FoggiaManfredonia

Dislessia, A.Antonucci: famiglie fondamentali nel percorso di apprendimento

Di:

Anna Maria Antonucci (Ph: Anna Pina Rinaldi@)

Foggia – LE ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato che circa il 4% degli studenti italiani di scuola primaria soffre di dislessia. Tuttavia, cause, caratteristiche e strategie di intervento relative a questo disturbo sono ancora sconosciute ai più.

Stato ha incontrato la dottoressa Annamaria Antonucci, psicologa, esperta nel trattamento dei DSA e fondatrice della sezione provinciale dell’A.I.D. (Associazione Italiana Dislessia) di Foggia, che da oltre 15 anni si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica e formare in materia tutti coloro che operano con alunni dislessici.

“La dislessia è classificata tra i Disturbi Specifici di Apprendimento (disturbi delle abilità scolastiche), esordisce la Antonucci, e la sua principale manifestazione consiste nella difficoltà che hanno i soggetti a leggere velocemente e correttamente ad alta voce.

Il bambino dislessico può leggere e scrivere, ma riesce a farlo solo impegnando al massimo le sue capacita e le sue energie, poiché non può farlo in maniera automatica e perciò si stanca rapidamente, commette errori, rimane indietro, non impara. Tali difficoltà non possono essere ricondotte a insufficienti capacità intellettive, a mancanza di istruzione, a cause esterne o a deficit sensoriali.La dislessia ha infatti cause di tipo genetico che determinano una neuro diversità cioè uno sviluppo anomalo di aree del cervello.”

La fase della prima scolarizzazione per i piccoli dislessici può diventare un vero incubo infatti continua la dottoressa: “La diagnosi di dislessia può essere fatta solo alla fine della seconda classe primaria, ma questi alunni presentano fin dalla scuola dell’infanzia alcune caratteristiche difficoltà: faticano ad imparare i giorni della settimana, i mesi, le poesie. Fanno fatica nel riconoscimento di lettere e numeri e nelle abilità fonologiche in genere.”

Diventa quindi indispensabile per i soggetti che presentano questo tipo di difficoltà “l’avviamento precoce (anche prima della diagnosi definitiva) ai servizi sanitari per gli approfondimenti del caso e l’eventuale la programmazione di un intervento riabilitativo di potenziamento delle abilità deficitarie attraverso terapia logopedica o neuropsicologica. Infatti i bambini che non ricevono diagnosi e intervento precoce vanno incontro a frustrazioni e rimproveri che generano complicanze di tipo emotivo e comportamentale, possono diventare a volte svogliati, a volte ribelli e irrequieti…Tuttavia, anche in seguito ad una diagnosi tardiva si può proporre un intervento di recupero sia per la rapidità di lettura che per la comprensione del testo.”

Nell’individuazione e nel recupero dei soggetti dislessici un ruolo di fondamentale importanza è ricoperto dalle insegnanti, in particolare quelle di scuola primaria aggiunge Carla Mariella, maestra elementare da 19 anni. “All’inizio della mia carriera non conoscevo la dislessia, anche perché non era essa stessa riconosciuta come disturbo”. Infatti il riconoscimento legislativo dei soggetti dislessici si è avuto soltanto con la legge 170/2010 e le relative direttive ministeriali che prevedono la concessione di tempi più lunghi per lo svolgimento dei compiti e l’utilizzo della calcolatrice o del computer anche nei momenti di valutazione. “Poi, circa 14 anni fa in una terza elementare, mi trovai di fronte ad un bambino con difficoltà di lettura, confondeva la B con la D e la M con la N. Era dislessico, ed improvvisamente mi sono sentita inadeguata. Cominciai a fare ricerca, mi consultati con il mio Direttore Didattico, il quale mi consigliò alcuni testi che parlavano di dislessia. Studiai molto e alla fine della quarta elementare, l’alunno aveva, con l’aiuto delle esercitazioni consigliate dai testi specifici, superato molte delle difficoltà.Forse, avevamo ricercato insieme e messo in atto tecniche e strategie utili al caso. Naturalmente mi era rimasto il dubbio: era stato un caso? oppure i miei studi erano stati efficaci? Così ho cominciato a seguire corsi di formazione specifici PON e AIRIPA (Associazione Italiana Ricerca e Intervento nella Psicopatologia dell’Apprendimento).

Naturalmente, continua l’insegnante, “quando in classe si incontra un bambino dislessico, occorre avere delle attenzioni particolari: in primis cercare di collaborare con la famiglia e cercare di coinvolgerla nel percorso di apprendimento del bambino. Poi non costringere l’alunno a leggere ad alta voce,non fargli ripetere le tabelline, non farlo copiare dalla lavagna, cercare di utilizzare gli strumenti dispensativi e compensativi (a seconda del caso), non ridicolizzarlo davanti ai compagni…insomma cercare di non farlo sentire “diverso” solo perché ha un diverso modo di imparare. Non bisogna tuttavia nascondere il problema, anzi è bene parlarnealla classe spiegando il perché del diverso trattamento riservato al compagno dislessico. Se la maestra sarà paziente,chiosa la signora Mariella, lo sarà anche il gruppo classe.

(A cura di Annapina Rinaldi – aprinaldi@alice.it)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi