Il ponte sullo Stretto. A chi serve veramente?

di Agostino del Vecchio
Pubblicato il 15 ottobre, 2009

pontestrettoRoma – NEL corso del suo intervento alla conferenza di presentazione dei piani di sviluppo di Malpensa e Fiumicino tenutasi ieri, mercoledì 15 ottobre,  a Villa Madama, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha annunciato ufficialmente: “A dicembre-gennaio cominceremo a realizzare un’altra importante costruzione per la Sicilia, una regione che dobbiamo rendere italiana al cento per cento. Mi riferisco al ponte sullo Stretto di Messina”.

Solerte la replica dell’opposizione: “Le dichiarazioni di oggi del presidente del Consiglio sono l’ennesima dimostrazione della sua incredibile faccia tosta – ha commentato il responsabile Infrastrutture del Pd, Andrea Martella - Come si fa a sostenere la necessità che sulle Infrastrutture l’Italia ’si svegli da un lungo sonno’, proprio nel giorno in cui l’Associazione nazionale costruttori denuncia un taglio di 2 milioni e mezzo di euro ai fondi per le infrastrutture?”.”E’ un grande bluff – ha detto invece  Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd – Investire un’abnorme quantità di denaro pubblico in un’opera faraonica e di dubbia utilità come il Ponte sullo Stretto è uno sfregio nei confronti dei cittadini del Sud di Italia che hanno ben altre priorità”.

Riparte la costruzione del Ponte sullo Stretto, che il governo Prodi aveva bloccato

Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica presieduto dal premier Silvio Berlusconi approva un pacchetto di opere per un ammontare complessivo di 17,8 mld di euro. Di cui 1,2 mld sono destinati all’edilizia scolastica e carceraria e il resto, 16,6 mld, per grandi infrastrutture. Lo stanziamento per il ponte è di 1,3 mld di euro, come ha confermato Miccichè a fine Cdm: “Ci sono i soldi per il Ponte” Il costo totale del ponte tra Scilla e Cariddi dovrebbe essere di circa 6 mld di euro. Strano però non trovare nessuno che abbia evidenziato una cosa abbastanza semplice ed elementare. Il costo del ponte sullo stretto è già lievitato quasi del 85% rispetto al primo preventivo. Si è infatti passati da 3.9 miliardi di euro a circa 6.

Storia di un’opera “impossibile”

vignetta-scheggedivetroL’idea di collegare in modo stabile la Sicilia al Continente parte molto da lontano. Ci pensarono per primi  i Romani che, secondo Plinio il Vecchio (251 a.C.), riuscirono nella costruzione, voluta dal console Lucio Cecilio Metello, di un ponte fatto di barche e botti per trasbordare dalla Sicilia 140 elefanti catturati ai cartaginesi e  a far transitare le truppe su un ponte di barche e botti. Il business del ponte ha origine, nel 1971 con una legge specifica e nel 1981 viene costituita la società concessionaria la Stretto di Messina S.p.A.

Nel 2003 è stato ulteriormente ultimato il progetto preliminare, esito finale di oltre vent’anni di studi e di ricerche specifiche portate avanti dalla Stretto di Messina S.p.A., che sarà messo in gara per l’appalto. Nell’ottobre 2005, durante il governo Berlusconi, l’Associazione Temporane di Imprese Eurolink S.C.p.A., capeggiata da Impregilo S.p.A. vince la gara d’appalto come contraente generale per la costruzione del ponte con un’offerta di 3,88 miliardi di euro, anche se studi di settore valutano elevato l’impatto ambientale.

Il 4 novembre dello stesso anno, la Direzione investigativa antimafia mette a conoscenza il Parlamento che Cosa nostra tenta di interferire sulla realizzazione del ponte e che è stata avviata un’inchiesta.[5]

Il 27 marzo 2006 Impregilo S.p.A. firma ufficialmente il contratto per la progettazione finale, realizzazione e gestione del viadotto. Si susseguono le firme delle altre ditte, però, con l’ascesa al potere di Romano Prodi il 10 aprile, pochi giorni dopo le firme, tutto si ferma nuovamente.

