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Macondo – la città dei libri

Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ Arrivederci, compagno ciao ∞
di Piero Ferrante
Ci sono immagini che restano dentro il corpo di una Nazione, incassate tra lo scheletro, quello che la tiene in piedi, spesso per inerzia, e i suoi muscoli, che, pur se logori, la muovono. Immagini che resistono all’usura dei decenni e alla banalità catodica dei tempi. Immagini ferme, immobili, solenni al punto tale da rasentare la sacralità. Immagini che non necessitano di colori, ma che sono le emozioni a dipingere, la suprema e intangibile dignità dei soggetti. Roma. Tredici giugno millenovecentottantaquattro. La bara di Enrico, il Segretario. Le mani di Sandro, il Presidente. Pochi, infiniti, secondi a contatto. Il frame di una generazione che, con il Segretario, Enrico, ovvero Berlinguer, aveva trovato protagonismo e che, d’un tratto, si sente cascare giù come un delicato vaso in vetro soffiato crepato da un masso.

Elettra Stamboulis è di quella generazione infranta, cresciuta a Mazinga Z, embrioni di consolle, polpettoni pop, paninari e Drive in. Il suo primo corteo senza genitori si consuma nel pianto di una perdita collettiva, con l’estate dell’Ottantaquattro alle porte. Il compagno Berlinguer, il compagno Pertini, un milione di altri compagni. Voci, canzoni, bandiere rosse, pugni in aria. Un carro funebre che va da Botteghe Oscure a Piazza San Giovanni. Una polaroid indimenticabile che ha trasformato, grazie alla matita di Gianluca Costantini e a Becco Giallo, nel graphic novel “Arrivederci Berlinguer”.

Un pretesto per raccontarsi. Discretamente, per lo più di riflesso, di straforo, quasi per scambio. E raccontandosi, intrecciarsi con la vicenda umana e politica del compagno Berlinguer, così familiare eppure austero, così fraterno eppure discreto. Lui, sardo dentro e sardo fuori. Coriaceo e tenace come ogni isolano. Lui, schivo e riservato, che quasi si sarebbe indispettito di fronte a tutta quella massa riunita per un sol uomo. E che avrebbe corrucciato il viso e aggrottato la fronte fino a scavarla di rughe, per far emergere i pensieri sommersi.

Un libro per chi ci crede ancora e magari ci ha creduto da sempre. Ma soprattutto una testimonianza per quanti non ci hanno mai creduto e stentano a farlo. Un libro che piange l’uomo e il politico ma che, ancor di più, tenta di perpetuarne l’esperienza politica in una forma nuova, che è al di fuori degli steccati dei dogmi imposti dalla cattedra, fuori dai canoni da cerimoniale da rispettare a tutti i costi.

Arrivederci Berlinguer, dunque, è per non dirgli addio. Per non dimenticare tutta la cristallina onestà e la stentorea purezza di un politico vero. Per rinunciare a pensare che, scomparso l’uomo, scompaia il pensiero. Per salutare sì, ma non con la lacrima del definitivo distacco, piuttosto, con il sorriso di tenerezza di chi si aspetta di reincontrare. Per alzare i pugni almeno un’altra volta, proprio come a Piazza San Giovanni, e continuare a credere che non sia tutto finito. Ecco. Questo libro è come uno di quei pugni: proteso al cielo per catturare nell’aria un frammento, estremo, di sogno. E insieme, un milione di pugni, conquistare il diritto di poterlo rimetterlo insieme, sapendo che sarà completo solo se anche gli altri lo lasceranno volare.

Elettra Stamboulis – Gianluca Costantini, “Arrivederci Berlinguer”, Becco Giallo 2013
Giudizio: 4 / 5 – casa per casa, strada per strada
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∞ Epigrammi dei precari ∞
di Marilù Oliva
Titolo: Personaggi precari
Autore: Vanni Santoni
Editore: Voland
Collana: Libri piccoli Voland
Il libro: Nati sul fortunato blog con lo stesso nome, ed evolutisi negli anni tra riviste, radio, fumetti e quotidiani, gli spaesati ‘personaggi precari’ raccontano un panorama umano stralunato e sempre in affanno, ma vigile e disperatamente autoconsapevole. Vanni Santoni, con questo progetto di lungo corso che vede oggi la sua edizione definitiva in volume, ha portato la narrazione del precariato dalla semplice cronaca alla stessa struttura del testo, dando vita a un vero e proprio universo di monadi stranite, ironiche, malinconiche, spietate.
Uscito: 2013
Pag: 160
ISTRUZIONI PER L’USO
Categoria farmacologica:
Gocce sintomatiche per tenersi in equilibrio.
(Curano il malessere, non guariscono).
Composizione ed eccipienti:
Chiamateli epigrammi, scatti impietosi, aforismi storti: anche questo sono le schegge di vita precaria mirabilmente scelte e assemblate da Vanni Santoni e scritte dai personaggi precari. Sono Brunella, Vinicio, Cristian, Dario, Annamaria, Melampo e molti altri, i loro squarci sul mondo di oggi sono sintesi riuscitissime, fotografie che appaiono all’improvviso, arrecano empatia, sorrisi, amarezze e subito sfumano in quelle successive. Perché tutte concorrono a dipingere il grande squilibrio di oggi e di certo non solo quello lavorativo. La precarietà come «categoria esistenziale e psicologica», precisa Raoul Bruni nella postfazione, «è una forma, molto più che contenuto»: anzi, è il contenuto che si plasma in forma e così eccole, le vite spremute all’essenza dell’incapacità di aderire al mondo: tanto il mondo non si fa acchiappare.
Indicazioni terapeutiche:
Ripristina l’equilibrio nella precarietà.
Consigliato a tutti, benefico per:
Vittime delle ecatombe professionali degli ultimi dieci anni.
Chi scivola la vita urtando tutti i bordi.
Chi non viene mai sopravvalutato.
Disoccupati dell’anima.
Chi brancola nel buio. Ma annaspa anche alla luce.
Chi ha una paura matta di apparir banale.
Controindicazioni:
Attenzione alle uova di alabastro.
Posologia, da leggersi preferibilmente:
Lontano dai personaggi «pedanti, dotati di un alito mefitico e di una cultura vasta ma inutilizzabile per incapacità di relazionarsi col prossimo».
Effetti indesiderati:
Se meditate il suicidio, desisterete per timore di fallire anche in quello.
Avvertenze:
Conservare dove volete. Anche in giardino, dove c’è Iala: «la nostra domestica. Era coperta di serpenti e le stelle le ballavano intorno ai fianchi e la sua bocca generava il tempo e i suoi piedi erano l’oscurità».
La recensione è tratta dalla rubrica il Bugiardino della Comunity online de l’Unità
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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte ibs.it)
1. Luis Sepùlveda, “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”, Guanda 2013
2. Margaret Mazzantini, “Splendore”, Mondadori 2013
3. Andrea Camilleri, “La creatura del desiderio”, Skira 2013

Con il ritorno di Macondo, abbiamo ancora più bisogno di sentire la vostra voce. Inviateci suggerimenti, critiche, proposte, consigli a p.ferrante@statoquotidiano.it



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