Manfredonia

No Triv, D’Orsogna: petrolio arricchisce solo investitori stranieri

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Maria Rita D'Orsogna (st@)

Foggia/Manfredonia – DOPO l’evento di Manfredonia, continua l’opera di sensibilizzazione e informazione da parte del Movimento NO TRIV. Venerdì 19 ottobre, ore 17.30, presso il Teatro del Fuoco a Foggia, nell’ambito del convegno: “Salute e sviluppo del territorio”, la prof.ssa Maria Rita D’Orsogna incontrerà le associazioni e i cittadini per spiegare, con una relazione tecnico-scientifica, i rischi per l’ambiente e il territorio delle attività di prospezione e trivellazioni.

Maria Rita d’Orsogna, laureata in fisica, è professore associato presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles. Molto attiva dal 2007, si è distinta nella critica al fracking in Italia, e nel rilevare le connessioni tra trivellazioni e interessi delle lobby petrolifere. Attraverso il suo blog “No all’Italia petrolizzata”, svolge un’intensa attività d’informazione a supporto dei comitati cittadini contro le attività petrolifere nel territorio abruzzese e non solo.

Maria Rita torna periodicamente sul territorio, tiene conferenze, convegni e tenta democraticamente di avere un confronto con i politici locali e nazionali. Recentemente ha scritto una lettera aperta al ministro Passera e al ministro Clini, criticando senza mezzi termini i “deliranti” progetti di “petrolizzazione” dello Stivale. Attualmente è in Italia per un ciclo di conferenze sul tema del fracking, dello shale gas e dei problemi connessi. Conferenze che la porteranno a toccare otto tappe cui si aggiungerà la conclusione negli USA, a New York, presso il Westchester Italian Cultural Center.Un documentario del 2009 (“Spero di conoscerLa presto”, scritto e prodotto da Manichino d’Ottone) , che racconta come è iniziato il movimento no triv abruzzese, presenta la D’Orsogna come la Erin Brockovich italiana.

MARIA RITA D’ORSOGNA, LA ERIN BROCKOVICH ITALIANA. Nata da genitori abruzzesi emigrati negli USA, Maria Rita D’Orsogna per tutta la sua vita è vissuta in due mondi diversi – il Bronx e i campi d’Abruzzo. Dopo la laurea in fisica all’Università di Padova, si è trasferita per un dottorato di ricerca a Los Angeles. Una città difficile per i suoi spazi enormi, senza un vero centro cittadino, ma che lei ama in modo lparticolare. Una città dove la maggior parte degli abitanti proviene da vari paesi del mondo e da culture diverse, un melting pot umano e culturale stimolante. Ormai Los Angeles è la sua casa.

L’impegno della D’Orsogna per la tutela ambientale in Abruzzo e in tutta Italia (Adriatico, Basilicata, Pantelleria, etc.) è iniziato nell’ottobre del 2007 quando le telefonò un amico da Lanciano (dove vivono attualmente i suoi genitori), parlandole di un misterioso “Centro oli” che doveva sorgere a Ortona. All’epoca, mancavano informazioni su questa raffineria dell’ENI che doveva sorgere fra i vigneti del Montepulciano per trattare petrolio di scarsa qualità, fortemente inquinante. Maria Rita capì subito che estrarre petrolio scadente e raffinarlo fra i vigneti era qualcosa di nefasto che non avrebbe portato alcun vantaggio all’Abruzzo. Così, anche se era lontana, anche se tutti le dicevano che era una battaglia persa in partenza, si mise all’opera. Si documentò e studiò la situazione, parlò con i colleghi americani e con la gente di Ortona. Una volta che le fu chiaro il quadro sulle sostanze inquinanti, sull’idrogeno solforato, sugli effetti degli scarti petroliferi nella vita delle persone e sul ciclo agricolo e ambientale, cercò di informare i cittadini abruzzesi. Ma pian piano la battaglia si allargò al resto dell’ Italia. Salvare l’Abruzzo non serviva a niente se le prospezioni e le trivellazioni si continuavano ad effettuare a Savona, in Brianza, nella Murgia, in Polesine, a Chioggia, in Basilicata, in Salento, a Pantelleria e alle Tremiti.

Come coinvolgere gli Italiani in difesa dei loro tesori ambientali? Con l’informazione, spronandoli a un maggior attivismo e protagonismo civico, con la pressione martellante sui politici distratti, disinformati e collusi. La corsa alla ricerca dell’oro nero è diventata ormai frenetica in Italia. Oggi i progetti petroliferi riguardano tutta la dorsale adriatica e si snodano dal Piemonte alla Sicilia. Occorre che l’Italia decida che tipo di nazione vuole diventare: un campo di petrolio o il giardino del mondo? Deve scegliere! O l’uno o l’altro. Non esistono vie di mezzo, secondo Maria Rita. Se si vogliono attrarre turisti in Salento o a Pantelleria o alle Tremiti, è impensabile accoglierli con pozzi di petrolio e raffinerie. L’esempio di Taormina e di Gela è emblematico, a riguardo: la prima si rifiutò di diventare sede di impianti petrolchimici, la seconda disse di si. A distanza di 50 anni, è evidente quale sia stata la scelta più oculata per una migliore qualità della vita.

