Foggia

Foggia, atti di teppismo, urge educazione civica

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Foggia – C’ERA una volta una materia molto amata dagli studenti delle scuole medie, inferiori e superiori. Si insegnava, insieme alla storia, per due ore al mese; non molte, ma sufficienti per lo scopo che doveva raggiungere. Questa materia si chiamava: “Educazione Civica”. Venne inserita nei programmi scolastici dallo Statista pugliese Aldo Moro, nel 1958, con il lodevolissimo intento di perpetuare nelle giovani generazioni, il sentimento di appartenenza, l’etica morale e civile, lo studio delle forme di governo, il significato di “cittadinanza” con i suoi risvolti e, conseguenti, diritti e doveri dei cittadini. Insomma si voleva dare, con queste due ore settimanali, almeno un minimo di nozioni su quelli che si sarebbero rivelate poi fondamentali comportamenti nello svolgersi della propria vita e nei rapporti relazionali e di società.

Non per nulla l’educazione civica ha una storia millenaria e le prime teorie vennero formulate in proposito da Platone nell’antica Grecia e da Confucio in Cina. Sappiamo tutti la fine che ha fatto poi questo insegnamento, nelle riforme degli anni 80 e 90, fino ad essere stato definitivamente abbandonato.

Perché questo “elogio” dell’Educazione Civica? Molto semplice. Se oggi assistiamo al degrado e alla perdita di valori, ma, soprattutto, all’”Anarchia” che sembra contraddistinguere i comportamenti di moltissime persone, tra i quali, purtroppo, molti nostri concittadini ( ultimi quelli ai danni delle automobili, con grossi danni per i loro proprietari) forse, ritengo, una parte di colpa la dobbiamo, anche, al venir meno di quel semplice insegnamento che veniva dato ai ragazzi nella loro età scolastica e, quindi, in piena fase di apprendimento. E non sembri una semplice disquisizione teorica: immaginate infatti, quante persone oggi non sanno chi è o quali funzioni ha , per es, il Presidente della Repubblica o chi fa le Leggi e chi le fa eseguire; oppure ancora, chi, come e quando può votare o cosa fa il Sindaco della propria città: insomma non conoscono niente della costituzione e di come sono regolati i più semplici rapporti della vita quotidiana; figurarsi se poi sanno quando è stata emanata e cosa è avvenuto immediatamente prima di essa.

Questo per partire dalle cose più semplici, che si dovrebbero imparare già dalle scuole elementari. Pensate, poi, cosa si può pretendere da migliaia di giovanissimi che non conoscono le più elementari regole della civile convivenza; quelle del codice della strada; quelle del rispetto dei luoghi pubblici e delle “cose” di tutti; dell’ordine, degli anziani e si potrebbe continuare ancora. Questa “ignoranza” del proprio stato di “cives” e delle regole da esso discendenti, si riflette nei comportamenti, negativi, cui assistiamo e per i quali ci lamentiamo in tante occasioni. L’abdicazione dello Stato, a questa funzione educatrice, dei suoi futuri cittadini e della classe dirigente, nel tempo ha prodotto e produrrà, se non si inverte la rotta, sempre conseguenze più negative per il Paese. I ragazzi che oggi non apprendono l’Educazione Civica, nel senso più ampio della sua accezione, nè dai propri genitori, che dovrebbero essere i primi ad inculcarla loro, né dalla scuola, né dal mondo civile, saranno coloro chiamati domani a prendere decisioni importanti; a regolare i rapporti sociali, a giudicare cosa è bene e cosa non lo è. Se, per esempio, nessuno, a scuola, in famiglia, tra amici, mi dice che è vietato salire sul marciapiede con il motorino perché è pericoloso e si rischia di far male a qualcuno, cosa che comporta una serie di conseguenze negative per se stessi, gli altri e la propria famiglia, difficilmente potrò impararlo da solo: crederò che quel comportamento è, se non autorizzato, quanto meno consentito.

Così: fare a pezzi piazza Giordano piuttosto che distruggere Parco San Felice o buttare l’immondizia per strada o ubriacarsi e fare casino davanti ad un bar in piena notte e non pagare il biglietto dell’autobus e così via, diventano, non comportamenti disdicevoli e contrari al vivere civile, ma esempi di “forza” e “carattere” e, quindi, cattivi esempi per molti altri giovani i quali, l’indomani, non sentiranno da nessuno, a casa e/o a scuola, che l’immondizia si butta nei cassonetti; il riposo delle persone si deve rispettare; la sicurezza di tutti i cittadini deve essere garantita e, probabilmente, siccome nessuno si degna di far apprendere ai nostri ragazzi, nelle scuole, la storia della nostra città e dei suoi famosi e valorosi concittadini, tanto meno dei suoi monumenti, il risultato è fare a”pezzi” le opere esposte in piazza Giordano, le gomme delle auto, i monumenti e, da qui, al compimento di veri e propri reati ( furti, rapine ecc)…il passo è breve! Ecco, cari lettori, perché quelle due ore nelle quali la paziente professoressa di storia ci insegnava, come una premurosa mamma, le regole fondamentali della nostra vita, non erano ore perse, ma ore consegnate al bagaglio della nostra cultura che non avremmo mai dimenticato.

Dr Salvatore Aiezza (docente università del Crocee
di Foggia)

Fotogallery V.Maizzi



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