Manfredonia

Indagini su Casa di riposo Stella Maris; incarico per difesa legale

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Esterno Stella Maris (cogese.coop)

Esterno Stella Maris (cogese.coop)

Manfredonia – CASA di riposo Stella Maris di Siponto: dopo l’avviso di conclusioni di indagini preliminari – ricevuto dall’attuale sindaco di Manfredonia in data 17.12.2013 – affidamento dell’incarico di difesa ad un avvocato del centro sipontino; l’incarico segue l’istanza del sindaco rivolta all’Ente di assumere l’onere della difesa nel procedimento penale, “atteso che lo stesso è conseguente a fatti o atti avvenuti nell’espletamento dei propri compiti di ufficio, e che non sussiste conflitto di interessi con il Comune”. Il reato contestato (come dall’allegata delibera di Giunta) è quello del all’art. 328 c.p. (al legale della società gestrice della Casa di riposo sarebbe stato invece contestato il reato di cui all’articolo 650 del codice penale).

Da qui il riconoscimento del patrocinio legale all’attuale sindaco di Manfredonia, con presa d’atto dell’affidamento dell’incarico di difesa.

ATTO INTEGRALE

Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • CHISSA'

    Ma se dovesse risultare colpevole (non

    me glielo auguro ) dovra’ restituire le

    somme che l’Ente anticipa per il

    legale ? Non dovrebbe anticipare Lui le somme per la ifesa e poi essere eventualmente risarcito ?


  • Redazione

    C’è l’atto in allegato, grazie, Red.Stato


  • angelo

    Quando erano gli altri ad avere gli avvisi di garanzia gridava DIMISSIONI adesso che tocca a lui quando si dimette e si fa difendere da un avvocato a spese sue!


  • La Marca Nina

    x angelo e x la Redazione.Angelo hai ragione da vendere percui la domanda viene spontanea, cara redazione,” il sindaco è indagato e iscritto nel relativo registro? Se si ,cosa aspetta a dimettersi,ed evitare di fare giri di parole per non far capire niente?


  • CASSAZIONE CONFERMA NO anche al RIMBORSO!

    CASSAZIONE CONFERMA NO anche al

    RIMBORSO!

    “Il principio secondo il quale agli amministratori dell’ente locale non spetta il rimborso delle spese legali sostenute per procedimenti penali a loro carico conclusi con sentenza di assoluzione è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 12645 dello scorso 24 maggio 2010, con la quale è stato respinto il ricorso di alcuni amministratori di un comune piemontese che avevano convenuto in giudizio l’ente stesso per chiedere la restituzione delle spese sostenute per la propria difesa in sede penale per reati loro rispettivamente contestati in relazione all’esercizio delle funzioni di amministratori pubblici, dai quali erano stati poi assolti”

    CIOE’ – CORREGGETEMI SE SBAGLIO – MENTRE ALTRI AMMINISTRATORI LOCALI in Italia HANNO ADDIRITTURA DIFFICOLTA’ A VEDERSI RICONOSCIUTO IL DIRITTO AL RIMBORSO, dopo essere stati assolti (e dunque solo al termine del giudizio), RICCARDI RIESCE ADDIRITTURA A FARSI ANTICIPARE LA SPESA?!?! SOGNO O SON DESTO!

    (abbiamo allegato l’atto, grazie, buon pomeriggio,ndr)


  • Almeno Paolo Campo aspettò di essere assolto...

    Confronterei questa delibera

    (http://www.comune.manfredonia.fg.it/upload_delibere/1115/2009_63.pdf Delibera di G.C. n.63 del 04/02/2009) con quella odierna, facendo rilevare che, seppur in passato altri amministratori hanno chiesto ed ottenuto il patrocino legale dal Comune, almeno hanno atteso l’esito del giudizio che terminò con una sentenza di assoluzione. La delibera all’epoca, contrariamente a quella di oggi, indicava anche l’impegno di spesa d’assumere e il relativo capitolo di bilancio in cui avrebbe trovato capienza. In quella di oggi, in cui si anticipa ciò che forse non si ha nemmeno diritto a vedersi rimborsato, NON ci sono NEPPURE TUTTI QUESTI ELEMENTI… Che dire…

    MENO MALE CHE A PESCARA NON ERI NELL’ESERCIZIO DELLE TUE FUNZIONI… O mi SBAGLIO?! (diritto di critica, ndr)

  • x Angelo :è vero, se fosse accaduto ad altra persona lo avrebbe massacrato, condivido in pieno e lui ne avrebbe 2!! purtroppo a lui è consentito tutto agli altri nulla!!


  • Franco

    minimi tariffari?


