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“Chi pensa di usare questo referendum per mandare via Renzi sbaglia”

Gentile “Chi pensa di usare referendum per mandare via Renzi sbaglia”

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Vico del Gargano. Sala consiliare gremita a Vico del Gargano lo scorso 13 novembre per l’incontro organizzato dal Circolo locale del Partito Democratico a sostegno del Sì al Referendum Costituzionale del prossimo 4 dicembre. Per spiegare le ragioni del Sì alla riforma Boschi infatti sono arrivati l’europarlamentare PD Elena Gentile e Giovanni Vergura della Direzione Nazionale dei Giovani Democratici.

Il dibattito è entrato subito nel vivo del tema dapprima con l’intervento del giovanissimo Giovanni Verdura. Per il 22enne, eletto nel 2012 consigliere del Comune di Monte Sant’Angelo (risultando il consigliere comunale più giovane in Italia, tanto che l’allora Presidente della Repubblica Napolitano gli inviò una lettera d’encomio) e dal 2015 reggente del Pd di Monte Sant’Angelo, l’appuntamento del 4 dicembre è una straordinaria occasione per rinnovare il nostro Paese: “Da anni si sente parlare della necessità di riformare la nostra Costituzione in virtù delle mutate condizioni politiche e sociali rispetto al 1948, quando venne approvata questa Costituzione in Assemblea Costituente. Ora finalmente – ha detto il giovane democratico – ci viene presentata questa occasione. Da troppo tempo abbiamo cercato la riforma perfetta quando sappiamo tutti che la riforma perfetta è difficile da trovare posto che ci sono diverse forze politiche che devono sostenerla in Parlamento”.

Vergura ha sottolineato lo spirito che ha portato a questa riforma costituzionale, considerata una prerogativa per l’Italia, ricordando la seconda elezione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “L’intento era avviare una riforma costituzionale e fare in modo che il nostro Paese potesse cambiare. E io penso che questa riforma sia quella che più di tutte potrebbe rinnovare l’Italia perché per rendere questo Paese all’avanguardia è necessario che anche la sua forma istituzionale sia all’avanguardia e più snella”. “Con la nuova Costituzione – ha continuato Vergura – una legge deve essere approvata entro 40 giorni e se il Senato richiede una revisione di ciò che è stato approvato dalla Camera dovrà farlo entro un tempo certo”.

Tra i vantaggi di questa riforma Vergura menziona anche lo statuto delle opposizioni, “uno strumento di garanzia straordinario che fornisce alle forze politiche di opposizione degli strumenti per intervenire, anche in maniera forte, nelle diverse fasi del processo legislativo”, e l’eliminazione delle materie concorrenti tra Stato e Regioni considerate tra le principali cause dell’incertezza causata dalla riforma del 2001 perché “tra la mole di lavoro per la corte costituzionale impegnata giornalmente nel risolvere le controversie tra Stato e Regioni, le decisioni non vengono prese”.

L’esponente del PD ha evidenziato anche il particolare percorso affrontato da questa riforma: “In alcuni passaggi la riforma è stata ben vista e votata da diversi gruppi politici. Da un certo momento in poi invece molti hanno cambiato idea pensando che la riforma costituzionale potesse essere materia di scambio su altre tematiche. Quando si sono resi conto che il PD non ha posto nulla in cambio della riforma della Costituzione, hanno lasciato il PD da solo insieme ad altre poche forze del Parlamento ad approvare e a portare fino in fondo la riforma costituzionale. La carta costituzionale però – ha concluso Vergura – non può essere oggetto di scambio”.

L’intervento dell’eurodeputata Pd Elena Gentile è iniziato con il ricordo, ad un anno esatto dalla sua morte, di Valeria Solesin, la ricercatrice veneziana tra le vittime della strage terroristica del Bataclan a Parigi: “Una ragazza italiana come tanti altri costretti a emigrare, come accadeva nei secoli scorsi, per incrociare le opportunità della vita in luoghi dove le possibilità di studio e di lavoro sono migliori di quelle offerte dal nostro Paese”.

Ed è proprio alle nuove generazioni che la nuova riforma costituzionale guarda, secondo l’europarlamentare: “Penso al tema del lavoro, a quanto siano rilevanti oggi le difficoltà che l’intero di sistema di impresa incontra quotidianamente per avviare un’impresa, per farla crescere e per consentire a questa stessa impresa di guadagnare pezzi di mercato a livello nazionale e internazionale”. Le motivazioni che spingono a volere fortemente questa riforma riguardano prima di tutto la politica internazionale. Per l’esponente democratica, infatti, votare sì tra qualche settimana significa garantire all’Italia una posizione più stabile e più forte in Europa: “Questo Paese deve acquistare quell’autorevolezza negli scenari politici internazionali che sfortunatamente non è riuscita a costruire negli anni passati. Con la vittoria del ‘Sì’, si potrà riscrivere la storia di quegli Stati membri, in primis il nostro Paese, che in questi anni hanno subito i tagli feroci della politica dettata dalla Germania: politica dell’austerità, tagli alla spesa pubblica con margini di flessibilità che sono inadeguati non solo in merito allo sviluppo e alla crescita sostenibile, ma anche in merito alle emergenze che oggi dobbiamo affrontare: l’immigrazione dei rifugiati, la ricostruzione, il dissesto idrogeologico e la qualità del vivere urbano”.

