Vieste, racket estorsioni: esecuzione OCCC per Notarangelo e Raduano (VIDEO) | Capitanata

Vieste, racket estorsioni: esecuzione OCCC per Notarangelo e Raduano (VIDEO)

La conferenza stampa di questa mattina in Prefettura a Foggia (St)

Vieste – I Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, richieste dalla Procura della Repubblica di Bari-DDA, nei confronti di due noti pregiudicati di Vieste presunti autori di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore viestano.

Come emerso durante la conferenza stampa presso la Prefettura di Foggia alla presenza del Prefetto e dei Procuratori di Bari – Foggia e Lucera, con l’accusa di Estorsione aggravata dalla modalità mafiosa derivante dall’art. 7 del D.L. 152/2001, i militari del Comando Carabinieri di Vico del Gargano, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese. Notifica in carcere per il boss di Vieste, Angelo Notarangelo, 34 anni, pluripregiudicato, detto “cindarjiudd”, dal 13 aprile scorso rinchiuso a Trapani ( Fine “Medioevo”: OCCC per Notarangelo), per essere stato arrestato in un’operazione anti-mafia, sempre della Dda di Bari, denominata “Medioevo”. Il suo braccio destro, Marco Raduano, 28 anni, pluripregiudicato di Vieste, detto “pallone”, anch’egli arrestato nella suddetta operazione, era tornato di recente in libertà ( L’operazione della Mobile e del Commissariato dello scorso 4 novembre 2011), i carabinieri lo hanno arrestato nella sua abitazione nella tarda serata di ieri, 14 novembre.

Ad entrambi, nel maggio scorso, sempre su richiesta della DDA con provvedimento del Tribunale di Bari, erano stati sequestrati ( I sequestri) beni mobili e immobili per un valore di 10 milioni di euro (30 immobili, un bar, una concessionaria di compravendita di auto usate, quote societarie, tre auto e una moto). La pericolosità dell’organizzazione criminale capeggiata dal boss Notarangelo, affiliato al clan mafioso Li Bergolis di Monte Sant’Angelo, era stata già ampiamente acclarata nell’inchiesta “Medioevo” della Procura Antimafia di Bari che sette mesi fa aveva portato in carcere sette persone con l’accusa di estorsione continuata ed aggravata dal metodo mafioso. Le vittime: operatori turistici in modo particolare, ma anche commercianti ed prenditori della zona costretti a subire attentati (ai propri esercizi, alle proprie aziende, ai propri beni mobili e immobili) e minacce di morte qualora non avessero pagato il “pizzo”. Il coraggio di alcuni di loro e la presenza dell’Associazione Anti-racket di Vieste avevano fatto in modo che l’incubo finisse e che gli aguzzini fossero rinchiusi in carcere sette mesi fa.

Ma ora il coraggio di un altro imprenditore consente di aggiungere un prezioso tassello investigativo a quello che è il mosaico che ricostruisce tutta una rete di estorsioni compite negli ultimi anni dal clan Notarangelo e dal clan Raduaro a Vieste. L’incubo per il denunciante – un distributore di apparecchi “videopoker” e “slot machine” – ha inizio circa quattro anni fa, quando Notarangelo e Raduano lo minacciarono: se non avesse pagato il “pizzo” gli avrebbero fatto concorrenza aprendo un’attività imprenditoriale analoga nella stessa zona. La minaccia, però, non ebbe nessun effetto. L’imprenditore era certo che i due pregiudicati mai avrebbero potuto “invadere” il suo settore perché non in possesso dei requisiti richiesti. Di fronte a questa resistenza, considerata un vero e proprio affronto, il boss e il suo braccio destro non si arresero e cominciarono a contattare i clienti dell’imprenditore per imporre loro il noleggio delle loro macchinette. L’obiettivo, però, non era certo quello di piazzare propri apparecchi, ma di convincere i titolari di esercizi commerciali a non essere più in affari con l’imprenditore. Di fronte al pericolo più che concreto di perdere tutta la clientela, quest’ultimo decise, nella primavera del 2008, di cedere alla richiesta estorsiva e di accettare l’imposizione di una rata mensile di 800 euro da pagarsi in soluzione semestrale di 4.800 euro. Nel settembre 2010, dopo un’estate magra di guadagni, l’uomo decise di chiedere al boss la rinegoziazione della rata estorsiva perché non più in grado di farvi fronte. La risposta di Notarangelo fu più che eloquente: tre autovetture incendiate e un camion, strumento indispensabile per l’attività imprenditoriale, rubato e restituito solo dopo il pagamento della rata.

