Politica

Michele Salatto a Bersani: con Renzi ho rivisto il sorriso

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Gianni Mongelli, Michele Salatto (archivio)

Foggia – “CREDO che il nostro Partito, adesso, e in prospettiva, vale a dire prima delle prossime elezioni politiche e del congresso, abbia seriamente bisogno di una ri-scossa democratica, che solo primarie realmente libere e democratiche possono garantire. Senza timori di influenze di mondi estranei al centrosinistra e senza strumentalizzazioni funzionali alla demonizzazione o demolizione dell’avversario”. Lo scrive in una lettera aperta al Segretario Nazionale del Partito Democratico Pierluigi Bersani il Responsabile del Dipartimento di sviluppo economico del PD provinciale, Responsabile del Dipartimento di Sviluppo e Assetto del Territorio del PD di Foggia e Membro della Direzione del PD di Foggia Michele Salatto.

“Caro Segretario, chi ti scrive è iscritto ad PD sin dal momento della sua fondazione, militando già da qualche anno nelle
fila dei DS. Ho avuto quindi modo di apprezzare il tuo impegno sia come Ministro del governo Prodi, sia come Segretario del Partito. Nessun dubbio mi ha trattenuto quando si trattò di votarti e farti votare nel corso delle primarie che ti hanno visto vincente e, successivamente, guida per il Pd. Apprezzo ora il tuo anti-leaderismo. La tua capacità naturale di apparire diverso dai modelli che il mondo della comunicazione, in particolare quella televisiva, ci ha imposto negli ultimi anni, è il primo manifesto del “non siamo tutti uguali” che, oggi più di ieri, può segnare la differenza tra la buona e la cattiva politica e richiamare le forze politiche alle loro responsabilità di guida e governo del Paese. In breve, non abbiamo bisogno di traversare mari e di sciacquarci i panni in qualsivoglia fiume”.


“E vengo qui a condividere con te alcune riflessioni per le quali ti scrivo. Il prossimo appuntamento delle primarie interessa il nostro Partito, a mio giudizio, più che la coalizione di Centrosinistra. La scelta dell’Assemblea di modificare l’Art. 18 dello Statuto e le decisioni di ritirare emendamenti costrittivi, denotano la liberale e democratica impostazione che segna il tuo impegno. E sono pienamente in accordo con te, quando dici che da questo appuntamento il Partito non può uscirne che rafforzato. Il problema è il resto. Il problema è lo schieramento compatto di tutte le anime correntizie, ivi comprese quelle che ti hanno in passato aspramente criticato, a manifesto di un “istinto di sopravvivenza” contro l’intenzione rottamatrice.

“Il problema è il dazio in termini di coerenza politica e programmatica che si dovrà pagare nel nome di tutta questa apparente solidità e come potremo noi renderne conto ad un elettorato che si fa sempre più attento, esigente e consapevole. Il problema si chiama Legge elettorale. Non comprendo la scelta di dichiararsi contro le preferenze, in nome di non meglio definiti collegi per il superamento dell’attuale “Porcellum”, che di fatto annulla il diritto alla scelta del candidato e che da sempre abbiamo per questo avversato, se non nella logica di una anacronistica e improduttiva “conservazione della specie”. Finanche assurda, se si ipotizzano le conseguenze valutando l’attuale scenario parlamentare, fatto di nomi della qualità di Razzi, Scilipoti, Dell’Utri, …, cui indirettamente NOI garantiremmo sopravvivenza. E non da ultimo sulla scelta di candidati che, in alcuni casi, non hanno mai rischiato il confronto con il territorio, e che con esso hanno un legame a dir poco latente. Non siamo tantomeno disposti a credere all’idea falsificatoria e fuorviante che siano state e possano continuare ad essere, le preferenze a generare i vari Fiorito e Zambetti, frutto piuttosto di automatismi de-generativi della cattiva politica che hanno trovato nei coni d’ombra di una frettolosa quanto lacunosa revisione del Titolo V condizioni favorevoli alla loro incontrastata e silente riproduzione.


I comunicati di alcuni nostri Dirigenti allarmano militanti e iscritti, sul rischio di eventuali contaminazione del voto da parte di un elettorato estraneo al centrosinistra. Credo che l’allargamento della base elettorale non sia affatto un rischio per il nostro partito, al contrario credo che esso
rappresenti una opportunità. Le primarie una sfida.

Abbattere il recinto dell’autoreferenzialità, riprendere il dialogo con il territorio, con le forze vive e
vitali della società resta l’obiettivo prioritario del nostro partito. E credo che, oggi più che mai, sia
necessario mostrare comunque di “essere dall’altra parte”, democraticamente. Dall’altra parte rispetto ad un sistema chiuso, conservativo, che, qui da noi, ci ha portato al minimo dei
consensi, misurati nell’arco degli ultimi dieci anni e senz’altro peggiorati da quando esiste il PD, ma soprattutto al minimo della partecipazione.

Io mi ricordo le facce, i visi, l’entusiasmo che coinvolse tutti nel 2007, quando con convinzione e certezza di cambiamento partecipammo alla nascita di questo grande Partito. Mi ricordo soprattutto i giovani, felici di partecipare ad una pagina storica della storia politica italiana, felici di dire “c’ero anch’io”. Quell’entusiasmo è un vecchio ricordo. Il 2007 appare lontano anni luce dall’immagine che la gente ha del nostro partito adesso.

Domenica scorsa, 7 ottobre, Matteo Renzi è stato a Foggia, in un giorno festivo e in un orario infelice, ore 15.30, reannunciando il suo arrivo solo tre giorni prima. Una tappa, quindi, inserita in un programma dai tempi necessariamente serrati. Gli organizzatori non hanno avuto neanche il tempo materiale di strutturare l’evento. Io ci sono stato. Ho rivisto i sorrisi, l’entusiasmo. Ho rivisto i giovani, impazienti di esserci e partecipare. Ho rivisto alcuni esponenti dell’antipolitica allontanarsi in silenzio, scacciati da quell’entusiasmo che, sul palco, mostrava il simbolo inequivocabile del PD!

Resto convinto che, al termine di questa nostra grande consultazione democratica, ai militanti e a quanti vi avranno partecipato con l’entusiasmo e la voglia di aderire ad un progetto politico che guarda ad un futuro diverso per l’Italia ma anche per il nostro territorio, sarà tornata la gioia di fare politica, la voglia di ritornare a sorridere”, conclude nella lettera Salatto.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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