Manfredonia
A firma della comunità Capi del Gruppo scout AGESCI Manfredonia 1

Manfredonia, Agesci “Dopo morte Giusy mancata indagine sociale”

Articolo pubblicato il 09.02.2013

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In occasione del 14° anniversario della morte di Giusy Potenza, ripubblichiamo un testo a firma della comunità Capi del Gruppo scout AGESCI Manfredonia 1, dei capogruppo Alfredo De Luca e Innocenza Starace.

Manfredonia/Foggia – “MANFREDONIA attende, dai tempi di Giusy, un’indagine profonda che scoperchi il vaso di Pandora(..)”. E’ quanto emerge nel documento “La fuga dei custodi” La comunità Capi del Gruppo scout AGESCI Manfredonia 1, dei capogruppo Alfredo De Luca e Innocenza Starace.

“Ogni essere umano nasce con la necessità di essere accudito, tutelato, aiutato, insomma, custodito. Soprattutto i bambini/e e gli adolescenti/e hanno bisogno di adulti che si comportino da custodi responsabili della loro crescita, della loro sicurezza, del loro benessere, della loro libertà. Nella nostra società cittadina la maggior parte dei padri ha accettato di abbandonare il senso di proprietà e padronanza dei figli. Non esistono più padri padroni, ma la fuga dal vecchio modello culturale ha lasciato spesso il vuoto; non esiste qualcosa di nuovo e vitale per sostituirlo: non vi sono modelli e concetti chiari a cui ‘i custodi’ possano riferirsi. Il padre non è più l’unico tutore e, quindi, nella confusione, spesso decide di abdicare nei confronti della moglie, che a sua volta non è più solo ‘madre’ ed allora decide, nella confusione, di non esserlo affatto e di diventare, magari sorella o addirittura semplice convivente dei figli”.

“Il figlio viene da una parte abbandonato, dall’altra idealizzato: è bravo, è capace, ce la deve fare da solo. In realtà il figlio crescendo si è allontanato, seguendo modelli propri e diventando così parte di un mondo sconosciuto”.

“Quante volte i genitori decidono di ‘lasciar perdere’, di non richiamare ‘perché tanto non serve’, perché tanto sono ‘adolescenti’?
In pochi si chiedono: cos’è un adolescente, chi è questo essere in divenire e, soprattutto, in che modo crescerà e quale sia il modo giusto di crescere? Bisognosi di aiuto, di attenzioni, di tenerezza, ma anche di fermezza, diventano esseri fragili, incapaci di guardare dentro di se, incapaci anche solo di pensare e pensarsi uomini e donne. I ragazzi non riescono a guardarsi dentro, a capire quali sono i loro talenti, perché non ci sono abituati. Così diventano bulli, se uno dei più forti (nel senso fisico) lo diventa: non c’è possibilità di discernimento, non esiste l’abitudine al discernimento”.


I padri, le madri, lavorano e questo per loro è già molto. Lavorare, in un certo senso è più facile che accettare la responsabilità dell’educazione, è più facile che accettare di essere criticati, contestati da creature ormai diventate sconosciute: ‘noi lavoriamo, loro lo devono capire, noi capiamo che vogliano stare soli dinanzi ad internet a chattare con i loro amici‘. I genitori pensano che i loro ragazzi siano buoni, ridono e scherzano tra di loro ma, scuramente, non fanno niente di male. Guai a chi insinua loro il contrario, che sia questi professore, educatore, magistrato o semplicemente familiare”.



E i custodi, dove sono? Cosa pensano di fare? Cosa fanno? Noi genitori abbiamo l’obbligo di educare, esistono addirittura leggi che ce lo impongono, ma è più facile decidere di lavorare e basta, piuttosto che accettare la sfida che i nostri figli ci lanciano. Spesso è addirittura per noi, più facile fare del volontariato, anche tentando di educare i figli degli altri, piuttosto che affrontare la fatica dell’educazione dei nostri figli. Fatica che, invece, è ricchezza e che da gioia e gratificazione immensa. Sarà bello andarsene, guardando nei nostri figli vivere, perpetrandosi, la parte migliore di noi stessi. Potremo vivere in loro non solo trasmettendo il nostro DNA, ma trasmettendo valori ed ideali che possano continuare”.


“Al crimine che si organizza e vive di droga e di estorsioni si affianca una criminalità che sembra nascere spontanea e che prova ad imporsi con violenza ed efferatezza mai viste prima. Quando poi arrivano gli arresti, i genitori si stupiscono, ma anche in quel momento molti scelgono la via più facile: ‘mio figlio deve essere assolto, anche se ha sbagliato, perché non posso sopportare che mangi male in una comunità o che soffra il freddo, tanto ha spacciato solo un po’ di hashish‘.” Altri, invece accolgono l’arresto come un momento liberatorio: “che vada in comunità, io non voglio saperne più niente, tanto a me risponde sempre male.” Ci chiediamo: cosa sarà di lui, quando tornerà a casa, solo con quei genitori?”.


“I Manfredoniani rovinano i loro figli con queste frasi: ‘fatti i fatti tuoi che vivi tranquillo‘, ‘chi fa la spia è un infame e lo mettono di zenna‘ Troppo spesso viene trasmesso così il disinteresse nei confronti del prossimo, la paura di vivere in prima persona, viene loro impedito di provare il gusto di avere una propria opinione e di esporla, magari di lottare per questa. Poveri ragazzi, figure evanescenti, trasparenti, informi nell’essenza. Come possono prendere forma ed immagine se viene loro imposto di non farlo?”


“Così arriva l’uomo nero, li fa accomodare con lui davanti ad un film, magari Romanzo criminale, gli dice che è lui il capo dei capi, che lui li proteggerà, li guiderà, darà loro amici sinceri, darà loro i soldi. ‘Loro’ in cambio, devono obbedire, accettare magari di essere puniti da lui nel caso in cui decidessero di usare la propria testa ed allontanarsi e tradire il “loro” uomo nero. L’uomo nero è dolce, è bello, è forte ed è facile essere guidati da lui, anche se andiamo a scuola, e ci piace studiare. Purtroppo ‘noi’ non abbiamo scelto una figura adulta di riferimento positiva e preferiamo, perché più facile, farci guidare dall’uomo nero: per lui adeschiamo le vittime, per lui spacciamo, dentro e fuori le scuole, per lui ci prostituiamo”. “Un giorno però l’uomo nero viene arrestato e ‘loro’ non sanno più cosa fare, sono di nuovo ‘bimbi sperduti’ senza il ‘loro’ cattivo Pan. ‘Noi’ che non vogliamo essere adulti, ma siamo solo ragazzi insieme, cominciamo a parlare e chiediamo aiuto”. “dfvcxCome cittadini siamo rasserenati che le forze dell’ordine e la magistratura siano intervenute e che stiano arrivando dei gesti forti di punizione per tutti quelli che hanno sbagliato e sbagliano, che chiarisca “loro” ed anche a “noi” cosa sia il male e cosa sia il bene, altrimenti la confusione di tutti continuerà. Per noi l’emergenza criminale è soprattutto un’emergenza educativa, che ci interpella come educatori e come genitori e che ci spinge a chiamare ad una riflessione collettiva tutte le agenzie educative e le istituzioni locali”.


Manfredonia attende, dai tempi di Giusy, un’indagine profonda che scoperchi il vaso di Pandora, che sollevi i tetti delle case di questa città (..). Ma non c’è tempo per grandi indagini e grandi riflessioni. Le emergenze hanno bisogno anche di interventi rapidi da parte di tutti gli attori sociali, nessuno escluso”.


“Noi adulti non dobbiamo avere paura di impegnare e sacrificare la nostra vita per custodire i nostri ragazzi e le nostre ragazze, decidendo di impiegare il nostro tempo nell’osservarli, seguirli ed amarli, cercando così di aiutarli a comprendersi per poi essere capaci di comprendere la strada giusta da seguire”.


LE PROPOSTE – Quali possono essere i metodi e gli strumenti per intervenire. La formazione dei genitori con situazioni a rischio. Prima fra tutti è necessaria la formazione dei genitori: bisogna formare i genitori ad una cultura della legalità, perché possano con la loro testimonianza, trasmetterla ai propri figli. Bisogna formare i padri ad un ruolo nuovo, ma che sia ancora portatore della sua specificità. Bisogna che dimostrino senza paura chi sono: forti e determinati per trasmettere sicurezza ma attenti osservatori. Bisogna che le madri conquistino una propria dimensione di donna accogliendo la propria femminilità.


Vediamo necessario, pertanto, che i genitori dei ragazzi problematici vengano coinvolti nei programmi concordati con i servizi sociali, finalizzati alla ‘messa alla prova’ decisi dai giudici minorili. In buona sostanza il programma che l’imputato minore deve seguire, finirà con l’estinzione della pena, solo se la famiglia di appartenenza si dimostrerà capace nell’educare.


