Manfredonia

Morte Alberico Di Noia, no autopsia, ricorso e proteste familiari

Di:

Carcere Lucera (www.newsetvlucera.it )

Lucera/Zapponeta – LA notizia della morte di Alberico Di Noia, avvenuta ieri nel carcere di Lucera, riporta metaforicamente a Stefano Cucchi, ragazzo deceduto all’ospedale Sandro Pertini – nell’ambito della detenzione cautelare – il 22 ottobre 2009. Metaforicamente nel senso di ricerca di una verità ad oggi avvolta nel dubbio.

Innanzitutto, la stampa sarebbe venuta a conoscenza del decesso dopo 24 ore dai fatti, limitandosi a parlare di un semplice suicidio. Il segretario generale del C.o.o.s.p. – Coordinamento Sindacale Penitenziario – Domenico Mastrulli ha escluso categoricamente – stamani a Stato – “un coinvolgimento, anche morale, delle guardie carcerarie relativamente alla morte del detenuto”. Ma la famiglia, che fino a qualche giorno prima era andata a fargli visita, stenta ancora a crederci.

Alberico, che era stato arrestato nel 2012, il 14 Febbraio prossimo sarebbe stato oggetto di una udienza che con molta probabilità gli avrebbe consentito di poter ottenere l’affidamento ai servizi sociali. Tanto che un’associazione di Zapponeta avrebbe presentato una domanda in tal senso. Potrebbe bastare già questo per non comprendere e considerare inspiegabile un gesto del genere. Risulta difficile, dunque, credere ad un suicidio, dopo che l’uomo aveva scontato quasi due anni di carcere, e sapendo che tra un mese avrebbe potuto ottenere questo permesso e stare vicino ai propri cari. Da qui l’incredulità della famiglia e di tutti coloro che sono venuti a conoscenza del caso.

In base alle testimonianze raccolte, infatti, Alberico avrebbe tenuto una buona condotta durante tutta la sua permanenza in carcere. Ma da cinque giorni era stato disposto per lui l’isolamento, a seguito di un alterco con la guardia carceraria, che gli avrebbe “impedito di regalare una caramella al figlio” che si era recato in carcere con la madre, come di consueto, per far visita a suo padre.

Non solo; da fonti familiari, quando l’uomo, prima di essere trasferito a Lucera, si trovava nel penitenziario di Altamura, gli era stato certificato dal medico l’impossibilità di restare solo, a causa della configurazione di una forte tachicardia, di cui Alberico avrebbe cominciato a patire, in seguito alla recente ed improvvisa morte del padre, avvenuta mentre era già detenuto.

Se questo fosse confermato, non si sarebbe dovuto nemmeno procedere all’isolamento.

A questo si aggiunge anche che i familiari della vittima, i quali hanno nominato tre nuovi legali, non avrebbero ancora potuto vedere il corpo del proprio caro e neanche avrebbero avuto notizie sul luogo dove al momento è presente la salma del 38enne di Zapponeta.

Ma a rendere la vicenda ancora più oscura sarebbe stata la decisione del giudice dott. A. Laronga (appresa da fonti vicino alla famiglia della vittima), per il quale il caso sarebbe chiuso, trattandosi di un suicidio. Secondo il magistrato, dunque, non occorrerebbe nemmeno l’autopsia. Ma i familiari non crederebbero assolutamente a questa versione e starebbero strenuamente spingendo per venire a capo della vera causa della morte del proprio caro. A questo punto, i legali della famiglia Di Noia non avrebbero altro mezzo che fare ricorso per questa decisione del giudice e cercare poi di ottenere la riesumazione della salma per la disposizione
dell’autopsia.

Sono davvero tanti gli interrogativi che attanagliano la famiglia e la piccola comunità di Zapponeta.

Perché un uomo si sarebbe dovuto suicidare dopo aver trascorso due anni nel carcere, e dopo aver saputo che tra un mese avrebbe potuto ottenere i domiciliari? Perché la notizia è stata diffusa solamente dopo più di 24 ore? Perché ai familiari non è stato ancora concesso di vedere la salma del proprio caro? Perché gli organi competenti avrebbero deciso di chiudere il caso senza nemmeno disporre l’autopsia?

Sono tante le domanda a cui vorremmo una risposta per rendere luce ad una vicenda poco chiara. La famiglia ha il diritto di sapere la verità. A loro va la vicinanza mia e di tutta la Redazione di Stato.

