Amica, il giorno dello sciopero. In piazza anche i quadri

Lo sciopero. Lavoratori davanti ai cancelli della Prefettura di Foggia (st)

Foggia – “Tasse ai foggiani, profitti ai privati?”. Lo ripetono, lo scrivono, lo credono i lavoratori di Amica, questa mattina scesi in piazza con i colleghi di Daunia Ambiente (società satellite in odore di smantellamento completo). Hanno sfilato nel freddo della città proprio mentre in Consiglio Comunale era all’ordine del giorno la discussione sul Piano di rientro. Una mobilitazione che ha fatto discutere, e tanto, il Capoluogo. Oggi, è infatti rimasto in funzione soltanto la discarica. Fermi, invece, i camion. E nessuno in strada. I risultati sono presto evidenti, con i cassonetti pieni di spazzatura.

Eppure loro, i lavoratori, vanno avanti. “Ci hanno accusati in ogni modo. Noi vogliamo soltanto lavorare”, ci racconta uno di loro, dipendente da “oltre 20 anni”. Obietta a Stato che non c’è distinzione fra vecchi e nuovi assunti. “Siamo 300, ci siamo praticamente tutti”, ripete come un mantra, a tutti, Michele Corsino, Cgil. Ma i timori superano l’orgoglio di una mobilitazione evidentemente riuscita. Il viceprefetto Daniela Aponte, colei che ha ricevuto una delegazione di lavoratori e sindacalisti, ha assicurato che farà da tramite con il neo insediato numero uno del Palazzo del Governo, Francesco Monteleone.

Un rinvio, dunque. L’ennesimo, su una vicenda che si sta prolungando da anni. Lo slogan riassume tutti i timori. Dalle parti di Corso del Mezzogiorno si teme che la sentenza del Tribunale fallimentare (attesa per oggi mentre filtrano voci circa una possibile esclusione di Amica, da parte del Governo centrale dall’albo dei gestori) sia una porta spalancata sulla privatizzazione dell’azienda. Con conseguente – ed ovvio – ridimensionamento del personale. E che la soluzione non piaccia a nessuno, lo dimostra che, oggi, in piazza sono scesi anche i quadri di Amica, spesso criticati e malvisti dai lavoratori.

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IL DOCUMENTO DELLE SEGRETERIE PROVINCIALI DI FOGGIA E AZIENDALI DI AMICA SPA.
“il presente documento che vogliamo portare alla Sua particolare attenzione è il frutto di un percorso iniziato anni addietro che, nonostante i numerosi appelli e svariati incontri, a nostro avviso improduttivi sotto l’aspetto dell’assunzione di responsabilità da parte dei soggetti interessati, non ha prodotto alcun risultato se non quello di ritrovarci nell’attuale situazione di stallo, oltremodo drammatica”.


“Oggi i lavoratori Amica, chiamati in questi ultimi due anni a sostenere anche finanziariamente l’azienda (contributi previdenziali trattenuti e non versati, somme di previdenza complementare trattenute e non versate), si ritrovano in una situazione il cui esito finale non è chiaro e non è trasparente. La condizione lavorativa, in mancanza di mezzi, attrezzature e risorse finanziarie, è stata ed è estremamente difficile e precaria sul piano della sicurezza, per la qualcosa i cittadini devono sapere che il servizio di pulizia della città è stato assicurato con senso di abnegazione e responsabilità da parte di ogni singolo lavoratore di questa azienda. Nonostante ciò, all’opinione pubblica è stata consegnata artatamente un’immagine dei lavoratori Amica come unici responsabili dei problemi di pulizia della città, con la finalità di far passare il fallimento della Società come l’esito finale di un percorso obbligato”.