I servizi sociali – Una grande responsabilità è sicuramente affidata ai servizi sociali comunali e a quelli del Ministero di Grazia e Giustizia. Dovrebbero questi analizzare il minore e la famiglia, non solo sull’apparente inserimento in un contesto sociale ordinato, ma con l’aiuto di esperti, osservarli al fine di scoprire i lati deboli. Riteniamo che non possa una relazione sociale essere compilata dopo un unico, singolo incontro con famiglie e ragazzi in difficoltà, ma deve incentrarsi sulla costruzione di un profondo rapporto di reciproca conoscenza e fiducia.


La formazione continua degli educatori – Occorrono programmi di formazione ben precisi volti ai genitori. Nella nostra Associazione crediamo nella formazione permanente dell’educatore. Per diventare capi è necessaria la partecipazione ad diversi campi di formazione in cui si forniscono le basi per diventare dei buoni educatori. In seguito i capi continueranno nel tempo ad aggiornarsi attraverso assemblee, in cui si discutono essenzialmente le modalità per superare le problematiche dei nostri ragazzi/e. Infine esiste una comunità di capi che si controlla e si sostiene a vicenda: educatori non ci si improvvisa e non è una cosa facile come sembra.


Ask the boyLord Baden Powell of Gilwell, fondatore nel 1907 dello scoutismo, ci ha trasmesso un essenziale segreto: ask te boy, chiedi al ragazzo se vuoi comprenderlo ed educarlo. Lo scoutismo ci ha insegnato i concetti di autoeducazione e coeducazione. Anche da noi i ragazzi sono “insieme” ma sono seguiti, oltre che dai capi, anche dai ragazzi più grandi riscoprendo la verticalità delle aggregazioni spontanee giovanili. Questo è il segreto del successo di un metodo ormai centenario: l’influenza dei “pari” nella crescita per facilitare il confronto, lo scontro, l’identificazione e la differenziazione.


I gruppi di auto aiuto – Riteniamo importante che per le famiglie in difficoltà si formino gruppi di auto aiuto familiare che si confrontino e continuino a crescere come persone supportate da esperti. Questo tipo di gruppi esiste già a livello volontario in ambienti cattolici: le famiglie vengono coordinate e supportate in alcune parrocchie.


Le famiglie, lontane da questi ambienti e con figli a rischio devianza, devono essere supportate a livello comunale. Capiamo che gli assistenti sociali sono uno sparuto numero e che i tagli di bilancio imposti dallo Stato siano pesantissimi. Per questa ragione crediamo che gli aderenti al ‘Patto per la Città’ possano offrire aiuto attraverso una collaborazione volontaria e gratuita sotto la supervisione degli esperti comunali. Solo così qualcuno sarà meno “solo” a Manfredonia.


La scuola – I docenti e la dirigenza scolastica degli istituti superiori debbono proporsi l’obiettivo di far riscoprire il vero significato delle forme associative previste nei decreti delegati ai comitati studenteschi, anche formando al ruolo i rappresentanti di classe e di istituto, in modo da far tornare ad essere le assemblee di classe e di istituto luoghi di formazione alla cittadinanza attiva. La scuola ha il ‘difetto’ di essere un luogo in cui si pratica un educazione formale, il che rende difficile trasmettere valori ai ragazzi/e; invece in questi momenti assembleari possono divenire dei luoghi non formali in cui si continua a fare educazione, attraverso approfondimenti con esperti esterni al mondo della scuola e/o attraverso forme inusuali come il gioco. Lo scoutismo nel campo dell’educazione non formale è valido esempio: tutto si fa con il gioco, nulla si fa per gioco. Possiamo dare la disponibilità per condividere, con chi ce lo chiede, mezzi e strumenti che utilizziamo con i nostri ragazzi/e. Non siamo presuntuosi, siamo solo consapevoli che è più di un secolo che il metodo scout educa 30 milioni di ragazzi in tutto il mondo. La riscoperta dell’avventura e della natura della nostra zona può portare un gusto diverso alla vita di questi giovani tristi e soli ed alle loro famiglie.


Mancanza di futuro – Inoltre leggiamo nei ragazzi/e una incapacità a progettarsi nel lungo termine, ad aver fiducia nel futuro. Questo comporta un rifugiarsi nel presente, nell’accontentarsi di organizzarsi per il fine settimana con gli amici invece di costruirsi per un mondo del lavoro e dell’adultità in genere, che gli appare sempre più distante: insomma una incapacità progettuale che non stimola lo spirito di impresa ed innovazione del nostro territorio. La riscoperta del territorio, delle sue enormi potenzialità, deve essere un motivo dominante nella formazione dei nostri ragazzi/e e per questo pensiamo che gli enti locali, il mondo delle imprese e la scuola debbano coordinarsi e favorire l’alternanza scuola lavoro e la costruzione di una cultura del lavoro e dell’impresa.

