Ve li raccontiamo, chi sono, cosa fanno, come agiscono

Sul Gargano i “Cacciatori Calabria”, poco conosciuti, molto efficaci

24 unità già operative sul Promontorio del Gargano per catturare latitanti, boss e mafiosi

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Foggia, martedì 15 agosto 2017. Da pochi giorni sul Gargano è operativo lo Squadrone eliportato Carabinieri Cacciatori “Calabria“, un reparto speciale dell’Arma con sede a Vibo Valentia, dipendente dal Gruppo operativo Calabria. Questo, come lo ha presentato il Ministro Marco Minniti durante la conferenza stampa dopo il summit del Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutosi in Prefettura a Foggia il 10 agosto 2017, avrà il «compito particolarmente attivo e particolarmente “aggressivo” perché sono reparti capace di fare qualunque tipo di operazione. Sono reparti che hanno avuto una capacità di attività notevole in Sardegna, in Sicilia e in Calabria». Un vertice, quello del 10 agosto, voluto e dovuto dai massimi esponenti dello Stato per contrastare la dilagante escalation di agguati e morti ammazzati per mente e per mano della mafia locale, quella di Capitanata. Dall’inizio di quest’anno sono 17 le vittime di mafia e oltre 300 da trent’anni, come ha ricordato il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti , definendo la mafia locale «…non di serie B», omicidi molti dei quali ancora senza colpevoli.

Giunti a Foggia per diventare immediatamente operativi presso la Tenenza Carabinieri di Vieste, i militari dei Cacciatori di Calabria, 24 uomini, affiancheranno le FF.OO. territoriali ma con il preciso compito di pattugliare le zone impervie del Gargano, e precisamente quelle della Foresta Umbra e zone limitrofe, anche costiere, da tempo aree preferite per nascondersi dai latitanti e dai boss. Ogni giorno per loro sarà proprio una “battuta di caccia” all’uomo e a ciò che cagiona morte. Non a caso il Ministro Minniti ha utilizzato il termine “aggressivo” poiché questi uomini hanno il compito di stanare la preda. «È un corpo d’élite, in grado di essere immediatamente impiegato sul territorio e dispiegato in zone impervie per ricerche in aree più complesse dal punto di vista orografico. Per noi, è un valore aggiunto notevole» come li ha presentati il Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Foggia, il Colonnello Marco Aquilio
.
Ma vediamo nello specifico, chi sono, come sono scelti, come si addestrano e come operano. Fondato il 1° luglio del 1991 in seno al Gruppo operativo Calabria dell’Arma dei Carabinieri, i Cacciatori di Calabria, anche detti di Sardegna e di Sicilia, sono la naturale evoluzione delle squadriglie che un tempo operavano in Aspromonte e in Barbagia, per contrastare e assicurare alla giustizia componenti inizialmente della ‘Ndrangheta e Anomia Sarda, ed oggi impiegati laddove colpisce la mafia operativa sul campo, qualunque essa sia. Contraddistinti con il caratteristico Basco Rosso e un distintivo tondo con sfondo rosso su cui c’è raffigurata la Fiamma dell’Arma, un elicottero, un’ala e per soli quelli di Calabria una spada, i Cacciatori vengono scelti, per chi ne fa richiesta, solo dopo aver superato dure prove psico-fisico attitudinali. Poi vengono mandati presso il Reggimento Carabinieri Tuscania, dove svolgeranno un corso specifico per l’abilitazione alle tecniche operative in piccoli nuclei all’interno di zone impervie ed in totale autonomia operativa e logistica. Qui, per quattro settimane sotto la diretta supervisione degli istruttori del Tuscania, gli aspiranti acquisiranno la padronanza di materie e di tecniche di topografia, tecniche di elisbarco tramite il “fast rope” o del “barbettone” utilizzate dalle unità di sbarco e attacco della Marina Militare (Marò, Incursori, Lagunari), di ardimento, di addestramento al combattimento e al tiro, padronanza delle trasmissioni, utilizzo e impiego di mezzi e apparecchiature speciali, esplodenti e di trasporto, prevalentemente con mezzi fuoristrada. Dopodiché verranno inviati presso il comando di Vibo Valentia per specializzarsi come “Cacciatori” addestrandosi e specializzandosi in discipline come l’esplorazione tattica (ovvero ricognizione ed acquisizione di obiettivi), occultamento, tecniche avanzate di combattimento in edifici (C.Q.B., Close Quarters Battle), topografia, attività ginnica-sportiva di educazione fisica, tecniche particolari di tiro e di primo soccorso, studio approfondito della fenomenologia della criminalità organizzata calabrese e varie in essere nei tempi odierni, addestramento e tecniche di difesa personale e di disarmo come il Krav Maga (letteralmente “combattimento con contatto/combattimento a corta distanza”) tecnica israeliana di combattimento ravvicinato e autodifesa estrapolando e semplificando i movimenti e le tecniche apprese attraverso lo studio delle arti marziali in modo da renderlo il più semplice ed efficace possibile durante un combattimento senza regole. I Carabinieri diventati “Cacciatori” opereranno esclusivamente per combattere la lotta al crimine organizzato. Il modus operandi sarà innanzitutto quello di battere “palmo a palmo” il territorio, con perlustrazioni a squadre e setacciando ogni punto del terreno calpestato. Si avalleranno di attività d’indagine e raccolta informazioni, appoggiandosi ai diversi comandi competenti per territorio. Difatti saranno (e sono) in continua e stretta collaborazione con le altre FF.OO. (Baschi Verdi, ROS, SCO, Unità speciali militari varie, Servizi Segreti, etc…), pianificando ogni battuta e intervento con lo standard tipicamente militare, che tra l’altro prevede l’attuazione di tecniche di controguerriglia, oltre quelle di infiltrazione occulta nel territorio con ricognizione speciale e controllo del territorio, di appostamento con l’acquisizione degli obiettivi e attacco d’assalto rapido, diretto ed inatteso.

