Manfredonia

Cara IVA, proprio non ti capisco (La settimana Economica)

Di:

Iva (statoquotidiano)

CON l’odierno articolo cercheremo di fornire una spiegazione, semplice e sintetica, del funzionamento dell’IVA e della sua ragion d’essere.

L’IVA – Imposta sul Valore Aggiunto – è una imposta che viene applicata sugli incrementi di valore (aggiunto) prodotti da ciascuna fase di produzione\scambio di beni e servizi. Si tratta, di conseguenza, di una imposta “indiretta” diffusa in oltre 60 paesi – in tutto il mondo – ed esplicitamente regolamentata all’interno dei paesi della UE da una apposita direttiva (2006/112/EU).

Per comprenderne l’essenza e la particolare avversione nei suoi confronti da parte della collettività, forniamo un primo approfondimento: l’IVA grava sul consumatore finale. Questo, definito anche contribuente “di fatto”, è il soggetto che subisce concretamente l’onere dell’imposizione. Diversamente, il contribuente “di diritto”, in altre parole il soggetto sul quale ricadono gli obblighi di pagamento dell’imposta, può annullare (neutralizzare) l’impatto negativo dell’IVA attraverso un articolato sistema di “compensazioni” (detrazioni e rivalse) sulle differenti fasi di produzione\scambio di beni e servizi che attengono all’esercizio della propria arte, impresa o professione. Per tutte queste ragioni, l’IVA rappresenta un costo “solo” per quei soggetti che non possono esercitare il diritto alla detrazione e quindi, in generale, per i consumatori finali.

Facciamo chiarezza su un punto fondamentale: l’IVA è una imposta indiretta che HA un fondamento economico, chiaro e condivisibile. Ciò che risulta di più ardua condivisione è la presenza simultanea di un livello di imposizione (IVA) superiore al 20% e, in Italia, di una imposizione fiscale “globale” già di per sé molto elevata.

Ancora una volta ci troviamo nelle condizioni di dover attaccare un “Sistema Italia” inefficiente; consapevole e consenziente nell’esserlo! Sprechi, dilapidazioni di denaro pubblico e sovvenzionamenti (sterili, in termini maggior occupazione e rilancio dell’imprenditoria) sono puntualmente – senza ritegno, né etica, né morale – “finanziati” da un incremento dell’imposizione fiscale (diretta e indiretta) nei confronti degli onesti cittadini italiani che pagano regolarmente quanto da loro dovuto nei confronti dello Stato, ma anche (imposizione indiretta) da quanti pensano di essere furbi – mentre si tratta solo ed esclusivamente di parassiti – e di farla franca.

Veniamo ora alle “buone” notizie: il 1° Ottobre di quest’anno è atteso un ulteriore incremento pari all’1% dell’IVA (il cui valore complessivo raggiungerebbe il 22%). Ma niente paura! Già si susseguono proclami, a destra e manca, di “congelamento” di questa decisione.

Purtroppo il problema di fondo è ben più grave.

La disciplina sull’IVA, introdotta in Italia nel 1972 ed entrata in vigore dal 1° gennaio dell’anno seguente, prevedeva un’aliquota ordinaria (ovvero quella applicabile alla maggior parte dei beni\servizi) pari al 12%. Nel corso dei decenni a seguire abbiamo visto un progressivo dilatamento del valore di questa imposta (ma anche, lo ricordiamo nuovamente, dell’imposizione fiscale “globale”) a fronte di un – e un solo – fine: il finanziamento della pachidermica macchina burocratica dello Stato.

Evidentemente ci stiamo addentrando in tematiche molto complesse e sulle quali si rischia facilmente di scivolare su banali semplificazioni. Ciononostante, la considerazione che ci sentiamo di fare in chiusura del presente articolo è sintetica e di difficile confutazione: l’Imposta sul Valore Aggiunto, ovvero sulla capacità di dimostrare con il proprio lavoro di aver generato un “valore aggiunto” per un bene\servizio è stata “criminosamente“ trasformata in una Imposta per la Valorizzazione dell’Accidia.

Leggiamo insieme la definizione di “Accidia” contenuta nel rinomato vocabolario on-line Treccani.it: “Inerzia, indifferenza e disinteresse verso ogni forma di azione e iniziativa: la condizione che caratterizza molti giovani del nostro tempo, afflitti da assenza di interessi, monotonia delle impressioni, sensazioni di immobilità, vuoto interiore, rallentamento del corso del tempo e quindi ACCIDIA (Umberto Galimberti).” Più in particolare, nella morale cattolica, negligenza nell’operare il bene e nell’esercitare le virtù (nell’antica tradizione teologica, uno dei sette peccati, o vizi, capitali).

Come cerchiamo spesso di comunicare nei nostri articoli, anche oggi ci sentiamo di affermare che cambiare è possibile; modificare, seppur lentamente, un insieme articolato di usi e costumi corrotti è obbligatorio; costruire giorno per giorno un futuro migliore, per noi e per i nostri figli, è un dovere!

(A cura del Dott. Leonardo Taronna
Analista Economico e Finanziario
leonardotaronna@hotmail.com)



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