Editoriali

E il mare continua a “mangiare la terra”

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Golfo di Manfredonia (archivio: tripdavisor)

CON la Pubblicazione sul B.U.R.P. della Regione Puglia n. 31 del 29/02/2012 – volume secondo, l’Assessorato alla trasparenza e Cittadinanza attiva – servizio Demanio e Patrimonio ha pubblicato il Piano Regionale delle Coste Pugliesi, (PRC). Esso è lo strumento che disciplina l’utilizzo delle aree del Demanio Marittimo lungo i circa 800 km di costa della nostra Regione con la finalità di garantire il corretto equilibrio fra la salvaguardia degli aspetti ambientali e paesaggistici del litorale, la libera fruizione e lo sviluppo delle attività turistico ricreative.

Più in generale esso assicura un modello di sviluppo integrato con l’obiettivo imprescindibile di garantire uno sviluppo economico e sociale delle aree costiere attraverso criteri di eco compatibilità e di rispetto dei processi naturali. Il Piano fornisce anche le linee guida, gli indirizzi e i criteri ai quali devono conformarsi i singoli Piani Comunali delle Coste, (PCC). Il Piano Comunale delle Coste (PCC), è lo strumento di assetto, gestione, controllo e monitoraggio del territorio costiero comunale in termini di tutela del paesaggio, di salvaguardia dell’ambiente, di garanzia del diritto dei cittadini all’accesso alla libera fruizione del patrimonio naturale pubblico e disciplina, per il suo utilizzo eco compatibile, l’interno dell’area demaniale.


Il PCC deve altresì prevedere strategie di difesa, di riqualificazione ambientale e di monitoraggio, e prospettare azioni rivolte anche alla soluzione dei problemi indotti dai principali fattori che attualmente concorrono allo squilibrio morfodinamico della fascia costiera agendo in armonia con le indicazioni del PRC e con le prescrizioni previste per le aree naturali protette stabilite dalla L.R. 19/97. La Regione demanda ai Comuni, attraverso il Piano Comunale delle Coste, la disciplina del tratto demaniale lungo la fascia costiera allo scopo di rendere pubblico e fruibile, per l’intera collettività, un tratto della costa.

Per stabilire qual è l’area demaniale, l’art. 28 del Codice della Navigazione definisce la dividente demaniale quale delimitazione in grado di separare i beni del demanio quali il lido, la spiaggia e l’arenile, dai beni censiti dal catasto dei terreni o dal catasto urbano. La determinazione della dividente demaniale è demandata al Ministero dei Trasporti e generalmente essa non è fissa ma si modifica in relazione allo stato di avanzamento o arretramento della costa. Se si registra un avanzamento della linea di riva la dividente demaniale non viene modificata, mentre se si ha un arretramento della linea di costa a seguito dei fenomeni di erosione costiera la dividente demaniale deve arretrare anch’essa, quindi una nuova area del catasto urbano diviene di demanio pubblico.

Infatti il P.R.C. cita a pag. 6486 “I Comuni per poter predisporre e gestire i Piani Comunali delle Coste secondo le direttive della L.R. n° 17/2006, devono essere in possesso della dividente demaniale del loro territorio. Quindi la Regione la deve richiedere al Ministero dei Trasporti e metterla a disposizione” e ancora “La dividente demaniale presenta alcune lacune. Per esempio, per alcuni tratti di costa sabbiosa, nei quali negli anni vi è stato un forte arretramento del litorale, la dividente demaniale è molto vicina alla linea di riva e, in alcuni casi, essa addirittura è in mare, oppure non è proprio presente. Ovviamente in questi ultimi casi sarà in atto una procedura amministrativa per ridefinire la dividente, con tutti gli atti amministrativi e legali che ciò comporta“.

Risulta quindi evidente che prima di dare inizio alla redazione del Piano Comunale delle Coste ogni singolo comune dovrebbe individuare sul proprio territorio qual è la dividente demaniale e se la stessa è in mare mettere in atto tutte le procedure amministrative idonee a riappropriarsi di una fascia di territorio costiero per renderla disponile all’intera comunità. Sul SITPuglia della Regione alal pagina di consultazione del Piano Regionale Coste, al seguentelink: http://webadf.sit.puglia.it/ConsultaPRC/mapviewer.jsf?width=968&height=683&rand=1339840512451 dove è possibile evidenziare qual è lo stato della dividente sull’intero territorio regionale e di come in particolare nel tratto costiero del golfo di Manfredonia tra Zapponeta e Margherita di Savoia o nel tratto del Salento essa ricade in mare a dimostrazione dell’evidente arretramento della linea di riva.


La premessa evidenzia due aspetti fondamentali:
a) che l’intero piano costa ha per oggetto la fascia demaniale e non l’entroterra costiero;
b) che il Piano Comunale Coste deve porre particolare attenzione, là dove sono presenti, i tratti costieri tutelati dalla L.R. 19/97 (legge istitutiva sulle aree naturali protette).

È evidente che la prima ricognizione da effettuare è quella di stabilire, lungo l’intero litorale comunale, con particolare riferimento ai tratti tutelati dalla L.R. 19/97, la delimitazione tra i beni del demanio e quelli del catasto, e quindi individuare la dividente demaniale e se la stessa dovesse risultare assente, per effetto dell’erosione costiera, individuarne una nuova. Stabilire se un terreno è del demanio o ricade catastalmente nella disponibilità del Comune implica una diversa competenza poiché in caso l’arenile ricada nella fascia demaniale la competenza è regolata dal P.R.C. e dal suo strumento attuativo locale, il P.C.C..

