Editoriali

Nesso di causalità tra Schettino e i due Marò

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Il comandante F.Schettino dopo il precedente fermo di Pg (fonte image: style.it)

QUALE è il nesso di causalità che lega il processo che si tiene in Italia a Francesco Schettino, unico imputato della strage di 32 tra passeggeri e personale di bordo nel naufragio della nave Costa Concordia, ed il processo che si tiene in India a due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, imputati dell’assassinio di due pescatori indiani scambiati tragicamente per pirati?

Quale è il nesso che lega il comportamento di un comandante italiano che dopo aver mandato a naufragare sugli scogli dell’Isola del Giglio la nave Costa Concordia con a bordo 4.229 persone, sarebbe fuggito senza operare il dovuto soccorso ed organizzare il necessario salvataggio dei passeggeri (3.216) e del personale di bordo (1.013) ed il comportamento eroico di un umile cameriere indiano della Costa Concordia, Russell Rebello, morto nel tentativo di aiutare, assistere, soccorrere e salvare i passeggeri (ipoteticamente,ndr) abbandonati al loro destino?

Che io sappia, questi due eventi storici non hanno un nesso di causalità, come pure le persone ivi richiamate, pare non abbiano nesso alcuno e non interagiscano quindi nello svolgimento temporale di due processi lontani, ma assimilabili, in qualche strano modo,

Eppure da tempo mi pare di osservare una strana convergenza di queste due tristi vicende processuali.

Pare quasi che ogni rinvio del processo a Francesco Schettino sia seguito da un rinvio delle procedure e delle udienze del processo a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Una sensazione assai intensa su questa vicenda bipolare comporta emozioni di causa che produce un effetto e di condizioni che consentono a questa causa di operare ciclicamente, parallelamente, sinergicamente.

Come se universi paralleli si parlassero e discutessero di una giustizia negata nel primo (causa) e di una conseguente giustizia negata nel secondo (effetto).

I brividi non si contano sulla mia pelle come pure la mia mente resta attonita di fronte a questa iperbole impossibile, ma plausibile.

Il messaggio plausibile che rende comunicanti due universi che viaggiano paralleli e mai convergenti, sembra essere quello di una richiesta di giustizia, di una forte pressione che risponda ad un tentativo evidente di salvare qualcuno.

Quasi si tenesse un processo al processo, un processo alle intenzioni prescrittive, un processo alla impunibilità che una tale strage non potrebbe mai e poi mai capire e sopportare, un processo che impone azioni di remissione dei peccati, di equivalenza della punizione, di equipollenza del potere arbitrario di concedere vita o morte, carcere o libertà, in pieno nesso di causalità senza causa.

Non dico altro: temo di essere stato chiaro.

Anche troppo chiaro per il mio cuore italiano ferito da una certa italianità che mi offende e che tenta disperatamente di non capire ciò che è evidente: se non si rende giustizia, non si ottiene giustizia.

Se si salva qualcuno da una punizione, per effetto della teoria della compensazione e la teoria della causa (temporale) più prossima, si ottiene la perdita di qualcun altro.

La sintesi è la teoria della unica e medesima soluzione in due casi non confrontabili né assimilabili: non si escludono e non si includono, ma devono necessariamente integrarsi per risolversi.

Lo dico sempre io che non si possono osservare due pesi e due misure in questo mondo furbo e vizioso che fa un campano libero e due pugliesi innocenti morti.

Pare proprio che la giustizia italiana e quella indiana siano intraprese in un tira e molla in due processi che nulla hanno da condividere.

Eppure il messaggio è abbastanza chiaro ed è come se il mondo volesse dire all’Italia: potete mal governare e mal amministrare la giustizia nel vostro paese come volete, se il vostro popolo sovrano ve lo concede di fare, ma quando ad attendere giustizia sono cittadini stranieri disgraziatamente sottoposti alla ingiustizia italiana, non potete pensare di impartire lezioni di democrazia e di giustizia a terzi.

Specie se ritenete di intervenire e più volte negli affari interni e nella giustizia di una altro paese nel caso in cui, a quella giustizia, siano sottoposti i destini e le vite di cittadini italiani.

Grande lezione di civiltà.

Globalizzazione della Giustizia: “Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Lǎozǐod anche Lao Tzu, Lao Tse, Lao Tze, Lao Tzi, fondatore del Taosimo.

Al buon intenditor, basteranno queste parole.

