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Capitanata, c’era una volta l’Oro rosso, inseguendo l’Emilia

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Luigi Inneo, Presidente UGC Foggia, denuncia la crisi del pomodoro foggiano (image N.Saracino)

Foggia – NON è soltanto la questione degli asili nido comunali foggiani ( Asili nido) e la vicenda del C.a.r.a. di Borgo Mezzanone ( Focus Cara) a preoccupare i lavoratori di Foggia e di tutta la Capitanata. Nel deja vu delle vertenze e del rischio occupazionale è finito infatti anche il settore agricolo, con la crisi (nera) del pomodoro dauno.

I NUMERI DELLA CRISI – La provincia di Foggia è leader nel comparto con 3.500 produttori che coltivano mediamente una superficie di 26 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Dati importanti, che mostrano una superiorità rispetto al resto del Paese, dove vengono prodotti 55 milioni di quintali di produzione e 95mila ettari di superficie investita. In sostanza, il 40% del pomodoro italiano viene dalla Capitanata.

A FOGGIA LO STABILIMENTO AR – Nel capoluogo dauno risiede uno degli stabilimenti di trasformazione del pomodoro più imponenti d’Italia, l’ Ar Industrie Alimentari Spa dell’imprenditore Antonino Russo, che si trova nella zona industriale Asi Incoronata, dove vengono trasformati circa 400.000 t di pomodoro fresco, anche biologico, con impianti per la produzione di scatole in banda stagnata ed etichettaggio e confezionamento, occupando una superficie di circa 500.000 mq. Ma si tratta di una superiorità che rischia di rimanere solo sulla carta: pur essendo investiti a pomodoro 32mila ettari di superficie in Puglia, la maggior parte degli stabilimenti di trasformazione – in totale 223 – sono fuori regione, in particolare, 134 in Campania e 32 in Emilia Romagna.

DEPREZZAMENTO DEL POMODORO – A ciò si aggiunge lo scarso, scarsissimo prezzo pagato dalle industrie del pomodoro: 60 euro a tonnellata a fronte degli 80 per il pomodoro lungo e 40 euro a tonnellata a fronte dei 70 pattuiti per il pomodoro tondo. Le industrie motivano questa propensione al deprezzamento con la scarsa qualità dell’ ”oro rosso”, che è esposto per natura ad un processo di facile essiccazione dopo alcuni giorni. Eppure i numeri parlano chiaro, in una terra che trae il 45% circa del proprio sostentamento dall’agricoltura. Una situazione allarmante, dunque, che ha causato un vero e proprio braccio di ferro tra aziende di trasformazione locali e produttori, i quali spesso sono costretti a lasciar marcire il pomodoro nelle campagne, senza possibilità di raccolta. Braccio di ferro che ha come frequente finale la chiusura di molte attività agricole del territorio dauno.

INNEO: POLITICA TRA I RESPONSABILI DELLA CRISI DEL POMODORO – “La crisi del pomodoro non la scopriamo certo oggi, ma è un allarme che stiamo lanciando da tempo” , afferma a Stato il Presidente dell’ U.G.C. (Unione Generale Coltivatori ), Luigi Inneo, secondo il quale sono due i fattori che hanno scatenato la crisi: da una parte l’errata propensione nelle firme dei contratti con gli industriali, che “spesso non rispettano gli accordi pattuiti”, e il generato ritardo nel ritiro del pomodoro, fenomeno, questo, che accade spesso, non ultimo in occasione della raccolta dello scorso 15 luglio. Gli incontri con le istituzioni non hanno prodotto alcun risultato concreto. Ad inizio settembre il Prefetto di Foggia, Antonio Nunziante, ha incontrato i dirigenti dell’Ispettorato Agrario per “individuare gli strumenti idonei ad uscire dalla crisi”, ma passi in avanti non sono stati fatti. E incontri sono previsti anche con l’attuale Ministro delle Politiche agricole e forestali, Giancarlo Galan. Il settore agricolo metterà sui tavolo la richiesta dello stato di crisi del settore “perchè gli imprenditori agricoli, i cui redditi si sono dimezzati, non sono in grado di operare con la dovuta incisività’; sospendere quindi i pagamenti sia dei contributi previdenziali che delle tasse sarebbe una boccata d’ossigeno”, come afferma il presidente della Cia Politi. “Un’azienda agricola paga 23 euro al giorno di contributi fiscali, a fronte di un guadagno di 4 mila euro per il raccolto con una spesa di 7mila euro. Ovvio che molti produttori preferiscono non raccogliere il prodotto”, è l’allarme di Luigi Inneo, che non risparmia la politica locale e pugliese dalle critiche: “Abbiamo un Presidente della Regione Puglia che pensa alla ua candidatura a premier anziché ai problemi del territorio, sento parlare di investimenti sul campo fotovoltaico al Gino Lisa di Foggia anziché pensare all’allargamento della pista. C’è gente che gioca su vicende serie e preoccupanti”.

Stabilimenti pomodori Ar (corriereortofrutticolo.it)

Stabilimenti pomodori Ar (corriereortofrutticolo.it)

ALLARME CINESE – Preoccupante come il fenomeno dell’importazione del pomodoro cinese. Secondo il dossier presentato recentemente dalla Coldiretti Puglia, gli sbarchi di concentrato di pomodoro cinese in Europa sono triplicati (+174 %) nel primo trimestre del 2010 rispetto a quello precedente, mentre lo scorso anno erano giunti in Italia dalla Cina ben 82 milioni di chili, che spesso vengono contraffatti, facendoli passare per Made in Italy. “Il problema del pomodoro cinese riguarda anche la tutela della salute dei cittadini – continua Inneo – fin dal 1957 nella firma del Trattato di Roma e anche nelle successive leggi della Comunità Europea si è stabilito che i prodotti importati in Europa devono salvaguardare la salute dei cittadini. Sistemi come il ddt, che vengono severamente vietati da noi, vengono invece permessi in Cina. Si può quindi facilmente immaginare quali conseguenze possono esserci sui consumatori. Non è possibile permettere tutto questo a chi non rispetta i criteri di tutela sociale e della salute”.

PROPOSTE DI MIGLIORAMENTO, PAOLO CAMPO E I MODELLI DELL’EMILIA – Tra le proposte per migliorare la crisi dell’ “Oro rosso” foggiano quelle pervenute proprio dalla politica locale. Tra esse vi è il modello di riferimento proposto dal PD di Capitanata, ovvero quello del Distretto del pomodoro da industria, costituitosi nella forma di associazione tra produttori e industriali di filiera delle province di Cremona, Mantova, Parma e Piacenza. Secondo Paolo Campo, segretario provinciale del PD di Capitanata, secondo cui “ segnali di crisi che emergono costanti da almeno 3 anni a questa parte e l’avvenuto sorpasso produttivo dei bacini del nord rispetto al nostro impongono agli attori della filiera del pomodoro e alle istituzioni l’individuazione e l’attuazione di misure innovative per la tutela e la valorizzazione del nostro ‘oro rosso’”. Ma le prospettive per il futuro del pomodoro di Capitanata di Luigi Inneo sono tutt’altre che rosee: “Con la crisi del pomodoro rischia di fallire non un solo settore economico, ma un intero sistema provinciale”, è la sua amara conclusione.

Capitanata, c’era una volta l’Oro rosso, inseguendo l’Emilia ultima modifica: 2010-09-16T22:24:11+00:00 da Nicola Saracino



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