Una breve cronistoria di quell’Azienda pubblica“AMICA ex AMNU”, patrimonio dei nostri padri lavoratori
e frutto di conquista attraverso il sacrificio dei nostri predecessori, si rende necessaria ai fini della comprensione dell’intera problematica. “L’Azienda pubblica nasce il 1° novembre 1965 con la denominazione di Azienda municipalizzata (AMNU) con il compito di assolvere a tutti i servizi di nettezza urbana. Ha progressivamente allargato l’ambito delle proprie attività passando da quelle tradizionali di raccolta dei rifiuti urbani a competenze più diversificate fino a diventare l’Ente strumentale del Comune di Foggia. In data 1° gennaio1995 viene trasformata, ai sensi della legge 142/90 art. 23, in Azienda Speciale“.

“In quegli anni vengono affidati ulteriori servizi quali la gestione del verde pubblico e la gestione del macello comunale. Si sviluppano al suo interno competenze e progettualità al servizio del Comune di Foggia nella gestione e controllo dei servizi affidati, tanto da accrescerne il patrimonio tecnico professionale che diventa parte essenziale dell’Azienda. In quegli anni, con le sole professionalità interne ed in economia, l’Azienda progetta e realizza piazze, giardini e fontane consegnate alla città che ancora continua a fruirne. Il Consiglio Comunale con delibera n. 77 del 19.07.2005 procede alla trasformazione dell’Azienda Speciale in AMICA SpA, socio unico il Comune di Foggia, ai sensi dell’art. 113 comma 5 punto C del TUEL 2000, a far data dal 1° gennaio 2006″.

“E’ doveroso rammentare che nell’affidamento in house non si è in presenza di un vero e proprio rapporto contrattuale tra l’ente ed una persona giuridica da esso distinta (e quindi autonoma sul piano decisionale), bensì di una delegazione interorganica tra l’Ente locale ed il proprio ente strumentale, retto in forma di società di capitale, la quale esclude tra essi la terzietà e consente l’applicazione dell’istituto dell’affidamento diretto (delibera n. 78 del Consiglio Comunale del 19.07.2005), circostanza tra l’altro ribadita all’art.4 punto 3 dello Statuto aziendale del 26/07/2010.
Nel luglio del 2010 l’Azienda registra un pesante saldo debitorio, frutto di anni (2005-2009) caratterizzati da scelte comunali e aziendali irresponsabili”.

La prima decisione (Ottobre 2004) devastante per i conti aziendali e che ha condizionato pesantemente la gestione futura, è stato il contratto di abbancamento dei rifiuti (Frisoli) stipulato dal Comune e ceduto quasi contestualmente all’Amica senza la necessaria copertura finanziaria (circa 6 milioni di euro/anno). Come dimenticare, poi, il mancato ripiano delle perdite 2005/2006 per un totale di oltre 11 milioni di euro,regolarmente deliberato dal Socio Unico in assemblea”.

“Occorre precisare che negli anni la città di Foggia ha conosciuto una tumultuosa e inaspettata crescita urbanistica che ha visto la nascita di nuovi insediamenti abitativi, a fronte della quale non è stato previsto un adeguamento del servizio e delle relative risorse economico-finanziarie. Negli stessi anni si registrava un’anomala lievitazione dei costi (circa 2 milioni di euro) rivenienti dal contratto, ancora in essere, con le Cooperative del verde. Va evidenziato, altresì, che a differenza di tutti gli altri comuni d’Italia, quello di Foggia non ha riconosciuto e non riconosce all’Azienda il costo dello smaltimento, così come rilevato dalla Guardia di Finanza in uno dei suoi accertamenti”.


Per circa due anni (2010-2011) l’Azienda è stata sottoposta ad una analisi documentale da parte della Procura delle Repubblica che ha acquisito tutti gli atti amministrativi propedeutici alle indagini previste, anni in cui tra amministratori unici e liquidatori si è assistiti alla totale mancanza di programmazione. La società stretta in una morsa di svariate decine di milioni di euro di passivo, viene messa in liquidazione e viene altresì deliberato dal Socio unico l’esercizio provvisorio in virtù dell’essenzialità dei servizi espletati. Nel 2011 viene presentata istanza tendente al riconoscimento dello stato di insolvenza ai fini dell’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria (ex Prodi bis). Nel frattempo una sua partecipata al 97% “Daunia Ambiente Spa” (che conta 103 lavoratori), viene dichiarata fallita per sole 35.000 euro. Il primo tassello di un percorso tendente alla privatizzazione del servizio”.