Anche l’Europa necessità di un cambiamento secondo Elena Gentile perché è basata ancora su trattati obsoleti, vecchi e superati “come il trattato di Dublino per esempio – ha spiegato l’eurodeputata – che impone ai soli Stati membri che accolgono geograficamente gli immigrati il peso e la responsabilità non solo dell’accoglienza ma anche dell’integrazione”. “Abbiamo chiesto – ha aggiunto la Gentile – che tutti gli Stati membri potessero accogliere una quota parte di quell’impatto immigratorio che comincia a pesare non solo sui bilanci dello Stato, ma anche sulla vita delle nostre città piccole o grandi che siano”.

Per fare tutto questo però è necessario che lo Stato membro debba avere autorevolezza: “Dobbiamo essere in grado di dire ‘Noi abbiamo cambiato la nostra struttura istituzionale, abbiamo semplificato la nostra vita istituzionale, ora chiediamo all’Europa di fare altrettanto, di rivedere scelte politiche e di immaginare modelli di sviluppo che tengano insieme non solo i paesi del Nord”.

Sulla necessità di modificare il titolo V della Costituzione, l’ex assessore regionale pugliese non ha dubbi:
“Il passaggio che qualche anno fa modificò il rapporto tra Stato-Regioni è stato deleterio” ha evidenziato la Gentile. “All’epoca c’era una grande spinta federalista, con la Lega che aveva imposto il suo modello di articolazione. Le regioni definiscono il proprio progetto sui territori dentro la sostenibilità finanziaria perché quel modello collega l’autonomia legislativa, organizzativa e programmatica delle regioni alla sostenibilità finanziaria”.

A pagarne il prezzo più caro è stato il Mezzogiorno secondo la democratica pugliese riportando l’esempio della questione ‘sanità’: “Con il titolo V, non essendo previsti due passaggi importanti che sono i fabbisogni territoriali e quelli dei costi standard, è stato messo in atto un sistema per il quale le regioni del Nord, con indice di invecchiamento superiore e PIL differente, avevano più spazio nel reparto delle risorse del fondo sanitario nazionale. Meno risorse invece sono spettate al Sud che è stato il bancomat della sanità delle regioni del centro Nord”.

Tutto questo potrà finire il prossimo 4 dicembre, secondo l’eurodeputata, nel caso di vittoria del Sì:
“Saranno previsti i fabbisogni territoriali, i costi standard e il fattore correttivo degli indici di deprivazione” ha sottolineato la democratica cerignolana. “Definendo fabbisogni e costi standard tutte le regioni e tutte le Asl saranno obbligate a uniformare anche le procedure di acquisto e di acquisizione del materiale d’uso, dentro il correttivo degli indici di deprivazione”.

Altro punto a favore della riforma secondo l’eurodeputata è il nuovo Senato, che lei però avrebbe chiamato ‘Camera delle Autonomie’: “Io avrei proprio cancellato la parola ‘Senato’. Non ha più senso di parlare di Senato per una Camera che giustamente deve interessarsi di altre questioni, una Camera in cui le regioni possano per davvero costruire un’interlocuzione per sostenere le proprie ragioni e la propria visione di sviluppo, in cui i sindaci rappresenteranno le istituzioni dei territori e dove si costruirà il rapporto tra Stato e Unione Europea”. “E non è vero che non si voterà per la Camera delle autonomie – ha aggiunto la Gentile – perché i deputati di questa Camera saranno eletti contestualmente all’elezione dei consiglieri regionali che andranno a rappresentare le loro regioni e avranno il tempo per fare questo. Anche oggi esistono luoghi in cui le regioni sono impegnate e che hanno dei costi. La Conferenza Stato-Regioni per esempio è la terza Camera di questo Stato. Un luogo che raccoglie 20 assessori al welfare, 20 assessori alla sanità, 20 assessori all’urbanistica, 20 all’ambiente, ecc., praticamente un esercito di persone che raggiungono Roma da ogni angolo del Paese”.

Un meccanismo questo che l’eurodeputata definisce ‘infernale’ perché oggi se una regione non è d’accordo su un tema e non vota, il provvedimento non passa. “Per questo sui tavoli della Conferenza Stato- Regioni tanti provvedimenti giacciono da anni”. Una cosa è certa per l’onorevole Gentile: chi pensa di usare questo referendum per bocciare Renzi sbaglia. “Se il ‘Sì’ perderà, sarà con uno scarto minimo: col 47-48%” ha fatto notare la Gentile. “E questo sarà un risultato che avrà un nome e un cognome: Matteo Renzi. Anche nel caso della sconfitta del sì, pertanto l’obiettivo di mandare a casa a Renzi sarà inconcludente perché Renzi comunque avrà capitalizzato una parte di consenso personale e per quella parte di partito che ha sostenuto questa riforma”.