Sul tema petrolio – secondo la D’Orsogna – in Italia manca l’informazione. Molti pensano che il petrolio sia necessario per continuare a a mantenere gli stili di vita del 21esimo secolo. Oppure che il petrolio porti ricchezza. Purtroppo non è così: ad arricchirsi saranno solo gli investitori stranieri e non certo i cittadini, visto che le royalties, e in generale le percentuali che restano in Italia sul territorio, sono bassissime.

Il più grande giacimento europeo si trova in Basilicata. Ma produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che, volenti o nolenti, noi italiani continueremo a importare petrolio dall’estero. La Basilicata è l’ esempio della scorretta informazione preliminare data ai cittadinii: quando i petrolieri – ENI e Total – arrivarono circa 15-20 anni, fa promisero mari e monti! Promesse vane! Oggi la Basilicata è la regione più povera d’Italia, si trova petrolio persino nel miele, le dighe sono inquinate dagli idrocarburi, con morie di pesci, alcune sorgenti idriche sono state chiuse, si interrano i rifiuti tossici petroliferi nei campi e si trivella neii parchi, nei vigneti, nei meleti e nei campi di fagioli lì vicino. I tumori aumentano e così pure la disoccupazione e l’emigrazione. È questo che vogliamo per l’Italia? Non sarebbe più intelligente incentivare seriamente il fotovoltaico, obbligando edifici e fabbriche ad installare pannelli solari ei costruttori a costruire edifici eco-sostenibili e a risparmio energetico?”.

“ll governo fa davvero poco per informare e soprattutto per monitorare tutte le attività petrolifere, verificando se sono rispettate le regole. Riguardo a tutti i disastri ambientali verificatisi in Basilicata – denuncia la D’Orsogna – non ho mai sentito il Ministero dell’Ambiente pretendere maggiori controlli, fare multe salate o aprire cause contro l’ENI e a difesa dei cittadini. Mai. Mentre il governo norvegese spiega ai suoi cittadinii sulle sue pagine web e in inglese, in modo che tutti capiscano, che le estrazioni di petrolio “causano inquinamento all’aria, all’acqua e ai fondali marini”, il governo italiano non dice niente”.

In Italia i limiti in mare per le trivelle sono veramente risibili. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme ovunque. Nel 2010 il decreto Prestigiacomo impose il limite a circa 9km da riva. Un’inezia. Basti pensare che in California è dal 1969 che non si costruiscono impianti petroliferi in mare, e la zona di interdizione per le trivelle off-shore è di circa 160 chilometri dalla costa, per proteggere turismo e pesca. Il raffronto con l’Italia è eclatante: 9km contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a 9.5 chilometri da riva?”.

Maria Rita d’Orsogna constata amaramente che in Italia purtroppo la gente queste cose non le sa. E anche quando le sa, il suo impegno civile è deludente. Ci sono cittadini eroici, ma il cittadino medio crede che ci sarà qualcun altro che lo salverà. Oppure accetta tutto fatalisticamente, ritenendo che è inutile perderci tempo … perchè tanto … è tutto già deciso. Questo è un atteggiamento sbagliato, è un messaggio negativo per i giovani, così non si cresce… L’’idealismo non è sempre destinato alla sconfitta. Vincere è possibile, se ci si crede davvero e se si è tutti uniti. Un esempio? La storia del “Centro Oli” di Ortona: per l’ENI era un progetto di punta, tutti i permessi erano già pronti. Tutti i politici avevano già dato l’okì : Ottaviano del Turco, Bersani, Di Pietro e Pecoraro Scanio. Invece, grazie all’informazione, e all’attivismo intelligente dei cittadini, la costruzione di questa raffineria è stata scongiurata. Abbiamo martellato la classe politica per mesi ed anni, facendo diventare il tema del petrolio uno dei più importanti della campagna elettorale del 2008-2009. Abbiamo bloccato progettii della Petroceltic e della Mediterranean Oil and Gas nel mare d’Abruzzo”.