Nello specifico, come preannunciato, i Cacciatori di Calabria di stazza sul Gargano hanno già iniziato il loro arduo ma importante e fondamentale lavoro per combattere e debellare la mafia locale, quella mai riconosciuta ufficialmente dallo Stato e che ora, dopo il quadruplo omicidio avvenuto il 9 agosto 2017, lungo la S.P.272, nei pressi della stazione di San Marco in Lamis direzione Apricena, in provincia di Foggia, e per voce del Ministro Marco Minniti, sarà oggetto di attenzione particolare da parte dello Stato Italiano e perciò, si spera, ufficializzata. Una decisione attesa da anni, dopo una lunga scia di sangue, anche innocente, iniziata negli anni ’80 per una faida consumata a Monte Sant’Angelo, che potrebbe dar luogo a utilizzare le leggi antimafia, come il 41 bis, misure di prevenzione personale e patrimoniale anche con la confisca dei beni, tutela gestione e amministrazione dei beni, tutela delle persone in tutte le sue forme e durante e dopo i processi, azioni investigative particolari, e tante altre misure previste dal codice. E tra il lavoro svolto in questi pochi giorni i “Cacciatori” hanno già colpito, scovando uomini pericolosi affiliati ai clan mafiosi locali e armi ben occultate e pronte per probabili altre mattanze.

Certo, mattanze, perché è quello che avviene in questa terra, tanto generosa quanto aspra se non lavorata col duro lavoro delle mani. Una terra che spesso puzza di polvere da sparo per bombe del racket, per l’utilizzo di fucili d’assalto Kalashnikov AK-47, per quelli da caccia calibro 12, per fucili a pompa e a canne mozze e proiettili di pistole semiautomatiche di grosso calibro. Ma puzza anche e purtroppo di omertà, a quella che molte persone oggi si ribellano ma che poi non denunciano, anche avvalendosi di associazioni preposte a tal fine. Foggia, San Severo, Torremaggiore, Apricena, Cerignola, Monte Sant’Angelo, Vieste, Mattinata, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, ed ora anche San Marco in Lamis nella lista dei centri urbani e periferici dei morti ammazzati, della scia di sangue mafioso che cagiona morte ai boss, agli affiliati e purtroppo agli innocenti, rei –per modo di dire- di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma qui, come ha detto e scritto giustamente sull’Avvenire Antonio Maria Mira «Al posto sbagliato ci sono i mafiosi. Le vittime erano al posto giusto». Un posto che da sempre ospita latitanti, anche di altre organizzazioni criminali e mafiose, come quelle dei Casalesi, della Santa e Picciotteria, albanese.

Le FF.OO. stanno cercando gli esecutori del quadruplo omicidio pocanzi detto, che hanno freddato Mario Luciano Romito, 50enne di Manfredonia, boss dell’omonima famiglia contrapposta alla storica dei Li bergolis da sempre in cima a quella garganica, meglio conosciuta come il “Clan dei Montanari”, e quella di suo cognato, 44enne, Matteo De Palma. Ma cercano anche, e soprattutto, chi il 9 agosto scorso ha trucidato due innocenti, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, agricoltori incensurati di 47 e 43 anni, che erano lì non per caso perché stavano lavorando nei loro campi, stavano guadagnandosi da vivere, col sudore della fronte e la forza delle braccia, per dar da mangiare a loro e i loro cari, forse testimoni scomodi o scambiati per i guardia spalle di Romito.