Nelle elezioni politiche del 2008 Silvio Berlusconi (succeduto ad aprile a Prodi) promette che riprenderà il progetto di costruzione del ponte.  Nel 2007 il governo Prodi avrebbe deciso di ritirare l’appalto e annullare il contratto con la Impregilo, offrendosi volontario nel pagare una salatissima penale  di oltre 500 milioni di euro, ma l’allora Ministro dei Trasporti Antonio Di Pietro, votando contro l’allora maggioranza e con l’opposizione di centrodestra ha impedito questa mossa e di altresì accorpare la Società Stretto di Messina all’ANAS, riducendo il numero dei suoi dipendenti. Con questa mossa, spiega il Ministro Di Pietro, si evita il pagamento delle penali, per la mancata esecuzione dei lavori, alle società appaltanti; penali che sarebbero pagate qualora la Società Stretto di Messina chiudesse prima della realizzazione del ponte. Viene inoltre evitata la perdita di decenni di studi e progetti e la risoluzione dei contratti d’appalto, tutt’ora invece ancora validi.

A gennaio 2009 il Governo ha riconfermato il massimo impegno per realizzare quest’opera i cui lavori dovrebbero partire l’anno successivo cioè nel 2010 e concludersi dopo circa sei anni nel 2016.

Un’opera faraonica

pontestretto2Il progetto attuale dell’opera è stato già appaltato per un costo di circa 3,88 miliardi di Euro. Esso prevede il collegamento stabile tra Cannitello in Calabria e Ganzirri in Sicilia mediante la costruzione di un ponte sospeso con sei corsie di traffico stradale e due binari di traffico ferroviario di 3.666 m di lunghezza complessiva. La campata centrale del ponte misurerebbe 3.300 m e i due piloni alti  398 m (376 m s.l.m.) posti sulle sponde in una zona sismica supererebbero il record mondiale attuale di altezza detenuto dal Viadotto di Millau in Francia con 341 metri. Il progetto prevede che l’opera resista senza danni strutturali a sollecitazioni sismiche fino a magnitudo 7,1 (esattamente pari a quello del Terremoto di Messina del 1908). La capacità di smaltimento del traffico è stata calcolata in circa 6.000 – 9.000 automezzi all’ora e 200 treni al giorno.

I lavori per la costruzione del ponte includono, ovviamente, la realizzazione di collegamenti con le esistenti strutture viarie e ferroviarie, ovvero l’Autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Messina-Catania, la Messina-Palermo e la ferrovia ad Alta Capacità che dovrebbe collegare in futuro Napoli e Reggio C. con un prolungamento fino a Palermo. L’opera, se realizzata secondo il progetto attuale, supererebbe di gran lunga tutti i record mondiali per i ponti sospesi, infatti il record attuale (2008) per la maggiore luce libera scavalcata spetta al ponte sospeso a tre luci giapponese di Akashi-Kaikyo.

Favorevoli e Contrari

Le condizioni ambientali dello stretto, caratterizzate da fondali marini irregolari e  molto profondi (oltre i 100 m), da tumultuose correnti marine e da forti venti, in una zona ad elevata sismicità, hanno fatto sì che la costruzione del “ponte” sia sempre stata per l’ingegneria una sfida quasi impossibile.  Secondo quanto riportato Studio di Impatto Ambientale della SIGEIA (Società Italiana di Geologia Ambientale) illustrato nell’ambito della Conferenza stampa tenutasi a Roma il 19 febbraio 2003 ”In pratica sono in atto nella fascia costiera che borda l’Aspromonte, tra Scilla e Reggio Calabria ( dove avrebbe sede una “spalla” del Ponte) “deformazioni gravitative profonde di versante” (DGPV), grandi frane (alcune  innescate dai terremoti di elevata intensità del 1783 e del 1908) e faglie sismo genetiche. Per quanto riguarda il rischio sismico, il SIA si è basato, per i dati da impiegare nelle verifiche sismiche dell’opera di attraversamento, sul “terremoto di riferimento” del 28.12.1908 di Messina, con massima magnitudo stimata di 7,1 Richter. Ciò non appare sufficientemente cautelativo in quanto terremoti che si conoscono, occorsi in varie parti del mondo, hanno raggiunto una magnitudo misurata anche di 8,9.Lo Stretto si imposta lungo un sistema di faglie che svincola il blocco siciliano e quello calabrese, all’interno di una zona crostale tra le più dinamiche del mondo. Al di sotto di queste regioni, infatti, si realizza da milioni di anni l’incontro-scontro tra la placca africana e quella europea. Dati recenti sembrano indicare che la Sicilia si allontana dalla Calabria di 1 cm all’anno“.  Nonostante le oggettive difficoltà numerosi ingegneri si sono cimentati, soprattutto nella seconda metà del XX secolo, con questa sfida.

