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UdCap Foggia, le conseguenze del decreto Balduzzi

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Il ministro alla sanità Balduzzi (st)

Foggia – IL gruppo dei consiglieri comunali alla Provincia di Foggia dell’Unione di Capitanata stanno sostenendo un’azione diretta ad ottenere delle risposte alle numerose domande relative alla riorganizzazione delle cure primarie della Medicina Generale che tocca particolarmente la provincia di Foggia, una delle realtà più diversificate del Paese. Il capogruppo alla Provincia dell’Unione di Capitanata, Michele Bonfitto, ha presentato in commissione Sanità di Palazzo Dogana una proposta sulla questione che sarà presto discussa. Bonfitto e gli altri consiglieri del gruppo si domandano se il Governo ed il ministro Balduzzi siano consapevoli delle conseguenze di un decreto che contiene alcune indicazioni sulla carta utili ad un potenziamento del territorio, come gli stessi medici e i propri sindacati intendono, ed elementi solo accennati ma non sviluppati. Infatti, si rimanda alla compatibilità delle soluzioni indicate con i L.E.A. (livelli essenziali di assistenza) ancora da definire ufficialmente, alla accettazione di tali modelli ed alla disponibilità di risorse economiche delle Regioni.

Sono infatti le Regioni titolari della gestione sanitaria e, quindi, spetta ad esse l’ela-borazione e la gestione sul proprio territorio. Lo slogan dell’assistenza H 24, 7 giorni su 7, resta tale e vuoto se non si riesce a mettere insieme, così come nel Decreto è detto, più figure professionali capaci, con l’aiuto di adeguata strumentazione, di dare risposte alle richieste di salute dei cittadini. “Che ci siano risorse per attuare questo modello di questi tempi ci lascia perplessi per vari motivi”, sottolinea Michele Bonfitto. “Il primo motivo è che questo imponente modello organizzativo ipotizzato è possibile attuarlo solo nei grossi centri mentre nelle realtà formate da piccoli Comuni (in Italia oltre l’80% dei Comuni ha una popolazione sotto i 10.000 abitanti) dove non ci sono i numeri per organizzare tale strutturazione della assistenza primaria l’H 24 rimane solo un miraggio che penalizza ulteriormente queste popolazioni dove vi sono palesi ed inevitabili disagi assistenziali molto più evidenti che nei centri più grandi”.

Al momento attuale sembra più saggio, invece, utilizzando gli indirizzi normativi già esistenti nella convenzione per la medicina generale, pensare a migliorare l’assistenza sanitaria della nostra provincia e della nostra regione basandosi su pochi ed essenziali punti fermi che possono essere sintetizzati come segue: vista l’orografia provinciale con pianura e comuni popolosi e territori montani con piccoli centri bisogna organizzare l’assistenza primaria attraverso forme diverse di aggregazione, con sede unica nei grossi centri e con sedi multiple collegate in rete nei piccoli comuni in modo che la MG possa coprire l’orario di assistenza dalle ore 8 alle ore 20.00; integrazione informatica obbligatoria (attraverso l’uso di un solo software eventualmente scelto e fornito dalla regione) tra tutti i MMG della provincia (ed eventualmente della regione); integrazione informatica dei medici della Guardia Medica attualmente completamente privi della possibilità di accesso alle cartelle cliniche della MG con ovvi disguidi e disagi sia per il medico della guardia medica che per il paziente; incentivare il più possibile l’utilizzazione quale sede degli studi dei MMG di strutture pubbliche (spesso sotto utilizzate) anche per eliminare le connivenze tra MMG e farmacie; blocco dei progetti regionali attualmente non finalizzati al miglioramento della assistenza con l’utilizzazione delle somme risparmiate per incentivare la formazione dei gruppi di Medici di Medicina Generale e per potenziare tutti i servizi previsti dall’Accordo collettivo nazionale come segreteria ed infermiere; studiare forme di dislocazione presso i gruppi di medici di medicina generale della assistenza specialistica per incominciare a dare una risposta concreta alle lunghe liste di attesa e per migliorare l’efficienza dell’azione sia del MMG che degli specialisti ( nel distretto di Cerignola inizierà una sperimentazione sulla ecografia domiciliare).
I costi di questa operazione sono minimi, portano sicuramente grossi vantaggi ai cittadini e qualificano l’assistenza primaria nella nostra Provincia.


Redazione Stato



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Il Tar di Bologna pone il divieto di caccia nei confronti dei piccioni presenti in città!

    Il Tar di Bologna, con la recente sentenza n. 526 dello scorso 25 settembre, ha annullato l’ordinanza (dell’agosto 2011) del Comune di Poggio Renatico che autorizzava i cacciatori locali a catturare e abbattere i piccioni domestici presenti sul territorio comunale.

    Il Tribunale amministrativo ha evidenziato in sentenza che il provvedimento del Comune deve essere qualificato come ordinanza “extra ordinem , ossia “adottata sulla base degli straordinari poteri riconosciuti al sindaco in particolare situazioni di contingenza e urgenza in materia di ordine e sanità pubblici”.

    I magistrati amministrativi hanno ,così, ritenuto fondata la contestazione avanzata dalla Lega per l’abolizione della caccia (Lac) per cui l’ordinanza municipale era priva di motivazione, infatti, il provvedimento comunale non esprimeva chiaramente “quali siano gli effettivi pericoli per la salute pubblica attualmente e direttamente derivanti dalla presenza di tale specie anomale, nonché le ragioni per le quali tali pericoli non possono essere affrontati mediante gli ordinari strumenti” previsti dalla normativa.
    Inoltre l’atto in questione non specifica altri elementi fondamentali, quale il numero di piccioni presenti sul territorio e il numero che è possibile abbattere, perché in eccesso.

    Un ulteriore problema messo in evidenza dalla Lac è che, anche se si ritenesse legittimo l’ordine di abbattimento, l’ordinanza non potrebbe assolutamente autorizzare indistintamente tutti i cacciatori presenti sul territorio del Comune.

    Una disposizione in tal senso, infatti, violerebbe la legge sulla caccia che affida a soggetti specifici l’abbattimento determinato di animali.

    Questi specifici soggetti sono le “guardie venatorie provinciali”, che possono a loro volta avvalersi dei proprietari di fondi su cui si attuano i piani di abbattimento, le guardie forestali e le guardie comunali a condizione che tutti siano muniti della licenza di caccia!
    Foggia, 16 ottobre 2012 Avv. Eugenio Gargiulo

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