(A cura di Vincenzo Riontino – enzoriontino@libero.it)



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Commenti


  • oreste

    Ho conosciuto Alberico durante gli ultimi mesi della mia detenzione e posso confermare che non era assolutamente una persona depressa. Socievole e disponibile con gli altri detenuti e allo stesso tempo molto educato con le guardie; una persona che guardava con fiduciosa speranza al futuro, vogliosa di riscattare agli occhi della moglie e dei figli quell’amara realtà che stava vivendo e che aveva infangato il suo nome. Una realtà crudele ove la dignità umana viene calpestata. Soltanto una persona che ha vissuto sulla propria pelle tale infernale esperienza può capire cosa significa la parola “carcere”. Non credo in un suo suicidio per tante ragioni che quest’amara esperienza mi ha insegnato. Concludo questo mio breve commento rivolgendo un saluto ad Alberico:
    “R.I.P amico mio, questa eterna libertà che tragicamente ti sei costruito, non te la può negare nessuno, in me resterà sempre vivo il ricordo di una persona speciale con la quale ho trascorso momenti di gioia e di sofferenza in un luogo lugubre lontano d’ogni umana immaginazione”. Mi associo al dolore della famiglia e alla voglia di far chiarezza su quanto accaduto.


  • Redazione

    La ringraziamo per il suo intervento, buona serata; Red.Stato


  • ciccilluzzo

    preminentemente ringrazio stato quotidiano per le repentine e aggiornate informazioni sul caso,alle quali, penso di parlare a nome di tutta l’intera comunità di Zapponeta,esprimo le più sentite condoglianze alla famiglia…che dire….questo avvenimento deve farci riflettere,su come sia ridotta la nostra nazione,ad iniziare dalla giustizia,vera falla della nostra demoniaca e implacabile amministrazione.In questo caso è sbagliata sia il capo di imputazione,(che francamente sembra simile a quella di un pericolosissimo latitante, e non di una persona che ha semplicemente sbagliato,e a cui bisognava dare un’ altra possibilità)sia l’esecuzione dell’arresto,(che francamente poteva avvenire nel modo più innocuo e mite possibile,senza farlo sembrare un bliz antimafia tipo “Cosa Nostra”),ed infine la pena,(che francamente risulta eccessiva,e per tale motivo andava rivisto il tutto)…detto questo,ormai Enrico non c’è più,strappato alla sua famiglia e ai suoi amici senza un perchè,senza avere nessuna risposta!Ma possibile che le nostre carceri debbano essere viste come un pandemonio e non come un posto dove il detenuto va rieducato,come accade in qualsiasi paese civile ….questo doveva succedere ad Enrico,tornare nel suo paese,riabbracciare la sua famiglia,andare a lavorare come ha sempre fatto,non di morire in una cella!Io posso solo dire che non conoscevo benissimo Enrico, ma posso solo dire che era bello e divertente giocare al Texano con te al Civilis,perchè per noi eri,sei e resterai sempre IL NOSTRO PUMA!!!!R.I.P ENRICO E CHE DIO POSSA VEGLIARE SULLA TUA BELLA FAMIGLIA!SEI GRANDE ER PUMA!!!!


  • Redazione

    A disposizione, continueremo a seguire l’evolversi della vicenda; grazie, un saluto all’intera comunità di Zapponeta; rinnoviamo le condoglianze ai familiari, ai parenti, agli amici dell’uomo, Redazione Statoquotidiano.it


  • maddalena

    Dallo stalking e omicidio (premeditato?non confermato) si è avuto un (ipotetico, non supportato al momento da alcuna prova ufficiale, ndr) omicidio, e i (presunti,ndr) responsabili continueranno a fare quel lavoro senza pagare penalmente e giuridicamente le conseguenze del gesto


  • Giuseppe

    Mi chiamo Rotundo Giuseppe,in quel carcere anchio ebbi un alterco con una Guardia,fui portato nelle celle d isolamento —–Il 22 febbraio riprenderà il processo unificato nel tribunale di lucera.—SONO AMMINISTRATORE DI UNA PAGINA SOCIALE CON PIù DI MILLE ADERENTI,POsso assicurarvi che la morte di ALberigo,nn rimarrà impunità. Faremo in modo che il Ministero APRà presto un Indagine il perchè nn possa essere consentito alla famiglia di togliersi un dubbio pesante per verificare che sul corpo nn vi siano segni di percosse. PERCHé QUESTA ULTERIORE VIOLENZA ALLA FAMIGLIA. PRESENTEREMO SICURAMENTE UN ESPOSTO COLLETTIVO….NN FINIRà COSI! R.I.P. ALBERIGO.