Cacciatori di Calabria, cacciatori di mafiosi, di quelli che in questi giorni tremano nei loro nascondigli poiché i militari super addestrati stanno setacciando anche l’area della Foresta Umbra per trovarli, stanarli e arrestarli. L’attività investigativa svolta nei mesi scorsi da altri uomini dello Stato sta dando i suoi frutti, assegnando ai “Cacciatori” tutte le informazioni per snidare i fedelissimi dei vari clan mafiosi locali e delle storiche faide garganiche. Gli affiliati dei Li Bergolis potrebbero avere le ore contate, come pure quelli degli storici Notarangelo, Romito, Ricucci e quelli emergenti affiliati ai Perna e ai Raduano. Proprio su questi ultimi due clan che si sta cercando di chiudere il cerchio. Il motivo è la non reperibilità di alcuni esponenti di spicco, forse boss o futuri tali, che pur non essendo soggetti a misure di restrizione si stanno rendendo irreperibili, quanto affermato dal Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Foggia, il Colonnello Marco Aquilio. Un’operazione, quella delle forze dispiegate dallo Stato, che in questi giorni stanno perquisendo decine e decine di casolari, abitazioni, aree segnalate come possibili nascondigli, grotte e boscaglie varie, che sta interessando tutta la provincia di Foggia. Tuttavia, come delinea il Col. Aquilio, la non reperibilità di alcuni esponenti di spicco della mafia di Capitanata fa pensare a due ipotesi: o che il nascondersi è dovuto alla paura di diventare bersaglio di altri clan o che alcuni di loro sarebbero coinvolti nelle mattanze di questi ultimi periodi. Circostanze, quelle degli omicidi, che hanno un punto in comune: chi è stato ammazzato era da poco uscito di galera.

Unico non ancora totalmente “intercettato” e controllato a vista è il viestano 32enne Marco Raduano, anche detto “pallone” o “faccia d’angelo”, ex luogotenente del fu Angelo Notarangelo, meglio conosciuto come “Cintaridd”, che seppur libero ma con un’ordinanza di sorveglianza speciale con obbligo di dimora nella sua Vieste, non ne vuol sapere di uscire allo scoperto. Un mese e più fa, l’indomani dell’arresto di Matteo Pettinicchio avvenuto nella sua abitazione per mano della Polizia di Stato, Raduano fu ritrovato nella sua dimora, solo per una volta, e poi sparì nuovamente. Qui si concentrano le indagini degli inquirenti “speciali” in campo in tutta la Capitanata, dove, e come sempre, pongono Foggia in primis poiché i clan del capoluogo sarebbero al vertice di tutte le altre, e anche in guerra tra loro.

Concludendo la nostra provincia deve cambiar rotta, modo di pensare, virando verso quel modus operandi chiamato collaborazione, perché tutto si ottiene anche se la Cultura alla Legalità, tanto declinata in cortei, convegni, sit-in, proclami, comizi, dibattiti, talk show, e chi più ne ha ne metta, mette in campo quelle forze collaboratrici chiamate persone, cittadini, che purtroppo e da sempre e non solo da queste parti manca. Per farlo, a detta del popolo, tuttavia l’azione dello Stato dev’essere sempre più energica e preventiva, ma soprattutto convincente, efficace, protettiva e principalmente con leggi dalla pena certa e repressiva, altrimenti il cittadino non parla, non vede, non sente, perciò non collabora perché ha paura.

Stato Quotidiano ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Per chi ne vuol sapere di più vedendo in azione i Cacciatori di Calabria, ecco alcuni link video:
https://www.youtube.com/watch?v=GEq1shR-Y”

 HYPERLINK “https://www.youtube.com/watch?v=jMBgxnTC2rw” https://www.youtube.com/watch?v=jMBgxnTC2rw
E tanti altri seguendo i link successivi presenti su YouTube

Sul Gargano i “Cacciatori Calabria”, poco conosciuti, molto efficaci ultima modifica: 2017-08-15T11:03:59+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Lettore

    Igor non lo avete preso. Spero che catturate gli assassini e i mandanti delle stragi della mafia del Gargano. Forza ragazzi!


  • Giuseppe

    Il popolo del Gargano è con voi! Buon lavoro!


  • verità

    Igor secondo me era già fuggito prima dell arrivo dei cacciatori. E poi: non mi risulta che ci siano latitanti nel Gargano.


