Manfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

“Causa tra l’ Università Sipontina e l’Arcivescovo Francone sul punto della nomina de’ predicatori”

Parte III

Di:

“Causa tra l’ Università Sipontina e l’Arcivescovo Francone sul punto della nomina de’ predicatori” – Parte III

E sempre dallo Spinelli riportiamo:

Altra giocata di testa fé l’ Arcivescvovo Francone, pretendendo per la Nomina, ed Elezione de’ predicatori Quaresimali, e dell’ Avvento, quandocchè ab immemorabil’è stato sempre un dritto nommai interrotto, essercitato dal Magistrato Sipontino, anche per l’annual pagamento, che da esso si fa a’ suddetti Predicatori giusta la partita dello Stato discusso; percui standosene l’ Arcivescovo con tal vana pretenzione, ha impedito la spedizione delle rispettive licenze a’ Predicatori Quaresimali, e dell’ Avvento, pretendendone egli usurpare la nomia; Del che, ricorrendosene da questo Magistrato Sipontino alla Maestà del Rè, nè stata remessa la cognizione, o decisione di un tal punto al Delegato della Real Giurisdizione, dove si accudisce per il dovuto supplemento di giustizia.

In quest’ anno medesimo trattasi la causa tra’ Università Sipontina, e l’Arcivescovo Francone sul punto della nomina de’ Predicatori, come ho avvisato di sopra si ebbe presente la Consulta laudevolissima fatta alla Maestà Sua dal Regio Consigliero, e delegato della Real Giurisdizione Chiesiastica D. Francesco Peccheneda, che si è la seguente:
– S. R.l M.a Sig.re = Avendo Vostra Maestà Sospeso di risolvere sulla rispettosa mia consulta nel dì 10 dello scorso mese di Agosto circa la vertenza frà l’ Arcivescovo di Manfredonia, e quell’ Università per la elezione de’ Predicatori dell’ Avvento, e della Quaresima, mi ha fatto rimettere con Real Carta del dì 13 del corrente settembre un ricorso del sudetto Prelato, perchè facendomene carico, dica se altro abbia d’aggiungere, e togliere alla anzidetta Consulta.

Si duole l’Arcivescovo, che essendosi da me opinato di doversi osservare il solito; cioè quello di presentargli dall’Università un solo Soggetto per la Predicazione, si vede Egli nella necessità di umiliare al Real Trono que’ motivi di dritto, e di fatto, che da me non si sono attesi, e che appalesano poco regolare l’umil mio sentimento rassegnanto alla Maesta Vostra nell’assunto di cui si tratta.

Assume intanto l’Arcivescovo, che ancorchè si volesse supporre vero il solito affestelamento costato dal Governatore di Manfredonia, dopo di essere stato ben trè volte ricusato, pure un solito contro la legge espressa, e contra il buon costume, non si debba attendere; mentre l’Augusto Genitore della Maestà Vostra sovranamente prescrisse, che ciascuna Università presentati avesse trè Soggetti al Vescovo, per la elezione di uno solo, e che si fosse passato alla seconda terna, ove mancasse nella prima idoneo Soggetto; ed esclusi però da questa legge tutti que’ Contratti, che si trovassero stipulati fra’ i Vescovi, e le Università.

L’Università adunque di Manfredonia (ragiona esso Arcivescovo) per esentarsi dall’obbligo di formar la terna, esibir dovea l’Istrumento di convenzione stipulato coll’Ordinario; Questo manca affatto, ond’è, che svanisce l’eccezione della legge, percui si vuol ricorrere al solito; ma la legge eccettua i Contratti, e non il solito, il quale non potendosi annoverare ne’ fra’ i Contratti innominati, e nominati, sicocme non fà limitazione alla legge, così rende operativo l’istessa legge.

Contra il buon costume, perchè il solito, che si obbliga, altro non è, che una corrutela, un’ abuso. Per dritto de’ Canoni è la predicazione una parte dell’Apostolico Ministero, nè il Vescovo, cui da Dio privatamente è commessa, può ad altri delegarla, e non conosce la idoneità, e la virtù di chi dee le sue veci disimpegnare; Ed a norma di queste massime sagrisante non potrà Egli (siegue a dire) delegare la Predicazione Quaresimale ad un Soggetto, che da’ Laici, perloppiù ignoranti, gli verrà proposto; E senzacchè possa la di costui idoneità intagare, il dovrà forzosamente bendire, ancorchè conosca, che la parola del Signore nogli stia ben’affidata. Questi abusi (conclude) tanto perniciosi vengon introdotti, e fomentati da quel solito, che si è proposto alla maestà Vostra, la di cui Religione, e dilicatezza (secondo egli si esprime) non permetterà, che tanto male venga dalla Sovrana Autorità garantito.