Una prima sentenza del Tribunale di Foggia esclude, a nostro modesto parere, giustamente ed oculatamente la fallibilità dell’AMICA SPA in quanto Società pubblica (ente strumentale del Comune). A seguito di ricorso in Corte di Appello, il Collegio presso il Tribunale di Bari ribalta la sentenza di Foggia e dichiara fallibile la Società, decretando di fatto, con un colpo di spugna, il sostanziale mutamento dello stato giuridico del dipendente nel proprio rapporto di lavoro, con conseguente perdita di tutte le garanzie e prerogative di un lavoratore del comparto pubblico. Numerosissimi incontri con l’Ente Comunale ci hanno visti protagonisti e attori principali nel suggerire, nella nostra qualità di soggetto attivo al tavolo, elementi di discussione per condurre l’Azienda verso un risanamento di AMICA SpA, quale obiettivo raggiungibile”.

Ancora oggi queste OO.SS. non sono a conoscenza del piano che il Comune ha predisposto senza la benché minima informazione e di cui reiteratamente hanno fatto inutilmente richiesta, senza pensare alla paura di eventuali tagli al contratto di servizio così come annunciato all’interno del piano di rientro del Comune da presentare alla Corte dei Conti”.

“Il canovaccio sul quale abbiamo più volte espresso alla proprietà la nostra idea di risanamento si articola sui seguenti punti, verso i quali chiediamo di porre la Sua autorevole attenzione:
1. DEFINIZIONE DI UN PIANO INDUSTRIALE CHE TUTELI I LIVELLI OCCUPAZIONALI E I DIRITTI ACQUISITI DEI LAVORATORI E CHE PASSI ATTRAVERSO UNA OTTIMIZZAZIONE DEI SERVIZI E DEL RECUPERO DELLE DISECONOMIE.
2. MESSA A PIENO REGIME DELL’IMPIANTO DI BIOSTABILIZZAZIONE CON IL CONFERIMENTO DEI COMUNI DEL BACINO ATO FG/3.
3. REVISIONE DEL CONTRATTO DI SERVIZIO ALLA LUCE DELLA MUTATA ESTENSIONE TERRITORIALE E DELL’AUMENTO DEL 30% DELLA TARSU. AUMENTO CHE NON E’ SERVITO A FINANZIARE IL MIGLIORAMENTO DEI SERVIZI DI SPAZZAMENTO, RACCOLTA E SMALTIMENTO BENSI’ AD ONORARE LE TRANSAZIONI ( AGECOS SPA, S.I.A. SRL, BANCA POPOLARE DI MILANO) SOTTOSCRITTE DAL COMUNE PER CONTO DELL’AMICA ED A PAGARE GLI ONERI AGGIUNTIVI CONNESSI ALL’ESERCIZIO PROVVISORIO DEL FALLIMENTO DELLA DAUNIA AMBIENTE SPA.

“Non per ultimo va posta l’attenzione sugli sviluppi che riguardano le liberalizzazioni e privatizzazioni nel comparto dei servizi pubblici essenziali: il 31 marzo scadono improrogabilmente tutti gli affidamenti diretti. La nostra preoccupazione, tra l’altro ampiamente suffragata da molteplici esempi sul territorio nazionale, è quella di non essere in grado di offrire regole certe contro la frammentazione del settore. Le continue esternalizzazioni senza regole, sviluppate sulla sola logica di mera diminuzione dei costi, con la poca trasparenza nello smaltimento dei rifiuti , provocano pesanti ricadute sui livelli occupazionali, sulla sicurezza nonché una drastica riduzione qualitativa dei servizi resi alla comunità cittadina, senza tralasciare il rischio di infiltrazioni criminali in un ciclo dei rifiuti non gestito da soggetti pubblici”.