  • Benito

    Come fate a pensare che 24 certamente addestratissimi e valorosi soldati possano fare la differenza, nella lotta alla mafia, rispetto a qnt accaduto fino al giorno prima dell’agguato di San Marco in Lamis ?
    Come fate ad immaginare e sognare che lo stato, il quale non è stato in grado di salvare la vita a 2 soli uomini, i giudici Falcone e Borsellino, artefici di primo ordine nella lotta alla mafia, adesso possa salvare la vita dell’intera comunità garganica?
    Come immaginate possa fare lo stato a seguirvi quando andate in giro a fare le Vs normali cose di persone per bene?
    E se temete che, denunciando i criminali, farete la stessa fine dei già menzionati e certamente molto piu’ influenti giudici trucidati dalla mafia, cosa vi aspettate che possa accadere per la salvezza della Vs vite?


  • Benito

    La mafia è un cancro e il cancro, se preso in tempo, non si cura con l’aspirina.
    Ma con una terapia D’ U R T O, potente ed altamente d e b i l i t a n t e e pericolosa per chi deve farne ricorso.
    E tutto è una sola cosa.

    ..e vedila sempre comunque corta,la coperta!


  • Michelantonio

    X il lettore:

    Se la notizia data alcuni giorni fa in televisione e’ veritiera, che i Carabinieri hanno incrociati Igor per alcune volte e impossibilitati di bloccarlo, era stato dato l’ordine di.non sparare , per la sua incolumita’.
    Cio’ significa che Igor ha la licenza di ammazz….gli indifesi, mentre i Carabinieri e le altre forze.dell’ordine, NO.
    Questa e’ la LEGGE ITALIANA.
    Basta seguire gli andamenti politici in contrasto alla modifica della legittima difesa.


  • un cacciatore di quaglj

    I cacciatori di Calabria servono solo per la televisione e la stampa. E per il ministro Minniti che deve farsi bello, le prossime elezioni sono vicine. Per la mafia garganica serve altro. Purtroppo per la mafia garganica non servono i muscoli dei cacciatori ma l’intelligenza dell’ intelligence, la tecnologia e la perseveranza delle indagini e tutta una serie di altre cose che lo Stato italiano non possiede. La mafia non solo garganica ma anche le altre mafie italiane e i loro fiancheggiatori nelle istituzioni possono stare tranquilli.


  • un cacciatore di quaglie

    Fra 15 giorni quando sarà calato il sipario su questo film e i cacciatori di Calabria avranno finito leferie sul gargano , cosa facciamo? I procuratori, gli investigatori i laboratori di alta tecnologia , qualche hacker ……..auguri di buone ferie ai parlamentari tutti eal governo. Evviva il pd.


  • un cacciatore di quaglie

    Sul gargano adesso da cacciare non c’è niente e……..nessuno. CI SONO solo le farfalle. L’estate fra un poco finirà e tutti torneranno a casa.


  • No ai disfattisti

    Il Ministro degli Interni è da elogiare per la sensibilità dimostrata e per i primi provvedimenti adottati. Smettiamola di fare politica di parte su questi problemi. Nessuno si aspettava e si aspetta miracoli. Occorre la collaborazione e la partecipazione attiva della gente. Non è solo un problema del Gargano o della provincia di Foggia, ma è un problema nazionale: mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, società foggiana, criminalità cerignolana e sanseverese, mafia garganica, etc. etc.

    Il cancro andava eliminato settant’anni fa in Italia. I tanti governi che si sono succeduti dal secondo dopoguerra, a guida DC, o in ogni caso con la DC azionista di maggioranza, hanno sempre trascurato il problema. La mafia ufficialmente non esisteva. Tante collusioni sono emerse tra mafia e potere (specie in Sicilia). Per non parlare della Campania e della Calabria. E tra i collusi sono emersi i rappresentanti di altri partiti, quale più, quale meno. Vi sono gli atti di tanti processi a dirlo.

    Nella prima Repubblica le cose andavano così. Nella cosiddetta seconda Repubblica le cose non sono cambiate.

    E anche quando c’era il regime fascista, la mafia ha continuato a essere presente, sia pure in sordina, senza dare nell’occhio. Era una mafia diversa. Il Prefetto Mori tagliò i rami secchi, non andò oltre per eliminare il cancro. Forse l’avrebbe fatto se ne avesso avuto il tempo e se ci fosse stata la volontà politica (soprattutto da parte dei gerarchi siciliani e napoletani), ma poi il Prefetto fu promosso e mandato via e non se ne parlò più. Il fascismo si vantò di aver elimato la piaga, ma non era vero.

    La mafia di oggi prospera con il traffico di droga, gli appalti e i subappalti, le estorsioni, l’abusivismo, la corruzione, il clientelismo, il gioco d’azzardo, il traffico dei migranti.

