Editoriali

Caro Sacconi, nessuna donna ha detto ‘sì’

Di:

Tina Lagostena Bassi durante il processo del 1979 andato in diretta Rai (St)

Mi sono molto arrabbiata. Quando ho sentito le parole del ministro Sacconi che, nell’ambito di un incontro pubblico a disquisire di manovra e sciopero indetto dalla Cgil, per rafforzare le sue argomentazioni contrarie (alla Cgil) ha tirato fuori “quella” barzelletta-metafora: si può dire no. Nella barzelletta sulle suore violentate (terribile, per gusto e inappropriatezza concettuale): alla violenza sessuale. In quello che sosteneva lui: all’adesione allo sciopero generale e al sindacato di cui sopra. La cosa è significativa perché Sacconi ha tirato fuori chissà da quale piega della sua memoria quelle battute, infelicissime, che appartengono a un retroterra culturale e simbolico ancora praticato da un discreto numero di uomini (e da qualche donna, forse?) per cui: “Quelle che subiscono violenza o aggressioni sessuali..ma sì, qualcuna di loro provoca, con l’abbigliamento, gli ammiccamenti, con i comportamenti.. Non dice chiaramente no, e allora dice sì.. in fondo ci sta”.

Questa mentalità in cui il nostro va a pescare (inconsapevolmente?) è un nodo psicologico e simbolico intollerabile. L’ignoranza e la grettezza culturale che ci portiamo dietro su un tema sociale così grave come lo Stupro sono intollerabili; i pensieri “involontari e automatici” che facciamo, almeno in alcune vicende, sono insostenibili. Dunque, si può ancora dire di no a uno stupro nella nostra testa (come dice la suora-donna inesistente della barzelletta). Ma quale donna ha mai detto sì a una violenza? Allora occorre ribadirlo con fermezza: un rapporto sessuale è consenziente quando c’è il libero, consapevole, chiaro e incontrovertibile assenso a esso dei partners. Nel caso questa chiara volontà non sia esplicitata o evidente, è violenza o coercizione. E questo vale anche per le signore sposate; non esiste un diritto coniugale che esuli dal consenso del partner.

I nostri percorsi mentali e simbolici devono integrare il principio capitale del consenso quando si affrontano queste tragiche tematiche: nessuna donna ha mai detto sì a uno stupro. Caro ministro e cari noi.

La foto che accompagna l’articolo è di Tina Lagostena Bassi, compianta avvocata dei diritti delle donne, qui ritratta in un frame del celeberrimo documentario: Processo per Stupro, mandato in onda dalla Rai nel 1979. La Lagostena Bassi era difensore di parte civile. Quel processo per violenza a telecamere accese, il primo in Italia, colpì molto l’opinione pubblica. Consiglio caldamente di rivedere quelle immagini e risentire i discorsi: della mamma di uno degli imputati, degli avvocati difensori degli imputati stessi, nonché l’arringa della Lagostena Bassi. La mentalità di cui parlavo aleggia compatta su tutto il processo e nelle interazioni tra i vari attori.


“Cos’è una violenza carnale? Argomenta allora la Bassi, È il contrario della sessualità. La violenza non è altro che la voglia insana di calpestare il proprio simile”. Di esercitare dominio sottomettendo o escludendo la volontà; ma questo con la sessualità non c’entra nulla, appunto! Allora, come oggi, come sempre.

Probabilmente anche al ministro farebbe bene rivedere questo processo per cancellare definitivamente file barzellettieri improponibili in privato, figuriamoci in pubblico. A lui come ad altri, soprattutto tra le giovani generazioni, i ragazzi (di cui vogliamo l’alleanza e le risorse, mentali e comportamentali) richiediamo l’impegno della maturità e della consapevolezza che sempre sono nemiche della sopraffazione fisica. Pure se questa passa per insulse barzellette.

Non è che il Paese “non ha senso dell’ironia e capacità di sorridere dei paradossi”, come lei afferma, è che il Paese si aspetta di più, anche sul piano culturale e simbolico, dalle istituzioni! Ed è ottimo elisir ridere (fa benissimo alla salute: è dato scientifico, oltre che convinzione popolare) ma in un modo che non ci faccia sentire indegni come esseri umani, caro ministro.

L’arringa di Tina Lagostena Bassi durante Processo per Stupro. Impagabile e irrinunciabile ieri come oggi. Nel 2011 l’Italia è cambiata da allora?

1. Testimonianza
L’arringa della Bassi



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