Manfredonia

PPTR, Barbanente: come fate ad essere in disaccordo?

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(forumambiente.altervista.org)

Bari – NOTA della vicepresidente ed assessore alla Qualità del Territorio, Angela Barbanente, relativa al dibattito in atto sul nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale:

“Nella discussione sul piano paesaggistico territoriale regionale (PPTR) adottato il 2 agosto, che ha coinvolto anche autorevoli giuristi, l’attenzione si è concentrata sulle misure di salvaguardia e, in particolare, sulla legittimità delle stesse per gli “ulteriori contesti paesaggistici”. Alcuni recenti articoli vanno oltre le questioni sottese all’operatività di tali misure, entrando nel merito dell’estensione delle aree interessate e il carattere fortemente vincolante delle norme. “Non condivido queste letture. Innanzitutto, le norme di salvaguardia e utilizzazione sono assai differenziate per i diversi ulteriori contesti e quindi non mi pare che possano essere trattate in modo aggregato. E inoltre, soprattutto alcune di esse lasciano ampi margini di intervento, in alcuni casi esaltando l’autonomia comunale e in altri la capacità dei progettisti di integrare l’intervento nel paesaggio facendosi orientare dalle linee guida incluse nel PPTR“.

“Entriamo, dunque, un po’ più nel merito delle tanto bistrattate tutele: per le doline, le aree soggette a vincolo idrogeologico e la città consolidata, il PPTR non include norme di salvaguardia e utilizzazione ma solo obiettivi di qualità, indirizzi e direttive che sta alla pianificazione comunale approfondire per quanto attiene sia al perimetro delle aree sia agli interventi assentibili e auspicabili. Dunque, in tali contesti allo stato attuale non vige alcuna prescrizione da rispettare negli interventi edilizi.

“Gli unici ulteriori contesti che limitano nuove costruzioni (la questione sulla quale più o meno velatamente si concentra l’attenzione dei più) sono quelli interessati da sorgenti, grotte, geositi, inghiottitoi, cordoni dunali, aree umide. Chiedo ai tanti che denunciano il disastroso stato della falda acquifera pugliese, se sia sensato dare il colpo di grazia all’equilibrio idrogeomorfologico dei bacini idrografici”.

““Un piano paesaggistico, oggi che il paesaggio è interpretato anche in senso eco-sistemico, ha il dovere di prevenire danni ai quali siamo costretti a porre riparo ex post con costosissimi interventi pubblici (ossia con i soldi di tutti i cittadini, sempre più preziosi in tempi di spending review). Non ci hanno insegnato nulla i dissesti, le frane, le alluvioni sempre più frequenti nel recente passato? Cosa dovremmo fare, lasciare che gli strumenti urbanistici generali comunali consentano di costruire sui versanti, in prossimità delle lame e delle gravine, delle formazioni geologiche della Puglia carsica, o sulla vegetazione naturale e seminaturale e persino sulle dune?”

Quanto alle fasce di rispetto, le uniche per le quali non sono consentite nuove costruzioni, sono quelle limitrofe ai boschi e alle testimonianze culturali e archeologiche, fatta eccezione per gli annessi rustici e altre strutture funzionali alla conduzione del fondo. Nulla di nuovo, quindi, rispetto alle prescrizioni del PUTT vigente. Per gli altri ulteriori contesti, il piano richiede che le trasformazioni del territorio sin dalla fase progettuale evitino la distruzione di elementi antropici e naturali di elevata valenza paesaggistica, quali i muri a secco, i terrazzamenti, le specchie, le cisterne, i fontanili, i filari alberati ecc”.

“Mi chiedo chi possa essere in disaccordo con l’opportunità di tutelare e valorizzare questo patrimonio. Si vuole continuare a piangere sul latte versato, quando ci si accorge che un intervento autorizzato cancella un “luogo del cuore” o stravolge un territorio interessato da un investimento turistico che attrae proprio per i valori paesaggistici che lo circondano?”