  • BANANA IN CU....O

    H2 Side
    AMMINISTRATORI LOCALI: LA CASSAZIONE RIBADISCE IL NO AL RIMBORSO DELLE SPESE LEGALI
    a cura della Redazione

    Il principio secondo il quale agli amministratori dell’ente locale non spetta il rimborso delle spese legali sostenute per procedimenti penali a loro carico conclusi con sentenza di assoluzione è stato ribadito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 12645 dello scorso 24 maggio, con la quale è stato respinto il ricorso di alcuni amministratori di un comune piemontese che avevano convenuto in giudizio l’ente stesso per chiedere la restituzione delle spese sostenute per la propria difesa in sede penale per reati loro rispettivamente contestati in relazione all’esercizio delle funzioni di amministratori pubblici, dai quali erano stati poi assolti.
    La Corte è tornata, così, sulla questione delle spese legali per gli amministratori locali che le abbiano fatte sostenere al proprio comune. La Suprema corte ha quindi confermato che gli amministratori non possono beneficiare dell’applicazione in via di analogia della disciplina riguardante i pubblici dipendenti, perché non sono, appunto, dipendenti dell’ente ma sono eletti dai cittadini, ai quali rispondono per il loro operato.
    Inoltre ha ribadito che al rimborso delle spese legali non può essere applicata la disciplina in tema di mandato prevista dall’art. 1720 del c.c., secondo cui il mandante deve rimborsare al mandatario le anticipazioni, pagargli il compenso e risarcirgli i danni subiti a causa dell’incarico.
    In assenza di un nesso eziologico tra l’adempimento dell’ufficio e la perdita pecuniaria, ha infine argomentato la Corte, non può essere riconosciuto agli amministratori locali il diritto al rimborso delle spese legali sostenute per la difesa in un procedimento penale. Tanto più che il danno risarcibile presuppone un comportamento incolpevole dei ricorrenti, che però si sono limitati a richiedere il rimborso sulla base del semplice dato della corresponsione delle spese legali, senza nulla dedurre sulla loro condotta.
    torna all’inizio ^
    Hr
    H2 Side
    SENT. CORTE DI CASSAZIONE, SEZIONE I CIVILE, 24 MAGGIO 2010, N. 12645

    (…)
    Svolgimento del processo

    Con atto di citazione del 20.5.1999 B.E., O.P. G., P.A.L., C.M., G. M., Ca.Br., amministratori a vario titolo del Comune di Montegrosso d’Asti nel periodo compreso tra il 1985 ed il 1993, convenivano in giudizio davanti al Tribunale di Asti il detto Comune, per sentirlo condannare a rifondere le spese, di diverso importo, sostenute per la propria difesa in sede penale per reati loro rispettivamente contestati in relazione all’esercizio delle funzioni di amministratori pubblici, dai quali erano stati assolti.

    Il Comune, costituitosi, chiedeva il rigetto della domanda, che viceversa il tribunale accoglieva, sia pur riducendo gli importi di cui era stata chiesta la restituzione.

    La decisione, impugnata dal Comune, veniva poi riformata dalla Corte di Appello di Torino, che dichiarava non dovuta agli attori alcuna somma di denaro a titolo di rimborso delle spese legali sostenute, e ciò sulla base del rilievo dell’inesistenza di una disposizione in tal senso (dettata viceversa per i dipendenti pubblici), riconducibile ad una deliberata scelta del legislatore. Avverso la decisione gli eredi di B., O., P.A., C., G. e Ca. proponevano ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui resisteva il Comune di Montegrosso d’Asti con controricorso contenente anche ricorso incidentale condizionato.

    Entrambe le parti depositavano infine memoria. La controversia veniva quindi decisa all’esito dell’udienza pubblica del 4.5.2010.

    Motivi della decisione

    Disposta la riunione dei ricorsi ai sensi dell’art. 335 c.p.c., si osserva, per quello principale, che con i motivi di impugnazione gli istanti hanno rispettivamente denunciato: 1) la violazione dell’art. 12 preleggi, in relazione all’art. 1720 c.c.. La statuizione infatti sarebbe errata, sia per il mancato ricorso all’analogia (che viceversa avrebbe dovuto trovare applicazione nel caso di specie, essendo enucleabile dai principi generali dell’ordinamento una regola in tal senso), sia per l’inosservanza della disciplina dettata in tema di mandato, applicabile anche con riferimento agli amministratori pubblici, per la quale il mandatario avrebbe diritto di essere rilevato dalle spese sostenute;

    2) la violazione dell’art. 112 c.p.c., per l’omesso esame dell’appello incidentale, derivante dall’accoglimento dell’appello principale, con il quale era stata chiesta la condanna del Comune al pagamento delle spese indicate nelle parcelle nella loro interezza.

    Con il ricorso incidentale condizionato il Comune ha a sua volta sostenuto che la Corte avrebbe errato nel rigettare l’eccezione di difetto di giurisdizione del giudice ordinario esaminata in via preliminare, poichè la richiesta di rimborso sarebbe al più riconducibile ad un potere discrezionale dell’Amministrazione e la relativa controversia avrebbe dovuto dunque essere delibata dal giudice amministrativo.

    Prendendo dapprima in considerazione tale ultima impugnazione e tenuto conto che sul punto si era esplicitamente espressa in termini negativi la Corte di Appello, rileva il Collegio che la questione non deve essere esaminata, non essendo ravvisabile un interesse attuale dell’istante alla decisione, essendo questo configurabile esclusivamente nell’ipotesi della fondatezza del ricorso principale (C. S.U. 09/5456), nella specie da escludere per i motivi appresso considerati.

