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A cura di Antonio Del Vecchio

Ad annunciare la festa di San Matteo sarà il film di Angelo Disanto

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San Marco in Lamis. In vista dei festeggiamenti annuali in onore del Santo da cui prende il nome , la fraternità francescana mette in cartellone nuove ed originali iniziative per il rilancio religioso e turistico del Convento Santuario di San Matteo, a San Marco in Lamis, considerato un bene storico tra i più antichi e rifulgenti della zona, di cui si dirà. Il tutto avrà inizio, Martedì. 20 settembre, alle ore 20.00, con la proiezione del film “San Matteo sul Gargano” di Angelo Disanto. A dare la notizia è un apposito comunicato stampa, diffuso in ogni dove. Lo stesso sarà proiettato dell’apposito Auditoriun alla presenza di Padre Gaetano Iacobucci, neo Guardiano – Rettore del Santuario. Come risaputo, la imponente struttura architettonica ha origine millenaria. Prima del Cinquecento, la struttura che si trova a circa un paio di chilometri dalla città, ubicata sotto le pendici di Monte Celano, era conosciuto come “convento di San Giovanni In Lamis”. Non si conoscono date certe sulla sua fondazione. Con ogni probabilità si deve la sua costruzione ai Longobardi, per via di un ospizio – chiesa già esistente ne V – VI secolo.

Qui sostavano nel Medioevo i pellegrini abruzzesi e molisani che si recavano al Santuario dell’Arcangelo in Monte Sant’Angelo. Non per niente l’attuale SS. 272 era denominata a quel tempo “Via Sacra Langobardorum”. La prima data certa che troviamo è quella del 1007. Il riferimento è all’Abazia di San Giovanni in Lamis, fondata dai Benedettini. Il feudo omonimo era uno dei più importanti della Capitanata. Alle sue pendici (Valle dello Starale) nacque e si sviluppò ad opera di pastori un sobborgo che in seguito prenderà il nome di San Marco in Lamis. Dopo lo splendore, susseguì per il monastero benedettino un periodo di crisi, sino a quando con bolla papale del 1568 il monastero fu donato ai Francescani dell’Ordine Minoritico. Nel medesimo periodo il convento ebbe in dono dalla cattedrale di Salerno una reliquia di San Matteo. Precisamente un molare attribuito all’apostolo. Dato la crescita della venerazione e dell’afflusso dei pellegrini, la struttura prese il nome di San Matteo, con la contemporanea nascita della tradizione dell’unzione con l’olio della lampada vicina alla reliquia.

Usanza che persiste ancora e si ripete il 21 settembre, festa del Santo. La stessa è ben radicata tra i pellegrini di Cerignola, di cui San Matteo è il patrono. Tant’è che sono loro i protagonisti della plurisecolare processione al Convento, di cui il Film in parola, ne ripercorre e ravviva l’avvenimento. Il resto è contenuto nel resto del comunicato stampa, che riportiamo di seguito:

”L’opera ( ossia il film, nrd) è il risultato di un lungo lavoro di ricerca sul campo, compiuto dal Dott. Disanto, storico e antropologo, membro dell’Associazione Italiana per lo studio della Santità, dei Culti e dell’Agiografia, e del Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, autore del volume “San Matteo Apostolo. Culto e pellegrinaggi al Santuario sul Gargano”. In particolare il film consiste nel presentare la processione in onore del Santo che si svolge ogni anno il 21 settembre, tra il Santuario e Borgo Celano. Il film documenta uno spazio sacro e un rito collettivo, testimonianza ineludibile di un percorso identitario di devozione, che affonda le sue radici in modo particolare nella cultura del popolo di Cerignola. Tra gli altri spunti, il lavoro presenta le riflessioni del noto sociologo Prof. Roberto Cipriani (Università Roma Tre), di S.E. Mons. Vincenzo Pelvi (Arcivescovo di Foggia-Bovino) e di Padre Mario Villani, ofm (Santuario di San Matteo).

Ci sono inoltre altri autorevoli interventi sull’argomento. Interessante è la profonda partecipazione dei pellegrini, in gran parte cerignolani, esplicitata con canti tradizionali, in una ritualità antica fatta di ritmo e musicalità, con voci soliste e coro. C’è un fatto caratteristico: i cantori che precedono il quadro del Santo camminano all’indietro, in modo da rivolgere sempre lo sguardo verso l’immagine recata a spalle da devoti cerignolani”.



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