Foggia
"Parlamento e Governo riconoscono peso e valore delle imprenditrici"

Mongiello: “I CdA dei consorzi agricoli si tingono di rosa”

"Accogliendo le istanze delle associazioni di rappresentanza dei consorzi, è stato previso un lasso di tempo di 6 mesi per l'adeguamento degli statuti"


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Foggia. “I consorzi agroalimentari si tingono di rosa, perché femminile è la guida di un numero crescente di aziende agroalimentari che producono qualità certificata”. La Camera dei Deputati ha approvato la norma proposta dall’on. Colomba Mongiello, componente della Commissione Agricoltura della Camera, che introduce la quota di genere nei Consigli di Amministrazione dei consorzi alimentari. “Il voto favorevole dell’Aula, seguito a quello della Commissione ed al sostegno del Go-verno, certifica la bontà della battaglia politica intrapresa per offrire rappresentanza alle tantissime imprenditrici che quotidianamente si impegnano nella tutela e nella valorizza-zione del Made in Italy. La norma, d’altronde, non è altro che lo specchio della realtà produttiva: le donne guidano circa il 30% delle aziende che partecipano ai consorzi di tutela delle produzioni certificate. Attribuire loro un peso analogo nei CdA è una questione di equità rappresentativa. Accogliendo le istanze delle associazioni di rappresentanza dei consorzi, è stato previso un lasso di tempo di 6 mesi per l’adeguamento degli statuti ed una quota di genere pari al 20% al primo rinnovo degli organismi di governance. Ad almeno il 30% si arriverà a regime. Ringrazio di cuore tutte le colleghe e i colleghi parlamentari per il sostegno – conclude Colomba Mongiello – e ancor più le imprenditrici che si sono apertamente schierate a so-stegno della norma nonostante la palese avversione delle associazioni di rappresentanza dei consorzi”.

Redazione Stato Quotidiano.it

Mongiello: “I CdA dei consorzi agricoli si tingono di rosa” ultima modifica: 2016-02-17T19:46:10+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Redazione

    La questione dei Consorzi di Bonifica: l’esazione delle cartelle dell’Arneo.

    Sembra che il Governo regionale pugliese, presieduto da Michele Emiliano, sia sempre di più impegnato nello sferzare i cittadini salentini con tasse e gabelle di ogni specie. Il Salento agricolo, già provato dalla crisi Xylella, in questi giorni si trova ad affrontare un’ulteriore problema cioè quello di ricevere le cartelle esattoriali per i pagamenti dei tributi legati alle attività eseguite dai consorzi di bonifica Ugento li Foggi ed Arneo: in verità, non sono soltanto gli agricoltori ad essere colpiti, ma il contributo di bonifica (codice 630) grava su tutti gli immobili (terreni, fabbricati, reti, opifici), ricadenti nel comprensorio di bonifica, tant’è che addirittura anche Confindustria Brindisi si è mossa a tutela dei propri associati così come hanno fatto le Organizzazioni del mondo agricolo.
    Già a luglio 2015 i salentini tutti, ricevettero i primi avvisi bonari e il Presidente Emiliano a tale notizia, assunse il tipico atteggiamento da “Ponzio Pilato”, affermando che tali contributi andavano onorati e che la Regione non poteva imporre una sospensione in quanto la legge dispone che i Consorzi devono essere sostenuti economicamente per le attività svolte nell’ambito del territorio di competenza e che pertanto, i cittadini ricadenti in tale area, beneficiando dei “servigi” dei consorzi, sono tenuti a pagare.
    Il punto però, non è quello di non voler pagare ad ogni costo un tributo, un balzello, ma bisogna comprendere nella fattispecie, se questo tributo deve essere pagato a seguito di quali prestazioni o di realiopere di miglioramento fondiario, ambientale o altro, che i Consorzi hanno apportato nei loro comprensori di pertinenza, cioè i Consorzi hanno effettivamente adempiuto ai compiti assegnati e previsti per legge? La realtà è ben altra purtroppo, ed è sotto gli occhi di tutti: spesso i Consorzi esistono solo sulla carta e nello specifico l’Arneo rappresenta l’emblema di un’opera fantasiosa, da sogno, dove le condotte idriche per la distribuzione dell’acqua sui campi agricoli sono fatiscenti o addirittura inesistenti, le pompe idrovore non funzionanti o “volatizzate” – rubate – i canali pluviali privi di cura ed infestati da erbacce e intasate totalmente da rifiuti di ogni specie e che quindi non sono in grado di assolvere ai compiti dovuti, fantomatiche opere di miglioramento idrico (cioè di bonifica), sui terreni mai eseguite o se realizzate solo mediante finanziamenti Comunitari ( e quindi i cittadini non devono nulla per tali opere) e allora, in buona sostanza, è giusto pagare per tutto ciò???
    Personalmente, credo che ci sarebbe bisogno di fare chiarezza una volta per tutte sulle attività reali e sui compiti assegnati ai Consorzi di Bonifica e verificare attentamente le eventuali positive (???) ricadute delle opere realizzate, perché se queste hanno portato reali benefici alle proprietà dei cittadini, il tributo deve essere pagato, ma se i benefici sono fantomatici, allora la politica territoriale deve assumersi le proprie responsabilità, combattere contro tali angherie “daziali” da medioevo ed istituire nell’immediato una Commissione d’inchiesta regionale ed anche nazionale, perché questa mala gestiorappresenta uno scandalo ed un freno allo sviluppo dei territori in cui ricadono le attività dei Consorzi di Bonifica inefficienti ed inefficaci e pertanto, i Cittadini non possono essere chiamati a pagare per servizi non goduti.
    Per tale motivo, mi adopererò nelle sedi opportune per sensibilizzare ed intraprendere ogni iniziativa utile per risolvere in modo appropriato tale scandaloso problema.

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