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Ilva, Ferrante: chiusura 14 dicembre. Pelillo: stop nascondino

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Il presidente dell'ilva Bruno Ferrante (ST - cantieretaranto@)

Milano – MANCANZA di materie prime, rischi per la sicurezza, chiusura impianti entro il 14 dicembre. Lo scrive il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante in una lettera inviata alla magistratura. Lo stop forzato dovuto alla mancanza di materia prime (i custodi impongono uno stoccaggio massimo di 15 giorni) comporterebbe per Ferrante una fermata non in sicurezza con conseguente “esposizione a gravissimi rischi di incidente e danni irreparabili agli impianti”.

Ieri la società aveva detto di aver letto “con stupore le dichiarazioni di Legambiente” ricordando ancora una volta che “finche’ gli impianti saranno sotto sequestro l’azienda, il suo Presidente, i suoi dirigenti non potranno fare assolutamente nulla. Riteniamo sarebbe opportuna una presa di coscienza da parte di tutti in una vicenda che va trattata con la dovuta serieta’ e non con slogan”.

L’assessore al bilancio della Regione Puglia Michele Pelillo sugli ultimi sviluppi del caso Ilva. “Basta giocare a nascondino. L’Ilva non deve più nascondersi dietro alla Procura. Deve spiegare cosa vuole fare, quali sono gli obiettivi, quali risorse impiegherà, quali saranno i tempi. Se l’obiettivo è il risanamento, l’Ilva deve rendere moderni ed ecocompatibili gli impianti ed illustrare, nel dettaglio, le modalità di investimento”.

“Dire che è impossibile applicare l’AIA con gli impianti sotto sequestro e – contemporaneamente – continuare a produrre, è una contraddizione in termini. E’ inammissibile che continui il braccio di ferro con il Governo e con la Procura e che – intanto – non si abbiano certezze sul piano industriale e sull’impegno finanziario dell’Ilva per l’ambiente e la salute, mentre l’azienda si preoccupa di allertare sul rischio di un’imminente fermata, a causa della scarsità di materie prime dovuta alle nuove disposizioni dei custodi. Taranto e la Puglia non possono più aspettare. E’ finito il tempo degli alibi e dei paraventi; i cittadini, gli ammalati, gli stessi lavoratori del siderurgico hanno il diritto di conoscere le intenzioni dell’azienda. Giocare a carte scoperte è l’unica strada percorribile per uscire da quest’impasse e fare la cosa migliore per il territorio”.

Redazione Stato



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