Macondo

Macondo – la città dei libri

Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Santiago, Italia ∞
di Piero Ferrante

1974, da un anno (ne seguiranno altri 16) il condor Augusto Pinochet è a capo della Giunta militare che detiene il potere in Cile. Da un anno, il sogno socialista e democratico di Salvator Allende si è schiantato contro le bocche dei mitra dei golpisti, i bombardamenti della Moneda, le bramosie delle multinazionali del rame, le pretese politiche degli Stati Uniti d’America. Da un anno, le migliori ville di Santiago sono state trasformate in centrali del terrore, la tortura è strategia politica interna di mantenimento dell’ordine. Da un anno, socialisti, comunisti, miristi, finanche liberali e qualche democristiano di sinistra è nell’occhio della Dina, il tremendo e temutissimo organo di controllo segreto del Regime. Il sospetto è esercizio del potere, basta una voce per compromettere una vita. Molti attivisti antifascisti scompaiono nel nulla dopo frettolosi arresti, durante gli interrogatori, le donne vengono violentate con l’ausilio di topi e cavi elettrici; gli uomini vengono invece denudati, ammanettati, picchiati, esposti al freddo.

La salvezza si chiama espatrio, la via per arrivarci è asiliarsi in una qualche ambasciata. Quella italiana, nel dicembre del 1974, ospita 250 persone. Per le calles di Santiago, nell’intero Cile, tra le fila dei partiti politici d’opposizione, circola la notizia che, entrarvi, è semplice. Tra i tanti, hanno trovato accoglienza i massimi esponenti del Pc e del Mir. Anche per questo, i rapporti tra i due paesi sono al minimo storico. L’Ambasciatore, Tomaso de Vergottini, è solo e neppure accreditato di fronte alla Giunta militare. All’interno della Residenza, tra i rifugiati, la situazione è esplosiva. Come se non bastasse, un mese prima, il corpo di Lumi Videla, dirigente mirista, era stato scaraventato, esanime, all’interno del cortile dell’Ambasciata. La Giunta scarica la responsabilità sulle spalle dei militanti socialisti e blocca tutti gli espatri verso l’estero. Una provocazione.

Per uscire dall’angolo, il Ministero degli Esteri manda a Santiago Emilio Barbarani. È giovane, inesperto, a tratti incosciente. Ma preparato. E sa come muoversi. In breve tempo diventa il punto di riferimento della delegazione italiana. Con le sue trovate, le amicizie, tiene sotto pressione i servizi segreti, la polizia, i carabineros e la Giunta di Pinochet. Schierato in prima fila in un ambiente ostile in cui si muovono spie e s’annidano traditori (in più d’una volta sarà vicino a rimetterci la vita), si guadagna la fiducia e la protezione dei rifugiati. Giorno dopo giorno, Barbarani avrà a che fare con politici idealisti e sadici esecutori, con vittime e carnefici, con complottisti e complottati, con femmes fatale e madri disperate, costretto tuttavia sempre a muoversi sul filo del rasoio. Costretto, ad esempio, a rapportarsi con gente alla Daniel Ramírez Montero, ultimo dei profughi politici della sua permanenza in Ambasciata, uomo di punta dei Servizi Informativi della Forza Aerea, potente di Regime, dietro il cui nome si cela, in verità, Rafael González Verdugo (accusato di essere tra i sequestratori ed assassini dell’americano Charles Horman, la cui vicenda è stata narrata nel film ‘Missing’).

Tutto il racconto di questa esperienza è “Chi ha ucciso Lumi Videla? Il golpe di Pinochet, la diplomazia italiana e i retroscena di un delitto” (Mursia 2012). Un saggio, con il rigore del saggio, l’intimità di un diario e il ritmo rocambolesco di un romanzo noir, aria da thriller e fiato sospeso. Un prezioso documento proveniente da una voce del tutto originale, con un’ottica assolutamente inedita, che schiarisce nuove zone d’ombra della trattatissima vicenda cilena. Un libro che non analizza il tutto del golpe, ma una sua parte meno visibile, eppure fondamentale. E che restituisce, in un qualche modo, una certa dignità al Paese Italia.