Signore = Gli esposti motivi di dritto, e di fatto, che ora si allegano all’Arcivescovo di Manfredonia, sono que’ medesimi, che altra volta dedusse, e de’ quali m’ incaricai nella sopracennata mia umile rappresentanza del dì 10 dello scorso anno di Agosto; Ed in primo luogo debbo ora premettere, che è tanto vero il solito pratticato in Manfredonia per la elezione del Predicatore, che tuttavia si vuol mettere in dubbio dall’ Arcivescovo, perchè Egli stesso l’ ha costantemente osservato per il corso di diece anni; anzi nell’anno 1784 avendo Egli avuto impegno di far predicare nella Quaresima del seguente anno 1785 il Padre Teatino D. Michele Vespoli, ne dovette scrivere dalla residenza de’ devertimenti, che faceva in Napoli, a que’ Governanti, i quali per soddisfarlo ne tennero publico Parlamento, in cui riferitosi alla dimanda del prelato vi si aggiunse la clausola, di non trarsi in esempio, e senza pregiudizio del giro, che spettava a’ Minori Conventuali, a’ quali dall’ora restò la Predica per l’anno seguente, giacchè fu costato dal pari anche il solito, che tanto il Predicatore dell’ Avvento, che quello della Quaresima alternativamente per turno si eligge fra’ i soli Ordini Religiosi di quella Città, precedente la richiesta, che se ne fà a’ rispettivi Provinciali per la individuazione di un Soggetto di cognizione, e di probità fornito: Dritto, e Facoltà, ch’ è stata sempre confirmata da un costante, e non interrotto solito pratticato prima, e dopo la Real Determinazione dell’anno 1743, nè mai contradetto da chicchesia, ed in particolare dagli Arcivescovi Sipontini, e molto meno dall’ Arcivescovo attuale sino all’ anno scorso, i quali senza alcun’ulteriore essame, a cognizione hanno approvate pienamente le singolari Elezione de’ Predicatori fatte dalla Università, coll’avere gratuitamente spedite a’ medesimi la facoltà di predicare in forma di abusive patentiglie.

Quindi a ragione sostiene la Università, che il caso presente sia compreso nell’ eccezione degli cennati generali Reali Ordini del 1743, a cagione della contraria consuetudine, del solito pratticato sempre da’ predecessori Arcivescovi, e dallo stesso attual Prelato per il corso di un decennio, che fà presupporre la convenzione ed ogn’altro miglior titolo: Nè prima il sudetto Arcivescovo si è avveduto di quella corruttela, che oggi cotanto esagera, di manieracchè se corruttela fosse la nomina del predicatore, sarebbero corruttela tutte le nomine, e moltopiù, secondo il suo opinare, le nomine a’ Benefici Curati; E se fosse finalmente vero quel, che assume l’Arcivescovo, che questo solito, e questa inveterata consuetudine fosse abusiva, e contro i buoni costumi, ne seguirebbe necessariamente, che tutte le stipulazioni su tale assunto, sarebbero anche nulle, ed abusive, come fatte contra bonos monus, laddove V.a M.a Cattolica le volle inviolabili, perchè legittime. Oltrechè non si sà comprendere, come l’ Arcivescovo creda di dover forzosamente benedire il Nominato, e spedirgli la facoltà di predicare in forma di abusiva patentiglie, se nogli è vietato, anzi è tenuto di escludere chi costi di essere un’indegno. Quando poi il zelante Prelato voless’egli solo impiegare i suoi talenti, ed il suo Pastoral ministero nel grande oggetto della Predicazione nella Chiesa del Popolo Sipontino, dov’ Egli ha l’ uso di tener la sua Catedra, e fare le Ponteficali funzioni, senza valersi di altri Soggetti, che le sue voci sostengono, non solo, nogli è disdetto, ma và pur Egli ad incontrare nommeno l’ essenzial suo dovere, e nel tempo stesso e desgravare quel Publico da un peso, che soffre, per ascoltare la Divina parola.

Nulla perciò mi rimane da aggiungere, o togliere alla prenarrata mia umile Rappresentanza del dì 10 dello scorso mese di Agosto relativamente all’esposte Controversie frà l’Arcivescovo di Manfredonia, e quella Università. Il Signore Iddio sempre feliciti la Maestà Vostra, restando io umilmente soscrivendomi = Napoli il dì 28 Settembre 1789. Umilissimo devotissimo Servo e fedel suddito Francesco Pecheneyda”.

In vista della prenarrata laudevolissima Consulta, una tal causa capricciosamente intrapresa dall’Arcivescovo Francone, già fu totalmente decisa a favore dell’Università; percui si disse non ingerirsi l’Arcivescovo nella nomina de’ Predicatori; Il quale stabilimento della Real Cammera di santa Chiara rimessosi alla maestà del Rè, ne uscì suo Real Dispaccio per segreteria di grazia, e Giustizia amministrata dal degnissimo Segretario D. Carlo de’ Marco in data de’ 21 Novembre 1789; imponendosi all’Arcivescovo di osservare l’ antico solito. Fù posto in essecuzione un tal Dispaccio nel dì 23 Novembre dell’istesso anno dal Ministro della Real Giurisdizione D.Francesco Peccheneyda, e notificatosi all’Arcivescovo, pure si oppose, di non far predicare que’ soggetti nominati dall’Università, dicendo, che pretendeva prima esaminarli, e poi avrebbe permesso di farli predicare; Della quale temeraria risposta essendosene fatto rappresentanza in detta Chiesiastica Real Giurisdizione per parte del magistrato Sipontino si dovette dal delegato farsi una nuova Consulta alla Maestà Sua facendo presente quanto dall’ Arcivescovo si opponeva, percui nel dì 25 Settembre dell’anno 1790 per la Real Segreteria di D. Carlo de’ Marco, si diè fuori la seguente Risoluzione:



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