Nel frattempo, proprio un anno fa, l’attività di sensibilizzazione dell’Associazione Anti-racket di Vieste diventava sempre più incisiva, così come la presenza della Squadra Stato sul Gargano (per il contrasto sia alla mafia di Monte Sant’Angelo sia a quella di Vieste): un binomio socio-giudiziario più forte della paura che ha convinto l’imprenditore ad affrancarsi dalla morsa dei suoi aguzzini e a denunciare il boss e del suo braccio destro. “Un plauso particolare va al coraggio straordinario di uomini prima ancora che imprenditori e commercianti – sostiene il Procuratore Antimafia, Antonio Laudati – che hanno voluto dar vita a Vieste a una delle più attive associazioni Anti-racket presenti sul territorio nazionale, in un momento in cui era più forte l’offensiva sferrata dai criminali. Difficile dimenticare l’assassinio dei fratelli Piscopo ( Focus omicidio F.lli Piscopo), operatori turistici proprio di Vieste. Oggi Vieste, il Gargano, non è più terra di nessuno, preda di clan mafiosi che con la violenza e la paura hanno imposto un clima di omertà per tanti anni. Oggi Vieste e tutto il Gargano sono un esempio di uomini e donne coraggiosi che ha alzato la testa e deciso di essere al fianco della Squadra Stato”.

Antonio Laudati (anticorruzione)

Il procuratore Antonio Laudati (fonte image: anticorruzione)

Il coro di soddisfazione. “La cosa che più ci rende orgogliosi, non è soltanto il grande risultato raggiunto dalla squadra Stato, quanto, piuttosto, la risposta della società civile”. Così, gioisce il Procuratore Capo di Bari, Antonio Laudati, da sempre in primissima fila nella battaglia contro la mafia in Puglia. Tocca a lui congraturarsi per l’avvento di una “primavera dell’antimafia”, per la “rinascita nella legalità di un territorio” letteralmente strozzato dalla mala. D’altronde, stima Laudati, Dal 1978 ad oggi – spiega Laudati – sul Gargano ci sono stati 140 omicidi”. Insomma, “una guerra paragonabile a quella casalese o sicula”. Sono, secondo il magistrato, “numeri che fanno paura” e che, nonostante tutto, “non sono bastati, spesso, a prevalere sulle tesi riduzioniste o negazioniste” in materia di mafia garganica, considerata un’opposizione fra pastori. Per rendere vivo il quadro disegnato, Laudati ha sinotticamente messo a confronto i dati riferiti al 2010. “L’anno scorso a Palermo ci sono stati 0 omicidi, mentre negli ultimi 4 anni nell’intero distretto siciliano si sono verificati otto assassini. Nel distretto di Bari, nel 2010, sono avvenuti 55 omicidi, buona parte di questi a Foggia”. E ancora: “Negli ultimi anni sono ben 77 gli omicidi irrisolti in Capitanata”.

Seccia: “Che bella giornata”. Una maschera di felicità, il Procuratore di Lucera che, sulla mala del Promontorio, ha scritto anche un recentissimo testo. Ma, ammonisce Seccia, “La battaglia contro la mafia è ancora all’inizio. I figli hanno preso il posto dei padri. Senza dimenticare che il baricentro si sta spostando a San Nicandro”. Di “successo”, parla invece il numero uno della Procura del Capoluogo, Vincenzo Russo.

Michele Bordo, Pd: “Bene collaborazione Stato-cittadini”. “La collaborazione tra i cittadini e lo Stato è decisiva per vincere la battaglia contro la mafia e gli arresti di Vieste ne sono testimonianza diretta ed evidente”. Michele Bordo, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione bicamerale Antimafia, si complimenta con “la Direzione Distrettuale Antimafia e le forze dell’ordine che hanno ottenuto un altro, importante successo nella lotta alla mafia garganica e al racket delle estorsioni”. “Esprimo all’imprenditore taglieggiato la mia solidarietà e il mio ringraziamento – continua Bordo – grazie al suo coraggio è stato possibile fare emergere, con ancora più evidente chiarezza, quanto sia penetrante l’azione della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale viestano. Questa gente è in grado di decidere i destini delle aziende e di chi vi lavora, di alterare gravemente le norme della legittima concorrenza, di gravare con ulteriori e illegali tasse imprese che già faticano a reggere l’urto della crisi. Lo Stato ha dimostrato, oggi come in altre felici occasioni, che questa gente non è invincibile – conclude il deputato del PD – quando i cittadini smettono di avere paura e si riappropriano del proprio destino”.


