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Intervista a Mauro Palma

Foggia e la rinascita del cinema d’autore

Dal Falso Movimento al cineteatro Adriatico di Vieste


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Foggia. Da oltre sessant’anni Foggia è protagonista del cinema d’autore; a cominciare dalla Sala Farina, che ha visto la luce nel 1954 per volere di Mons. Farina, attività gestita poi da Giustino Palma con il “Falso Movimento”, e portata avanti dal figlio Mauro fino al 2010.

Un’epoca, quella attuale, molto difficile per la nicchia del cinema d’autore, per via del Cinema 2.0, quello digitale e commerciale, suo antagonista sullo schermo, nelle classifiche e negli incassi. Ma il cinema d’essai, quello nato in Francia negli anni ’40 che preferisce la qualità artistica e film di interesse culturale, è duro a morire; ne è un esempio il cineteatro Adriatico di Vieste, una sala cinematografica e teatrale da 500 posti, riaperta dopo 60 anni. Per capire meglio questo mondo e di quanto la platea foggiana sia stata importante nel panorama europeo, ne parliamo con il neo direttore della struttura Mauro Palma, il figlio di Giustino, direttore di ben sei Festival del Cinema Indipendente di Foggia.

Si chiamava ‘Onda d’Urto’, una delle primissime edizione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia che è partito proprio dal Falso Movimento con l’intervento di Gianluca Arcopinto produttore ed Edoardo Winspeare regista del film Pizzicata” – inizia così la sua giostra di ricordi Mauro Palma

Quando è nato il Falso Movimento?
“Nel 1972, veramente tanto tempo fa. Avevo da poco iniziato l’università, c’era una crisi di cinema a causa anche del boom della televisione. Abbiamo voluto dato una svolta al cinema che da parrocchiale è diventato cinema d’essai, con programmazione solo il martedì, mercoledì, sabato e domenica. Depodestai – lasciami passare il termine – mio padre dalla gestione della Sala Farina e gli dissi ‘per un anno lasciami provare’. Ero a Bari per il primo anno di università e portavo le pellicole a mano in treno, le prendevo a circa un chilometro dalla stazione; le pellicole pesavano una trentina di chili l’una, e mi facevo aiutare da qualche amico perché ne prendevo un paio per volta per poi riportarle indietro, le rilasciavo in magazine e tornavo in facoltà”.

Un duro lavoro che ha dato i suoi frutti.
“Certamente. Siamo stati citati negli annuali del cinema come la prima sala italiana a prestare l’opera omnia di Rainer Werner Fassbinder in lingua originale, compresi i suoi programmi radiofonici. Siamo stati presi come esempio dall’AIACE di Torino che ha fondato in seguito il Torino Film Festival e la Torino Film Commission. Mi chiesero ‘come fai senza l’aiuto di nessuna istituzione, senza avvalerti di nessun contributo?’, forse è stato proprio questo che ha infastidito il ‘potere’: essere stati davvero indipendenti.

Indipendenti anche dalle autorità?
“Certo. Così come non abbiamo mai chiesto nulla, loro non ci hanno mai potuto chiedere o imporre nulla; siamo sempre stati un cinema indipendente sotto tutti i punti di vista. Abbiamo dimostrato che con la cultura è possibile vivere, campare come si suol dire. La cultura è esistenzialismo, e con essa si può fare impresa”.

Una rassegna, la vostra, che ha avuto qualche difficoltà nel decollare ma si è affermata di decennio in decennio.
“Si, soprattutto a partire dagli anni ’90 c’è stata un’affermazione delle nostre rassegne, era come l’ombrellone stagionale: non lo trovavi mai. Su 150 posti l’unico modo per aver disponibilità era la rinuncia di qualcun altro. Il segreto è avere un rapporto diretto col pubblico, da noi ci si parlava, ci si confrontava, eravamo una grande famiglia. Si è trattata di una della rassegne stampa più longeve della Puglia, senza dimenticare il progetto scuola: laboratorio, discussione in sala e mostra.”

Un trampolino di lancio anche per i registi in erba
“Come no! Il cinema emergente è stato sempre protagonista, Capuano, Benvenuti, Tavarelli sono soltanto alcuni nomi. Abbiamo lavorato tanto con gli emergenti che venivano da noi per farci vedere i loro valori e dicevamo loro di continuare a lavorare sulle loro idee”.

La chiusura del Falso Movimento ha disperso quanto si era creato?
“In parte si. Quando si perde un punto di riferimento succede, quel pubblico lo perdi, difficilmente lo si ritrova. Alcuni vanno in altri cinema, alcuni non ci vanno più”.

Cosa successe?
“Quello che facevamo andava bene, prendevamo il Premio Qualità ogni anno e la curia voleva rientrare in possesso delle proprie strutture. Io non accetto compromessi, amo fare il mio lavoro fino in fondo. Se devo essere privato della libertà di espressione preferisco piuttosto perdere il lavoro. Restai deluso anche dalla politica dell’epoca e dagli enti locali: ci hanno tanto acclamato come fiore all’occhiello della città per poi abbandonarci al momento del bisogno”.

Il Falso Movimento però non è morto e non vive soltanto nel ricordo dei suoi spettatori.
“No. Anche se le tante strutture che abbiamo richiesto non ci sono mai state concesse non ci siamo arresi e abbiamo continuato la nostra missione. Decidemmo di ristrutturare l’Ariston, un’idea che ancora oggi sarebbe grandiosa, una prima multisala all’interno della città di fronte la stazione. Tutti i requisiti per farne un progetto favoloso ma c’erano troppe ‘galline nel pollaio’, capii che saremmo andati verso il nulla e di fatto non si fece più nulla. Diversi anni dalla sua chiusura abbiamo riaperto il cineteatro Adriatico di Vieste, due anni fa, e ora facciamo la rassegna in parallelo anche a Foggia, presso l’auditorium Santa Chiara grazie alla Fondazione Apulia Felix Onlus. Lanceremo presto anche un’app per le nostre rassegne”.

Il pubblico come ha risposto?
“Molto bene. Certo i tempi sono cambiati: ci vogliono i laboratori, il pubblico va riabituato a quel mondo che ha sempre avuto un pubblico di nicchia. I foggiani non ci hanno dimenticato, sono partecipi alle nostre rassegne e sono fiducioso del fatto che ben presto si potrà tornare a parlare di cinema d’essai in modo più attivo nella nostra città”.

(A cura di Antonio Piazzolla, Foggia 16.03.2017)

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Foggia e la rinascita del cinema d’autore ultima modifica: 2017-03-16T14:47:53+00:00 da Antonio Piazzolla



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Commenti


  • DICIOTTANNIENONSENTIRLI

    MAURO PALMA EROE NAZIONALE!!!
    Ce ne vorrebbero di più come lui!
    Lo vogliamo sindaco.

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