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Foggia, Anfiteatro Mediterraneo, il mistero del furto taciuto

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Sbarrato. Il lucchetto che serra l'ingresso dell'Anfiteatro (Ph: Piero Ferrante, St)

Foggia – SARA’ che il caldo non ne dà la percezione definitiva, ma il calendario lo ammette senza possibilità di controbilanciamenti inversi: l’estate è agli sgoccioli. Ed è la seconda stagione di fila che Foggia saluta orfana del suo spazio concerti, il Teatro Mediterraneo. Scandalo che fa il paio, tanto per rimanere in tema, con la sbandierata e mai avvenuta riapertura del Giordano, il terno con i lavori infiniti della Cattedrale e quelli incerti della Chiesa dei Morti, la quaterna con la piscina olimpionica danneggiata, la cinquina con il mercato al chiuso di Piazza Padre Pio. Tutti insieme, inseriti nel tombolone con il lustro di silenzio su Museo Civico e Palazzetto dell’Arte (poi riaperti), sui lavori di recupero mai partiti dell’ex Gil di Via Matteotti (murata) e l’abbandono di Pantanella, pattinodromo e palestre varie ed eventuali.

LA STORIA – Resta il fatto che, quella del Mediterraneo, è una delle ferite peggiori per l’assetto culturale del capoluogo dauno. Realizzato a puntate (verosimilmente in area archeologica) ed inaugurato nel 1995, l’anfiteatro, ubicato fra Viale Fortore e Via Galliani (qui l’ingresso, con tanto di biglietteria), può accogliere fino a 3150 spettatori, ripartiti fra platea (700 poltroncine) e gradinate.

SPAZIO GIOVANI – Per diverso tempo, successivamente alla sua inaugurazione, la struttura pareva il frutto acerbo del solito costruisci-e-fuggi. Ci volle del tempo prima che iniziassero le manifestazioni. Prima fra tutti, nel 1997, la discreta Spazio Giovani, rassegna canora settembrina, durata una decina d’anni e poi miseramente caduta nel dimenticatoio con il canto del cigno del 2007, che, bandendo la gara e surclassandola a semplice esibizione, si consumò nel centro storico. Erano i prodromi di una progettazione depauperata da Assessori come papi stranieri e amministrazioni confuse sull’idea di risparmio economico.

Al Mediterraneo sbarcarono così i grandi nomi del proscenio nazionale ed internazionale. Autori di teatro d’impatto come Giorgio Albertazzi e Gigi Proietti. Cantanti e gruppi di grido come Claudio Baglioni e Massimo Ranieri, Amii Stuart e Antonello Venditti, Cesaria Evola e Yousson ‘Ndour. E poi i Marlene Kuntz e la Premiata Forneria Marconi. Si esibiscono finanche i Toti e Tata degli esordi.

2009, ANNUS HORRIBILIS – E’ nel 2009 che l’incantesimo si rompe. Per due volte viene rinviata la data dell’esibizione (bis) di Massimo Ranieri. Prima si parla di problemi organizzativi, poi di intoppi con il palco, infine, di “inagibilità della struttura del palco”. Il Teatro chiude per non riaprire più. L’estate, comunque, è stata tutto sommato discreta. E’ stato, quello, l’anno dei Marlene Kuntz e della Pfm, entrambi concerti da sold out, specie il secondo.

LA CHIUSURA, I LAVORI – I lavori ebbero inizio quasi subito. Nel giro di meno di un anno vennero apportate importanti modifiche alla struttura. Fu adeguato l’impianto elettrico, impermeabilizzata la struttura e sostituite le poltroncine della platea, ritenute non a norma. Neppure il tempo di giore degli adattamenti che, nella notte fra 25 e 26 maggio dell’anno passato, giunse una nuova mazzata. Ignoti si intrufolarono all’interno della struttura e portarono via mobili, computer, infissi e vario materiale custodito all’interno. La notizia non riuscì ad essere contenuta all’interno dei filtri di Palzzo e strabordò in Città. L’allora Assessore Rocco Laricchiuta, che si era speso per il rilancio del Mediterraneo, patì il colpo e fu chiuso nell’angolo. A quel punto, la città si ritrovò, a pochi mesi da un nuovo calendario estivo, senza soldi per progettare e senza neppure uno spazio urbano decente per accogliere le manifestazioni canore.

