Editoriali

Le elezioni e le regole del gioco

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Il presidente della Repubblica Napolitano (st)

NAPOLITANO (che non ci dorme la notte) e i partiti vogliono cambiare in corsa le regole del gioco elettorale, un attimo prima della fine della legislatura dopo aver ignorato la questione dal 2006. Quando scappa, scappa. Gli obiettivi, palesi, sono due. Evitare che il MoVimento 5 Stelle, in caso di vittoria, vada al Governo grazie all’attuale premio di maggioranza. Replicare un Monti bis con i partiti a far da coro delle voci bianche, castrati di qualunque potere, ma in grado di mantenere tutti i privilegi e le protezioni della casta. I parlamentari a premere pulsanti in Parlamento per approvare la volontà della BCE (sempre sia lodata) e “cedere quote di sovranità nazionale all’Europa per crescere” (Napolitano dixit), svuotando l’Italia come una larva.

Questo comportamento è condannato dal Consiglio di Stato europeo. Nel documento di “Codice di buona condotta” rilasciato a Strasburgo il 23 maggio 2003, la Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto ha sancito per quanto attiene livelli normativi e stabilità del diritto elettorale, al punto 2b, che “gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria”.

Lo scopo della regola è chiarito dagli articoli 63, 64 e 65 del “Rapporto esplicativo” delle “Linee guida” del Codice: “La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia. Infatti, se le norme cambiano spesso, l’elettore può essere disorientato a tal punto che potrebbe pensare che il diritto elettorale sia uno strumento manovrato a proprio beneficio da chi detiene il potere, e che il voto dell’elettore non è di conseguenza l’elemento che decide il risultato dello scrutinio. E’ opportuno evitare le manipolazioni in favore del partito al potere ed una revisione che interviene poco prima dello scrutinio (meno di un anno). Questa apparirà in tal caso come legata ad interessi di partito“. Inoltre, se venisse sciaguratamente approvata la legge elettorale poco prima delle elezioni, l’Italia subirebbe sicuramente una grave condanna dalla UE, come successo recentemente alla Bulgaria per lo stesso motivo. La Costituzione dovrebbe prevedere in futuro che ogni variazione della legge elettorale sia soggetta a referendum, non agli interessi dei partiti. Ci vediamo (comunque) in Parlamento. Sarà un piacere.

(Ps: si ringrazia Marino Mastrangeli per la segnalazione nel Forum del M5S)

(A cura di Beppe Grillo,leader Movimento 5 stelle)



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