Manfredonia

Cliniche e residui: la San Michele di Manfredonia (V)

Di:

Esterno Casa di Cura S.Michele (St)

Esterno Casa di Cura S.Michele (Stato)

Manfredonia – “ABBANDONATI”. Abbandonati, anche se forse sarebbe meglio dire sedotti e poi traditi. Per gli occupati della casa di cura San Michele di Manfredonia continua la fase attuale di “stasi lavorativa“. Vale a dire: “incertezza sul lavoro”. Una vicenda, quella della clinica privata, di cui se ne discute da tempo. Troppo: totem lapalissiano di una sanità in salsa pugliese e che continua a correlarsi a gestioni interne anti-comunitarie (eufemismo: Correlazioni con libricino bianco Vendola-Nardini).

AMMINISTRAZIONE “GIAN(A) BIFRONTE” – E se prima (era ante-Delibera) era il silenzio a rappresentare la forma unica di convivenza tra la clinica ed il mero reale, oggi invece sono gli stessi occupati ad esternare tutta la loro “preoccupazione”.

UNA vicenda che vede dunque in bilico 43 lavoratori della sanità pugliese. Fra, da un lato, le volontà di un amministratore (il dottor Potito Salatto) tale solo per delle deliberazioni editoriali (esternazioni su carta, come quelle nelle quali ha minacciato di “lasciare tutto a dicembre” qualora la Regione Puglia non dovesse concedere altri servizi per la clinica privata). Ma lavoratori sospesi anche tra la totale insufficienza di notizie strettamente fondate: questo per quanto riguarda l’amministrazione ancora delegata a gestire la casa di cura privata (la famiglia Ciliberti – come risulta nell’autorizzazione dell’Area per la riconversione sanitaria).

“SE QUESTO E’ UN UOMO” dice l’Rsa Cgil Franco Fortunato, in merito alla sua attuale situazione lavorativa, nonchè di quelle di tutte le unità occupate. “Non siamo merce da scambio”. Già. Il ruolo principale che gli stessi lavoratori sembrerebbero oggi rivestire condurrebbe proprio a delle semplici e utili pedine. Pedine però necessarie per il conseguimento (ipotetico) di un altrettanto ipotetico piano di gestione sanitaria.

I FATTI –LA SOCIETA’ DECIDE PER IL LICENZIAMENTO DI 15 UNITA’ – Ora, tralasciando punti di vista che potrebbero anche travalicare il senso della stessa notizia: dopo la comunicazione di avvio della procedura di riduzione del personale (ex artt.4 e 24 della legge n.223/1991) che ha interessato ufficialmente 15 unità (1 responsabile medico – dirigente sanitario, 1 tecnico di radiologia DS2, 1 collaboratore dirigente amministrativo D4, 2 unità amministrative, 3 portieri centralinisti, 2 caposala DS2, 2 infermieri professionali D, 2 ausiliari socio sanitari, 1 operatore manutentore – autista C) nessuna nuova comunicazione è pervenuta in questi giorni agli occupati della casa di cura di Manfredonia. Ovvero: lo scorso 6 settembre la Daunia Medica srl (a firma documentata dell’amministratore delegato della srl Daunia Medica, il dottor Domenico Ciliberti) aveva provveduto a comunicare la volontà di procedere a licenziamenti collettivi causa “eccedenza”, dopo la “conversione nosologica delle branche specialistiche cui l’azienda” sarebbe sottoposta, “per effetto dell’autorizzazione (della Regione) concessa con D.D. n.302 del 4 agosto 2010”, con un adeguamento alle normative vigenti e all’esigenze di fatto per 20 posti letto per le attività sanitarie di Geriatria e 15 p.l. di Lungodegenza”.