Per i pozzi già trivellati purtroppo non c’è niente da fare, si può solo esigere il rispetto delle norme ambientali vigenti. Ma per quelli ancora non autorizzati si può fare molto. l’Europa impone, con la convenzione di Aurhus, che il parere dei cittadini per tutti gli impianti di forte impatto ambientale sia ascoltato e rispettato. Il Ministero dell’ambiente e delle attività produttive dà “al pubblico” un periodo di 60 giorni per valutare i progetti petroliferi (ma anche di inceneritori, cave e discariche): in questo lasso di tempoi i cittadini possono dire la loro, esprimere il proprio punto di vista contestando con le cosiddette “osservazioni” i progetti di VIA (Valutazione Impatto Ambientale) presentati dalle multinazionali. “La scrittura di testi al Ministero è uno strumento che la gente però non conosce o in cui non ripone troppa fiducia, proprio per mancanza di informazione. Invece è estremamente importante. Il Ministero – sottolinea Maria Rita- bocciò il progetto di trivellazione del pozzo “Ombrina Mare” citando anche le nostre osservazioni fra le motivazioni del diniego. Allora organizzammo una campagna di forte coinvolgimento civico, oltre 200 lettere di opposizione furono inviate da cittadini, associazioni e anche dalla chiesa cattolica direttamente al Ministero dell’Ambiente. Una cosa simile sta avvenendo alle isole Tremiti, dove gli avvocati hanno vinto i primi ricorsi al TAR contro la Petroceltic nei mari del Gargano – una follia – usando proprio le nostre osservazioni come una delle argomentazioni contro le piattaforme, in quanto manifestazione della volontà popolare nel rispetto delle leggi europee”.

Ma la mobilitazione deve essere costante: in una parola occorre rompere le scatole ai politici il più possibile e ricordare loro che devono impegnarsi per il bene comune altrimenti non saranno più votati, a prescindere dal colore politico”. Il problema delle trivellazioni petrolifere off-shore riguarda l’intero Mediterraneo. Oltre all’Italia sono coinvolte numerose Nazioni che lambiscono le sue sponde (Malta, Tunisia, Libia, Grecia, Cipro, Israele…). Come rispondere alla corsa all’oro nero nel “Mare Nostrum”? È un discorso importante, bisogna portare tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo a una politica comune di difesa del mare contro le prospezioni e le trivellazion – prosegue la D’Orsogna – Le basi politiche per operare ci sono già: la Convenzione di Barcellona, i protocolli sottoscritti da tutti i Paesi Membri, Unione Europea compresa, l’UNEP-MAP (Units Nations Environment Program-Mediterranean Plan Action), l’organismo istituito dalla Convenzione sotto l’egida delle Nazioni Unite per realizzare il “Piano di Azione per la Tutela Ambientale del Mediterraneo”.

L’Italia dovrebbe giocare un ruolo fondamentale in tutto questo. Un buon punto di partenza potrebbe essere un accordo con le nazioni dell’ex Yugoslavia per vietare le trivelle in Adriatico. Si potrebbe poi sperare in un’azione allargata ai paesi di tutto il bacino Mediterraneo”. ” Gli americani – conclude la d’Orsogna , quando sentono che si vuole trivellare a 10 chilometri da Venezia, restano allibiti, non riescono a capire come l’Italia possa essere così cieca da non voler proteggere una delle città più belle del mondo. Ecco perché non posso accettare che le ditte straniere vengano in Italia a fare azioni che altrove sono illecite, solo per ignavia di chi ci governa. Non è solo una questione di ambiente, è una questione di giustizia sociale. Chi soffrirà gli effetti delle trivelle selvagge? Il contadino, il pescatore, l’operatore turistico, il cittadino che vive vicino all’impianto petrolifero. E soprattutto i nostri figli. No, non lo posso tollerare! Non è giusto! E spero che tutti si rendano conto di quanto sia importante il coinvolgimento dei comuni cittadini nelle battaglie per la difesa dei beni comuni. Si vince se siamo tutti informati, intelligenti, attivi e sappiamo cosa vogliamo. L’Abruzzo, Pantelleria, la Basilicata, il Salento, le Tremiti sono nostri. Dovremmo tutti difendere, con le unghie e con i denti, il nostro vero unico patrimonio. Da Nord a Sud, e tutti i santi giorni della nostra vita!”.

(a cura di Teresa Maria Rauzino)

FONTI per approfondire:
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/Doc%20Acrobat%202011/Chi%20%C3%A8%20Maria%20Rita%20D%27Orsogna.pdf

“SPERO DI CONOSCERLA PRESTO”, DOCUMENTARIO SCRITTO E PRODOTTO DA MANICHINO D’OTTONE (WWW.MANICHINODOTTONE.IT)


IL BLOG “NO ALL’ITALIA PETROLIZZATA” DI MARIA RITA D’ORSOGNA


VIDEO NO TRIV MANFREDONIA 06.10.2012



Redazione Stato@riproduzioneriservata



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