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Inconsistente è poi, evidenzia ancora il WWF, l'asserita necessità di realizzare la diga per poter effettuare manutenzioni alla galleria di derivazione dell'acqua che porta al ripartitore di Finocchito

“Le domande del WWF ai sostenitori della diga di Piano dei Limiti”

Sono tanti e seri quindi gli elementi che inducono il WWF a sostenere che la costruzione della diga non è utile al territorio


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Foggia. Spiace che il presidente del Consorzio di Bonifica della Capitanata De Filippo non abbia accolto l’invito al dialogo fatto dal WWF Foggia e abbia invece preferito rifugiarsi nella difesa categorica della diga di Piano dei Limiti, evitando di confrontarsi con il merito delle numerose obiezioni tecniche sollevate negli anni passati su questa grande opera dalle Associazioni ambientaliste e da altri attori della società civile. Il WWF, però, non si sottrae al confronto e vuole rispondere alle argomentazioni del presidente De Filippo, ponendo nel contempo alcune domande. In primo luogo, prima di parlare di un aumento della produzione agricola come fa il presidente, si dovrebbe discutere di come valorizzare l’attuale produzione, visto che annualmente assistiamo alle ricorrenti crisi da sovrapproduzione per il pomodoro, la barbabietola, le colture orticole, l’uva da tavola, tutte basate sull’irrigazione. Giustificare quindi la necessità della diga con le esigenze di sviluppo dell’economia agricola di Capitanata rischia di diventare un mero esercizio retorico, come per tante altre “grandi opere” che in passato hanno sortito l’unico effetto di riversare denaro pubblico sulle imprese appaltatrici e sui tecnici, senza alcun vantaggio per il territorio. Non sarebbe, quindi, il caso, di affrontare i problemi economici del comparto agricolo locale prima di immettere sul mercato altre migliaia di tonnellate di merce che resterà invenduta o sarà sottopagata?

Inconsistente è poi, evidenzia ancora il WWF, l’asserita necessità di realizzare la diga per poter effettuare manutenzioni alla galleria di derivazione dell’acqua che porta al ripartitore di Finocchito: nessun tecnico può ragionevolmente sostenere che il modo economicamente più vantaggioso per consentire la manutenzione di un’opera accessoria di una diga a monte sia… la costruzione di un’altra a valle! D’altra parte, perché quando agli inizi degli anni 2000 la diga di Occhito era completamente vuota, nessuno si preoccupò di cogliere l’occasione per effettuare i lavori di manutenzione programmata che un’opera del genere dovrebbe avere? Ma oltre all’opportunità economica di realizzare questa costosissima opera, sarebbe utile discutere, sottolinea il WWF, delle negative ripercussioni che la seconda diga avrebbe sull’equilibrio idrogeologico della valle del Fortore.

Prima di tutto occorre ricordare che, con il recente decreto del 10 luglio scorso, il Ministero dell’Ambiente ha istituito, nell’ambito della Rete Natura 2000 dell’Unione europea, una ZSC (Zona Speciale di Conservazione) sul Fortore, con le relative misure di conservazione per gli habitat e le specie fluviali che difficilmente si conciliano con la realizzazione di una nuova diga. È proprio il caso di rischiare una nuova procedura d’infrazione europea come avvenne per il contratto d’area di Manfredonia? Rilevantissimi sarebbero poi gli effetti negativi della costruzione della seconda diga sul litorale nord del Gargano, la cui costa sabbiosa è in arretramento da decenni, con ovvie conseguenze su tutto il sistema turistico locale. Basti dire che dal 1970 al 2005 l’arretramento della linea di riva a ponente è stato di circa 146 m e a levante di circa 154 m. La principale causa di questo arretramento, secondo il Piano regionale di tutela delle coste, ”è la drastica riduzione di sedimenti trasportati dai fiumi a mare, a seguito di azioni antropiche e delle sistemazioni idrauliche nel bacino idrografico a cui, nel caso del Fortore, si è accompagnata la realizzazione dell’invaso di Occhito”, aggiungendosi ”in anni recenti, sul fiume Biferno, la diga Guardialfiera”. Come pensano i sostenitori della diga, si chiede il WWF, di rispondere negli anni a venire alle proteste degli operatori turistici che vedranno depauperata la loro principale risorsa?

Non si deve dimenticare inoltre che nella diga di Occhito è tuttora presente, benché al momento “dormiente”, la famigerata alga tossica che inevitabilmente interesserebbe anche il nuovo invaso che si vuole costruire a valle. Perché, invece di pensare a una nuova diga, in questi anni nessun serio piano di interventi per il disinquinamento della diga di Occhito (questa sì opera strategica per la Capitanata) è stato approvato? Un’osservazione, infine, va fatta sulle stime del fabbisogno idrico in Capitanata che si possono leggere sul sito internet del Consorzio dove si dà atto che negli ultimi 15 anni nell’invaso di Occhito sono stati registrati afflussi medi pari a 150 milioni di mc a fronte di una capacità d’invaso utilizzabile di 250 milioni di mc. Si tratta, quindi, con tutta evidenza di un’opera fortemente sottoutilizzata, a causa dell’incertezza degli apporti idrici del Fortore. Come si può quindi avere la sicurezza che la seconda diga verrà riempita come sperato?

Sono tanti e seri quindi gli elementi che inducono il WWF a sostenere che la costruzione della diga non è utile al territorio. Occorre quindi trovare nuove soluzioni per far sì che la Capitanata possa davvero esprimere tutte le sue potenzialità e crescere nel rispetto dei delicati equilibri ecosistemici che caratterizzano la nostra provincia. Il WWF è pronto a raccogliere la sfida ed auspica che lo siano anche i sostenitori della diga, evitando di chiudersi a riccio nel volerla a tutti i costi.

Redazione Stato Quotidiano.it

“Le domande del WWF ai sostenitori della diga di Piano dei Limiti” ultima modifica: 2015-12-16T13:17:52+00:00 da Redazione



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Commenti


  • francesco

    La secolare carenza di acqua del tavoliere dovrebbe suggerire qualche attimo di pensiero in più al WWF locale. La prevista desertificazione del Sud Italia, nota anche al WWF nazionale, dovrebbe convincere il WWF nostrano che non è possibile trascurare nessuna fonte di acqua nella zona. Il Consorzio dovrebbe convocare il WWF nostrano per sapere esattamente cosa vogliono veramente.

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