Manfredonia

Gas, aumento 10% canone ma con ricavi in favore “fasce deboli”

Di:

Palazzo Sa

Manfredonia, entrata Palazzo San Domenico, sede Comune (archivio - luigi.altervista - statoquotidiano)

Manfredonia – CON recente atto, la Giunta ha richiesto alla Mediterranea Energia S.c.r.l. l’applicazione di una aliquota pari al 10% del vincolo sui ricavi di distribuzione con decorrenza dal 01/01/2008 a tutto l’anno 2012 e fino a nuovo affidamento, con destinazione prioritaria delle risorse derivanti dal canone alla “tutela delle fasce deboli di utenti”. Questo in adeguamento della precedente concessione.

L’affidamento. In precedenza, con contratto n. 2681 Rep. del 9-8-1983 veniva affidato al Consorzio tra Cooperative (Conscoop) l’appalto per la realizzazione e la gestione dell’impianto comunale per la distribuzione del gas metano a Manfredonia, per una durata di 15 anni dal “primo anno di esercizio completo dell’impianto”.

Con contratto del 28.06.2000 veniva sottoscritta con il Gestore convenzionato Conscoop di Forlì una modifica alla convenzione della ripetuta gestione che prevedeva l’estensione della durata della convenzione (art. 3 comma 1) da quindici a venti anni con scadenza, quindi, al 31.12.2007. In base ad altre normative, la scadenza della convenzione, già fissata al 31.12.2007 veniva automaticamente prorogata al 21.06.2012.

Con delibera di Giunta n. 406/2007 – per effetto di quanto stabilito dall’art. 23 comma 4 della L.23.02.2006 n.51 in questione – il contratto di Concessione dell’impianto di distribuzione del gas cittadino doveva intendersi prorogato fino al 31.12.2012, “alle medesime condizioni e modalità nello stesso previste, ad eccezione del canone annuale che veniva elevato ad € 500.000,00 con decorrenza dal 01.01.2007, previa sottoscrizione, per accettazione e conferma, di specifico atto integrativo alla convenzione da parte del concessionario Conscoop”.

A seguito di ricorso presentato dalla ditta Pitta Costruzioni S.p.A., contro l’atto di G.C.n.406-08.2007, il T.A.R. per la Puglia — Bari con sentenza n. 01060/2008, nel respingere il ricorso in argomento, stabiliva che la scadenza prevista nel sopraindicato atto deliberativo andava correttamente fissata al 21.06.2012 e non al 31.12.2012 e ciò in quanto il dodicesimo anno dI proroga decorreva dall’entrata in vigore del D.Lgs. 164/2000 (21.06.2000). Con delibera 46-4/0 /2009, la Giunta Comunale prendeva atto dell’avvenuto conferimento del ramo d’azienda del Conscoop (Consorzio fra Cooperative di produzione e lavoro) alla Mediterranea Energia S.c.r.l. e, conseguentemente, a decorrere dal 3/11/2008 ogni rapporto attivo e passivo, riconducibile ai contratti del 9/08/1983 n. 2681, 26/06/2000 n. 4320 e del 9/07/2008 n. 7044, doveva intendersi direttamente imputabile alla Mediterranea Energia S.c.r.l., di cui il socio Conscoop detiene il 99% del capitale sociale, con ogni ulteriore conseguenza di legge.

Con deliberazione di C.C. n. 74 del 18.11.2010 venivano definiti appositi indirizzi in materia di procedura competitiva per la concessione del servizio pubblico locale di distribuzione del gas naturale; con D.G.C. n.11-13.01.2011 venivano approvati gli atti inerenti la procedura competitiva per la concessione del servizio pubblico di distribuzione del gas naturale nel territorio comunale, demandando al Dirigente del Settore competente i successivi adempimenti


Dunque, con determinazione del Dirigente del 6° Settore, nonché R.U.P., n. 17 del 14.01.2011, veniva indetta la gara ad evidenza pubblica, ristretta e poi negoziata, previa manifestazione di interesse, settori speciali, per l’affidamento in concessione del servizio pubblico locale, approvando il bando di gara, il disciplinare di gara, il contratto di concessione del servizio, assorbente il contratto di servizio, e il contratto di concessione amministrativa per l’accesso alle infrastrutture.

Ora, dato che il contratto di Con­cessione del servizio pubblico di distribuzione del gas naturale nel territorio comunale è stato prorogato fino alla conclusione della procedura di gara, alle medesime condizioni e modalità nello stesso previste, per “favorire” l’esercizio in forma aggregata del servizio pubblico della distribuzione del gas naturale, l’art. 46 bis del D.L. 1° ottobre 2007, n. 159 ha delegato il Governo, e per esso il Ministro dello Sviluppo Economico e il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali, ad emanare due distinti decreti, un primo finalizzato a stabilire «i criteri di gara e di valutazione dell’offerta per l’affidamento del servizio di distribuzione di gas», ed un secondo destinato a determinare «gli ambiti territoriali minimi per lo svolgimento delle gare per l’affidamento del servizio», nonché «misure per l’incentivazione delle relative operazioni di aggregazione»-

Dopo alcune proroghe del termine fissato originariamente per l’adozione dei provvedimenti delegati, il secondo dei due decreti è stato pubblicato sulla GU del 31 marzo 2011, e poi integrato con provvedimento pubblicato sulla GURI del 28 ottobre 2011, sicché risultano ormai definiti e perimetrati i 177 ambiti territoriali minimi, per i quali occorrerà procedere alle gare per l’affidamento del servizio su base d’ambito.

