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L’omelia di Monsignor Castoro, alla prima celebrazione dopo l'assenza per malattia, per il 25esimo anniversario dell’Unità di Oncologia

Mons Castoro “Emozionato”. Dopo 2 mesi torna a celebrare una messa

In chiusura ha ricordato le parole di Papa Francesco che, in occasione dell’udienza concessa ai malati di Huntington, ha espressamente citato Casa Sollievo della Sofferenza che “con la ricerca e l’assistenza esprime il contributo della Santa Sede nel combattere questa malattia rara”

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Martedì, 13 Giugno 2017 14:01. «Scusate per l’emozione, oggi torno a celebrare messa dopo due mesi di assenza a causa della malattia. E grazie a Dio mi è tornata anche la voce», con queste parole Monsignor Michele Castoro ha salutato i fedeli radunati stamattina per festeggiare il 25esimo anniversario dell’inaugurazione del reparto di Oncologia di Casa Sollievo della Sofferenza.

Accanto a lui, sull’altare, i frati cappellani dell’Ospedale, il vescovo del Benin Monsignor Barthélemy Adoukonou e Fra Francesco Di Leo, rettore del Santuario di Santa Maria delle Grazie. «Abbiamo tanti motivi per ringraziare il signore questa mattina. Vogliamo ricordare i 25 anni di attività del reparto di Oncologia e vogliamo pregare per loro, per i medici, gli infermieri, gli operatori ma sopratutto vogliamo pregare per gli ammalati» ha detto Monsignor Castoro.

Un saluto particolare lo ha rivolto «al primario Evaristo Maiello e ai suoi eccellenti collaboratori con l’augurio che il loro reparto possa sempre più essere luogo di cura di assistenza e di ricerca e, Dio lo voglia, anche di speranza e guarigione. Mi consentirete un ringraziamento mio particolare a tutto il personale per la professionalità e l’impareggiabile umanità che ho sperimentato in questi mesi della mia malattia. È proprio vero quello che diceva Padre Pio: al letto del malato bisogna portare la dose della medicina giusta ma anche tanto calore umano. Io lo sto sperimentando di persona, grazie davvero».

Soffermandosi sulle parole del Vangelo ha esortato i fedeli ad essere “sale” e “luce” e a non rimanere insipidi, fiacchi, spenti e mediocri. «Siamo sale, dice Gesù, e ne basta poco per dare sapore ad una pietanza. Siamo luce e basta una fiammella per squarciare il buio profondo di una immensa piazza». Poi ha ricordato la figura e le opere di Sant’Antonio da Padova di cui oggi si celebra la festa. In chiusura ha ricordato le parole di Papa Francesco che, in occasione dell’udienza concessa ai malati di Huntington, ha espressamente citato Casa Sollievo della Sofferenza che “con la ricerca e l’assistenza esprime il contributo della Santa Sede nel combattere questa malattia rara” e, rivolgendosi al reparto di Oncologia, li ha esortati a proseguire nella loro missione: «Siate strumenti di Dio per seminare speranza nel cuore dei malati e dei loro famigliari».

Infine ha ringraziato tutto l’Ospedale per le preghiere, il sostegno e la vicinanza. Un saluto affettuoso lo ha riservato ai piccoli studenti della Scuola Ospedaliera dell’Oncoematologia Pediatrica: «mi hanno inviato parecchie letterine con su scritto “Facciamo il tifo per te” e “vedrai che dopo la chemioterapia, dopo questo periodi di difficoltà, c’è sempre il sereno, sorge sempre il sole”».



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