L’incontro, moderato da Pina D’Errico de “Il Resto del Gargano”, ha fatto registrare un notevole interesse di pubblico vedendo gli interventi anche di Paolo Prudente, presidente del Consiglio del Comune di Vieste, di Luigi Labombarda e di Walter Tauber di Peschici e di Giuseppe D’Avolio di Vico del Gargano. Soddisfatto della partecipazione il coordinatore del Pd di Vico del Gargano, Nicolino Sciscio, che si è complimentato con Giovanni Vergura, giovane instancabile, e con l’onorevole Gentile, sempre attiva nella sua Puglia e sempre vicina ai piccoli circoli Pd del territorio.

“Il Circolo Pd di Vico del Gargano è per un Sì convinto – ha ribadito Sciscio – perché si tratta di un’occasione difficilmente ripetibile e continuerà nell’organizzazione di incontri, dibattiti e banchetti informativi tesi a creare sempre occasioni di confronto e partecipazione nella nostra cittadina”.



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Commenti


  • Gino

    Io votò NO per il bene dei miei figli perché vogliamo essere liberi quindi il 4 dicembre votiamo No è mandiamo a casa Renzi


  • Mariello

    PD = Partito Democristiano

    Da Berlinguer a Renzi

    CHE BRUTTA FINE!!!!!!!!!!!!


  • ignorante

    Bloccare la follia del governo Renzi sulla modifica della costituzione, l’ha rifoma l’hanno dettato banchieri e compagnie petroliferi e la massoneria.


  • Zuzzurellone Sipontino

    Se da 305 senatori si passa a 100 ( riduzione dei 2/3), i dipendenti del senato vengono ridotti (licenziati ) per i due terzi? Se no che riduzione dei costi è?. Il costo del senato è per meno del 5% attribuibile ai senatori il resto è struttura.E’ sempre la solita bufala, i veri costi sono nella burocrazia, quanti dirigenti ci sono par ogni deputato o senatore che prendono più di 130 mila euro. E poi le forme di formazione delle leggi passano dalle attuali 2 a 7 o forse 10 o dodici, dicono autorevoli costituzionalisti, migliori di tutti noi, non si capisce nemmeno quante ne siano. E i territori, regione, province e comuni perdono la loro capacità di opporsi a decisioni piovute dall’alto. E definitivamente non ci potremo opporre all’ Europa anche quando sbaglia. Ricordatevene, contadini, artigiani, inprenditori, ricordatevene. Inizi lei onorevole, si riduca il suo emolumento.


  • Filippo Ag

    Anni della repubblica: 56 anni
    Governi: 57
    Media governi all’anno: 0.9
    Governo più breve: Andreotti (1972), 9 giorni
    Governo più lungo: Berlusconi (2001), 1317 giorni
    Giorni di governo: 17741
    Giorni di crisi di governo: 1694 (4.6 anni)
    Media di permanenza di un governo: 311.24 giorni

    Quello di cui ha bisogno l’Italia è di un governo stabile, che sia di sinistra, destra o centrosinistra non importa, basta che non sia della Lega o dei M5S, altrimenti la BCE ed i mercati ci distruggerebbero.
    Quindi se con la abolizione della parità bicamerale e con il premio di maggioranza si raggiungerà questo scopo, qualsiasi persona sensata, che sia di destra o di sinistra, che sia Renziano o anti, deve votare decisamente SI, senza se e senza ma.


  • OSSERVATORE

    Si vota NO a prescindere. Queste barricate servono a poco. E Renzi anrdà via comunque il prima possibile. Che poi la riforma l’abbiano scritte JPMorgan ed altre banche mondialiste, questo è palese. E voi del Pd siete davvero…davvero…meglio che lascio stare prima che vi prenda a brutte parole.


  • Sipontino schifatissimo

    Piuttosto che votare SI o entrare nello stadio dei traditori affronterei il plotone di esecuzione.


  • Pasquino

    Effettivamente l’europarlamentare ha ragione nel dire che chi pensa di buttare via Renzi sbaglia. Difatti pensarlo soltanto e’ un gravissimo errore. Bisogna farlo sloggiare a tutti i costi.


  • Albertone


  • Alfredo

    Cada o non cada il governo, il NO è d’obbligo per tutta una serie di motivi. Fra tutti, la diminuzione dell’attività delle autonomie locali a favore dello stato, che potrà decidere su temi ritenuti di rilevanza nazionale ma che avranno sulle comunità locali un impatto notevole, a prescindere dalla loro volontà!


  • Sorridi sei a Manfredonia: la città dei balocchi

    Chi ha indicato la via del No alla cittadinanza sipontina ora stranamente o tace “ufficialmente” perchè gli è rimasta un pizzico di dignità e di senso della vergogna dei misfatti del passato e chi pubblicizza il SI sfacciamente senza ritegno e senza alcun senso di rispetto verso la cittadinanza. Solo chi reputa i 57.000 mila abitanti degli autentici balocchi d.o.p. può arrivare a tanto…sono tutti per il SI altro che paladini nella lotta contro Energas!

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