei suoi confronti cause di divieto, di decadenza o di sospensione di cui all’art.10 della legge 31 maggio 1965, n.575;
– fin dal 2004, invece, il Li Bergolis risultava destinatario di ordinanza di custodia cautelare. Dal 2003 lo stesso era destinatario della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza della durata di due anni, come da decreto della Corte di Appello di Bari del 29.3.2003. Da ultimo, con decreto del Tribunale di Foggia divenuto definitivo in data 31 gennaio 2007 al Li Bergolis era stata applicata l’ulteriore misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza per ulteriori anni 3 con obbligo di soggiorno presso il Comune di Manfredonia e la condanna al pagamento di Euro 10.000,00 di ammenda;
– tali circostanze, ostative all’ottenimento di contributi, erano state omesse nelle relative domande così come era stato fraudolentemente omesso ogni riferimento alla circostanza, pure
fondamentale, che il Li Bergolis non potesse essere conduttore esclusivo dei terreni oggetto dei benefici in quanto in stato di detenzione.

La Procura regionale ha anche annotato che a seguito dell’informativa della Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica di Foggia, in data 13 ottobre 2011 aveva chiesto il rinvio a giudizio del Li Bergolis e della moglie per i reati di cui all’art.640 bis c.p., nonché del reato previsto dall’art. 7 della L. n. 575 del 1965 e che il rinvio a giudizio era stato disposto con decreto del 23 febbraio 2012 del G.I.P. presso il Tribunale di Foggia”.

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA

Boss del Gargano riceveva fondi europei: restituzione 126mila euro ultima modifica: 2016-05-15T18:23:18+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Oggettivamente

    Se loro hanno ricevuto fondi, i loro ex amici chiamati dal popolo traditori ricevono autorizzazioni diventando imprenditori , dal tronde oh siamo a manfredonia ecco in italia ahahhahaha


  • Pino

    Quelli che li chiamano traditori è solo un popolo ignorante, comunque sia hanno contribuito ha far ritornare la nostra città una città vivibile.. Uno può ricevere tutte le autorizzazioni di questo mondo l’importante è non rompere le scatole alla cittadinanza..

  • No non siamo a Manfredonia, questa è Monte Sant’Angelo, paese sciolto per mafia e dove la mafia sta facendo capolino anche ora.


  • Pino

    Ma quale Mafia…!! ma quale capolino..!! queste stupidagini esistono solo in quei paesi dove ognuno non sa far valere i propri diritti.. in paesi emancipati dove mettono alle strette questi “mafiosi” la mafia non esiste oppure sono pochi e se ne stanno a cuccia..
    Il popolo pecorone (ignorante) crea il mafioso, infatti paesi dove è bassa la percentuale di ignoranza, la mafia o non esiste oppure è minima..!!! Come nei condomini , se in un condominio abitano 10 famiglie e sono tutte normali è intelligenti non esiste il boss o il cammorrista, se viceversa stanno 8 famiglie di pecorelle, ecco spuntare il cammorista o mafioso.. meditate..!!


  • gianf4anvo

    Vabbè..ma diciamo la verità, non per difendere i libergolis o altri, ma quanti nel sud e specie nelle nostre terre campano di questi contributi fasulli. …allora siamo tutti delinquenti? Qua è un ruba- ruba generale è quest’articolo ve lo potevate pure risparmiare perchè di sti cadi ci sono a migliaia. ….ora solo perchè sono i librrgolis fate questo articolo. ? Siete alla frutta. ..


  • OSSERVATORE

    Ancora una volta si osserva gente che parla sapendo poco o nulla.
    La legge è legge, anche quando è sbagliata. E va rispettata. E’ vero che non sono gli unici, è vero che tanti hanno fatto e fanno allo stesso modo. Ed è giusto che si persegua l’obiettivo di scovare truffe e sottrazioni illecite allo Stato, ma altrettanto giusto sarebbe perseguire lo stesso Stato che molte volte si veste da carnefice e non solo perseguita ma si accanisce vilmente nei confronti di tanta gente inerme costretta a pagare uno sproposito in modo spesso ingiustificato dai fatti, solo che i tribunali costano, così gli avvocati, e il tutto si traduce in una campagna silenziosa di pressione morale ed economica.
    Per quel che concerne il discorso delle famiglie coinvolte, bene, la faccenda giudiziaria è lunga e complessa. Così anche quella sociale ed etica, se vogliamo. In ambiti come quelli malavitosi ci sono ferree regole da rispettare, codici non scritti che valgono più di quelli su carta. Chi sceglie di vivere in quel modo non può svincolarsene univocamente, tanto più avendone vantaggi. E’ plausibile che nell’ambiente si venga etichettati in un certo modo. Poi è ovviamente da verificare fatti e circostanze, ma il seguito delle vicende è stato abbastanza esemplificativo. Non voglio difendere nessuna delle parti, anche perché non sono un avvocato ne’ conosco le dinamiche particolari delle situazioni, ritengo però che quando si coinvolge la vita della gente è opportuno soffermarsi a meditare un po’ di più per cercare di capire quanto difficile sia capire davvero le tante sfumature di esistenze così differenti dalla maggior parte della popolazione.
    Saluti

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