Cronaca

Camera Lavoro San Severo, Tar: “bene nel patrimonio disponibile del Comune”. Discussione a giud.ordinario

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Foto archivio Camera del Lavoro (fonte image: Cgil)

San Severo – “RICORSO inammissibile per il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sulla controversia e statuisce appartenersi la giurisdizione al Giudice Ordinario, innanzi al quale la causa dovrà essere previa riassunta (…)”. Il Tar Puglia di Bari, sezione terza, si è pronunciato sul ricorso della Segreteria Provinciale C.G.I.L. di Foggia, in persona del legale rappresentante pro tempore, contro il Comune di San Severo per l’annullamento dell’ordinanza n. 155 del 7.6.2011, notificata alla Camera Confederale del Lavoro in data 8.6.2011, con la quale il Dirigente — senza indicazione del Settore rappresentato — del Comune di San Severo, dott. Livio Caiozzi, ordinava alla Segreteria Provinciale della CGIL di Foggia ed alla Camera Confederale del Lavoro CGIL di San Severo l’immediato rilascio dei locali ubicati in abitato di San Severo al piano terra — corpo centrale — con esclusione dei due locali posti il primo alla estrema sinistra ed il secondo alla estrema destra del prospetto principale — del Palazzo di Piazza Allegato, di proprietà comunale, comunemente indicato “Camera del Lavoro”; nonché di ogni altro atto presupposto, conseguente e/o connesso ancorché pregiudizievole.

Costituzione in giudizio del Comune di San Severo. Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 luglio 2011 la dott. Francesca Petrucciani.

A sostegno del ricorso è stato rimarcata la non appartenenza del bene al patrimonio indisponibile del Comune di San Severo “in quanto non destinato a scopi di interesse generale”, e non essendo mai appartenuto al Partito Fascista, al quale era stato solo ceduto in uso, oltre ad omessa comunicazione di avvio del procedimento e il difetto di motivazione del provvedimento impugnato.

Il Tar osserva come nel provvedimento impugnato si affermi che il Comune di San Severo sia proprietario del palazzo in questione per acquisto intervenuto nel 1919 per atto notarile, e che lo stabile rientrerebbe nel patrimonio indisponibile del Comune ex art. 826 c.c. “in ragione della originaria destinazione ed anche in virtù di quanto disposto dall’art. 38 del Decreto Legislativo Luogotenenziale 27.7.1944 n. 159”; “considerato che né dal provvedimento impugnato, né dagli atti depositati risulta l’originaria destinazione dell’immobile in oggetto, mentre, con riferimento al decreto luogotenenziale citato, lo stesso prescrive la devoluzione allo Stato dei beni del cessato partito fascista, mentre l’immobile in questione, come evidenziato nello stesso provvedimento, apparteneva fin dal 1919 al Comune per acquisto per atto notarile”. Da qui, “secondo il Tar, “deve ritenersi che il bene in questione rientri nel patrimonio disponibile del Comune di San Severo, con conseguente difetto di giurisdizione del Tribunale in ordine alle controversie relative all’occupazione senza titolo del bene, devolute alla giurisdizione del giudice ordinario”.

Da qui il ricorso dichiarato inammissibile per il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sulla controversia, e che in base ai principi affermati dalla Corte costituzionale (cfr. sentenza n. 77 del 2007), dalle Sezioni Unite (cfr. sentenza n. 4109/2007) e dal Consiglio di Stato (VI n. 3801/2007), ed oggi trasposti nell’art. 11 c.p.a., alla dichiarazione di difetto di giurisdizione può seguire ad iniziativa di parte il prosieguo della controversia avanti al giudice ordinario, con salvezza degli effetti sostanziali e processuali della domanda, e a tal fine le parti hanno l’onere di riassumere il giudizio dinanzi al giudice competente; tale regola è stata ora recepita dal legislatore che, con l’art. 11 c.p.a., rubricato “Decisione delle questioni di giurisdizione”, ha previsto che “Il giudice amministrativo, quando declina la propria giurisdizione, indica, se esistente, il giudice nazionale che ne è fornito”.

“Quando la giurisdizione è declinata dal giudice amministrativo in favore di altro giudice nazionale o viceversa, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, sono fatti salvi gli effetti processuali e sostanziali della domanda se il processo è riproposto innanzi al giudice indicato nella pronuncia che declina la giurisdizione, entro il termine perentorio di tre mesi dal suo passaggio in giudicato”.

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