Foggia

Blog: “ma davvero Foggia è la ‘città più brutta del mondo?'”

Di:

A.Moravia (it-it.abctribe.com)

Navigando nel web foggiano ho trovato questo post su un blog dal titolo Il culo e il cielo. Ormai è datato, ma merita di essere letto, anche perchè è scritto da un foggiano e parla di Foggia (da una segnalazione di Dexter Morgan – si fa riferimento a Minimokarma.blogsome, blog di Antonio Vigilante, ripreso anche da lobloG di Vincenzo Maurantonio al quale la redazione di Stato invia un saluto sincero).

IL TESTO.
Frugando in una borsa da professore che non uso più da qualche anno ho ritrovato qualche vecchia carta. Soprattutto, un numero abbondante di copie del primo numero di Tophet. Visioni dal fondo, foglio di umori e malumori, critica e poesia, eccetera che scrivevo insieme a gente che mi assomigliava fin troppo. E’ datato 19 agosto 2003. Nella presentazione scrivevo: “Voi che leggete e noi che scriviamo siamo dei privilegiati. Viviamo in un posto che ha qualcosa di straordinario. Viviamo in uno dei paesi ricchi , e tuttavia la nostra è una città povera. Non solo povera. E’ una città incolta, selvatica, anche piuttosto mafiosa. E’ una città del terzo mondo che tuttavia appartiene all’Occidente ricco e civile. Capite l’importanza della cosa. Noi siamo a terra. Noi siamo con le spalle a terra, gente. E quando si è stesi a terra si gode di una visione non comune. Puoi osservare il culo della gente, o guardare il cielo. Vedere il mondo dal di sotto, o contemplare ciò che è al di sopra di ogni miseria. Puoi essere al tempo stesso cinico e poetico.”


Il primo articolo di Tophet si intitolava “Rigurgito” e parlava d’un caso avvenuto nel mio quartiere. Un uomo che si diede fuoco.
Per disperazione. Perché disoccupato. L’ultimo articolo si intitolava “Pulizia” e parlava del sindaco fascista che non amava il campo nomadi. A distanza di tre anni, il campo nomadi non c’è più. Lo ha distrutto un incendio. Al suo posto c’è un campo profughi. Cioè, giuridicamente non è un campo profughi, ma strutturalmente lo è: containers di lamiera. Ci vivono non i profughi, ma gli sfrattati. Credo che Foggia sia l’unica città d’Italia che ha un quartiere di containers, e forse l’unica città d’Europa – o d’Occidente. Ma può essere che mi sbagli.

A distanza di tre anni, non abbiamo più il sindaco fascista. Adesso c’è un sindaco di sinistra: che, oltre a sistemare benevolmente gli sfrattati nei containers, ha speso cinquecentomila euro per un monumento all’aviere, consistente in un bombardiere. Poi, di fronte alle proteste dei pacifisti locali, ha fatto circondare il mostro da tenere colombelle e dai colori della bandiera della pace. Il monumento si può leggere come segue: i bombardieri sono strumenti di pace, ché la vera pace si fa con le armi. Ma si può anche leggere così: questi orrendi strumenti di guerra vanno smitizzati, che arrecano solo sofferenza; viva la colomba, abbasso il bombardiere. Nessuno sa quale sia il significato autentico. L’idea di autenticità appartiene ad epoche passate, sostanzialmente rozze. Oggi siamo nell’era della libera interpetazione, della lussuria ermeneutica. Abbasso la tirannia del senso! E viva il nostro sindaco postmoderno. E postpacifista. Ma il tema di questo post è il culo e il cielo.

Non ho parlato, in questi mesi, della Ballata delle prugne secche di Valeria; perché, ho detto, non mi è facile parlare con la necessaria obiettività di un libro scritto da una delle persone a me più care, e che è dedicato (anche) a me. So che Valeria qualche giorno fa è intervenuta ad una trasmissione che si chiama Le Invasioni Barbariche, su non so quale rete. Lo so perché ho avvertito il malumore di molti. Pare che Valeria abbia detto durante quella trasmissione di aver imparato a Milano ad usare le posate. Era un modo per dire il suo debito verso Milano, ma è stato interpretato come un insulto a Foggia – città di gente che mangia con le mani.