Emilio Barbarani, “Chi ha ucciso Lumi Videla? Il golpe di Pinochet, la diplomazia italiana e i retroscena di un delitto”, Mursia 2012
Giudizio: 3 / 5 – Chi ha salvato la memoria?
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∞ Di Eros, di Tanathos e di altri insaccati ∞
di Roberta Paraggio

Emma alleva maiali e li macella con amore e dedizione. Vive in Germania, in un paese minuscolo in cui ognuno può sentire lo starnuto del vicino e trarne anche nefaste conclusioni. Ama i suoi animali, culla i lattonzoli, abbraccia la grande e vecchia scrofa con tutto l’amore che non è riuscita a dare e che soprattutto non ha mai ricevuto dagli uomini, in primis un nonno terrificante come solo un nonno tedesco può essere, poi un padre intimorito, e, in ultimo, Henner, poliziotto del villaggio tiranneggiato dalla vecchia madre, fumatrice incallita e scatarrante. Avrebbe bisogno di un uomo vero e perchè no, di un bel po’ di soldi, visto che la sua amata fattoria sta per essere pignorata a causa dei debiti. Una notte, come nelle fiabe in cui tutto accade col buio, una Ferrari si schianta nel suo giardino, a bordo, c’è Max, un uomo giovane, curato e svenuto, sul sedile posteriore, una busta piena di soldi…

Caso letterario in Germania, “La felicità di Emma” di Claudia Schreiber, edito dalla trentina Keller, è un romanzo per niente banale, in cui c’è tutto ciò che non ci si aspetta. Emma è rude, sporca, maleducata, ha tirato fuori dalla sua vita la femminilità, i suoi abiti sono incredibili grembiuli da casa dai colori peggio accostati che si possa immaginare, la sua casa un tappeto appicicaticcio di polvere, resti di cibo, pile di bollette in attesa. Parla col gallo, cavalca una vecchia e vibrante motocicletta, non ha ricordi, vive coi maiali, vive per i maiali.

Max ha una manicure perfetta, è stato un bambino silenzioso e pauroso ed è rimasto tale, non ha mai saputo scegliere nemmeno i calzini. Inorridisce difronte alle macchie sui tappeti, rabbrividisce al cospetto della sciatteria di Emma, eppure, lei in un certo senso gli serve, per nascondersi, per difendersi, per rivivere. Eros e Tanathos, salsicce e ricordi scorrono lungo le pagine di questa strana storia che ha per protagonisti sogni che ad un certo punto non hanno più nulla a che fare coi desideri e col desiderio. Emma ritrova ricordi amari, un infanzia affilata e cattiva che è riuscita a seppellire sotto una coltre di sporcizia, Emma uccide i maiali che mangiano i suoi scarti di cibo e poi li rimangia in un ciclo di morte e rinascita infiniti. Max vive se stesso per la prima volta, in questo incontro da vita parallela.

Forse non è un romanzo per vegani, ma è un libro che vale la pena leggere, per la tenerezza dei suoi protagonisti, per il sarcasmo, per una storia d’amore che si, ammettiamolo, alla fine vi farà commuovere, ma che non vi lascerà la minima tristezza.

Claudia Schreiber, “La felicità di Emma”, Keller 2011
Giudizio: 3 / 5 – Groink

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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

DOBBIAMO PARLARE DI KEVIN di Lionel Shriver (o … E ORA PARLIAMO DI KEVIN)

Dobbiamo parlare di queso libro… un libro duro, forte, che sconvolge ma al tempo stesso pone una quantità di interrogativi: La maternità non è amore assoluto ma può diventare un sentimento così conflittuale come qello che prova l’autrice? Si può creare un rapporto così diffcile tra madre e figlio sin dal momento della gravidanza e dal primo sguardo dopoil parto? E’ possibile che dpo la nascita non scatti l’empatia, l’attaccamento? E può un bambino così piccolo comprendere immediatamente il difficile rapporto con lui della madre? Madre che poi è in grado di provare amore e empatia per una seconda figlia…

E poi c’è il padre, che al contrario è talmente conquistato dal suo ruolo che diventa completamene cieco davanti alla rabbia e poi all’estraniamento del bambino, cieco davanti ai mille segnali che in 15 anni il bambino e poi ragazzo manda. E’ una cosa credibile?
La storia si riassume velocemente. Il libro è una raccolta di lettere della madre al padre assente. In queste lettere lei rivive tutta la sua vita adulta, dall’innamoramento per il suo compagno e dal suo inventarsi una attività imprenditoriale creativa e di successo alla richiesta del suo compagno di avere un bambino e al rendersi conto che non desidererebbe averlo. E poi ci sono la gravidanza, il parto… tutto è rivissuto in queste lettere, tutti i piccoli e grand episodi che rivelavano come Kevin fosse invapace di provare affetti, emozioni, interessi. Come fosse un bambino intelligente, molto intelligente, ma assolutamente passivo, fino al giorno in cui (e non è uno spoiler poichè è scritto in quarta di copertina) compire una strage uccidendo sette compagni di scuola. E c’è il racconto di quel giorno, quando lai saputo della strage corre a scuola temendo di trovare il figlio fra i ragazzi uccisi e nonostante i segnali nn pensa minmamente che fosse l’assassino. E c’è il racconto dei mesi successivi, il processo del figlio e quello che subisce lei, mediatico ma anche giudiziario, e gli incontri bimensili con Kevin in carcere.

Ma il tema centrale del libro è il rapporto madre-figlio, un rapporto difficile da definire semplicisticamente come odio ma molto più complesso. anche perchè si ha come l’impressione che Kevin pur non amando la madre la stimi, la rispetti. A differenza del padre, che compiace nei suoi desideri di fare il padre amico, sempre pronto a difenderlo, supportarlo, schierarsi dalla sua parte fno a rifiutarsi di vedere, ma non stima, Kevin a suo modo stima la madre.

Un altro tema importante è naturalmente quello degli omicidi di massa commessi da adolescenti negli Stati Uniti, un fenomeno che fors negli anni ’90 aveva toccato l’apice, portando una intera nazione a chiedersene le cause, ponendo in essere misure, per lo più inutili se non controproducenti, di prevensione. E c’è il rapporto fra moglie e marito. L’enome amore che lei prova per lui che in qualche modo la porta a non dare valore a ciò che lei, a differenza del marito, vedeva nel figlio, pur di non mettere in crisi definitiva il loro rapporto. Ma soprattutto il tema importante è quello della maternità. La maternità è amore cieco? Ci sono lati oscuri in questo amore? Cosa li provoca? E c’è il finale… si potrà costruire il rapporto madre-figlio? E’ credibile che una madre che non è riuscita ad amare suo figlio impari a farlo dopo che lui ha fatto ciò che Kevin ha fatto? Un libro che soprattutto se si è madri lascia addolorate, sconvolte ma che vale la pena di leggere.
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CONSIGLIATI DA STATO E DALLA LIBRERIA STILE LIBERO
MACONDO CONSIGLIA XVI PUNTATA


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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILE LIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Piergiorgio Pulixi, “Una brutta storia”, E/O 2012
2. Carlo Mazza,“Lupi di fronte al mare”, E/O 2012
3. Miriam Toews, “In fuga con la zia”, Marcos y Marcos 2011

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. Andrea Camilleri, “Una lama di luce”, Sellerio 2012
2. Gianluigi Nuzzi, “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetta XVI”, Chiarelettere 2012
3. Massimo Gramellini,“Fai bei sogni”, Longanesi 2012
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RENATA VA A RESISTERE… 112 ANNI FA NASCEVA RENATA VIGANO’


PER SAPERNE DI PIU’
Renata Viganò, “L’Agnese va a morire”, q.e.
Renata Viganò, “Mondine”, q.e.
Renata Viganò, “Arriva la cicogna”, q.e.
Renata Viganò, “Donne della Resistenza”, q.e.
Renata Viganò, “Ho conosciuto Ciro”, q.e.
Renata Viganò, “Una storia di ragazze”, q.e.
Renata Viganò, “Matrimonio in brigata”, q.e.

[In collaborazione con la Libreria StileLibero di Foggia]
Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com



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