  • Zapponetano

    FORZA FUORI LA VERITÀ! NESSUN COMPAESANO CREDE AL SUICIDIO BISOGNA FARE LAUTOPSIA POI CONDANNARE I COLPEVOLI.


  • zecchillo gianluca

    enrico sarai sempre nei nostri cuori e spero che ki ti a fatto del male paghi e viene fatto a lui quello ke anno fatto a te ciao enrico sei un fiore ke dio a raccolto.


  • Castigliego Luciano

    Buona sera a tutti un saluto alla redazione e a tutti coloro che frequentano quotidianamente questo blog.
    Intervengo giusto per informarvi che il Procuratore Capo del tribunale di Foggia ha autorizzato l’autopsia sul corpo del nostro Enrico (come tutti chiamavano) anche in relazione all’ulteriore e più grave reato da ipotizzare , di istigazione o induzione al suicidio.(Fonti ufficiali ).
    In qualità di esponente dell’amministrazione Comunale tutta, porgo le più cordiali condoglianze alla famiglia tutta di Enrico in particolar modo a Filomena (moglie) e ai tre figli.
    Noi ti siamo vicini fratello Enrico, ora tocca a te pensare da lassù in primis alla tua famiglia e poi a tutti noi tuoi compaesani.
    Grazie a tutti .


  • Giuseppe

    Mi Dispiace che la redazione abbia ritenuto di cancellare parte del mio commento precedente,in cui testimoniavo che in quel carcere di lucera Sono stato vittima di un grave Pestaggio messo in atto da un gruppetto di schifosi —per vendicare un offesa (come detto, c’è un processo in corso ed il suo commento sarà utile relativamente al caso, non abbiamo cancellato nulla,grazie,ndr)

    Enrico Di noia ha subito il mio stesso trattamento…é stato massacrato. I denti rotti,e le tumefazioni su tutto il corpo ne sono la conferma.L ispezione esterna del cadavere nn sarà sufficente per stabilire se Enrico sia stato appeso dopo la morte. o prima. Sono certo che le conclusionui per la procura saranno scontate,e nn andranno oltre come è già avvenuto in moltissimi altri casi di molte sospetta in carcere.Daltra parte la morte per impiccagione è confermata dal collo spezzato….Ma chi ..e come se lo sia spezzato….e top secret. Sarebbe troppo vergognoso per la Procura di Lucera scoprire che nella propria circoscrizione vi sono —. Ma solo nei confronti dei detenuti…Questo giustifica già di per se tutto…è lecito ed è consentito. Troppo costoso e vergognoso scoprire una verità (ipoteticamente) diversa da quella ufficialmente fornita dall amministrazione penitenziaria. VERGOGNA E SDEGNO.


  • Zapponetano

    Tranquillo Giuseppe i colpevoli nn hanno scampo pagheranno le loro colpe non hanno saputo camuffare il fatto poi la famiglia di Enrico e più decisa che mai.


  • maria

    si pensava che in Italia non cera la pena di morte invece ci siamo sbagliati nei nostri carceri esiste. troppe morti sospetti e chi deve vedere fa finta di non vedere questa e la giustizia Italiana.


  • Marco

    Mà….quanta BRAVA gente che esce ora…signor Rotunno cosa aveva fatto per meritare l’isolamento ?sicuramente in isolamento non ci si va solo per aver detto una parola di troppo all’appuntato…bisogna ricordarsi sempre che non si devono strumentalizzare i casi….magari quest’uomo ha avuto un attacco di panico d ‘ansia ed in quel momento trovandosi solo -…ma da qui a dire che è stato pestato è stato ucciso da noi della polizia penitenziaria e non ‘guardie'(con questo mi riferisco alla redazione)….quando un detenuto ha dolori ha segni sul corpo vi è un sanitario,che ci pensa ben più di due volte prima di dichiarare il falso…quindi gente prima di trarre giudizi affrettati meditate


  • Marco

    E comunque credo sia sbagliato che il giudice non abbia voluto l’autopsia,la famiglia di quest’uomo aveva il diritto di vedere il suo caro in giornata innanzitutto( e su questo vi posso garantire che poco c ‘entra la polizia penitenziaria),e poi un autopsia fa sciogliere ogni dubbio

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