Il forum dei giovani – Ultimo tassello delle nostre proposte è la costruzione di una piattaforma locale di secondo livello composta da associazioni giovanili, il cosiddetto Forum o Consulta dei giovani, che lavori per la costruzione di politiche giovanili condivise tra le forze sociali e l’amministrazione.

A chi si chiede perché queste azioni possano agire sulla creazione di una cultura della legalità rispondiamo che solo con l’assunzione di responsabilità civili i ragazzi e le ragazze di questa città potranno diventarne i custodi e provare a fermare la fuga non solo dei loro custodi naturali, i genitori, ma anche quella dei “cervelli” migliori vero altri lidi più accoglienti.

Costruiamo un’agenda – Perché le idee possano tramutarsi in azioni, occorre redigere un progetto educativo che nasca dal confronto con tutti gli attori dei processi educativi di questa città sugli obiettivi comuni e le risorse disponibili. Occorre costruire un’agenda in cui si scrivano quali misure concrete e verificabili si vogliono adottare, da chi, e come si realizzeranno, con date ben precise ed infine, bisogna darsi degli indicatori che ne consentano una verifica.

Pertanto, chiediamo all’Amministrazione comunale di Manfredonia:
1. di convocare il “Patto della Città” al più presto, per discutere degli ultimi eventi e per raccogliere altre proposte di lavoro.
2. di promuovere delle giornate in città sul tema dell’emergenza legalità – emergenza educativa, per riflettere insieme su questo momento storico in cui la cultura della legalità è ai minimi e per costruire percorsi educativi che possano portare fiducia e speranza nel futuro e dare sicurezza ed aiuto ai ragazzi e alle ragazze di questa città.

3. di avviare tra i comitati studenteschi ed il settore politiche giovanili del Comune di Manfredonia uno stabile rapporto di collaborazione finalizzato all’arricchimento dell’offerta formativa per gli studenti delle scuole superiori;
4. promuovere il protagonismo degli studenti delle scuole superiori, valorizzandone i rappresentanti studenteschi e confrontando con gli stessi le politiche giovanili.

5. di attivarsi per promuovere la formazione dei genitori ad una cultura della legalità, perché possano con la loro testimonianza, trasmetterla ai propri figli.
6. di attivarsi perché i genitori dei ragazzi problematici vengano coinvolti nei programmi concordati con i servizi sociali (finalizzati alla “messa alla prova” decisi dai giudici minorili).

“Ai docenti e ai dirigenti scolastici degli istituti scolastici chiediamo: 1. di porsi l’obiettivo di far riscoprire il vero significato delle forme associative previste nei decreti delegati ai comitati studenteschi, formando al ruolo i rappresentanti di classe e di istituto, in modo da far tornare ad essere le assemblee di classe e di istituto luoghi formazione alla cittadinanza attiva. Fuori dalle solite occupazioni, ed autogestioni che finiscono in pochi giorni questi momenti vanno vissuti anche attraverso approfondimenti con esperti esterni al mondo della scuola e/o attraverso forme inusuali come il gioco”.

2. cercare di introdurre elementi di educazione non formale nel mondo della scuola. Da sempre la scuola ha il “difetto” di essere un luogo in cui si pratica un educazione formale, il che rende difficile trasmettere valori ai ragazzi/e che non siano di tipo nozionistico o prettamente disciplinari. Noi ci rendiamo disponibili a confrontarci con i docenti per condividere i metodi di educazione non-formale che utilizziamo e che permettono di apportare un contributo unico al processo di educazione permanente”.


“Alle istituzioni locali, al mondo delle imprese e del sindacato, alle associazioni ed alla scuola chiediamo:1. di agevolare la riscoperta del territorio e delle sue enormi potenzialità per favorire l’alternanza scuola lavoro e la costruzione di una cultura del lavoro. 2. la costruzione di una piattaforma locale di secondo livello composta da associazioni giovanili, il cosiddetto Forum o Consulta dei giovani, che lavori per il raggiungimento di politiche giovanili condivise tra le forze sociali e l’amministrazione. Attendiamo fiduciosi le vostre risposte”.

(ARTICOLO PUBBLICATO IL 09.02.2013)

Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • verità vera


  • Manfredolandia

    A manfredonia bambini piccoli che fumano sigarette e chiedono soldi per la strada.. adolescenti che hanno strane abitudini, giovani pieni di vizi e birra
    sale slot e scommesse sempre piene..genitori che non si preoccupano di ciò che fanno i figli. Figlie e figli che emulano i genitori che spesso danno loro eccellenti esempi di rettitudine morale.

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