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Una sola lista a sinistra del Pd

Foggia. D’Alema: “Se i pugliesi lo vorranno mi candiderò” (F-V)

Il leader di Mps come nel 2001 ma dopo le primarie per i nomi

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Foggia, 18 giugno 2017. Art.1 Movimento democratico e progressista fa il suo esordio nella sala Rosa del palazzetto dell’arte e il saluto verso D’Alema e i rappresentanti alla Camera e in Regione è entusiasta. Un anno fa il leader del gruppo che ha lasciato il Pd presentò una pubblicazione di Italianieuropei in un clima più teso, incerto. La Puglia, che gli aveva sempre tributato grandi onori, in quel frangente si mostrò più “istituzionale” che affettuosa. Renzi era ancora presidente del consiglio e il referendum ancora da celebrare. Oggi lo scenario è cambiato, si prepara il partito per le politiche e D’Alema, rispondendo alla domanda del giornalista del Corriere Tomaso Labate, dice: “Sono uscito dal Parlamento da qualche anno, svolgo un’attività che mi piace ma sento una responsabilità. Se il collegio con la nuova legge elettorale sarà esteso allora, nel caso ci fosse bisogno di una personalità in campo per questo nuovo movimento, se i cittadini mi chiederanno di essere candidato, mi prenderò questa responsabilità”. E racconta dopo 16 anni “l’affetto del collegio di Gallipoli” in cui fu candidato alla Camera nel 2001.

Analisi del voto: “Il Pd non discute, per questo siamo andati via”
La Puglia ritorna nel suo orizzonte, ma di Foggia è cittadino onorario, quindi bando alle presentazioni di rito all’inizio dell’incontro, un po’ è casa sua, con Labate si conosce, dunque passa ai temi, su domanda, della legge elettorale, “quella del naufragio dell’Invicibile Armada che si è imbarcata per approvarla”. Così sintetizza le fatiche parlamentari paragonando i “fallimenti di centrodestra e centrosinistra” nello stesso ambito. “Non vogliamo i capilista bloccati- prosegue D’Alema- ma se sarà così le liste le faremo fare ai cittadini”. In che modo? Con primarie. Labate chiede dell’analisi del voto nel Pd dopo le comunali, l’ex presidente del consiglio fa alcune considerazioni: “Non è stata fatta nemmeno quando abbiamo perso a Roma, nel pd manca un dibattito democratico, per questo siamo andati via. Una sostanziale tenuta del pd alle comunali? Ha perso voti, fare politiche di destra rafforza la parte avversaria. Altri nostri elettori sono passati ai 5stelle. Noi stiamo lavorando per creare una forza robusta che abbia un peso in questo paese con comitati in ogni provincia”.

La sinistra europea e Macron
A proposto di liste, ritiene che sia sbagliato crearne due o tre a sinistra del Pd “ma una e grande in grado di incidere sulle politiche del paese”. Se sarà o meno Pisapia il federatore di questa realtà non lo rivela. Al quesito sulla possibilità di tornare con Renzi dopo le elezioni – mentre il pubblico mormora “no assolutamente”- risponde con le parole dello stesso Pisapia: “Serve una discontinuità di contenuti e di leadership”. I temi che più sottolinea riguardano la “riduzione dei diritti sul lavoro, le nuove povertà”. A proposito di Europa e di esponenti della sinistra europea e americana come Corbyn, Sanders e Mélenchon: potrebbero essere per lui “minoritari”? E’ l’occasione per dire che contesta di Renzi il blairismo mentre c’è la crisi del capitalismo finanziario, che è inutile dire “è quello che avete fatto voi 20 anni fa” dato che i tempi sono cambiati.

La critica alla “globalizzazione non governata dalla politica” e la limitatezza di certi strumenti europei sono il nuovo volto di una politica che intende impegnarsi sul fronte delle nuove povertà e del lavoro, dell’emarginazione giovanile e del disagio sociale. Le personalità emergenti sono per D’Alema, spenti gli entusiasmi ottimisti degli anni ‘90, una risposta a questo crollo delle illusioni. Di Macron apprezza l’europeismo ma ha il sostegno del 15% della popolazione francese, di 1 francese su 10, “si dibatte sulle larghe maggioranze di governo ma l’assottigliarsi del consenso è la crisi vera della democrazia”. Sulle alleanze possibili di governo in Italia -“ma lei crede in un’ ipotesi di accordo fra Renzi e Berlusconi?”- risponde: “Io credo di sì, il paese corre il rischio di andare verso l’alternativa Renzi-Berlusconi o Salvini-Grillo. Perché mi chiede cosa è meglio? Mi chieda cosa è peggio. Per questo è urgente unire tutti gli italiani di buona volontà che vogliono sottrarsi a questa alternativa”.

(A cura di Paola Lucino, Foggia 16.06.2017)

redazione stato quotidiano.it – riproduzione riservata

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