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Scuola, protestano docenti Istituto Roncalli, sospensione attività

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(archivio, fonte: blog.panorama)

Manfredonia – “DICHIARAZIONE di sospensione delle attività non obbligatorie”: questo l’oggetto di una missiva inviata dal personale docente dell’I.S.I.S.S. “A. G. Roncalli” Manfredonia al Dirigente Scolastico, Al Ministro dell’Istruzione , dell’Università e della Ricerca, alle OO. SS. Provinciali di Categoria.


IL TESTO DELLA MISSIVA



“Ancora una volta, in occasione della presentazione del Disegno di Legge di Stabilità, alla Scuola Pubblica non è riconosciuto il ruolo centrale che dovrebbe avere in un Paese civile e democratico, nel quale si preferisce investire in inopportune spese militari, non si ha il coraggio di eliminare i privilegi delle caste al potere e non si risolve in modo strutturale e decisivo il problema gigantesco dell’evasione fiscale”.

La scuola è considerata, anche dal Governo “illuminato” dei professori, un peso per le finanze pubbliche, un settore di cui occuparsi con logica ragionieristica, e non il luogo privilegiato in cui si costruisce il futuro della società, in cui si formano e si educano le nuove generazioni al pensiero libero e fecondo, in cui si creano i presupposti per una cittadinanza veramente attiva e consapevole, capace di produrre nuovi e vitali fermenti democratici di progresso civile e sociale. È questo il terreno complesso su cui si esercita la professione dei docenti, sottostimata nell’impegno e sottovalutata nella professionalità.

Sono scientemente ignorate le numerose e quotidiane attività propedeutiche e collaterali all’insegnamento, che richiedono impegni orari ben superiori alle 18 ore di cattedra previste dal contratto, attività non misurabili quantitativamente ma aventi certamente una grande valenza qualitativa: preparazione di lezioni e progettazione didattica, autoaggiornamento professionale, elaborazione di verifiche e di prove per l’esame di Stato, correzione di compiti scritti, incontri informali con genitori ed esperti, coordinamento dei Consigli di classe e dei Dipartimenti Disciplinari, e tutte le varie verbalizzazioni. Nonostante queste numerose attività sommerse, non riconosciute né remunerate, ai docenti si vuole imporre per legge un aggravio di lavoro in sé inaccettabile, ancor più se si considera la manovra del Governo un tentativo di escludere i lavoratori della scuola dalla logica della contrattazione; se si valuta la ratio delle nuove procedure concorsuali, che non tiene conto dell’enorme numero di insegnanti precari destinati ad essere espulsi dal mondo della scuola, i quali meriterebbero di vedere regolarizzata la loro posizione.

È avvilente la “degradazione” del ruolo sociale dei docenti italiani, con retribuzioni inadeguate e non comparabili, a sostanziale parità di orario di lavoro, ai livelli retributivi degli altri Paesi dell’Unione Europea, privi di prospettive di carriera, con contratto e stipendi bloccati, anche negli scatti di anzianità, e con un innalzamento dell’età pensionabile senza alcuna gradualità. È chiaro: la politica governativa sulla scuola, mediante il DDL 953 (ex Aprea), è quella di distruggere la Scuola Pubblica, garantita dalla Costituzione, offrendola agli interessi privati e locali, sottoponendola ai poteri forti del territorio, che di diritto entreranno nel “Consiglio dell’Autonomia”, previsto in sostituzione dell’attuale Consiglio di Istituto come organo di indirizzo della scuola.

Se la nostra società, sempre più complessa ed evoluta, non investe in cultura, quale avvenire riserva alle generazioni future?

Tutto ciò premesso, il Collegio dei Docenti, autoconvocato in seduta straordinaria, facendo proprie le istanze emerse nell’assemblea sindacale tenuta l’otto novembre 2012, esprime, con voto unanime, forte contrarietà verso:
• Il Ddl n. 953 (ex-Aprea), il quale, nel progetto di riforma degli Organi Collegiali, restringe gli spazi di democrazia e, in particolare, apre la strada alla presenza di soggetti privati, che in virtù del loro finanziamento potranno influenzare il POF
II Ddl di Stabilità, il quale, con l’aumento dell’orario di lavoro da 18 a 24 ore, senza alcuna retribuzione aggiuntiva, di fatto vìola il CCNL e pertanto introduce una norma anticostituzionale che provoca una considerevole riduzione degli organici.

Il mancato rinnovo del contratto e il mancato recupero degli scatti di anzianità
• Il reintegro del finanziamento alla scuola privata nell’attuale momento di grave crisi economica del nostro Paese
• L’art. 13 del D.L. n. 95 del 6/7/2012, convertito in legge n. 135 del 7/8/2012, che prevede il declassamento dei docenti inidonei
• La precarizzazione e l’espulsione dei lavoratori dalla scuola pubblica

In virtù di quanto esposto si decide di attuare, con delibera del Collegio dei Docenti, approvata all’unanimità, le seguenti azioni di protesta: sospensione immediata di tutte le attività non obbligatorie e di seguito elencate, fino alla prossima assemblea sindacale d’Istituto.

– Collaborazione con la Dirigenza Scolastica
– Funzioni Strumentali
– Progetti d’Istituto
– Correzione Prove INVALSI
– Corsi di recupero e sostegno
– Coordinamento dei Dipartimenti
– Coordinamento e verbalizzazione dei Consigli di classi
– Commissione Formazione classi
– Direzione dei Laboratori
– Affidamento beni immobili
– Commissione formulazione orario scolastico
– Comitato di valutazione
– Supplenze a pagamento
– Gestione pratiche e piattaforma diversamene abili
– Commissione Elettorale
– Viaggi e visite d’istruzione
– Ricevimento genitori
– Partecipazione al Consiglio d’Istituto
– Vigilanza contro il fumo
– Adozione libri di testo

I docenti concordano nell’attivare tali iniziative di lotta per restituire dignità al proprio lavoro, all’istruzione e alla scuola pubblica, dopo continui e indifferenziati tagli di risorse umane e finanziarie”, termina nella missiva il personale docente dell’I.S.I.S.S. “A. G. Roncalli” – Manfredonia.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • aaaaaaaaaaaa

    si tagliassero loro la …invece di fare i tagli alle scuole quelli s………………


  • art.118 della Costituzione

    Vengono contemporaneamente stanziati 253 milioni di euro per le scuole private.
    Con queste affermazioni si incentiva il terrorismo ideologico per scarsa informazione. Si tratta in realtà di un recupero per le scuole dell’infanzia paritarie dell’a.s. scorso derivante da un taglio del 50%. Nonostante questo recupero i fondi per le paritarie sono diminuiti di 50 milioni (10%). A fronte di 6.000 euro che lo Stato spende a bambino frequentante la scuola statale, ne spende circa 450 per quelli delle paritarie (ecco perchè si chiedono le rette irisorie 50 – 100 euro) senza le quali, è bene precisare, milioni di bambini dai tre ai cinque anni non avrebbero la loro scuola materna e lo stato dovrebbe fare qualche decina di finanziarie per costruirle tutte. Fatevi un giro sul web e vedrete quante scuole dell’infanzia hanno chiuso per colpa di questo taglio e i problemi nei comuni per la gestione dei bambini rimasti senza scuola. Perfino i paesi dell’est post comunisti incentivono la sussidiarietà e qui in Italia si sentono ancora questi discorsi.
    Peccato, con questa guerra dei poveri non andremo da nessuna parte.
    P.S. Con quest’aria, è meglio non firmarsi.

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