Attualità
Réard ritenne al tempo che l'introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto "effetti esplosivi e dirompenti"

Un atollo che fa sognare da 70 anni: tanti auguri bikini

Ci vollero quindici anni perché il bikini fosse accettato negli Stati Uniti

Di:

Roma. UN atollo che fa sognare da 70 anni. E’ stato il sarto francese Louis Réard ad inventare il bikini moderno a Parigi, il 5 luglio del 1946. Il nome richiama l’atollo di Bikini nelle Isole Marshall, dove negli stessi anni gli Stati Uniti conducevano test nucleari. Réard ritenne al tempo che l’introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto “effetti esplosivi e dirompenti”. Dopo 70 anni sembra avere avuto ragione.

Il bikini è un costume da bagno femminile in due pezzi che lascia la pancia scoperta. “Il pezzo superiore copre il seno ed una parte del busto o della schiena; ha una forma simile ad un reggiseno e di solito ha una o due bretelle di sostegno. Il pezzo inferiore è uno slip, con una forma simile ad una mutanda, che copre il pube, i genitali ed una parte più o meno ampia dei glutei”.

Nell’antichità, “Costumi a due pezzi erano indossati già nell’antichità, come risulta dal ritrovamento di urne, affreschi e mosaici di epoca greca e romana (i più antichi risalgono addirittura al 1400 a.C.)”. Dopo la sua introduzione, nel 1946, Reard rese “l’Atome ancora più piccolo, ma non riuscì inizialmente a trovare una modella che osasse indossarlo. Finì quindi per ingaggiare come modella Micheline Bernardini, spogliarellista del Casino de Paris”.

Come riporta wikipedia Ci vollero quindici anni perché il bikini fosse accettato negli Stati Uniti. Nel 1951 i bikini furono proibiti al concorso per Miss Mondo. Nel 1958, il bikini di Brigitte Bardot nel film E Dio creò la donna creò un mercato per il costume negli USA, e nel 1960 la canzone di Brian Hyland “Itsy Bitsy Teenie Weenie Yellow Polka Dot Bikini” diede l’avvio a una corsa all’acquisto del bikini. Infine il bikini divenne popolare, e nel 1963 il film Beach Party, con Annette Funicello (enfaticamente non in bikini, dietro espressa richiesta di Walt Disney) e Frankie Avalon fu il primo di una serie di film che resero il costume un’icona della cultura pop. Coloro che conoscono la storia dell’atollo di Bikini – in particolare coloro che si oppongono alla proliferazione nucleare – potrebbero trovare l’etimologia del nome “bikini” per un indumento inappropriata. La sua lettura come “esplosivo” in effetti riduce la rilevanza di una seria crisi umanitaria, che ancora influenza la politica delle Isole Marshall, a un mero simbolo della cultura popolare. Il termine due pezzi è talvolta considerato più appropriato”.

”In epoca recente, il termine monokini è stato utilizzato con riferimento ad abbigliamento da bagno topless femminile; laddove il bikini ha due pezzi, il monokini è costituito dal solo pezzo inferiore. Dove il monokini è comunemente utilizzato, spesso con un motto di spirito si definisce bikini a un abbigliamento composto di due elementi: un monokini e un cappello. Il termine monokini è stato coniato da Rudi Gernreich. Un tankini è un costume da bagno che consta di un top maggiormente coprente di quello di un comune bikini (tank top) e di un pezzo inferiore da bikini. Uno string bikini è una versione alternative, meno coprente, in cui i pezzi inferiore e superiore si riducono a triangoli di tessuto tenuti insieme da lacci. La parte inferiore del bikini si è ulteriormente ridotta negli anni settanta con l’introduzione del tanga brasiliano, la cui parte posteriore è così ridotta da scomparire tra le natiche. In generale, in epoca recente i bikini sono diventati più ridotti. Questo trend cominciò con il pezzo superiore; ridotto quest’ultimo al punto da coprire a malapena il seno, l’attenzione degli stilisti si rivolse al pezzo inferiore”.

”L’evidente sex appeal del bikini ne ha fatto un ingrediente di successo di innumerevoli film e telefilm dal momento in cui esso fu ritenuto accettabile per il pubblico pudore. Un esempio è dato dai surf movie degli anni sessanta, o da serie tv come Baywatch. Alcune icone del bikini nel cinema sono Ursula Andress nei panni della Bond girl Honey Ryder in Agente 007 – Licenza di uccidere (1962), Raquel Welch eroina preistorica nel film Un milione di anni fa (One Million Years B.C.) del 1966, Phoebe Cates in Fuori di testa (Fast Times at Ridgemont High) del 1982, Jessica Simpson in Hazzard (Duke of Hazzard) del 2005, Kate Upton in Tutte contro lui (The Other Woman) del 2014. Una variante del bikini che ha una certa popolarità nella letteratura fantasy è costituita di metallo, per assolvere (in teoria) la funzione di armatura. Spesso il costume di diverse eroine dei fumetti assume la foggia del bikini; un esempio è dato da Elektra o Emma Frost della Marvel Comics”. (FROM https://it.wikipedia.org/wiki/Bikini)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This