    Ed infatti, quanto al primo motivo, occorre rilevare che pur nella constatata mancanza di una disciplina normativa che consentisse agli amministratori comunali di ottenere la refusione delle spese sostenute in relazione ad addebiti penalmente rilevanti, asseritamente posti in essere nell’esercizio delle pubbliche funzioni, la pretesa restitutoria è stata formulata sulla base di un duplice ordine di considerazioni, e cioè: a) per l’analogia con la disciplina dettata per i dipendenti degli locali, che ciò esplicitamente prevede e dalla quale non vi sarebbe ragione di discostarsi,, in ragione dell’identità della natura (pubblica) della funzione svolta; b) per il disposto dell’art. 1720 c.c., che legittima il mandatario ad essere sollevate dalle spese sostenute nell’espletamento dell’incarico.

    Tuttavia, come questa Corte ha avuto modo di decidere in casi analoghi, entrambi i rilievi risultano privi di pregio (C. 08/10052, C. 07/5398, C. 07/9363, C. 04/16845, v. pure Cons. Stato 00/2242, parere 16.3.2004, n. 792).

    Non appare per vero pertinente il richiamo all’analogia, che risulta correttamente evocabile quando emerga un vuoto normativo nell’ordinamento, vuoto che nella specie non è configurabile, atteso che il legislatore si è limitato a dettare una diversa disciplina per due situazioni non identiche fra loro, e la detta diversità non appare priva di razionalità, atteso che gli amministratori pubblici non sono dipendenti dell’ente ma sono eletti dai cittadini, ai quali rispondono (e quindi non all’ente) del loro operato.

    In ordine poi alla pretesa applicabilità della disciplina in tema di mandato, l’art. 1720 c.c. (secondo cui il mandante deve rimborsare al mandatario le anticipazioni, pagargli il compenso e risarcirgli i danni subiti a causa dell’incarico, ipotesi quest’ultima astrattamente evocabile nella specie) non risulta applicabile, sia perchè il danno risarcibile presupporrebbe un comportamento incolpevole, in ordine al quale, peraltro, i ricorrenti nulla hanno dedotto (la richiesta di rimborso è stata invero formulata sulla base del semplice dato della corresponsione delle spese legali), sia perchè le spese di difesa non sono legate all’esecuzione del mandato da un nesso di causalità diretta, collocandosi fra i due fatti un elemento intermedio, dato dall’elevazione di un’accusa poi rivelatasi infondata.

    L’infondatezza del primo motivo del ricorso principale determina poi l’assorbimento del secondo.

    Ne consegue, conclusivamente, che lo stesso deve essere rigettato, con condanna solidale dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo.

    P.Q.M.

    Riunisce i ricorsi, rigetta quello principale restando assorbito l’incidentale e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 5.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori di legge.
    (…)
    Il sito della Corte di Cassazione »

    torna all’inizio ^
    Hr


  • BANANA IN CU....O

    Caro Sindaco Riccardi sei unico!!!!!!! Esiste l’assicurazione, basta solo pagare.Dimenticavo, “pagare” che vordi?boh…!!!


  • maddalena

    A me mi rubano le fotooooooo


  • Redazione

    Buonasera, abbiamo indicato il riferimento ‘Cogese’, relativamente all’immagine; per rettifiche può indicarle a: segreteria@statoquotidiano.it – Grazie, Red.Stato


  • usignolo

    Vorrei, cortesemente, sapere dal Sig. Sindaco quando ha vinto il concorso, a tempo determinato, come dipendente della Pubblica amministrazione; difatti, come ebbi già a ridire in occasione di una richiesta di rimborso spese giudiziarie fatta dall’ex Sindaco Campo nel 2009 ( poi ottenuta )giustificando tale richiesta in analogia ai D.P.R. n° 268/87 art. 67 e il D.P.R. n°333/90 art.50, tale richiesta non era legittima in quanto, la fattispecie riguarda esclusivamente i dipendenti pubblici nelle loro funzioni, e non, come ribadito dalla sentenza della Corte di Cassazione di cui sopra, a persone che ricoprono incarichi elettivi quali appunto sono i Sindaci, assessori e Consiglieri. (il lettore chiede delucidazioni,ndr)
    Cordiali saluti


  • antonella

    Mi chiedo se in tutto questo ci sia una forma di dignita`, sia per chi ha deliberato tale delibera ieri e oggi, sia per chi ne beneficia, sapete cosa sia la dignita`, ne avete mai avuto una bricciola? Questa sarebbe la nuova politica? Cambiare verso? Che coda ne penserebbe renzi? Risponda chi di dovere.


  • semprevigile

    Manfredonia è proprio il paese dei balocchi (noi cittadini) e dei mangiafuochi (coloro che abbiamo eletto a rappresentanti); speriamo che i vari mangiafuochi che tengono i fili vengano spezzati e spazzati via dalla legalità (magistratura).

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