L'interno del Teatro (P.F. St)

IL FURTO BIS – L’eco si placò e ciò consentì di passare sotto silenzio il discorso in merito alla competenza della gestione della vigilanza, su come mai esistano un gabbiotto (per giunta anche sin troppo appariscente) ed un citofono che ne identifichino la presenza e perché non risponda mai anima viva, a qualsiasi ora del giorno. “Non c’è nessuno da almeno un paio d’anni”, assicura a Stato un dipendente comunale al corrente dei fatti. Il che significa via libera per i sacchegggi. Già, perchè, dopo quello dell’anno scorso, di furto all’Anfiteatro ce n’è stato un secondo, questa volta – in barba ai continui trainig autogeni del sindaco e dell’amministrazione sulla necessità di “comunicare ed informare” – passato sotto silenzio e databile alla metà di giugno(tre mesi fa, dunque). Precisamente – si fa per dire-, si legge in un documento di Palazzo di Città (è una determina in cui si liquida un consulente), “fra il 17 ed il 20 giugno 2011”. I malviventi portarono via tutto quanto era avanzato dall’anno precedente, ovvero i cavi elettrici, compresi quelli di grosso diametro. Il furto, chiaremente, comportò il danneggiamento degli impianti elettrici coinvolti, il Comune sporse denuncia in Questura e affidò ad una ditta foggiana (di proprietà di Luigi Ficelo) la messa a posto del danno. Occhio non vede, cuore non duole. Ma portafogli duole, eccome. Gli aggiustamenti su una struttura la cui utlità ancora non è del tutto chiarita furono nell’ordine di 12 mila euro (soldi con cui si potrebbe assicurare lo stipendio di svariati Vigili Urbani o garantire il funzionamento dei mezzi di raccolta della spazzatura, tanto per dirne un paio), dei quali oltre 9 mila di materiali e realizzazione dei lavori.

LAVORI, FASE DUE – Ed i lavori, in effetti, sono andati a buon fine. Tolta la disastrosa condizione della biglietteria (i cui vetri sono letteralmente stati frantumati da decine di sanpietrini), sbirciando all’interno del Mediterraneo, la struttura sembra godere di buona (non ottima) salute. Cosa che ci confermano anche a Palzzo di Città. Aggiustate e rimontate, a norma, le poltroncine della platea (ne manca qualcuna), terminato l’impianto elettrico, ultimata l’impermeabilizzazione e finanche insediati i cestini per la raccolta differenziata, non resta che rimetterla in funzione. Se non lo si fa è per mancanza di fondi e di idee. Che, eventualmente, compagnie, gruppi e associazioni della città potrebbero anche fornire.

La biglietteria dell'anfiteatro (St)

GADD – Un’ipotesi simile, ad esempio, è stata posta, come interrogativo, dal gruppo foggiano degli Amici della Domenica. Il Gadd, lo scorso 10 agosto, si lanciò in una sortita estiva nei locali della piscina olimpionica, e squarciò, per qualche settimana, anche il velo di silenzio che ottenebrava il Mediterraneo. Hanno scattato foto e realizzato un piccolo ed essenziale dossier. Poche pagine visrtuali in cui, accanto ad una ricca galleria di scempi, hanno posto quesiti mirati. “Si può ipotizzare – si è domandato il sodalizio Presieduto da Cesare Rizzi – una sorta di adozione del Teatro? Affidare la gestione, cura e manutenzione ad un gruppo di professionisti con comprovate capacita Imprenditoriali/Artistiche? Si può ipotizzare una compartecipazione del Comune alle attività ed agli introiti del Teatro?” La situazione economica di Corso Garibaldi lascia pensare che di passi avanti non ce ne saranno. Tanto più perché, se un errore è compiuto dal Gadd, sta nell’attribuire al recupero dell’anfiteatro parte di un lauto finanziamento giunto a Foggia nell’ambito del progetto di Bollenti Spiriti ed invece finalizzato alla piscina e all’anfiteatro (qui nasce il qui pro quo) sito in Parco San Felice. Soldi di cui, per giunta, si è persa memoria. E traccia.

p.ferrante@statoquotidiano.it



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Commenti

  • se vi posso dare un consiglio abbattete tutto vendete il materiale rimasto e fate una bella piazza e chiamatela piazza mediterranea.

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