Manfredonia
A cura di Franco Rinaldi

Festa Madonna del Carmine a Manfredonia (Pònde de Stèlle!)

Venti anni fa, il 12 aprile 1994, alcuni balordi, trafugarono le corone della Madonna e del Bambinello

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Manfredonia . NEL 1400 di fronte l’antico convento dei Celestini fu costruita la chiesuola di Sant’Elia, distrutta dalle orde saracene nel 1620. La stessa fu riedificata, come ci tramanda lo Spinelli, sul finire del Seicento, al tempo dell’arcivescovo Tiberio Muscettola, grazie alle questue dei pescatori, che avevano raccolto i fondi per il rifacimento dell’edificio. Il tempio fu portato alle attuali dimensioni, e venne dedicato alla Madonna del Carmine. Altri lavori di abbellimento della stessa chiesa furono eseguiti nel tempo dal 1780 dalla Confraternita di Santa Maria del Carmine. Gli ultimi restauri della Chiesa sono stati eseguiti negli anni ’90.

Nell”800 e fino agli inizi degli anni ’60 del secolo scorso,la Festa è stata sempre organizzata dalla Confraternita del Carmine, ed ha visto nel contempo la partecipazione attiva dei costruttori edili, muratori e carpentieri impegnati nel reperimento dei fondi per la organizzazione della Festa in onore della Madonna del Carmine, protettrice della loro categoria. Tuttora, la maggior parte degli edili, il giorno della Festa, non lavorano, prima di tutto in segno di rispetto e devozione per la Vergine del Carmelo e poi perché un’antica credenza popolare considera il 16 luglio un giorno sfortunato, nel corso del quale, erano accadute (o possono) verificarsi disgrazie sul posto di lavoro.

Tant’è che i sipontini per superstizione popolare definiscono questo giorno “Pònde de Stèlle !” (Punto di stella, pericolo, specie per chi lavora in quel giorno di festa). Ricordo, che mia madre, il giorno della Festa della Madonna del Carmine, ci vietava di andare a mare a fare il bagno e ci redarguiva dicendo: “jògge jì a Madònne u Carmine, je pònde de stèlle e ngiavute jì a mére, pecchè succedene desgrazzje, capute ninde !.Attinde a vuje se ve muuijte da qua.(oggi è la Madonna del Carmine, ed è punto di stella,e non dovete andare a mare a farvi il bagno, perché succedono disgrazie, siamo intesi! Attenti a voi se vi muovete da vicino casa).

E’ incredibile, come mia madre assidua donna di Chiesa, era convinta di questo antico timore, incultatogli sicuramente dai suoi genitori, e poi da lei trasmesso ai suoi figli, nel ritenere il 16 luglio una data ricordevole e pericolosa. Il motivo principale, per il quale i sipontini, il giorno delle Festa della Madonna del Carmine non lavoravano, e non esercitavano nessuna altra attività, va sicuramente ricercato nella spiritualità e nel fatto devozionale, perché ritenevano, che questa sacra ricorrenza doveva essere esclusivamente dedicata alla Vergine del Carmine.
Sempre il 16 luglio, un tempo festeggiavano (ora in forma minore) anche i falegnami.

Nel 1930 l’arcivescovo Alessandro Macchi (Amministratore apostolico dell’archidiocesi, perché Manfredonia fu sede vacante arcivescovile dal 1929 al 1931), eresse canonicamente la seconda parrocchia nella città di Manfredonia, sotto il nome di “Maria Santissima del Carmine”.

LA FESTA NELL’800 E NEL ‘900. La vigilia della Festa in alcune occasioni, dopo la Novena “a Nuveje”, la banda cittadina effettuava “u Salute” (il Saluto), il servizio musicale serale per le vie della Parrocchia del Carmine. La mattina della Festa, il complesso bandistico di Manfredonia effettuava (lo fa tuttora) il servizio per le vie principali del quartiere. Il pomeriggio dopo la funzione religiosa in chiesa, il Sacro quadro, come da tradizione veniva portato a spalla dai muratori, mentre “i uagnune” quattro apprendisti muratori, spettava il compito di portare “i furcille”, sostegni utilizzati nel corso della processione come sostegni del Quadro in occasione delle soste.

Alla solenne processione, fino agli inizi degli ’60 del secolo scorso, partecipavano i componenti della Confraternita, a cui spettava l’organizzazione della Festa, e in occasione della processione indossavano l’antico abito talare della Confraternita.

Nell’800 e nel corso del secolo scorso, fino agli anni ’20, dopo la solenne processione in zona Porta Foggia era allestito il Palio, la corsa degli asini “a corse i ciocce”, una divertente manifestazione con un premio al vincitore consistente in un drappo di seta con frange in oro e argento. A conclusione si teneva la corsa nei sacchi con premi in natura ai vincitori (paste, pane, salsa, etc). In Largo dei Celestini veniva allestito il Palo della Cuccagna, alla cui gara partecipavano con accanimento i facchini di terra, mentre in Largo Antico Seminario, quando usciva la processione del Sacro Quadro, venivano sparati alcuni colpi di mortaretti “i calecasse”, mentre al suo rientro, prima di entrare in Chiesa veniva accesa una fragorosa batteria dai bravi pirotecnici di Manfredonia Gelsomino. Da sempre, il giorno della processione, all’uscita dalla Chiesa e al suo rientro la Madonna viene salutata con un lungo applauso dai fedeli e devoti.

La sera della Festa la banda cittadina o forestiera invitata alla Sagra in onore della Madonna del Carmine, teneva un concerto in Piazza del Popolo. Spesso, fino agli ottanta, del secolo scorso, alla Festa, ha partecipato la Banda dei Monelli diretta dal M° Lorenzo Leporace, che oltre al servizio musicale per le vie principali della parrocchia, si esibiva in concerto in Largo dei Celestini.

Consuetudine voleva che a conclusione della processione, i muratori a gruppi, erano soliti riunirsi e festeggiare nelle cantine e trattorie cittadine, dove tra boccali di vino (molte volte annacquato), e succulenti teglie di patate con carne e teste di agnello al forno “rijanéte di carne e capuzzelle d’agnille au forne”, oppure “rijanéte de patene pi turcenille au forne (origanata di involtini di agnello o capretto con patate al forno), preparate dalle rispettive mogli. Questa usanza è scomparsa negli anni ’50. La Festa in onore della Madonna del Carmine, che si tiene da secoli, è considerata in loco dopo la Festa Patronale, la Sagra religiosa più importante cittadina. Negli anni ’60, con l’andata dell’intraprendente parroco della chiesa del Carmine Don Antonio Di Lauro, e con la cessazione dell’attività della Confraternita del Carmine, la Festa ebbe per anni un calo dal punto di vista organizzativo e di partecipazione dei fedeli.

Dagli inizi degli anni ‘90 grazie all’impegno encomiabile del bravo parroco della Chiesa, Don Giovanni D’Arienzo (15 anni di intensa attività sacerdotale) e di alcuni parrocchiani di grande sensibilità, la Chiesa è stata restaurata e riportata al suo antico splendore. Lo stesso sacerdote insieme ad un comitato composto dagli stessi parrocchiani, ha riorganizzato in grande stile la Festa della Madonna del Carmine, ed ha riavvicinato nel contempo alla parrocchia numerosi fedeli attraverso il suo apostolato, e con iniziative anche di volontariato per i poveri.

Dal 2007 il nuovo dinamico parroco Don Antonio Di Candia, con la collaborazione di un Comitato composto sempre da parrocchiani del Carmine, in occasione della celebrazione della Festa della Madonna del Carmine, è riuscito a dare nuova linfa alla organizzazione, e nel solco del suo predecessore, ha fatto sì che la Festa avesse sempre più partecipazione di fedeli e continuità nel tempo.

Venti anni fa, il 12 aprile 1994, alcuni balordi, trafugarono le corone della Madonna e del Bambinello. Con il contributo dei parrocchiani, le nuove corone d’oro furono fatte ricostruire dallo scultore Franco Troiano. Nello stesso anno il compianto Arcivescovo Vincenzo D’Addario, officiò la cerimonia di incoronazione della Madonna e del Bambinello. Le antiche corone aristiche d’argento rubate erano state cesellate verso la fine dell’800 con il contributo dei muratori, dei falegnami e dei devoti dell’epoca. Nel 2011 S.E. Rev.ma Mons. Michele Castoro, arcivescovo sipontino, ha benedetto l’antico organo a canne della chiesa restaurato. Dal 1999 il complesso bandistico Città di Manfredonia, diretto dal M° Giovanni Esposto, il giorno della Festa della Madonna del Carmine, tiene il servizio musicale nel corso del “matinèe” e poi durante la solenne processione dietro la Madonna del Carmine che ha luogo per le vie principali della Parrocchia.

Dal 2009, il Sacro Quadro della Madonna del Carmine, durante la solenne processione non viene portato più a spalla ma posto su un trono mobile, spinto a mano sempre dai muratori e costruttori (edili). In un prossimo articolo, tratterò l’antica pratica degli altarini dedicati alla Madonna del Carmine allestiti in loco nel periodo della Novena che precede l’antica Festa religiosa e la disgrazia accaduta il 15 luglio 1945, in zona S.Leonardo, allorquando perirono tre musicanti della Banda di Molfetta, alla vigilia della Festa, trasportati su un camion, con tutta la banda di quella Città. La festa fu immediatamente sospesa per lutto. ** La Novena è una pratica cattolica consistente in un ciclo di preghiere e di più esercizi della durata di nove giorni in onore della Madonna o di un Santo a scopo di devozione per ottenere grazie.

(A cura di Franco Rinaldi – cultore di storia e tradizioni popolari di Manfredonia – Prima pubblicazione: luglio 2014)

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Commenti


  • Complimenti

    I miei complimenti a Franco Rinaldi per il suo articolo. Confermo che anche mia madre: ” il giorno della Festa della Madonna del Carmine, ci vietava di andare a mare a fare il bagno e ci redarguiva dicendo: “jògge jì a Madònne u Carmine, je pònde de stèlle e ngiavute jì a mére, pecchè succedene desgrazzje, capute ninde !.Attinde a vuje se ve muuijte da qua”.
    Mi permetto solo di aggiungere che ancora oggi non sono pochi i sipontini, tra quelli che raggiunto gli “anta”, a credere convintamente in questa superstizione popolare. Ovviamente, ciò non corrisponde al volere e alle intenzioni della veneratissima Madonna del Carmine che prega, sempre e incessantemente, per noi e per il mondo intero.
    Buona Festa a tutti.


  • ilproletario

    Un mio cugino muratore, devotissimo alla Madonna del Carmine, la mattina del 16 luglio mise il vestito buono e le scarpe della festa per andare al Corso. Però, la notte precedente c’era stato un forte temporale con vento e acqua a tutta forza. prima di andare in centro passò per il cantiere per vedere se ci fossero stati eventuali danni all’impalcatura. Trovò qualche sbatacchio volato via e qualche tavellone caduto. Per abitudine raccolse gli sbatacchi per metterli insieme ma, per accidente, un centrone (un chiodo) gli si conficcò nella scarpa della festa e nella pianta del piede. Subito addebitò l’incidente alla volontà della Madonna che lo volle punire, e a nulla valsero le mie spiegazioni per dirgli che se lui avesse avuto i zambitte, non si sarebbe fatto niente!


  • Maria Guerra

    Mi sono arrichriata!!! Ho letto tutto d’un fiato.. solo alla fine ho letto il nome dell’articolista Franco Rinaldi. Con questo voglio dire che sei veramente bravo come narratore e cultore di storia locale. Mi hai fatto tanto ridere per tanti anni e ti conoscevo come attore comico ma da oggi ti vedo nell’olimpo dei grandi.


  • Nicola

    Semplicemente stupendo, ci hai fatto tornare indietro nel tempo. Grazie FRANCO.

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