(A cura di Gustavo Gesualdo – from www.ilcittadinox.com/blog/il-nesso-di-causalita-tra-schettino-e-i-due-maro.html)



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Commenti


  • agnese

    Interessantissima teoria. Anche a me vengono i brividi a pensare a questa cosa, anche perchè tra i miei “interessi” la dietrologia e il complottismo stanno piuttosto avanti.
    Ma io sono più positiva, ho sempre visto in queste due vicende parallele, più una contrapposizione “Stato contro Privato” oppure “Marina Militare contro Marina Mercantile”.
    Questo mio inguaribile ottimismo, mi ha portato a commentare il suo coraggioso articolo e mi porta a sperare piuttosto nella seguente equazione. Schettino sta ai 2 Marò come Libertà sta a Libertà. Un saluto.


  • Lino

    La verità è che si dovrebbe fare di tutto per non incorrere nella Giustizia; insomma, bisogna pensarci bene prima per non piangere stupidamente dopo.
    – Schettino non doveva fare tutti gli errori che ha fatto prima dell’impatto.
    – I due Marò: ma dovevano mirare per forza al petto? Non potevano sparare in aria o sullo scafo a scopo intimidatorio?

    Sono cinico?
    No! E’ che si è sempre troppo leggeri e poco professionali, tanto poi, in un modo o nell’altro, le cose si aggiustano.
    Ma pare che talvolta non s’aggiustano.


  • Elisa

    che tristezza di discorsi mistificatori e frustrati…giusto su Tze Tze posdono essere apprezzati.


  • Chiara

    A me vengono i brividi quando leggo articoli siffatti e poi l’indignazione si trasforma in rabbia. In primo luogo la frase: “i passeggeri abbandonati al loro triste e tragico destino dal comandante della nave, Francesco Schettino” denuncia l’ignoranza del signor Gustavo Gesualdo in merito alla vicenda del caso Concordia, tralasciando il paragone semplicistico fra Russel atto a suscitare l’emotività del lettore. In secondo luogo: chiamare strage l’incidente della Costa Concordia è irriverente e rappresenta un insulto per le vere stragi che sono rimaste impunite in Italia; stragi/tragedie per cui probabilmente il signor Gesualdo non si è minimamente indignato. Schettino non è la quintessenza del cattivone che più cattivo di lui non ne esiste in Italia ne è mai esistito. Il nesso di cui parla, francamente mi fa sorridere perché se anche esistesse, gli indiani avrebbero potuto scegliersi altre pietre di paragone ben più scandalose. Strage poi non è perché il termine implica qualcosa di volontario; semmai tragedia! In terzo luogo: il processo a Schettino procede spedito senza particolari rinvii come non si è mai visto in Italia. Quarto punto: Le inchieste e i processi sono volti ad accertare il colpevole (ciò vale sia per la vicenda Concordia sia per la vicenda Marò). Pertanto mi sembra fuori luogo ed insensato che il signor Gesualdo commenti su come Schettino sia lasciato libero ed impunito, considerato che finché non viene emessa sentenza c’è presunzione di innocenza e di come la giustizia italiana sia distorta per questo, lasciando libero un colpevole che per ora solo il Gesualdo ha condannato. Quinto punto: La presunzione di innocenza è da applicarsi anche ai Marò (e ciò lo dico anche al signor Lino, specialmente in una vicenda dove mancano informazioni chiare sulle indagini. Sesto punto: In ogni caso, l’Italia ha il diritto di seguire le vicende processuali di stranieri in altri paesi e di verificare che le condizioni di legalità e i diritti ad un giusto processo (a seguito di giuste indagini) degli imputati siano rispettati. Così agiscono tutti i paesi in situazione analoghe. Abbiamo il diritto anche di agire in caso non siano rispettate le condizioni e i diritti. Abbiamo diritto di criticare un altro paese. Solo non abbiamo diritto di opporci ad un giudizio emesso a seguito di processo giusto perché sovrano. Penso che anche lei, nelle stesse situazioni, vorrebbe il supporto delle nostre istituzioni. Si ricordi che chi scrive in internet ha responsabilità.


  • Antonio

    parole sante chiara.


  • Livio

    Concordo semplicemente con tutto quello che ha scritto la Signora Chiara.


  • Lino

    Chiara….ti piace sempre dir qualcosina in più. 🙂 Hai detto:

    Non ho condannato nè Schettino nè i Marò. Ho solo detto che bisogna farci attenzione prima, CON PROFESSIONALITA’, e non piangerci dopo !
    E’ fuori dubbio che ;
    – Schettino non doveva fare tutti gli errori che ha fatto prima dell’impatto.
    – I due Marò: ma dovevano mirare per forza al petto? Non potevano sparare in aria o sullo scafo a scopo intimidatorio?

    E allora ?? Di che ti lamenti ??

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