CulturaManfredonia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

La cappella con l’immagine di San Leonardo nella chiesa della Maddalena a Manfredonia


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Manfredonia. In un documento datato Manfredonia, 21 marzo 1463, si riscontra: “vocatis intus ecclesiam S.Marie Madalene positam intus menia ipsius civitatis (Manfridonia)… intus ecclesiam in qua est dipicta imago S. Leonardi confessoris “.

La notizia, per gli elementi che oggi abbiamo a disposizione, ha comportato e comporta ancora delle perplessità (tra i vari studiosi citiamo in particolare Alfredo Petrucci). La chiesa in oggetto dovrebbe essere quella di S. Domenico, pure chiamata di S. Maria Maddalena, per cui la cappella in esame dovrebbe essere quella che reca quest’ultimo nome.. Ed ecco una prima perplessità: non è che vi sia stata un’altra chiesa? Nessun documento finora conosciuto ne fa esplicito riferimento.

Ora, l’affresco di un frate, con accanto una chiesa, era ancora visibile quando l’ha esaminato il Petrucci (anni ’50 del secolo scorso); il riferimento del documento, pertanto, potrebbe essere a questo affresco; ma esso non raffigura S. Leonardo confessore, piuttosto S. Domenico. A meno che non si tratti di altro affresco andato distrutto. Ed ecco un’altra perplessità. Mette conto notare, comunque, come si evince dal documento del 1463, che nella cappella dove vi è l’affresco si sono riuniti il notaio Iohanni de Montunariis, il giudice Andrea de Loysio de Luceria, abitante di Manfredonia, fra’ Ludovici Nordliger, militis, generalis locumtenentis eccl. S. Leonardi de Lama Volaria, padre Petri presbiteri dicti ordinis, Pietro detto lo Busardo ed Antonuccia, sua moglie, con la presenza anche di Antonio Lillo de Raso, di Monte S. Angelo, e di mastro Santore.

I coniugi donano una vigna che, comunque, è sottoposta a censo da parte della chiesa S. Lorenzo di Manfredonia, con l’obbligo della loro sepoltura e di costituire una dote di carlini 8 in once d’oro alla figlia Giacoma. Testimoni nell’atto sono Luca de Pippo di Manfredonia, Nicola Grimaldo Capuano di Manfredonia (teste in un atto del 1466, e di cui riscontriamo un omonimo, senz’altro parente, nel 1534, neofita), Nicola Barberi fil. Tonti di Barletta, Palmuccio Nicola Spatario di Manfredonia.

A quanto pare un numero consistente di persone (almeno 12). Non deve meravigliare la presenza dei frati teutonici nella Chiesa della Maddalena, in effetti avevano da poco trasferito la loro Casa Magna Precettoria a Manfredonia, e proprio lì vicino, sull’ingresso del vicolo dell’arco del Boccolicchio. Ma ciò non giustifica appieno che l’atto non venga redatto nella sede della Casa teutonica, a meno che non fosse un luogo di antica frequentazione. Va ricordato che i rapporti tra i frati teutonici e gli ebrei (o gli ebrei convertiti) erano abbastanza buoni, in Sicilia, in particolare, gli ebrei erano addirittura sotto la protezione dell’Ordine.

La chiesa, quindi, viene fruita anche da questi frati, perché è un luogo ufficiale o abituale di riunione o di incontri, visto, altresì, che veniva utilizzata la campana della stessa per convocare (congregare, riunire: “vocatis”) i laici (consiglieri) che amministravano la città? Ed ecco un’altra perplessità. Ora, stando a quanto scrive lo Spinelli, nel 1294 Carlo II fa costruire nel regno 12 conventi dei Predicatori in onore di santa Maria Maddalena, e fra le varie località vi è pure Manfredonia. Da padre Gerardo Cappelluti (che ha scritto una storia dei Domenicani in Puglia), si rileva che nel Capitolo provinciale degli stessi frati, nel 1292, si accenna anche al convento sipontino. Dagli studiosi si riporta che “la chiesa di S. Domenico è un pregevole esempio di sovrapposizioni di epoche e di stili, conserva la facciata romanica e i resti dell’antica struttura gotica. All’interno si notano nicchie gotiche ed affreschi della fine del ‘300”.

Gli affreschi, così, sarebbero stati effettuati circa un secolo dopo la costruzione della chiesa e del convento; anche per questa considerazione si hanno delle perplessità.

Per quanto poi riguarda le datazioni, nel 1292 a Manfredonia già si ha il riferimento ad una ruga di S. Maria (concomitanza a quanto riportato dal Cappelluti). Non solo; ma nel 1317 si ha esplicito riferimento ad una chiesa di S. Maria Nova, posta presso la platea magna (anche largo S. Domenico). Il toponimo S. Maria Maddalena lo riscontriamo, invece, solo dal 1394.
Viene da credere, allora, che la chiesa di S. Maria, la chiesa di S. Maria Nova e la chiesa di S. Maria Maddalena siano la stessa cosa? Ed ancor più; la Chiesa di S. Maria delle Grazie, cui alla denuncia del falsi neofiti, del 1534, sia da ricollegarsi alle precedenti? L’altra chiesa di S. Maria delle Grazie dei Minori osservanti verrà dopo, come le chiese di S. Maria della Stella, S. Maria del Carmelo, S. Maria della Vittoria (poi dell’Umiltà, attuale Cimitero). Fuori le mura, ad occidente, dovrebbero persistere S. Maria di Loreto e S. Lazzaro.

Se così è, una chiesa dedicata a S. Maria è preesistente agli anni 1292 e 1294, quest’ultimo come data di erezione del convento di S. Domenico voluto da Carlo II. E da quando ne è preesistente? Il tutto potrebbe collegarsi alla considerazione (come abbiamo avuto modo di dire in altra occasione) che “in molte località italiane vi è una chiesa denominata Santa Maria la nuova, la cui origine risale anche al sec. XII”.

A seguito di tanto, abbiamo formulato l’ipotesi che quella cappella sia precedente alla costruzione dello stesso monastero dedicato a S. Domenico. Se osserviamo la cappella, così come appare oggi, si nota subito che essa è posta sopra le mura della città. Architettonicamente ci pare inverosimile che si possa costruire una cappella sulle mura; verosimilmente, invece, le mura ne hanno assecondato la preesistenza. E nei documenti riguardanti la costruzione delle mura si rileva che per edificarle si devono disfare delle case già costruite, a meno che non si vogliano pagare le spese per divergere le mura stesse; e siamo agli inizi dell’ affidamento dei lavori a mastro Giordano, nel 1277. Lo stesso, allora, potrebbe essere accaduto per la cappella. Non solo; lo stesso discorso si potrebbe fare per le case esistenti nel cortile del Boccolicchio, poste sul lato meridionale, che sono un tutt’uno con le mura della città.

Per quanto riguarda l’affresco con la chiesa, escludendo che possa essere una raffigurazione stilizzata, non abbiamo una somiglianza con l’attuale struttura di S. Domenico, a meno che non si tratti della vecchia Cappella. Come si vede le perplessità, analizzando sempre più le fonti documentarie e la iconografia, aumentano.

(A cura di Pasquale Ognissanti, archivio storico sipontino)

La cappella con l’immagine di San Leonardo nella chiesa della Maddalena a Manfredonia ultima modifica: 2017-03-17T09:32:26+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Zuzzurellone Sipontino

    Appello a salvare la Cappella Della Maddalena ed i suoi affreschi. Da una certa visuale è l’opera più preziosa a livello anche extra italiano che abbiamo.

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