FOCUS – LA VICENDA DAL PRINCIPIO: DELIBERA 1415-14.06.2010: REVOCA AUTORIZZAZIONE, GLI INADEMPIMENTI RISCONTRATI, IL RICORSO AL TAR, INDAGINE GUARDIA DI FINANZA, IPOTESI CIG PER I LAVORATORI, GLI INCONTRI CON I RAPPRESENTANTI REGIONALI, L’AUTORIZZAZIONE PER LA RICONVERSIONE DELL’ARES: Bolla clinica San Michele

MOTIVAZIONI ESUBERI – Difatti, “la conversione nosologica (citata) incide consistentemente – secondo la società – sulla struttura organizzativa in quanto il nuovo piano ospedaliero abbisogna di una pianta organica ridotta rispetto alla precedente configurazione sanitaria, presupponendo inoltre l’utilizzo di personale professionalmente adeguato alle attuali esigenze assistenziali; cio implica una modifica dell’attività tale da rendere necessario un ridimensionamento occupazionale”. Infine – scrive la società nella nota – è necessario che i licenziamenti collettivi vengano attuati con urgenza, ma comunque nel rispetto dei termini previsti dalla legge. Allo stadio attuale delle cose, la società infatti “non ravvisa misure programmabili per fronteggiare l’impatto sociale, fatta salva la ricerca continua di occasioni di lavoro esterne al fine delle ricollocazione presso altri soggetti”. Ovvero lontano dalla clinica.

LA POSIZIONE DEL DOTTOR SALATTO – Durante delle comunicazioni rilasciate alla stampa il dottor Potito Salatto avrebbe manifestato infatti la volontà di partire con le (nuove) attività sanitarie (Lungodegenza e Geriatria) entro dicembre. In caso contrario ? L’imprenditore foggiano (storico titolare di altre cliniche private nella Capitanata) sarebbe infatti pronto “a lasciare definitivamente qualsiasi forma di gestione”, co-amministrazione e/o interesse per la stessa casa di cura (come detto in passato: il dottor Salatto era già socio di minoranza della srl Daunia Medica, che gestisce la clinica, affidata oggi – come scrive la Regione nell’autorizzazione per la riconversione al dottor Giovanni Ciliberti, l’esecutivo pugliese parla di una “rappresentanza legale”, con amministrazione al figlio Domenico – ().

Dunque i lavoratori, che avevano fondato in fondo in Salatto per le possibilità di ripresa, non possono provare attualmente che una situazione di “disagio e spaesamento”, ma in primo luogo, come detto, di “abbandono”. Questo perché né il dottor Salatto né tantomeno la famiglia Ciliberti avrebbe provveduto a dare comunicazioni ufficiali sul futuro della casa di cura (ad oggi resterebbe solo la comunicazione ufficiale dei 15 licenziamenti).

PER SALVAGUARDARE L’OCCUPAZIONE, SALATTO RICHIEDE “L’INTEGRAZIONE DEI SERVIZI” – Salatto richiede l’integrazione dei servizi per salvare l’occupazione e Prencipe risponde all’imprenditore: “per motivare gli esuberi”


I LAVORATORI NON AVREBBERO PERCEPITO LA MENSILITA’ DI AGOSTO – LA SOTTOSCRIZIONE DELLA CIGD SALTA PER ORA “CAUSA CONTRAZIONE DI GIUSTE NOZZE” – Da tempo si era parlato della firma imminente, per gli occupati della clinica, della Cassa Integrazione in Deroga. La stessa sottoscrizione sarebbe stata per ora rinviata, dicono gli occupati, causa l’indisponibilità (“convolato a giuste nozze”) del legale della Daunia Medica srl. I lavoratori lamentano il mancato avviso dell’emersa indisponibilità, che di fatto rimanda la sottoscrizione dell’ammortizzatore sociale. In ogni modo gli occupati hanno comunicato a Stato di voler “presto informare le segreterie nazionali dei sindacati della vicenda emersa”.

GLI OCCUPATI “CERTEZZE SUL NOSTRO FUTURO”. “NON SIAMO MERCE DI SCAMBIO”- Certo il destino sembrerebbe segnato per le 15 unità per le quali la Daunia Medica ha stabilito il licenziamento, ma nessuna notizia fondata continua ad arrivare sul futuro invece della casa di cura. L’ipotesi della riconversione da Onco-pneumo e gastro in Lungodegenza e Geriatria ( Riconversione Ares) resta per ora soltanto un ipotesi. Ferma. All’autorizzazione della Regione. Autorizzazione. “Questo ultimatum stabilito dal dottor Salatto – dicono i lavoratori – ha provocato una indiscutibile situazione di disagio fra tutte le unità. Proviamo impotenza”.