Noi foggiani siamo terribilmente permalosi. Non abbiamo mai perdonato a Moravia il suo giudizio sulla nostra città – la più brutta d’Italia, a suo parere. Amiamo invece molto Montale ed Ungaretti. Il primo ha scritto un racconto che si intitola “Clizia a Foggia”. Di Foggia non c’è nulla, probabilmente Montale a Foggia non è mai stato; e tuttavia c’è il nome, e questo basta. Ungaretti venne a Foggia e tenne una corrispondenza per un giornale. Guardando le fosse per il grano, disse che quelle fosse meritavano di essere monumento nazionale. Ora le fosse non ci sono più. Nessuno le rimpiange. Erano dei semplici buchi nella terra, nei quali si conservava il grano. Monumento nazionale un cazzo. Ho tra le mani un libro che si intitola Omaggio a Foggia. L’autore è quanto di più lontano si possa immaginare da Valeria. Si chiamava Pasquale Soccio, era un preside studioso di Vico, già allievo e poi, pare, assistente di Giovanni Gentile. E’ stato l’intellettuale più venerato e rispettato a Foggia negli ultimi cinquant’anni. Una vera istituzione. Omaggio a Foggia contiene frasi come questa: “Allora [a maggio: a Foggia] il profumo delle erbe sovrasta e vince la nube stagnante delle venefiche esalazioni di macchine e di fabbriche. Un diffuso e forte odore, di grano, di fieno, di tiglio, di fave in fiore e perfino di malva e di camomilla, si dirama e spande per le vie cittadine. I cortili sono vasti pozzi in cui si versa e serba questo impasto di aromi. Col vento si distinguono le venature dei vari profumi. Una polvere sospesa di polline saporisce l’aria che, dentro, si palpa come seta”.

Io sono nato all’inizio degli anni Settanta in un basso di Foggia. Una manciata di metri quadri, credo meno di trentacinque. Negli anni Settanta – e credo anche per una parte degli Ottanta – a Foggia non esistevano i cassonetti dell’immondizia. Esistevano i pali. La gente buttava le buste dell’immondizia intorno a un palo. Uno di questi pali si trovava a pochi metri da casa mia. L’immondizia era lì. Dietro la porta di casa.

Soccio ha scritto il suo omaggio a Foggia nel 1970. Un anno prima della mia nascita. Viveva in via della Repubblica, in un bell’appartamento all’interno di un palazzo per costruire il quale sono state distrutte le fosse del grano – il monumento nazionale di ’sto cazzo. Forse dalle sue parti si avvertiva l’odore del tiglio, della malva e della camomilla, negli anni Settanta. Non metto in dubbio la sua sincerità. Ma dalle mie parti si sentiva il tanfo dell’immondizia. Null’altro.

Soccio aveva animo di poeta; e, come succede a volte ai poeti, faceva retorica. Per questo lo adoravano. La gente ama la retorica, perché la aiuta a non sentire la puzza dell’immondizia. Valeria invece non ha l’animo della poetessa. Per fortuna, direi. Le sue doti sono il cinismo ed il sarcasmo. In realtà, il suo resoconto cinico e sarcastico di Foggia ha i suoi limiti. Valeria non è nata in un quartiere popolare di Foggia, non è crescita in un basso, non ha mai avuto l’immondizia dietro la porta di casa. Nonostante le sue buone intenzioni e le sue innegabili capacità, mi pare per questo che non ci sia abbastanza cinismo, abbastanza sarcasmo nel suo libro; abbastanza verità. E tuttavia c’è molta, molta più verità di quanta non ve ne sia nel poeticissimo Omaggio a Foggia di Soccio.

C’è ancora una cosa da dire, però. Una mattina andai a trovare Soccio. Lo trovai vestito, pronto per uscire. Era raro che uscisse: aveva novant’anni. Mi disse che aveva un appuntamento importante. Scendemmo, attraversammo via della Repubblica, poi quelli che a Foggia chiamiamo “i tre archi”, e ci trovammo nel centro storico. Lì si fermò, intento a qualcosa. Poi mi chiese: “Le senti?” Non sentivo nulla. “Le rondini”, mi disse. Era andato fin lì per ascoltare le rondini – lì dove i tetti sono più bassi. Quello era il suo appuntamento. E quello era il suo cielo – ho dimenticato di dire che era cieco.

Quella mattina ho imparato qualcosa. Ho imparato che questa stramaledetta città di inciviltà ed immondizia è anche una città dove è possibile incontrare le rondini. Ho imparato che davvero non c’è solo il culo. C’è anche il cielo. E che non è possibile né giusto parlare di questa città tralasciando l’una o l’altra cosa. Fingendo di non vedere il culo o dimenticando il cielo.


