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Colpito da adenocarcinoma, denuncia ex dipendente Agip

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Raffineria Agip (st - terranews)

Taranto – “PRIMA querela contro la raffineria Agip S.p.A da parte di un dipendente occupato per un ventennio nello stabilimento ed a cui è stato diagnosticato un adenocarcinoma della prostata, con aspetti di permeazione neoplastica perineurale e iperplasia fibroleiomiomatosa e adenomatosa della prostrata con cospicua flogosi cronica linfomonocitaria parenchimale, parzialmente riacutizzata. Patologia questa che potrebbe essere riconducibile all’inquinamento prodotto dallo stabilimento con la propria attività”. A comunicarlo a Stato l’avvocato Giuseppe Lecce, dell’omonimo studio legale & Partner (Avv. Massimo Vacca; Avv. Vincenzo Pansino*; Avv. Tiziana La Capria; Dott.ssa Immacolata Di Stani; Dott.ssa Grazia Luccarelli e Dott.ssa Annamaria Antonante).

“A partire dal mese di settembre 1983 sino al 1°.08.2003 – scrive nella querela l’ex dipendente – ho prestato la mia attività lavorativa alle dipendenze della raffineria Agip S.p.A. di Taranto, con mansioni di operatore polivalente presso gli impianti petroliferi e come tecnico di laboratorio della suddetta azienda. In data 16.08.2012, presso il Servizio di anatomia e istologia patologica e di citodiagnostica dell’Azienda Sanitaria A.S.M. di Matera, mi venivano diagnosticate le seguenti patologie: “adenocarcinoma moderatamente differenziato della prostata, con aspetti di permeazione neoplastica perineurale” e “iperplasia fibroleiomiomatosa e adenomatosa della prostrata con cospicua flogosi cronica linfomonocitaria parenchimale, parzialmente riacutizzata”.

“Ora, è notorio che la raffineria Agip S.p.A. con la propria attività contribuisce in modo massiccio alla crescita allarmante del tasso di inquinamento che si registra nella nostra città e di conseguenza alla diffusione esponenziale di tumori e di altre gravi patologie; pertanto, si può ritenere che le patologie diagnosticatemi siano conseguenza del ventennio di attività lavorativa svolta in un ambiente malsano e fortemente inquinato.
Nel caso di specie, l’attività posta in essere dallo stabilimento in questione oltre a configurare il reato di lesioni personali colpose di cui all’art. 590 c.p., integra senz’altro – per il lavoratore – gli estremi del reato di getto pericoloso di cose di cui all’art. 674 c.p.”


“Il reato previsto dall’art. 674 c.p. (emissione di gas, vapori di idrocarburi e fumi atti a molestare le persone) è configurabile allorquando tali emissioni siano conseguenza di un’attività non conforme alla normativa e arrechino concretamente disturbo alle persone superando la normale tollerabilità con conseguente pericolo per la salute pubblica, la cui tutela costituisce la ratio dell’incriminazione. Alla base della disposizione in esame vi è l’esigenza di operare un soddisfacente bilanciamento tra gli opposti interessi in gioco, consentendo l’esercizio di attività socialmente utili, purché ciò avvenga nel rigoroso rispetto dei limiti fissati dalla legge, superati i quali riacquista prevalenza; l’esigenza di tutela dell’incolumità pubblica; pertanto, quando l’attività industriale produce delle emissioni che eccedono i limiti di tollerabilità è l’esigenza di tutela dell’incolumità pubblica a prevalere anche se la predetta attività è esercitata con un’autorizzazione amministrativa”.

“Sul punto si è espressa in più occasioni la Corte di Cassazione, la quale ha chiarito che la condotta incriminata è posta in essere da chi omette di apprestare impianti, installazioni o dispositivi tali da contenere, entro i più ristretti limiti che il progresso della tecnica consenta, le emissioni di fumi o gas o polveri o esalazioni che, oltre a costituire comunque pericolo per la salute pubblica, incidono in modo rilevante sull’inquinamento atmosferico. Da qui l’esposto-querela nei confronti dei legali rappresentanti dell’Agip S.p.A. Raffineria di Taranto per i reati di lesioni personali colpose di cui all’art. 590 c.p., di getto pericoloso di cose di cui all’art. 674 c.p. e per quanti altri reati di dovessero riscontrare nei fatti esposti e accertandi”.

Il dipendente ha chiesto inoltre la disposizione del sequestro conservativo ex art. 316 e ss. dei beni mobili ed immobili facenti capo ai legali rappresentanti dell’Agip S.p.A., attesa la pacifica ricorrenza nel caso di specie del periculum in mora e del fumus bonis iuris”. “Mi oppongo sin d’ora all’emissione del decreto penale di condanna ex art. 459 c.p.p. e chiedo di essere informata ex art. 408 c.p.p. in caso di archiviazione”, come indica lo stesso legale.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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