PER LA RICONVERSIONE NECESSARIO “DETERMINATO ITER BUROCRATICO-AMMINISTRATIVO” – Va precisato che per ottenere l’adeguamento, dunque accreditamento, auspicato-annunciato dalla società la stessa Daunia Medica (o la società per essa) dovrà infatti attenersi inderogabilmente al “rispetto di un determinato iter burocratico-amministrativo”. Tra i requisiti infatti: la domanda per l’adeguamento della struttura anche da un punto di vista strutturale, tecnico-igienico e sanitario, l’eliminazione ad esempio delle barriere architettoniche vigenti attualmente nella casa di cura di Manfredonia (causa l’attivazione auspicata di Lungadegenza e Geriatria – vedi a riguardo i riferimenti normativi: Requisiti per riconversione).

LE SOLUZIONI ALTERNATIVE PER LA SALVAGUARDIA DELLE UNITA’ LAVORATIVE – Da un’analisi svolta, attraverso una raccolta di informazioni e confronto con addetti del settore, queste le soluzioni per fronteggiare la possibile dipartita di parte o dell’intero personale presente attualmente nella Casa di Cura.

1) ASSORBIMENTO IN STRUTTUTE SANITARIE PUBBLICHE DEL TERRITORIO – I circa 1300 ricoveri annui che la Casa di Cura privata San Michele avrebbe gestito nel corso delle sue attività (Oncologia-Gastroenterologia e Pneumo) si sarebbero ora riversati (in seguito alla revoca dell’autorizzazione sanitaria dello scorso giugno, dunque solo in parte o si dovrebbero) in strutture sanitarie del territorio. Come ad esempio l’ospedale Civile San Camillo De Lellis di Manfredonia. Di conseguenza il fabbisogno annuale di ricoveri, e il maggior numero di servizi, che potrebbero attuarsi in seno alla struttura sanitaria pubblica di Manfredonia (dopo la dipartita delle attività della stessa Casa di Cura) “giustificherebbe” l’assorbimento del personale nello stesso ospedale. Questo attraverso le vigenti procedure di legge (vedasi alla voce: concorsi e graduatorie).

LE DISPOSIZIONI DELL’AREA: IL FABBISOGNO DELLA POPOLAZIONE DI MANFREDONIA – Con il parere favorevole alla riconversione, l’Ares, con nota del 3 agosto 2010, ha comunicato infatti che “in considerazione dei dati riferita alla popolazione residente nel territorio in cui insiste la struttura e della ristrutturazione della rete ospedaliera rispetto agli indicatori fissati dal Piano regionale della Salute 2008/2010, è parere degli scriventi che la riconversione nosologica di cui trattasi sia compatibile con la programmazione regionale” (provvedimento notificato al sindaco di Manfredonia, all’assessore alla Sanità, al Governatore Vendola, al legale rappresentante della Daunia Medica, all’ASL). In seguito, con d.d. n. 302 del 4 agosto del 2010 (quello a cui fa riferimento la Daunia Medica per motivare l’autorizzazione della Regione) il dirigente del Servizio P.G.S. aveva concluso il procedimento avviato con la citata D.D. n.218/10 e, per l’effetto, revocando l’accreditamento provvisorio nei confronti della Casa di Cura “San Michele” per le branche relative, “atteso che non sono state offerte controdeduzioni idonee a far scaturire un provvedimento diverso da quello adottato”. In conclusione: la popolazione di Manfredonia e la ristrutturazione della rete ospedaleria (rispetto agli indicatori fissati dal Piano della Salute, etc.) giustificherebbe l’assorbimento del personale e delle attività in una struttura pubblica. Prima ipotesi.

2) GESTIONE DIRETTA ASL – Altra soluzione possibile – per risanare la vertenza occupazionale – soluzione che secondo degli addetti del settore potrebbe arrecare del “notevole risparmio” nelle casse regionali, sarebbe quella di una gestione diretta da parte dell’Asl Foggia (successiva ad una trattativa possibile di cessione da parte dell’attuale società) della casa di cura San Michele. In questo caso a beneficiarne in primis potrebbero essere i tempi di attesa (spesso interminabili) in seno ai presidi ospedalieri della Capitanata. Questo grazie all’inserimento di nuove figure occupazionali.