autostrada_anasUn altro fattore evidenziato dai detrattori di tale opera è l’incompletezza dei lavori di adeguamento della autostrada A3, Salerno-Reggio Calabria, soggetta a lavori di adeguamento alle normative di sicurezza, e limitata in alcuni tratti del suo tracciato ad una corsia per senso di marcia e a un limite di velocità di 60km/h; inoltre, a supporto della tesi delle infiltrazioni criminali all’interno dei progetti di questo tipo, parte dei cantieri è stata sottoposta a sequestro giudiziario. Il completamento di tali lavori è previsto per il 2011, e questi rappresentano attualmente la maggiore fonte di ostacolo per il transito stradale commerciale e turistico verso la Sicilia.

Per quanto concerne l’impatto ambientale nell’area, i favorevoli all’opera sottolineano l’inquinamento marino e ambientale prodotto dai traghetti che attraversano lo stretto che si eviterebbe con la costruzione del ponte. Il ponte sarebbe poi una maestosa opera d’arte, che darebbe prestigio all’Italia e sarebbe una

importante attrazione turistica. In realtà nel progetto del ponte sono già previste parecchie opere di riqualificazione delle infrastrutture nelle zone circostanti, ossia, dalla strada statale 106 Ionica, alla parte finale della Salerno-Reggio Calabria, con un occhio di riguardo alle autostrade siciliane. Stesso discorso dicasi per l’ambito ferroviario. I suoi detrattori si rifanno a valutazioni di impatto ambientale o negano la fattibilità tecnica del ponte. Molti detrattori la considerano inutile dal punto di vista economico, in particolare affermano che non si otterrebbero miglioramenti delle condizioni di trasporto merci e passeggeri da sud a nord in quanto le infrastrutture viarie della zona in atto sono estremamente carenti e recenti studi hanno indicato che il trasporto merci via mare verso i porti della Liguria risulta vantaggioso sotto molteplici aspetti.

L’infiltrazione di Cosa Nostra

cosanostraDurante il Governo Berlusconi II nacque il progetto di realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina. La DIA nell’aprile 2005 annuncia il primo tentativo, quindi sventato, da parte di ‘Ndrangheta e Cosa Nostra di entrare nei lavori di costruzione di quest’opera.

Sarebbe dovuto avvenire tramite Vito Rizzuto, boss di Montreal che nella sua organizzazione ha esponenti di entrambe le organizzazioni e quindi i contatti per potersi accordare nella gestione dell’opera.

Nel 2002 l’ingegnere Giuseppe Zappia legato a Rizzuto crea la Zappia International società fantasma per partecipare alle gare per la costruzione del ponte nell’ottobre del 2004 ma solamente per mettersi in contatto con le altre ditte e offrire il denaro di Vito Rizzuto.

4 novembre 2005

La Direzione investigativa antimafia nella relazione semestrale al Parlamento denuncia che «Cosa nostra tende a rafforzare la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere d’interesse strategico nazionale, quale, ad esempio, il ponte sullo Stretto di Messina». Per questo la DIA è impegnata «a rendere ancora più incisiva la rete dei controlli di natura preventiva sulle cosiddette Grandi opere».

«Le difficoltà nel ricomporre integralmente i contrasti interni non sono d’impedimento al prosieguo dell’opera di contaminazione dell’ambiente economico ed imprenditoriale da parte di Cosa nostra». Infatti l’infiltrazione nel sistema degli appalti pubblici «rappresentano un momento di grande interesse per le cosche attive in Sicilia e in altre zone del Paese». Le ingenti risorse in gioco, circa 4,6 miliardi di euro, spingono la mafia «ad affidare ruoli di responsabilità a uomini d’onore dotati di cultura multidisciplinare, professionisti preparati e competenti».

