ManfredoniaSpettacoli
Innovativo, pur senza perdere lo spirito di fondo dell’opera originale, anzi mettendo in evidenza l’attualità del suo messaggio

“Il giardino delle ciliegie”, nelle donne di Checov tratti delle drag queen

Sono donne rappresentanti di un mondo (quello che in Russia aveva sempre contrapposto aristocrazia e servitù) che è sul viale del tramonto, ma incapaci di essere qualcosa di diverso


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Manfredonia. Innovativo, pur senza perdere lo spirito di fondo dell’opera originale, anzi mettendo in evidenza l’attualità del suo messaggio. Possiamo riassumere così “Il giardino delle ciliegie”, settimo spettacolo della stagione di prosa del Teatro Lucio Dalla, andato in scena ieri sera. Sul palco le milanesi Nina’s Drag Queens, che hanno voluto ibridare i numeri canori, le scarpe tacco 12 e i cappelli di palliettes, tipici degli spettacoli drag, con un grande classico del teatro del Novecento “Il giardino dei ciliegi” del russo Anton Checov(1904).
Lo spettacolonarra le vicende dell’aristocratica Liuba e della sua famiglia, composta da 2 figlie (di cui una adottiva) e tre domestiche. Liuba è appena tornata in Russia da Parigi, dove ha vissuto 5 anni con una delle serve e la giovane figlia Anja. Subito la figlia adottiva e le altre serve la informano che la loro proprietà, compreso un rigoglioso giardino di ciliegi, sta per essere messa all’asta a causa dei debiti accumulati. Da qui le sei donne cominciano a raccontarsi: Liuba ha perso un figlio bambino, morto annegato 5 anni prima ed è ancora innamorata di un uomo che a Parigi l’ha sedotta e abbandonata, dopo aver dilapidato il suo patrimonio. Varja, sua figlia adottiva, aspetta dal suo innamorato una proposta di matrimonio che non arriva mai, Duniasa si atteggia a gran signora, ma in realtà è solo una domestica, Anja così giovane ed ingenua, non ha idea di cosa aspettarsi dalla vita. E poi c’è la vecchia governante, che nonostante l’emancipazione dei servi di 40 anni prima, è rimasta a servizio di Liuba perché “quando hanno abolito la servitù, lei era appena diventata governante”.

Sono donne rappresentanti di un mondo (quello che in Russia aveva sempre contrapposto aristocrazia e servitù) che è sul viale del tramonto, ma incapaci di essere qualcosa di diverso, quindi destinate a perdere. Nell’ultima scena, il “mitico” giardino dei ciliegi, il non-luogo del ritorno all’infanzia, dove tutto era ancora possibile, viene venduto e le donne vanno verso un futuro che non ha contorni, mentre la (troppo?) vecchia governante viene “dimenticata” sul palco. L’elemento farsesco, dato dalla caratterizzazione “eccessiva” e quindi buffa dei personaggi, si mescola con l’elemento tragico di un destino avverso a cui le donne non riescono ad opporsi, anche e soprattutto per inerzia. A tutto questo le Nina’s aggiungono i numeri canori (sia dal vivo che in playback), tipici delle drag queen con brani che spaziano dal belcanto al cantautorato italiano, passando per il pop.

A pensarci bene le donne di Checov non sono così diverse dalle drag queen: esseri irrisolti, maschi e femmine insieme senza essere nessuno dei due per “davvero”, portatrici contemporaneamente di vivacità esplosiva e malinconia decadente. Per questo la trasformazione dei “ciliegi” in “ciliegie” e l’eliminazione dei personaggi maschili presenti nell’originale a vantaggio dell’elemento femminile, non snatura il messaggio di fondo dello spettacolo: la cronaca di un’epoca di passaggio, che assomiglia per certi versi al presente.

(A cura di Annapina Rinaldi, aprinaldi@alice.it)

“Il giardino delle ciliegie”, nelle donne di Checov tratti delle drag queen ultima modifica: 2016-02-16T20:22:35+00:00 da Annapina Rinaldi



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