3) IPOTETICAMENTE NON ATTUABILE L’IPOTESI INTERNALIZZAZIONE – L’ipotesi internalizzazione (in attesa di una risoluzione a livello regionale e nazionale della vicenda, dopo l’approvazione della Legge ‘Omnibus’ da parte dello stesso esecutivo pugliese Minacce a Sannicandro, il processo internalizzazione nell’Asl Foggia, i ritardi nelle altre provincie, lo stop del Governo in attesa all’emanazione della sentenza da parte della Corte Costituzionale, il ddl varato dalla Regione per il piano di rientro) non sembrerebbe per ora attuabile per i 43 occupati della casa di cura San Michele di Manfredonia, attuabile ipoteticamente solo per gli ausiliari attualmente in organico (circa una quindicina) e non per il personale medico e paramedico. Si ricorda infatti che il processo di internalizzazione riguarda il personale che lavora negli ospedali ma alle dipendenze delle cooperative (società in house providing) e dei privati, relativi a servizi di ausiliariato, pulizie, 118, ristorazione e informatica. Risparmi previsti nell’Asl/Fg, con il passaggio dall’esternalizzato: 771.369 euro, per complessivi (in Puglia) 6.365.231 milioni di euro.

IN CONCLUSIONE: IL CASO DEI RAPPRESENTANTI DELLA SICUREZZA – La nota è comunicata dagli stessi lavoratori della casa di cura privata San Michele. Dopo aver appreso infatti dalla citata delibera relativa alla revoca dell’autorizzazione sanitaria (1415-14.06.2010 – La delibera) che ha attestato la chiusura della clinica anche sottolineando come (testualmente) “l’adozione del presente provvedimento rappresenta atto dovuto e vincolato nonché ineludibile ed improrogabile stante l’urgenza di tutelare nelle forme più assolute il diritto alla tutela della salute dei pazienti e degli operatori della casa di cura all’esame”, gli attuali occupati della clinica privata di Manfredonia si sono dichiarati “preoccupati per il loro stato di salute a causa anche di quanto successo negli anni trascorsi, a seguito di continue esposizioni a farmaci anti-blastici e chemioterapici, senza – a detta degli stessi lavoratori – le dovute normative di sicurezza in generale dettate dal decreto legislativo n.626/94 ( D.Lgs.n.626/94 e nello specifico dal provvedimento del 5 agosto del 1999 (Documento di linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti a chemioterapici antiblastici in ambiente)”.

LE PRESUNTE DIMISSIONI DEI RAPPRESENTANTI DELLA SICUREZZA – Sempre in base a quanto dichiarato da alcuni degli occupati della casa di cura, gli stessi lavoratori non hanno ancora ricevuto una reale motivazione relativamente a cosa abbia “spinto sistematicamente alle dimissioni i rappresentanti dei lavoratori della sicurezza della clinica, dopo la firma e la visione del libro per la valutazione dei rischi aziendali”. Tre i casi a riguardo, come citato dai lavoratori: uno nel 1996, uno nel 2008, un altro nel 2010. Gli occupati della casa di cura che hanno reso noto questa vicenda a Stato hanno pertanto comunicato la loro reale volontà di “approfondire la vicenda” al fine di ricevere le “dovute informazioni relative al caso emerso”.

NEI PROSSIMI GIORNI – In attesa che le istituzioni in primis del territorio riescano ad intervenire per “risanare la vertenza occupazionale,”. nei prossimi giorni (probabilmente a metà settimana) è previsto un incontro in Prefettuea tra la segreteria provinciale del sindacato Usppi (Licenziamenti: Usppi fuori dai tavoli ) e l’assessore alla Sanità Pugliese Tommaso Fiore.

SANITA’ PRIVATA IN CRESCITA – Questo mentre in Italia la sanità privata non sembra pagare il prezzo della crisi: il numero di imprese, infatti, è passato dalle 26.704 del 2009 alle 27.833 del 2010. Con un balzo del 4,2%. La carta d’identità del settore viene da una elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al secondo trimestre 2009 e 2010. Tra le città, prima per numero di attività dedicate alla salute è Roma con 2.430 imprese (+0,1% sul 2009), seguita da Napoli (2.109, +6,9%) e Milano (1.837, +1%). A distanza Torino (954, +7,9%), Palermo (795, +5,7%). A mostrare i maggiori incrementi sono Rovigo (+16,4%), Foggia e Vercelli (+11,8% ciascuna) e Lodi (+11,7%).

La video-intervista con i lavoratori

Cliniche e residui: la San Michele di Manfredonia (V) ultima modifica: 2010-09-16T01:03:40+00:00 da Giuseppe de Filippo



Vota questo articolo:
2

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi