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Foggia, IN/VISIBILI: “tutto tranquillo, non sembra neanche manicomio”

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IN/VISIBILI è un percorso per immagini, voci e suoni, pretesto per contribuire all’acquisizione di maggiore consapevolezza verso un passato recente nelle ex strutture manicomiali, delle quali non è mai scontata l’archiviazione.Nel percorso, attraverso quegli spazi vuoti, della persona se ne intuisce il passaggio, l’impronta, il vissuto. Spazi e assenze che rievocano identità costrette e nascoste. Vuoti che a voler guardare oltre, per contrapposizione e attraverso oggetti e scorci, se ne intuiscono corpi, volti, gesti, solitudini, sofferenze, vite non-vissute.

IN/VISIBILI è un invito a soffermarsi per pensare, allontanandosi seppure per poco dalla superficie della quotidianità, e riconoscersi nell’Altro, attraverso il bisogno di attenzione e il rispetto degli inviolabili diritti di ogni persona.
L’allestimento vuole essere occasione d’incontro con la città ed è da considerarsi parte di un percorso educativo e culturale pensato in particolare per gli studenti, in primo luogo sui temi dell’istituzione manicomiale e la cura della sofferenza psichica e, anche per la concomitanza con la ‘Giornata della Memoria’ del 27 gennaio, occasione per contribuire a far luce e favorire memoria condivisa su un periodo storico che, pur ricco di fermenti sociali e culturali, fu tra i più cupi della nostra storia recente.
In Italia, il manicomio nasce nel XIX secolo sulla base di istanze progressiste. Ben presto, però, le funzioni di custodia e segregazione prevalgono su quelle di cura. Solo nel 1978, con la legge 180, si prende atto del suo fallimento e si inizia una cura basata sul recupero dei diritti di cittadinanza dei folli. I servizi di salute mentale nati da quella legge provano a resistere, tra la crisi dei sistemi di welfare e la diffusione di ideologie sfavorevoli alle pratiche di inclusione sociale.

Per gli studenti sono previsti incontri con Alessio Maione (sociologo) e Katia Ricci (storica dell’arte), che relazioneranno su aspetti storici (sociologico/artistico) inerenti il manicomio, la creatività, la discriminazione.

Olocausto, manicomio, riforma e restaurazione psichiatrica(a cura di Alessio Maione)

Parlare di manicomio e di psichiatria nella giornata della memoria – quando si ricordano la Shoah e l’Olocausto – è assolutamente pertinente in primis da un punto di vista storiografico, perché la Endlösung (soluzione finale) non è concepibile senza le sperimentazioni messe in atto dalla scienza psichiatrica del Terzo Reich. Ma parlarne lo è anche – in generale – dal punto di vista culturale e politico. Perché il manicomio, con la sua decostruzione resa possibile in Italia dalla legge 180, con gli innumerevoli tentativi di restaurazione più o meno mascherati e con la prevista chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, è al centro del dibattito sulle tematiche della sicurezza sociale e dei modelli di welfare.

Arte de-genere. Dalla valorizzazione dell’Avanguardia alla repressione nazista (a cura di Katia Ricci)

Una delle ipotesi più diffuse per spiegare il motivo del legame tra creatività e malattia mentale è che negli artisti mancherebbe un filtro sufficiente con la realtà esterna. La psicosi, provocando un allentamento degli elementi pulsionali, può creare associazioni di idee particolari e immaginifiche. Chi crea e chi fa propria l’esperienza artistica, guardando e godendo delle opere d’arte, in qualche modo si collega all’infanzia, età in cui la creatività affonda le sue radici. Anche l’osservatore, se ne fa un’esperienza attiva, riesce a cogliere i propri sentimenti più remoti e i propri “frammenti emotivi” più profondi.

Alcune avanguardie, in particolare il Surrealismo, nel Novecento hanno messo al centro della ricerca i processi psicologici e la creatività. Molti furono gli artisti che rifiutando la cultura tradizionale hanno sperimentato altre forme espressive privilegiando il primitivo, l’irrazionale, la spontaneità, la naivete, tendenze che si ritrovano anche nelle espressioni delle persone malate di mente. Da tutto questo nacque l’Art Brut, dove il termine fa riferimento a un’arte “fuori dalla cultura”, all’arte “totalmente pura”,

Nella Germania dei nazisti i disabili fisici e psichici furono considerati nemici passivi dello Stato che avrebbe dovuto spendere per mantenere in vita persone la cui vita non era degna di essere vissuta. Il 14 luglio del 1933 fu emanata la legge per la sterilizzazione di queste persone e fino al 1941 furono uccise ottantamila disabili. La persecuzione dei malati di mente e degli ebrei andò di pari passo con un programma di “pulizia” nell’ambito dell’arte. Furono “epurati” i musei tedeschi da tutte le opere dell’Avanguardia nel folle e criminale progetto che l’arte moderna, assieme agli ebrei, agli zingari, ai testimoni di Geova e agli omosessuali, doveva sparire dalla scena definitivamente.
(segue comunicato “Guarire si Può”)

“GUARIRE SI PUÒ” Il Mondo della Salute Mentale
Utenti, famiglie, operatori e servizi a confronto
28/29 gennaio 2014 – Foggia, Ordine dei Medici (via V. Acquaviva, 48)

Promuovere la cultura della guarigione e dell’auto-aiuto nella salute mentale

La salute mentale dopo la ‘Legge 180’ ha fatto molti passi avanti in Italia con la chiusura degli Ospedali Psichiatrici e la recente chiusura degli OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari). Grazie all’operato di Franco Basaglia si è riusciti a riconoscere il diritto di cittadinanza del pazientepsichiatrico e ad allontanare l’idea del manicomio come strumento di cura.La guarigione non consiste nell’aggiungere un po’ di salute mentale,ma è un diritto fondamentale che deve essere tutelato dalle politiche per la salute e dai servizi di salute mentale. La guarigione è quindi una scelta sia degli operatori che dei pazienti e dei loro familiari. La cura viene organizzata nei CSM (Centri di Salute Mentale) dovesi programmano i percorsi di prevenzionee riabilitazione.In anni di pratiche siamo usciti dai canoni tradizionali che vedevano il malato psichiatrico come inguaribile o da curare mediante ricorrenti ricoveri in strutture residenziali psichiatriche,case di cura o reparti di diagnosi e cura.

Esistono ormai esperienze consolidate di nuove pratiche ‘del fare assieme’messe a punto dal modello di Trento,dei ‘budget di salute’ di Trieste edi esperienzedi ‘auto-mutuoaiuto’.Il concetto di guarigione deve assumere un significato di rilevanza centrale per qualsiasiprofessionista della salute mentale, oltre che per i pazienti e le loro famiglie.E’ tempo di applicare ilconcetto di recovery, che ha lo scopo di ripristinare una condizione di appartenenza a se stessi opponendosi drasticamente al mero farsi ‘paziente’che attende passivamente qualcunoa dispensarglisalute, un concetto purtroppo alieno in psichiatria, disciplina da sempreinfluenzata dagli influssi storici e alla quale è stato assegnato un ruolo di controllo sociale. La guarigione puòcominciare solo dove l’istituzione può concedersi di cancellarsi, annullando quelle barriere poste da certa cultura al solo scopodi difendersi da angosce primordiali ancora presenti nell’inconscio collettivo e alimentatada pregiudizi che faticano adissolversi.

E’ indispensabile fare passi avanti concreti per superare lo stigma delle famiglie e delle persone con disabilità mentale mediante la diretta partecipazione attiva sia delle famiglie che della cittadinanza.Le buone pratiche alimentano un grande cambiamento nei pazientiproducendo un clima di fiducia e di autostima fondamentale per favorire un percorso di guarigione, e allo stesso tempo è indispensabiledare un limite alla durata dei ricoveri e di permanenza nelle comunità altrimenti non è possibile parlare di comunità riabilitative o terapeutica,perché dopo anni di permanenza nella stessa struttura inesorabilmente avviene il decadimento,la perdita di diritti,l’esclusione sociale,l’abbandono dalla famiglia e dal contesto sociale. Ogni persona ha una sua storia, un suo dramma edeve essere aiutata a riprendere un percorso di guarigione come dice Peppe dell’Acqua nel suo libro ‘Guarire si può’:“la guarigione,la cura è un diritto sancito dalla Costituzione Italiana e dalla Commissione Europea per la Salute Mentale”.Tutto ciò è possibile investendo nella direzione di spostare risorse verso i CSM (Centri di Salute Mentale) che dovrebbero funzionare 24ore su 24 (o almeno 12), anziché verso la residenzialità e l’ospedalizzazione che tanto aggrava i costi della spesa sanitaria, e soprattutto verso la visione moderna dei ‘Budget di Salute’(AngeloRighetti), che consente effettuare un progetto di cura in modo olistico,creando le condizioni affinché vi siano tutti gli strumenti per avviareil reinserimento nel sociale.Vanno infineattuati investimenti nella direzione della cooperazione sociale mediante una nuova visione orientata verso unWelfare di Comunitàcon la partecipazione di tutti gli attori(famiglie, terzo settore,enti,mondo economicoe servizi).

In concomitanza con il Convegno “Guarire si può” avrà luogo, dal 25 al 30 gennaio, l’installazione “In/visibili – dall’annullamento al recupero delle identità negate”. Abbiamo creato la complementarietà fra i due eventi perché crediamo profondamente nella Cultura come veicolo di diffusione della conoscenza e perché riteniamo il miglior modo per stimolare consapevolezza e interesse verso problemi solo apparentemente distanti ma che ci toccano, invece, in prima persona.

Segreteria Organizzativa: d.ssa Francesca Notarangelo
email: mf.notarangelo@gmail.com

IN/VISIBILI – “… Tutto tranquillo, non sembra neanche manicomio.”
Dall’annullamento al recupero delle Identità negate
Percorso della memoria, per immagini, suoni, parole
direzione artistica: Antonio Fortarezza
con il contributo artistico di:Fausto Mesolella, Teatro dei Limoni, Antonello Cantiello
Fotografie e video: Antonio Fortarezza
25-30 gennaio 2014 – Foggia – Museo Civico (piazza Vincenzo Nigri)

(Comunicato stampa)

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