Nelle more del completamento della regolamentazione del citato si è disposto che le gare per l’affidamento del servizio di distribuzione gas debbono essere effettuate solo sulla base degli ambiti come definiti dai decreti sopra ricordati, inibendo così ai Comuni di procedere all’effettuazione di gare su basi territoriali diverse da quelle d’ambito.

In seguito altra normativa, nel disporre la delega per la definizione degli Ambiti Territoriali Minimi (ATEM), ha altresì previsto che i comuni interessati dalle nuove gare possono incrementare il canone delle concessioni di distribuzione, solo ove minore e fino al nuovo affidamento, fino al 10 per cento del vincolo sui ricavi di distribuzione di cui alla delibera dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas n.237-28.12.2000 (..).

Ora dato che il Comune non ha assegnato una nuova concessione successivamente all’entrata in vigore della legge 29 novembre 2007, n. 222 ed ha in corso la nuova gara per l’affidamento del servizio di distribuzione gas, l’Ente , fino al nuovo affidamento, ha la facoltà di incrementare il canone della concessione di distribuzione gas, utilizzando tale incremento per interventi a sostegno delle fasce più deboli della cittadinanza, finalizzati al pagamento di parte della fornitura di gas metano.

Da qui è stato richiesto, con decorrenza dal 1° gennaio 2008, l’aumento del canone fino alla misura massima consentita, pari al 10% del Vincolo Ricavi Distribuzione.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Commette il reato di violenza privata il marito che “caccia” il coniuge di casa!

    Da oggi niente più “sceneggiate napoletane”, con scarpe e vestiti che volano dalla finestra attirando l’attenzione di tutto il vicinato. Cacciare il coniuge da casa è un reato: si dovrà convivere anche se l’amore dovesse improvvisamente sfociare in odio e ripulsa.
    In breve, la trama della “Guerra dei Roses“, il celebre film con Michael Douglas e Kathleen Turner, dove marito e moglie diventano nemici giurati, ma nessuno dei due intende lasciare la casa all’altro, potrebbe presto diventare una frequente realtà in tanti conflitti familiari del nostro Belpaese.

    La Quinta sezione penale della Cassazione ha emesso, in data 15 ottobre 2012 , la sentenza n. 40383 nei confronti di un 51enne di Palermo, confermando la condanna già inflittagli dalla Corte d’Appello di Palermo, riconoscendo nella sua condotta i reati di “lesioni personali, danneggiamento, ingiuria e violenza privata ai danni della moglie”. Quest’ultimo capo d’accusa era emerso proprio in seguito all’allontanamento forzato della consorte dall’ormai ex dimora coniugale.

    A nulla, agli occhi della Cassazione, è servita la giustificazione dell’imputato di Palermo, che aveva cercato di convincere la Corte di non aver costretto la moglie a non entrare in casa. Secondo la sua visione dei fatti, la moglie era semplicemente tornata a vivere coi propri genitori.

    Ciò avrebbe spiegato, secondo la difesa, l’appropriazione della casa da parte del marito, che non aveva agito “con le buone o le cattive” secondo uno scopo preciso, ma semplicemente vi era stato lasciato in solitudine.

    Ma la Cassazione è stata irremovibile nel sottolineare come “la donna, anche se temporaneamente trasferitasi presso i genitori, aveva il diritto di tornare, né il marito poteva escluderla dalla casa coniugale”
    Nonostante la passione possa sfiorire, dunque, e anche se l’amore finisse per tramutarsi in odio viscerale, i due litiganti saranno costretti a rimanere sotto lo stesso tetto, finché il giudice non interverrà disponendo in maniera diversa.

    Una sentenza che, a prima vista, potrebbe teoricamente favorire inattese riconciliazioni tra coppie ormai prossime alla separazione, ma che, ripensando al finale della “Guerra dei Roses”, potrebbe avere conseguenze a dir poco nefaste!
    Foggia, 15 ottobre 2012 Avv. Eugenio Gargiulo


  • matteo

    ancora aumenti?
    toglietevi i vostri stipendi e le vostre indennità


  • stufo

    come si fa a vedere se sono fasce deboli……come al solito l’ennesima cazzata ….ahahhaah mi fanno ridere queste cose…iet a zappe a ter


  • lince

    Adesso tutti gli interventi per i “Pseudo deboli” !!! Ma fate RIDERE , RIDERE, RIDERE. Tornate a fare il vs lavoro! Per chi ha mai lavorato.Forse solo i ………. a Manfredonia hanno il sostegno : VEDI TUTTI I DE………CHE LAVORANO CON LE COOP…


  • un cittadino come tanti.

    vorrei proprio vedere se sti soldi vengono dati alle fasce piu’ deboli…. non è giusto… questi soldi li dovrebbe dare lo stato ho meglio quei politici che percepiscono stipendi d’oro senza lavorare…. ho far nulla per il nostro paese….. continuiamo così,se esistono le fasce deboli è per colpa di queste persone che pensano solo a loro…. a percepire stipendi d’oro senza far niente…. perchè non vengono dimezzati gli stipendi di questi signori… ma dico dimezzare nel senso che la meta’ di questi soldi vadano alle fasce deboli, tanto questi soldi sono sempre i nostri…. ma purtroppo l’italia è questa qui…..


  • a sciabchell

    ma quando si dimettono tutti dal palazzo?

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