Editoriali
Presentazione testo “Le piccole cose fanno la differenza, il silenzio è dolo”

La denuncia di Ismaele contro ‘le mafie di B’ in Italia

“L’idea di fondo non è mafia si, mafia no, bensì normalità si, normalità no”

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Foggia – Che l’oscuro fascino del male sia un modello cinematografico e di vita che semini consenso, è indiscusso. Ieri nello sguardo di Al Pacino, interprete di Michael Corleone, seduto in poltrona al cospetto di un senatore “Senatore, siamo due facce della stessa ipocrisia” o quello di Robert De Niro alle prese con il personaggio di Al Capone, nell’affrontare il poliziotto attraverso il mantra “Sei solo chiacchiere e distintivo”.

Mantra che oggi si ripete con parole diverse, e attraverso diversi personaggi, quelli della serie televisiva Gomorra, imitati da orde di adolescenti. Fanno scuola frasi come “Sta senza pnzier” o “Agg capì se m pozz fidà e’ te”, declamate da personaggi affiliati alla camorra come Ciro di Marzio, eroi negativi eppure portatori sani di una scelta senza se e senza ma: il male senza incertezza. Uno scenario raccontato dall’altra parte, quello della malavita, che non perdona – come un bambino nella serie, che viene ucciso dalla camorra dopo essere stato ingannato “Vienet a piglià o perdono” – e non ha commissari martiri ed eroi, solo esecutori certi della loro strada. E’ in questa certezza così normale che bisognerebbe ricercare le ragioni di tanta ammirazione da parte di intere e giovanissime generazioni. Inconsapevolmente è di normalità e di piccole cose, che si ha bisogno.

Situazioni normali. Supereroi della marvel, teletrasporto o gente normale?

Un ragazzo ventunenne palermitano, Ismaele La Vardera, un piccolo paese come Villabate, una piccola televisione del paese disposta a denunciare, Telejato, un articolo su un sorteggio per scrutatori anomalo, un file compromettente registrato dal cellulare di questo ragazzo ventunenne, dalla passione limpida per il giornalismo, un messaggio inoltrato su Facebook a Matteo Viviani, giornalista scomodo de Le iene, un suo semplice si a trasmettere il file alla trasmissione Le iene. Un titolo semplice, quello del servizio de Le iene “Un ventunenne contro l’omertà politica”, e non omertà mafiosa; d’altronde non occorre essere silenti su fatti di mafia, attentati, bombe-carta lanciate ad esercizi commerciali per essere mafiosi, fa sapere Ismaele. Dal filmato due occhi come quelli di chi ha scelto una strada certa, e non si pente, e ci crede, e da cui balugina un luccicore. Ci crede anche se dalla parte degli adulti, come scrive nel suo libro, arriva la domanda tipica di chi negli altri vede solo interesse, solo perché ha smesso lui stesso di avere fiducia, “Ma ti pagano?

Una scelta normale, quella di Ismaele, scrivere un articolo sul giornale Statale113.it denunciando il sorteggio preelettorale, in occasione delle elezioni europee del 25 Maggio scorso, sorteggio anomalo per la scelta degli scrutatori e dei numeri per gli eventuali scrutatori in lista con normale domanda consegnata al Comune, dove un 15 per gioco di prestigio diventa 45, la scelta di consegnare la conversazione privata avuta con l’ex consigliere comunale di Villabate, Enzo Licciardi, complice di sapere, come il sindaco di Villabate Francesco Cerrito, chiedeva l’archiviazione, la dimenticanza, il lasciar correre, non stare attenti a queste piccolezze su un normale sorteggio preelettorale per la scelta degli scrutatori. Un normale dire no, come un dire no a parcheggiare la macchina in doppia fila, come un normale gesto di buttare una carta nel cestino anziché per terra, non sporcare i muri delle scuole

Se si eroicizza la normalità, si rischia di renderla qualcosa di anomalo, di non comune, raro, c’è un passo della bibbia tratto dal profetta Zaccaria, che dice che le piccole fanno la differenza, il tu mi dai io ti do non sfugge a quelle piccole cose che contribuiscono a mantenere la politica clientelare. E’ una piccola parte che vuole distruggere la parte onesta Quei 5000 pezzi di merda dei mafiosi vogliono distruggere e rubare l’immagine di 5 milioni di siciliani onesti, e ora 5 milioni di siciliani onesti devono alzare la testa e armarsi di un profondo desiderio di riscatto. Anche nella vostra città” . Parla di mafie di serie B nella nostra città, eppure come enuncia già il titolo del suo libro “Le piccole cose fanno la differenza, il silenzio è dolo”, sono proprio le mafie di serie b a lavorare nel silenzio a dare un grande contributo alla mafia di serie A. Siamo noi, quelli ritenuti bamboccioni, che non hanno il piacere di parlare con ubaldi amministratori, e pochi erano quelli presenti in sala, l’assessore alle attività economiche Eugenia Moffa, e di recente elezione, e volontaristica quella di presidente dell’associazione antiracket, Cristina Cucci , titolare di un’azienda e anche lei, dopo un tentativo estorsivo nei suoi confronti convinta assertrice della denuncia come gesto normale, per il resto l’organizzatore e presidente del Forum dei giovani, Giuseppe Marrone, Francesco di Noia dei giovani democratici ed esponenti studenteschi quali Felice Piemontese, di Monte sant’angelo (paese reduce dall’arresto di un ricercato latitante).

“L’idea di fondo non è mafia si, mafia no, bensì normalità si, normalità no” fa sapere Ismaele La Vardera, per questo sta diffondendo nelle scuole il suo normale ma potente messaggio e riportando i fatti avvenuti attraverso il suo libro. E l’immagine, forte come quello sguardo fascinoso del male e normale, è quella di un cerotto tolto a migliaia di ragazzi e adulti in un video girato in un progetto musicale con Marco Ligabue, e la cui canzone cardine è “Il silenzio è dolo”, ascoltabile sul sito Change.org. E le parole che restano non sono quelle dei big, ma di persone normali che intonano le parole di una canzone “Via da questo silenzio, via da questo tempo rubato, noi che cercavamo una vita normale, via che non c’è più tempo, tanto il passato è passato. Per la voglia di riscatto che non passa anche se passano gli anni. Il silenzio è dolo”.

(A cura di Maria Pina Panella – mariapina.panella@libero.it)

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