    Secondo gli esperti, la mafia più insidiosa è forse quella dei colletti bianchi. Va esercitato un controllo continuo su tutti i fronti.
    Occorrono leggi più severe. Ci vuole la certezza della pena. Va ricostruita la fiducia nello Stato. Ci vuole efficienza e fermezza da parte dei rappresentanti delle forze dell’ordine, della magistratura e delle istituzioni politiche. Occorre trovare le risorse per dare lavoro ai disoccupati, speranza agli indigenti e ai disperati. Prima vi era l’impegno della base dei partiti, di certi partiti almeno. Oggi non si lotta più e non vi è più la partecipazione attiva della popolazione, delusa, stanca e avvilita.
    La lotta è dura. Il cancro è difficile da estirpare. Ma non è mai troppo tardi per evitare almeno la proliferazione di metastasi.


  • Il grandissimo incubo della più grande quantità di GPL mai introdotta su gaiala

    Andate anche nelle campagne del tavoliere, nei poderi del territorio di Manfredonia!


  • Tony

    Bisognava aspettare una strage ovviamente..prima di prendere provvedimenti.Cittadini non illudetevi,questi rinforzi non sono definitivi,dureranno giusto il tempo di zittire i cittadini che reclamano con forza la presenza dello stato..poi si tornerà a “come eravamo”


  • Cacciatore di faggiani

    Ci vorrebbe, si dovrebbe, l impegno della popolazione…. che deve lottare , …..ancora ? .E la pace del mondo l’hai dimenticata ?


  • Ipocrisia italica

    Solo fumo..gettato dalla politica dominante per prenderci x i fondelli..

  • la giustizia,la politica e la mafia….(è)


  • Manfredonia capitale europea del nero!

    Mandate tutta gli agenti della guardia di Finanza a Manfrednia perchè c’è una evasione fiscale terrificante, dalla pesca, agli artigiani, all’orto frutta, agli stabilimenti balneari, pizzerie, ristoranti..etc. Ottenere lo scontrino fiscale e pressochè inpossibile tranne rare eccezioni!


  • Lettore

    La gente vuole che catturiate i mafiosi! La gente vuole che catturiate le bestie delle stragi..la gente si aspetta tanto da voi.


  • Totò

    Fate i rastrellamenti anche nei comuni!


  • Benito

    La mafia è un cancro.
    La terapia d ‘u r t o contro il cancro distrugge le cellule tumorali, per consentire a quelle sane, di crescere e svilupparsi.
    I mafiosi vanno passati per le armi senza ulteriore indugio.
    Sono dei disadattati ed in quanto tali, incompatibili con il vivere civile.
    Anche se messi in carcere, continuano ad essere ( a n c h e se p r i v i della possibilità di comunicare in qlq modo con l’esterno ), dei punti di riferimento v i v i !
    Aventi quindi influenza a livello e m o t i v o.
    Quindi p o t e n t i e r e a l i, per i mafiosi ancora in libertà.
    I quali anelano alla loro fama di boss od altro, fama aumentata dall’esperienza e dalle vicissitudini della galera!
    Pertanto anelano anche alla galera!
    Ma non anelano certo alla morte.
    E’ infatti scientificamente dimostrato che chi è in pericolo imminente di morte farebbe qualunque cosa per salvarsi.
    E’ dimostrato che un naufrago, sul punto di annegare e morire, si aggrapperebbe anche ad un bambino di 5 anni che galleggia col suo salvagente.
    Infatti quando si interviene per salvare un naufrago, il personale di soccorso sa bene che n o n deve mai approcciare frontalmente il naufrago ma s e m p r e di spalle!
    E non di rado si provvede a colpire alla testa con un oggetto solido, il naufrago, causandone opportunamente la momentanea perdita dei sensi e della possibilità di ostacolare quindi chi vuole soccorrerlo.
    Il mafioso che sa da principio che una volta in mano alla giustizia, sarà passato per le armi, probabilmente continuerà lo stesso a delinquere.
    Ma lo farà con meno ottimismo e quindi meno slancio e convinzione.
    E con maggiore possibilità di rinunciarvi consegnandosi e collaborando con lo Stato.
    Inoltre i boss e gli altri mafiosi, in carcere, costituiscono motivo di ulteriore ed infruttuoso dispendio economico per lo Stato, che ha già dovuto fronteggiare la spesa patita per difendersene, trovarli ,processarli.
    La mafia ha dichiarato g u e r r a allo Stato.
    E la storia insegna che la risposta ad una dichiarazione di guerra è sempre stata l’ a r m a.
    Non i fiori.

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