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"Non sfugge la necessità, per il nostro partito, di sostenere questa mobilitazione"

Investiamo sui ricercatori. Rifondazione a sostegno della petizione contro il precariato universitario

"Le soluzioni suggerite dalle associazioni promotrici sono chiare: semplificazione e riordino delle differenti figure “pre-ruolo”, per ridurre il ricorso ai contratti precari, e reclutamento straordinario di 4000 nuovi ricercatori all’anno per i prossimi cinque anni"

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Foggia. La prima caratteristica della ricerca universitaria in Italia oggi è la precarietà di chi la svolge. Oltre il 40% del personale impegnato nella didattica e nella ricerca dei nostri atenei è infatti inquadrato in una pluralità di tipologie contrattuali (Rtd, assegno di ricerca, contratto di collaborazione, partita iva, ecc) il cui minimo comun denominatore è la scadenza a tempo determinato. Per intervenire su questa situazione ADI, ARTeD e FLC-CGIL hanno lanciato una petizione rivolta ai ministri dell’Istruzione, dell’Economia e del Lavoro chiedendo il superamento del precariato per i ricercatori italiani.

Le soluzioni suggerite dalle associazioni promotrici sono chiare: semplificazione e riordino delle differenti figure “pre-ruolo”, per ridurre il ricorso ai contratti precari, e reclutamento straordinario di 4000 nuovi ricercatori all’anno per i prossimi cinque anni. L’obiettivo è quello di riportare l’organico dei nostri atenei ad un livello sufficiente (a fronte dei 13000 posti a tempo indeterminato persi negli ultimi otto anni a causa di pensionamenti sono stati attivati soltanto 2000 contratti di ricerca di “tipo b”, ossia quelli per cui è possibile l’assunzione a tempo indeterminato) garantendo, a chi già lavora svolgendo le medesime mansioni, condizioni di lavoro più dignitose e maggiore stabilità.

Non sfugge la necessità, per il nostro partito, di sostenere questa mobilitazione. Essa rappresenta un passaggio importante nel quadro delle battaglie in cui Rifondazione Comunista si è trovata da sempre impegnata contro le politiche neoliberiste di organizzazione del mondo del lavoro e della formazione. Combattere il precariato in ambito accademico significa, infatti, lottare per un’università migliore, che sappia rispondere alla necessità di formare le giovani generazioni del nostro paese e che non costringa chi è già formato a fuggire all’estero in cerca di lavoro e sicurezza economica; farlo con i soldi pubblici significa ribadire la necessità di una ricerca libera perché svincolata dalla logica del profitto.

Qui il link della petizione:
https://www.change.org/p/valeria-fedeli-ricerca%C3%A8futuro-investiamo-sui-ricercatori



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