“La situazione di AMICA SpA, così come anche dichiarato dal precedente Prefetto dott. Nunziante, rappresenta una bomba sociale che, nel caso di dichiarato fallimento potrebbe creare, a nostro avviso, problemi anche di ordine pubblico. Per la qual cosa necessita della dovuta attenzione e senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti istituzionali, nella consapevolezza che questa città non può essere depauperata di un’Azienda con circa cinquant’anni di storia ed acquisita esperienza tecnica e professionale, spesso richiesta e messa a servizio di altre realtà del settore a livello nazionale. Non possiamo, altresì, dimenticare l’impegno e la generosità profusi dai lavoratori dell’Amica in situazioni tragiche, vissute dalla città di Foggia, come il crollo del palazzo di Viale Giotto e di quello di Via Delle Frasche. In quelle occasioni, le immagini dei mezzi e dei lavoratori fecero il giro del mondo.
A fronte delle argomentazioni su esposte, necessariamente sintetiche, ma per le quali rimaniamo a disposizione per qualsivoglia ulteriore chiarimento che S.E. riterrà necessario, siamo a richiederLe l’istituzione di un tavolo tecnico permanente con la presenza di tutti i soggetti istituzionali interessati, che governi tutto il processo di risanamento e rilancio aziendale soprattutto in un ottica di rispetto delle regole del mercato e delle norme che tutelano i diritti di tutti i lavoratori”.

“Eccellenza (in riferimento al Procuratore), a Lei chiediamo che ci consenta di condividere con tutti i soggetti interessati il generale progetto di rilancio del servizio pubblico di igiene ambientale per la città di Foggia che auspichiamo si declini nel segno della massima condivisione, trasparenza e rispetto della legalità”.

Redazione Stato@riproduzione riservata

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1 Commento

  1. avv. Eugenio Gargiulo scrive:

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Galeotta fu la sigaretta …..e chi la fumò nell’ascensore condominiale!!!

    Anche nei condomini , ed in particolar modo negli spazi comuni condominiali, vige il divieto di fumo di tabacco. Infatti, mentre nelle abitazioni dei privati (e negli spazi all’aria aperta) non vi sono obblighi, non sussiste dubbio che nelle parti comuni “aperte al pubblico indifferenziato degli utenti, residenti e non” ( come in ascensore, nel ballatoio, nella scalinata, e nell’ androne) sia vigente il divieto di fumare di cui alla Legge 16 gennaio 2003 n. 3.

    E’ quanto deciso dal Giudice di Pace di Foggia in una recentissima originale e “rivoluzionaria” sentenza , con la quale ha respinto il ricorso in opposizione ad una sanzione amministrativa , elevata nei confronti di una “altolocata” signora foggiana, rea di aver “infranto” più volte il divieto di fumare nell’ascensore del condominio ove risiede.

    La sanzione amministrativa, dell’importo di euro 100,00, le era stata comminata, su richiesta esplicita dell’amministratore (responsabile dell’applicazione corretta del divieto), da un altro condomino/vigile urbano , il quale aveva “colto sul fatto” la imperterrita instancabile fumatrice, mentre la stessa “sfumacchiava” beata in presenza di un’altra condomina residente, in stato di avanzata gravidanza.

    La “incallita fumatrice” aveva fatto, quindi, opposizione alla “contravvenzione” elevatagli , sostenendo davanti al Giudice di Pace dauno la tesi dell’inapplicabilità del “divieto di fumare” agli spazi condominiali , altresì, perché l’assemblea del condominio in questione non era mai intervenuta in merito alla questione al fine, per esempio, di creare appositi spazi riservati ai fumatori all’interno dell’edificio condominiale.