Redazione Stato



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Commenti


  • Nuccia Gaetana Pagano

    l’articolo è molto bello…la cosa che più mi colpisce è l’attesa,l’attesa che ti prende mentre, leggendolo, scorri con gli occhi le righe e aspetti che si dica di quant’è brutta questa città, di come sia malmessa, di come sia abbandonata a se stessa, di quanta brava gente è stata talmente brava da ridurla a questo modo nel corso degli anni,”noi cittadini compresi”…attesa tradita, alla fine, dell’articolo, si assiste ad una critica si negativa, di questa città, è vero, ma subito dopo, la si decanta parlando del suo cielo pulito dove volano le rondini…è come dire: di ogni cosa c’è sempre il rovescio della medaglia, ma la domanda è questa: mettendo il tutto sui piatti di una bilancia da che parte pende di più? Secondo me aveva ragione Moravia, certo non aveva visto le rondini e forse nemmeno Foggia…e noi che ciechi non siamo, come Soccio e che pur nasciamo foggiani, non possiamo certo dire, con tutto il rispetto: che bella città!!!


  • Redazione

    La ringraziamo per il Suo intervento; Red.Stato


  • Antonio C.

    Bellissimo articolo. Una sola precisazione, che comunque non cambia nulla: Pasquale Soccio non era di Vico ma di San Marco in Lamis.


  • eros

    A tutti i foggiani che amano criticare e porre giudizio negativo sulla città.
    E’ assai cattivo “sputare” nel piatto dove si mangia, emettere giudizi negativi senza prima gurdarsi allo specchio. Si specchiarsi. Foggia come tutte le città, come tutti gli aglomerati urbani, è fatta di cemento e asfalto, adagiata sulla pianura più grande del meridione e sfama “ingrati” da generazione. Ingrati come recita lo scioglilingua “fuggi da Foggia NON PER FOGGIA ma per i foggiani” appunto PER I FOGGIANI poichè siete solo in grado di sparlare della vostra città non rendendovi conto che la città siete voi se Foggia è sporca siete sporchi voi se Foggia è incivile siete incivili voi se Foggia fa schifo, FATE SCHIFO VOI. Quindi cercate di darvi da fare che Foggia non fa schifo voi SI


  • buonsenso

    Foggia. Ho molti clienti stranieri e quando per sbaglio passano da Foggia , restano colpiti per quanto è brutta ed è trascurata. Ma non sanno che la città ripecchia solo una parte dei sui abitanti, infatti l’altra parte dei foggiani è andata via.


  • eros

    nessuno vi trattiene xò chissà perchè quando si va via la si rimpiange!


  • giuseppe

    tutti la criticano nessuno la abbandona. la rovina di foggia sono i foggiani che la criticano pubblicamente senza cercare di migliorarla. foggia vi ha dato e continua a darvi da mangiare ma questo non lo apprezzate… guardate sempre il lato negativo di una città che può ancora offrire molto. non mi vergogno affatto di essere foggiano. a chi la critica dico di guardare alla mafia, all’inciviltà e ad altri problemi della propria città. IO NON FUGGO DA FOGGIA… IO SONO FOGGIANO E ME NE VANTO.


  • ANtonio Vigilante

    Antonio C: Vico nel senso di Giambattista Vico, il filosofo.


  • Pugliesaccio

    Fuggi da foggia non per foggia ma per quelli che si lamentano di foggia. Avete rotto il … Mangia pane a tradimento. Andate a fare la fame al progredito nord.


  • mimmo

    definire le fosse “monumento nazionale di ‘sto -” , evidenziando altresì in grassetto la sobria ed elegante espressione, non svevra peraltro di garbata sottile ironia, è la tipica deiezione del foggiano cui l’articolo sembra far riferimento.


  • Manu

    Io non vivo più a Foggia da tanti anni ma l’ho sempre amata e parlato di lei come di una delle più belle città. Mi emoziono appena arrivo nel foggiano quando, spesso, ritorno per rimanere un po’ di giorni. Non mi è mai capitato di aver portato amici che son rimasti delusi,anzi mi hanno sempre detto che è una bellissima città. Ho girato tanto e vi assicuro Foggia non ha nulla da invidiare a nessuna città e se andiamo in fondo quelli che criticano hanno origini in famiglia di altri paesi e non hanno trasmesso il vero amore per questa città ai propri figli.Io che ne ho sempre parlato bene ho fatto in modo che anche i miei figli la amino nonostante abbiano vissuto altrove. Viva Foggia!

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