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L'uomo agli inquirenti: ''Voglio il massimo della pena''

Donna e figli uccisi, marito confessa: passione per collega

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(ANSA) Carlo Lissi avrebbe sterminato la famiglia a causa di una passione per una collega di lavoro. Una passione non corrisposta, a quanto risulta, e di cui la moglie non era a conoscenza. La collega di Lissi lo ha confermato agli investigatori, affermando che l’uomo si era dichiarato. La sera della strage, inoltre, i coniugi non avevano litigato, anzi avevano appena fatto l’amore.

”Voglio il massimo della pena”. Con queste parole, la scorsa notte, Carlo Lissi, mettendo la testa fra le mani, nel corso di un interrogatorio dei carabinieri, ha fatto la sua prima ammissione di colpevolezza. Poi ripetuta davanti al pm al quale ha reso piena confessione. (ANSA)

SU FACEBOOK. Anche se nella vita tu ci sei per tutti non è detto che tutti ci siamo per te“. Queste una delle frasi presenti sul profilo facebook della moglie di Lissi, con data 05.06.2014.

(Fonte image: facebook)



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Commenti


  • vittoria gentile

    Ancora la banalità del male.
    E per favore non chiamatela pazzia. Senza entrare nel caso specifico, troppe volte Il volto ordinario e (apparentemente) quieto della barbarie è l’abito che copre l’immaturità e l’incapacità di gestire efficacemente le proprie emozioni. Che si tratti di frustrazione, vissuto d’impotenza e incapacità di uscire in modo efficace da situazioni percepite come “gabbie” insostenibili. Quest’uomo non è pazzo, quasi mai, del resto, lo sono. Anche se tutti vorremmo che lo fosse, per proteggerci, tentare un appiglio.. “ok, almeno è pazzo!”. Non lo è. Un copione che si ripete troppe e troppe volte. Il male nelle sembianze della normalità, la cosa più spiazzante: il male così banale, da essere ancora più insostenibile alla pubblica comprensione. Per donne e bambini la violenza è nella maggior parte dei casi domestica. Le statistiche ce lo confermano. Che ci sia la giusta pena, senza chiamare in causa insanità e incapacità d’intendere e volere inesistenti, probabilmente. Anche “voglio il massimo della pena”, pare un’avventata una recita; il dolore vero ha ben altre fattezze, è silenzioso, pesante, profondo. Una donna è morta sconcertata, chiedendosi perché; è morta due volte, in un certo senso, un attimo prima e l’attimo dopo. Dobbiamo rispetto a lei, come a tantissime altre. Non chiamatela pazzia, per favore. Chiunque commetta atti simili per inadeguatezza personale e relazionale sia messo di fronte alle sue gravissime, volontarie, responsabilità.

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