    Ma il magistrato foggiano non ha inteso accogliere tale tesi , affermando, invece, nella propria pronuncia, come la tutela della salute rappresenti un diritto primario e assoluto dell’individuo, riconosciuto dall’art. 32 della stessa Costituzione.

    Del resto – ha evidenziato in sentenza il Giudice di Pace di Foggia -la nocività del fumo passivo è stata riconosciuta dalla stessa Corte Costituzionale sin dal 1991, e più di recente, nel 2002, perfino il Tribunale di Milano ha riconosciuto, per la prima volta, il fumo passivo come causa di morte.

    Sul tema interviene altresì l’avv. Eugenio Gargiulo, il quale, nel commentare la recente importante sentenza , spiega che da quando, a partire dal 10 gennaio 2005, è definitivamente entrata in vigore la nuova disciplina in materia di divieto di fumo, di cui alla Legge 16 gennaio 2003 n. 3, e successive modificazioni e integrazioni, non è più possibile “fumare” nemmeno negli spazi comuni condominiali ed, in particolar modo, ed a maggior ragione, in spazi angusti , come gli ascensori.

    Negli spazi in cui non si può fumare, tuttavia, – continua l’avv. Eugenio Gargiulo – devono essere collocati appositi cartelli, adeguatamente visibili, che evidenzino il suddetto divieto. Ai fini dell’omogeneità sull’intero territorio nazionale, i cartelli, con la classica barra rossa, devono recare la scritta “vietato fumare”, integrata dalle indicazioni della relativa prescrizione di legge, delle sanzioni applicabili ai trasgressori, e dei soggetti cui spetta il compito di vigilare sull’osservanza del divieto.

    Poiché tale cartello di divieto era posto come per legge all’interno del vano ascensore , correttamente – conclude l’avv. Eugenio Gargiulo- è stata elevata la sanzione amministrativa nei confronti della condomina/fumatrice; ed altrettanto correttamente il Giudice di Pace di Foggia ha valutato che , nel caso di specie, fosse applicabile l’art. 51 della L. 3/2003, , intitolato, per l’appunto, “Tutela della salute dei non fumatori”, che prevede una serie di divieti piuttosto rigidi, tanto da rendere la normativa italiana una tra le più restrittive al mondo.

    In sintesi , dal 10 gennaio 2005 è vietato fumare in tutti i locali chiusi, pubblici e privati, purché si tratti di luoghi “aperti ad utenti o al pubblico”. Tra questi sono compresi: bar, ristoranti, pizzerie, pub, discoteche, sale giochi, sale bingo, alberghi, agriturismo, palestre, come pure studi professionali (avvocati, commercialisti, architetti), parrucchieri, estetisti, assicurazioni, banche, agenzie immobiliari, imprese industriali e artigianali, circoli privati, supermercati, centri commerciali, spacci ecc..

    Attualmente è concesso fumare liberamente in tutti gli spazi all’aria aperta, all’interno della propria abitazione (e in generale nei locali non aperti al pubblico). È ammesso fumare anche nei luoghi dotati di impianti di riciclo dell’aria in possesso dei requisiti tecnici prescritti da appositi decreti: per evitare di rinchiudere i fumatori in vere e proprie camere a gas, dal momento che è necessario tutelare anche la salute di questi ultimi, assicurando a ciascuno di loro una determinata quantità di litri d’aria “pulita”.

    Gli spazi dedicati ai fumatori devono in ogni caso essere delimitati da muri a tutta altezza (non da pareti semovibili o paraventi) e da ingressi con porta chiusura automatica, abitualmente in posizione di chiusura. Le zone per fumatori vanno sempre segnalate e non possono essere ricavate in spazi di passaggio. In bar e ristoranti la superficie “smoking” deve comunque essere inferiore alla metà della superficie complessiva di somministrazione dell’esercizio e perciò non potranno essere creati locali riservati ai soli fumatori.
    Foggia, 16 gennaio 2012 Avv. Eugenio Gargiulo

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