Settore edile, ricerca Ires Fillea: stipendi bassi, rischio incidenti, fenomeno ‘fuori busta’

di Redazione
Pubblicato il 16 novembre, 2009

cantiereRoma – “UNA survey sulle condizioni socio-lavorative degli edili in Italia”. S’intitola così l’ultima indagine Ires sul settore, realizzato in collaborazione con la Fillea Cgil con l’obiettivo di realizzare uno strumento utile alla categoria, in grado di fornire indicazioni sull’applicazione del ccnl e ulteriori considerazioni nella nuova piattaforma contrattuale. La ricerca è stata presentata oggi (13 novembre) all’assemblea dei quadri e delegati Fillea. Per realizzarla, il centro studi economici della Cgil ha coinvolto 450 lavoratori, sottoponendo loro un questionario riguardante l’attività svolta (posizione, salario, orario, condizioni lavorative, salute e sicurezza, pensione) incluso il rapporto con il sindacato e alcune questioni sociali e politiche. La maggior parte degli intervistati è consapevole di operare in un settore ad alto rischio: il 70% ritiene di avere un’elevata probabilità di subire un incidente sul lavoro. Nello specifico, i profili più pericolosi, anche per la possibilità di contrarre malattie professionali, sono ferraioli, autisti, muratori, gruisti, carpentieri, pittori. I disturbi muscolo-scheletrici risultano i più diffusi, e crescono non solo in relazione all’età del lavoratore, ma anche in base alla qualifica ricoperta. Il mancato rispetto delle norme di tutela è pratica diffusa in quasi tutte le aziende in cui i lavoratori hanno subìto un sinistro. Si arriva al paradosso – evidenzia il dossier – di adottare le dovute misure di sicurezza solo a incidente avvenuto, per evitare che l’azienda abbia ulteriori problemi con la legge. L’applicazione delle regole è vissuta dagli imprenditori solo come un atto amministrativo, che a volte si limita alla compilazione dei documenti necessari e non a una concreta azione di prevenzione, per cui è scarsa anche la formazione e sporadici risultano i controlli da parte degli organi di vigilanza. Non meno importante è il capitolo sulla condizione salariale. Oltre ad essere contrassegnata da stipendi bassi (la retribuzione tipo non supera i 1.230 euro), l’edilizia si caratterizza anche per il fenomeno del cosiddetto fuori busta che costituisce una delle tante irregolarità riscontrate nel settore. Il 15% del campione dichiara di ricevere una media di 380 euro mensili in nero, mentre sono più marginali (8,2%) le trattenute indebite, cioè le quote di salario non versate dalle imprese rispetto a quanto dichiarato in busta paga. Inoltre, solo il 3% degli intervistati ritiene che il suo stipendio sia sufficiente per mantenere sé e la sua famiglia, viceversa un operaio su 4 afferma di non arrivare a fine mese.  A proposito di orari, un aspetto significativo riguarda la discrepanza tra le ore stabilite contrattualmente e quelle realmente lavorate: dalle risposte degli intervistati emerge che la maggior parte dei part time sono virtuali e il 38% sfora addirittura l’orario a tempo pieno, condizione che concerne soprattutto gli operai non specializzati. Assai diffuso, poi, è il ricorso allo straordinario (76%); al contrario, c’è poca flessibilità, gestita unilateralmente dal datore di lavoro (68,5%) e limitata al personale tecnicoamministrativo (27%) e agli operai specializzati (20). Più in generale, il settore è caratterizzato da un’alta discontinuità: il 66,7% del campione è stato occupato appena 3 mesi nell’ultimo anno e la quasi totalità dei giovani intervistati, soprattutto i manovali (85%), ritiene il proprio lavoro poco o per niente stabile. L’edilizia vive di numerosi fattori di criticità – evidenzia il rapporto –, proprio a causa della particolare destrutturazione del mercato del lavoro. Tra i fattori determinanti, il carattere stagionale, l’occasionalità del lavoro, la frammentazione del sistema delle imprese, la diffusione incontrollata di appalti e subappalti, e, su tutti, il ricorso alla manodopera irregolare. Tutti elementi che incidono sulle aspettative dei lavoratori circa il loro futuro: il 38% di chi ha riempito il questionario teme di perdere il posto, il 29 di avere problemi di salute, il 18 di non godere di una pensione adeguata. Percentuali che aumentano a dismisura tra gli operai non specializzati e tra chi svolge lavori usuranti, ma che incidono anche nel rapporto con il sindacato (il 90% è iscritto), a cui si chiede la difesa del posto di lavoro (37%), l’aumento della retribuzione (26), il miglioramento delle condizioni di lavoro, in primis sul piano dell’ambiente e della sicurezza (14). Solo tra i più giovani, si configura una modalità di adesione più strumentale, con la possibilità di fruizione dei servizi di assistenza legale, fiscale e previdenziale. (fonte, Roberto Greco di Rassegna.it)

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