Associazione Anti-Racket.
“Ci complimentiamo con la magistratura e le forze dell’ordine per l’arresto del sig. Marco Raduano eseguito a Vieste nella giornata di ieri 14 novembre 2011, nonchè per l’arresto del sig. Angelo Notarangelo, notificatogli nel carcere di Trapani. In particolar modo ci congratuliamo con il Procuratore Capo della Repubblica di Bari Antonio Laudati e il Sostituto Procuratore Giuseppe Gatti per il loro serio e scrupoloso lavoro e con il Capitano CC Maurizio Petrarca e il Tenente CC Leonardo Bochicchio per il loro indomito impegno. Indirizziamo inoltre un nostro personale e sentito plauso a quegli imprenditori viestani che non intendono cedere ai soprusi della criminalità organizzata e sono risoluti a deunciare tempestivamente ogni genere di atto intimidatorio. Un grazie di cuore lo rivolgiamo all’On. Alfredo Mantovano e al Prefetto di Foggia Antonio Nunziante che in questi anni hanno costantemente sostenuto l’Associazione Antiracket Vieste nell’importante opera di contrasto alla criminalità organizzata sul territorio viestano”. Lo dice in una nota l’associazione Antiracket Vieste de Presidente Onorario FAI dott. Tano Grasso.

Video, arresti CC Vico del Gargano


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1 Commento

  1. Redazione scrive:

    LA CONSULTA PROVINCIALE DEGLI STUDENTI DI FOGGIA RINGRAZIA IL PROCURATORE CAPO DI BARI ANTONIO LAUDATI

    La Consulta Studentesca ringrazia Antonio Laudati e ribadisce l’importante ruolo dei giovani nella guerra contro la Mafia.

    “La vera risposta alla lotta alla Mafia su Vieste, non giunge dai risultati della Squadra-Stato, ma dall’istituzione della Consulta degli Studenti, delle marce antimafia e della nascita dell’Associazione Antiracket” queste sono solo alcune delle parole che il Procuratore Capo di Bari, Antonio Laudati, ha pronunciato durante la conferenza, tenutasi in Prefettura a Foggia ed indetta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, per illustrare gli esiti degli arresti del boss viestano Angelo Notarangelo e del suo braccio destro, Marco Raduano. E’ risaputo che la Consulta Provinciale degli Studenti di Foggia si preoccupa da tempo del problema criminalità sul proprio territorio ed il recente “Vertice Nazionale sulla Legalità”, tenutosi a Cerignola, è una conferma del lavoro che l’istituzione studentesca ha inteso produrre in questa direzione.

    “Il rapporto con il Procuratore è l’esempio di quanto la Consulta sia impegnata nella lotta alla Criminalità e a lui, oltre che alla Magistratura e alle Forze dell’Ordine, non può che andare il nostro più sentito ringraziamento.” con queste dichiarazioni, il Presidente della Consulta Studentesca Bruno Pitta, ha inteso ringraziare il Procuratore Antonio Laudati, con cui la Consulta ha instaurato da tempo un forte rapporto di collaborazione. I giovani sono una forte arma con cui combattere la criminalità e le parole di Marco Buccarella, Vice-Presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Foggia, possono farci capire ancor meglio quanto gli studenti diventano determinanti nella guerra contro la Mafia.

    “Le dichiarazioni del Procuratore Capo di Bari Antonio Laudati, al quale vanno chiaramente i miei ringraziamenti, oltre ad essere emblematiche in questa particolare circostanza, confermano l’importante ruolo che gli studenti rivestono nella società. Vincere l’illegalità è possibile ed è nostro dovere, in quanto studenti e cittadini del futuro, assicurare la crescita di quella coscienza civile che nel nostro paese già esiste e che, durante questa guerra, ha soltanto bisogno di essere alimentata. Non dimentichiamo infatti che, come diceva Paolo Borsellino, se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.

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