“E infine, mi chiedo quale come sia possibile questa esclusiva, direi quasi ossessiva, attenzione agli aspetti vincolistici in un piano che comprende ben cinque progetti territoriali, molti dei quali già oggetto di finanziamenti regionali, e sette linee guida che orientano e suggeriscono esempi per la riqualificazione delle periferie e delle aree agricole periurbane, il restauro e il riuso dei manufatti in pietra a secco, il recupero e l’efficientamento energetico dell’edilizia rurale, la qualificazione paesaggistica delle infrastrutture viarie, la progettazione di impianti di energie rinnovabili. E vi sono linee guida persino per la progettazione di aree produttive paesisticamente e ecologicamente attrezzate, ossia aree produttive ben inserite nel paesaggio e che facciano risparmiare risorse, soprattutto acqua ed energia, alle stesse imprese”.

“Mi auguro che anche su questi aspetti del piano si sviluppi una discussione di merito, utile all’innovazione dei settori produttivi e alla creazione di nuove economie e buona occupazione in questa nostra meravigliosa regione.”

PIANO PAESAGGISTICO, QUI MANFREDONIA (CARLEO@)

Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • Redazione

    Amati: “Tutela idrogeologica già prevista dal Pai. Non c’è necessità di attendere Pptr”

    “L’assessore Barbanente ha posto oggi una giusta domanda: siamo tutti d’accordo sulla difesa del territorio? Non c’è dubbio. Siamo tutti d’accordo e riteniamo che il piano paesaggistico sia più che utile, assieme ad altri strumenti di pianificazione che vigono in Puglia, tipo il Piano di Assetto Idrogeologico. Questo Strumento – il PAI appunto – è ciò che tutela il territorio da dissesti, frane e alluvioni sempre più frequenti. È in buona misura lo strumento che frusta le previsioni urbanistiche comunali pericolose, impedendo che si possa costruire sui versanti, in prossimità delle lame e delle gravine, e delle formazioni geologiche della Puglia carsica, e che non ha bisogno di attendere il Piano paesaggistico per esplicare con rigore le sue funzioni”.

    Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati, con riferimento alle dichiarazioni odierne dell’assessore regionale al Territorio, Angela Barbanente, rilasciate a commento del dibattito in corso sul Piano paesaggistico territoriale regionale.

    “Il dibattito in corso non mette in discussione l’utilità e l’alto potenziale di sviluppo del Piano paesaggistico adottato e nello stesso tempo non disconosce l’utilità della tutela, che in Puglia è già ampiamente vigente per esempio in materia idrogeologica, e a prescindere dal Piano paesaggistico, per merito – non c’è dubbio – dell’attività compiuta dal Governo Vendola negli anni scorsi.
    Non coglie pertanto nel segno l’evocazione del problema del dissesto idrogeologico per contenere le richieste di modifiche del Piano paesaggistico, nella parte in cui condiziona l’attività edificatoria consentita nei PUG e nei PRG adeguati alla legge 58 del 1980. Aver sostenuto – come io e tanti colleghi abbiamo fatto – la necessità di temperare la nuova tutela paesaggistica con gli interessi legittimi consolidati con i piani locali in vigore, non significa dare spazio a scempio di territorio, come se nel frattempo non ci siano altri strumenti – come il PAI – che adempiono abbondantemente a funzione di tutela del territorio, a prescindere dalle previsioni degli strumenti urbanistici comunali.
    Se pure qualcuno avesse avuto in animo di contrastare il Piano paesaggistico per travolgere la tutela idrogeologica – ma non è così – non l’avrebbe potuto fare. Incombono notevoli impedimenti tecnico-giuridici, e tra tutti la sovraordinazione del PAI a tutte le previsioni (comprese quelle paesaggistiche) e a tutte le dispute politiche che sull’argomento si stanno ingiustificatamente protraendo”. /comunicato


  • PANDORA

    AAAAAAAAAA!!!! quando c’era il CO.RE.CO quello si che era una cosa seria.

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