Se, invece, l’arenile è fuori dall’area demaniale (particella catastale) allora la competenza della sua gestione passa agli strumenti urbanistici comunali, che potranno gestirla come meglio credono. Ad esempio se una particella private dovesse venire a trovarsi, per effetto dell’erosione costiera, a diretto contatto della linea di costa permetterebbe allo strumento urbanistico vigente di poter disporre come meglio si credo di quel tratto. Ignorare l’esistenza dell’area demaniale o non comunicare al Ministero dei Trasporti l’avvenuta cancellazione, per fenomeni erosivi costieri, di fatto significa liberare l’Amministrazione Comunale dai vincoli di natura demaniale.

Avanzare opposizione al piano Comunale Coste significa non tutelare l’interesse collettivo con la creazione dell’area demaniale e privilegiare e tutelare l’interesse del singolo. Stabilita la dividente demaniale, si potrà avere cognizione di cosa il PCC andrà a disciplinare.

Stabilita l’area demaniale, attraverso la dividente si dovrà procedere all’elaborazione del PCC, che potrà, secondo le linee guida tracciate dalla Regione, disciplinare quanto segue:
– realizzare percorsi di accesso pedonali al demanio marittimo con finalità turistico – ricreative, al fine di garantire la massima fruibilità pubblica, con una ricorrenza di un passo a mare non superiore a 150 metri;
– individuare aree con divieto assoluto di concessione stabilendo le relative fasce di rispetto;
– individuare i tratti di spiaggia con profondità inferiori ai 15,00 m da destinare esclusivamente a spiaggia libera;
– individuare le aree con finalità turistico-ricreativo destinate a stabilimenti balneari nella misura massima del 40 % mentre le restante parte dell’area demaniale dovrà essere concesse a spiagge libere con e senza servizi;
– individuare le aree demaniali con finalità diverse da quelle turistico-ricreativo con particolare riferimento alle aree da destinare al varo, l’alaggio e rimessaggio delle imbarcazioni oltre alle attività connesse alle esigenza della pesca e della navigazione non da diporto;
– individuare le aree vincolate quali le zone SIC, le zone ZPS , i cordoni dunali e di macchia mediterranea e le relative modalità di utilizzo condizionato;
– individuare e cartografare i vari livelli di criticità delle aree costiere allo scopo di stabilire i criteri per il rilascio di nuove concessioni demaniali;
– stabilire le modalità per il rilascio di concessioni demaniali su area oggetto di una precedente concessione con la trasformazione delle opere da fisse in opere facilmente amovibili;
– definire gli interventi di recupero e risanamento costiero consistenti in ricostruzione delle spiagge attraverso il ripascimento artificiale, rinaturalizzazione della fascia costiera e della duna litoranea, ripristino degli assetti costieri in presenza di eventuali opere di urbanizzazione già esistenti, allo scopo di ricostruire gli habitat dunali, di spiaggia e acquatici;
– verificare le aree in concessione per le strutture balneari il cui fronte mare (F.M) non debba superare i 100 ml e la presenza di un corridoio ortogonale al F.M. di separazione di larghezza non inferiore a 5 metri al fine di consentire il libero passaggio e il transito dei mezzi di soccorso;
– definire le norme tecniche di attuazione per disciplinare qualunque tipo di attività edilizia e/o trasformazioni urbanistiche;
– stabilire le condizioni per la realizzazione di strutture destinate ai servizi di spiaggia;
– stabilire stabilite le condizioni per la realizzazione di strutture ombreggianti;
– stabilire stabilite le condizioni per la realizzazione di strutture destinate ai camminamenti;
– stabilire stabilite le condizioni per la realizzazione di strutture destinate a opere di recinzione;
– stabilire stabilite le condizioni per la realizzazione di strutture balneari eco-compatibili;
– stabilire stabilite le condizioni per la eliminazione delle barriere architettoniche;
– stabilire stabilite le condizioni per la posa in opera di strutture ornamentali;
– stabilire stabilite le condizioni per la posa in opera di cartelli e manufatti pubblicitari;
– stabilire stabilite le condizioni per la realizzazione di strutture a verde e di aree pedonali;
– definire le aree destinate a rilevante pregio ambientale e naturalistico;
– definire le aree destinate alle attività del diporto nautico;
– definire le aree destinate ai pontili;
– definire le aree destinate a porti e approdi turistici e punti di ormeggio;
– definire le aree destinate alla maricoltura;
– definire le aree destinate a valenza turistica;
– definire le aree destinate a opere di ingegneria costiera.

Interi tratti della costa regionale oggi sono sotto l’assedio operato del mare che continua lentamente ed instancabilmente a “mangiare la terra” per usare un eufemismo ricorrente tra la popolazione. Una corretta gestione del litorale, che faccia tesoro degli errori commessi nel passato quando si pensava che bastava semplicemente buttare qualche masso nel mare, erigendo barriere frangi flutto, per fermare l’azione erosiva, potrebbe porre un freno all’arretramento della linea di costa ridando le aree demaniali alla collettività.

(Ruggiero Maria Dellisanti è Geologo libero professionista e docente di Geografia Economica)



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