È da ricordare che una volta firmato il contratto, nel caso che il progetto si arenasse per problemi economici o giudiziari, lo Stato dovrebbe pagare una penale del 10% pari a 460 milioni di euro, una cifra impressionante. La prima donna capo del clan mafioso di Partinico, Giusy Vitale, ora collaboratrice di giustizia, rilascia dichiarazioni shock ad una trasmissione radiofonica svelando quanto ipotizzato e temuto. In caso di costruzione del Ponte sullo Stretto, la Mafia sarà pronta ad approfittarne. “Tra Cosa nostra e i calabresi – rivela – ci sono già stati contatti in vista dell’ipotesi della costruzione del ponte sullo Stretto. I miei fratelli (Vito e Leonardo, in carcere ndr) avevano già accordi con la ‘ndrangheta per armi e droga”.

La Vitale ha spiegato che la Mafia non si lascerebbe mai scappare un’opportunità “così ghiotta” ed i suoi tentacoli sanno bene come estendersi fino ad arrivare ai luoghi più impensati e ai cantieri più blindati.

centrocommerciale-fgDAL centro commerciale di Villabate al ben più lucroso affare del ponte sullo Stretto. Per la realizzazione dell’opera è stato al momento individuato solo il general contractor, Impregilo, ma per i subappalti le cosche si stanno già attrezzando. La “famiglia” mafiosa di Villabate si era messa in moto già l’estate scorsa. A rivelarlo ai sostituti procuratori Maurizio de Lucia, Nino Di Matteo e Michele Prestipino, alla presenza del gip Pasqua Seminara, è stato Vincenzo Alfano, costruttore trapiantato in Emilia Romagna e finito in carcere nell’ultimo blitz con l’accusa di associazione mafiosa perché ritenuto prestanome a tutti gli effetti dei boss di Villabate. Ai magistrati Alfano ha confermato quanto pochi giorni prima aveva detto il pentito Francesco Campanella in un verbale ancora coperto da segreto istruttorio: «Campanella mi chiamò e mi disse di tenermi pronto e di cominciare a muovermi per i subappalti e i lavori di fornitura per la realizzazione del ponte sullo Stretto».

A entrare nel grande cantiere del ponte avrebbe dovuto essere la Cga costruzioni di Vincenzo Alfano, imprenditore che i magistrati definiscono «a totale disposizione della famiglia di Villabate per appalti pubblici e per il reinvestimento dei capitali illeciti». Come quelli che provenivano dalle sale Bingo e dai centri scommesse gestiti dalla Enterprise. Grande amico di Campanella e di Mario Cusimano, il costruttore è stato incastrato proprio dalle dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia. Che lo hanno descritto come uomo di strettissima fiducia di Nino e Nicola Mandala. Era lui, assieme al fratello Benedetto, l’uomo che aveva procurato a Nicola Mandala l’affare della fattoria in Venezuela da acquistare per trascorrere con

Ignazio Fontana una latitanza dorata, ed era lui ad aver procurato la carta di identità di un ignaro dipendente della sua ditta che Mandala avrebbe potuto utilizzare per i suoi acquisti. Già socio del deputato regionale Giuseppe Acanto nell’azienda di arredi da bagno Eurobarren, Alfano si era poi trasferito nel Modenese, dove la sua impresa aveva reinvestito in villette a schiera i soldi della cosca.

Nei suoi cantieri lavoravano solo villabatesi, ma aveva trovato posto anche il figlio del grande consigliori di Provenzano, Ciccio Pastoia, braccio economico del boss, suicida in carcere nel gennaio del 2005, subito dopo l’arresto. Proprio Pastoia sarebbe stato la testa di ponte dei fedelissimi di Provenzano per arrivare ai grandi appalti, dal ponte sullo Stretto al passante ferroviario di Palermo, circostanza questa emersa la scorsa settimana al processo per l’omicidio dell’imprenditore Salvatore Geraci.

(immagini d’archivio- fine)

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